09/09/2026
In tanti anni passati ad abitare il “nuovo” medium, il mondo digitale, ho trovato spesso sulla strada un bivio: ciò che è finto da una parte e ciò che non lo è (o almeno, non lo sembra) dall’altra, prima ancora che tutto si complicasse di più con l’AI generativa.
Una posa, un’inquadratura, una composizione possono sicuramente creare una dimensione “altra” da quella reale (anche senza modifiche e filtri distorcenti). Ma è davvero sufficiente che i contenuti siano curati in un certo modo per muovere accuse di finzione?
Ciò che appare “bello” è finto e ciò che appare “brutto” è vero. Sembra ovvio da dire, ma il discorso è senz'altro più complesso di così. Il confine tra “autentico” e “falso” non può segnarsi così facilmente. E più il medium evolve e viene inglobato da quelli nuovi, più mi pare complesso tenere ben tracciata questa linea.
Ma più che analizzare la modalità superficiale con la quale si scelgono di condividere contenuti, la strategia migliore per tracciare il confine per Avanguardia è sviluppare una certa Consapevolezza. Consapevolezza del fatto che un determinato momento non rappresenta tutto l’intero; che il modo in cui si presenta un contenuto può alterarlo; che non tutto ciò che è curato è necessariamente falso e non tutto ciò che appare spontaneo è vero.
Questo semplicemente perché a fare davvero la differenza è l’Intenzione dietro la comunicazione, più della sua apparenza.
Non può esserci finzione dove si è fedeli ai propri valori, non quando si sceglie un angolo più curato di un altro, e neanche quando si preferisce l’idea più improvvisata.
La vera preoccupazione dovrebbe essere innanzitutto non ingannare se stessi, smettendo di preoccuparsi della superficie, che è ciò che realmente porta alla finzione.
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