04/10/2026
Negli ultimi anni le frontiere si sono chiuse sempre più su loro stesse. Le politiche migratorie hanno imboccato la strada dell’intolleranza, creando confini sempre più soffocanti.
Da un lato è inutile perché le persone non si fermano davanti a decreti o patti europei -giusto per citare gli ultimi in ordine cronologico- e non esiste confine che non possa essere attraversato. Dall’altro però esistono delle frontiere che uccidono e leggi che recludono le persone in movimento in luoghi incompatibili con il rispetto di qualsiasi diritto umano.
Le frontiere sono linee immaginarie che ridefiniscono vite e geografie. In questi spazi ci sono le storie sospese di chi le attraversa, i vestiti per terra, i fogli di via strappati e i segni delle violenze. Ci sono però anche focolai di solidarietà e di umanità tra chi cammina e chi accompagna. Nascono nuove comunità, nuove pratiche di relazione per decostruire privilegi e gerarchie.
Le frontiere non sono solo geografiche, esistono ovunque ci siano confini sociali e politici, sfruttamento, discriminazione e indifferenza. È importante vederle ed è necessario combatterle, perché quelle che si stringono pian piano soffocano tutte e tutti. La rubrica “Momento” a cura di Michele Lapini dal numero di ottobre:
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