28/07/2022
"...SE SCAPPIAMO ORA PERDIAMO PIU' DI UNA PARTITA..."
(Fuga per la Vittoria)
In maniera inaspettata, questa campagna elettorale surreale, improvvisa ed estiva, potrebbe costituire una sorprendente possibilità per chi come noi lotta per imporre un’agenda sociale di alternativa nel dibattito pubblico italiano.
Usiamo il condizionale e una buona dose di cautela, il nostro collettivo non si è mai posto un obiettivo elettorale e non è nato per questo, ma crediamo che i temi sui quali si è consumata la crisi del governo Draghi ci riguardino molto da vicino: il salario minimo, il reddito di cittadinanza, gli inceneritori, l’aumento delle spese militari e l’invio di armi all’Ucraina mentre l’inflazione si mangia il potere d’acquisto delle persone che per vivere devono lavorare.
Improvvisamente, si è squarciato il velo che sembrava impedire qualsiasi discussione sulle scelte di fondo del governo Draghi, eletto a Messia dal sistema mediatico e sino a quel momento privo di qualsiasi opposizione reale in Parlamento.
Non siamo minimamente interessati alle ragioni e alle intenzioni soggettive che hanno mosso gli attori politici nel Palazzo verso la crisi di governo, tanto meno ai retroscena e agli scontri fra i vari leader. Sappiamo ad esempio che il Movimento 5 Stelle ha fatto parte del governo Draghi e non ha neppure tecnicamente votato la sfiducia, ma il punto politico emerso in tutta la sua potenza non ne viene scalfito.
Si è finalmente nominata la cosiddetta “agenda Draghi” per quella che è: un programma politico ed economico coerente e non certo una mera gestione “tecnica” di alcune emergenze, come era stato raccontato. Ed il programma è chiarissimo: subalternità alle politiche di guerra della Nato e della UE, attacco al reddito di cittadinanza verso una sostanziale cancellazione, la vera e propria truffa del finto salario minimo proposto dal ministro Orlando, la caduta di ogni ipocrisia sulla transizione ecologica con la scelta degli inceneritori, il ritorno del carbone e le aperture al nucleare.
Significativamente, sia lo schieramento centrista che si sta formando attorno al PD, sia lo schieramento delle destre, alleati fino a ieri, si contendono il ruolo di più efficienti esecutori dell’agenda Draghi, una volta liberatisi degli avversari. La stessa Meloni, che viene dipinta in questi giorni come colei che dovrebbe demolire le alleanze internazionali dell’Italia, pur fuori dal governo ha sostenuto le scelte di guerra della maggioranza. E proprio in ragione di questa fedeltà atlantista era diventata serenamente interlocutrice del PD sulle riforme istituzionali. A conferma del suo ruolo di opposizione fasulla, anche sui temi sociali indicati, come il salario minimo ed il reddito, Meloni rappresenta la versione rozza ed estremizzata dell’agenda Draghi, non certo un’alternativa.
Nel clima asfittico che si respirava fino al febbraio scorso, dominato da sua eccellenza Draghi, non solo non appariva all’orizzonte una crisi di governo con elezioni anticipate, ma non ci sembrava immaginabile portare sul terreno elettorale una possibile agenda sociale alternativa. Ci eravamo impegnati a costruire campagne sociali di lungo periodo, esattamente sui temi del salario minimo legale e del reddito. Ma la sfiducia nei confronti del governo (sempre altissima nei sondaggi) e delle istituzioni e la frustrazione per le condizioni di vita in peggioramento non ci sembravano trovare approdo politico plausibile, come accade invece in altri paesi europei.
Pensiamo tuttavia che la rottura che si è determinata apra una finestra di possibilità: il Movimento 5 Stelle e il suo presidente Giuseppe Conte, a prescindere dai loro trascorsi e dalle tante contraddizioni che ancora li attraversano, hanno rappresentato oggettivamente, per milioni di italiani, un NO detto chiaramente a chi ci veniva descritto come “migliore” e infallibile. E lo hanno fatto sul punto del contrasto alle emergenze sociali ed ambientali, al netto, lo ripetiamo, delle loro contraddizioni ed ambiguità. La rottura del cosiddetto “campo largo” con il PD, confermata da Conte mentre scriviamo, rende questo percorso ancora più evidente e lineare per l’elettorato.
Riteniamo quindi che da parte dei 5 Stelle debbano ve**re un’assunzione di responsabilità ed una disponibilità. La responsabilità di rappresentare l’opposizione sociale al governo Draghi, molto più larga del consenso al loro partito. E la disponibilità ad aprire la loro lista ad esperienze e culture politiche diverse, in grado di rappresentare questa alternativa in maniera più compiuta. L’obiettivo dovrebbe essere da un lato sottrarre il monopolio dell’opposizione al draghismo da parte dell’estrema destra, dall’altro rivolgersi ai milioni di elettori che hanno intenzione di astenersi, una parte dei quali aveva votato proprio per i 5 stelle, in un’ottica di grande cambiamento, nel 2018.
Parliamo appunto di culture politiche diverse, non soltanto della nostra. Vanno riunite in un’unica lista “aperta” tutte le posizioni pacifiste non di destra. Pensiamo all’area che si è mobilitata su iniziativa di Michele Santoro presenta, pensiamo alle tante ed ai tanti fuoriusciti dai 5 Stelle, fra cui Alessandro Di Battista, pensiamo ad un’area cattolica che si è impegnata coerentemente per la pace, pensiamo alle tante realtà sociali che hanno animato le campagne proprio per il salario minimo ed il potenziamento del reddito di cittadinanza. Pensiamo a Luigi de Magistris e alle forze che si sono aggregate attorno al progetto Verso L'Unione Popolare. Pensiamo a movimenti civici e a realtà sociali e politiche non compromesse con le forze del draghismo.
Quello che proponiamo non è certo semplice da realizzare, soprattutto in un frangente così ristretto sul piano temporale. E sappiamo che farà sorgere perplessità in molte compagne e compagni a noi vicini. Ma crediamo che sia necessario per essere all’altezza di questa fase così densa.
Noi pensiamo che quella sociale sia una vera e propria emergenza e che farla irrompere nel dibattito pubblico elettorale sia uno strumento per farci avanzare collettivamente. E ci batteremo per estendere l’agenda sociale che si è cominciata a “vedere” pubblicamente durante la crisi di governo.
Per noi il reddito di cittadinanza va trasformato in un reddito di base individuale ed incondizionato, ad esempio. E poi c’è un’emergenza morti ed infortuni sul lavoro, c’è un’emergenza morti in mare (disgustosamente ignorati in questo periodo), c’è un’emergenza precarietà che si è aggravata con la pandemia, c’è un’emergenza femminicidi e violenza sulle donne. Tutti punti che la politica istituzionale ha clamorosamente derubricato.
Noi crediamo che tali punti possano avanzare se saranno al centro del dibattito anche elettorale fra milioni di persone. Crediamo che sia un tentativo da fare, proprio per riaprire “la partita” più complessiva, come ci siamo proposti col nostro collettivo. Non chiudersi nella difesa della propria identità, ma lavorare alla ricomposizione di un blocco sociale di alternativa. Anche perché il solo Movimento 5 Stelle, senza l’apporto di altre culture politiche e senza la presa di parola autonoma, all’esterno, di movimenti di lotta, non sarà in grado di sostenere l’agenda sociale, neppure nella sua versione iniziale, ed insufficiente, dei 9 punti.
Sì, dobbiamo provarci, perché viviamo tempi straordinari: queste non sono elezioni normali, sotto nessun punto di vista. Innanzitutto sono le prime elezioni balneari della storia della Repubblica italiana. Un tempo si formavano i governi balneari, oggi Mattarella e Draghi hanno pensato di comprimere il dibattito pubblico in una fase dirimente in poche settimane d’agosto, con un caldo soffocante, con l’obiettivo di blindare l’assetto attuale, nello scontro tra l’agenda Draghi e la sua variante “sovranista”, e rendere di fatto impossibile l’emergere di proposte alternative.
Ancor più significativamente, sono elezioni che si svolgono durante una guerra che sta rivoluzionando gli assetti strategici e geopolitici globali e che sta spaccando il continente europeo con una rilevanza paragonabile al tempo della caduta dell’URSS nel 1991.
Viviamo insomma tempi straordinari e determinanti, che scriveranno il futuro del Paese per la prossima generazione. E in tempi straordinari non bisogna pensare come in tempi ordinari, occorre unire lucidità e coraggio.