06/05/2026
Sotto la pioggia si è aperta la 61esima Esposizione dell’Arte di Venezia. La prima immagine mostra l’opera del Padiglione Ucraina. The Origami Deer (Il cervo origami, 2019) di Zhanna Kadyrova è stata originariamente collocata nella città di Pokrovsk, nella regione di Donetsk, nel punto in cui un tempo si trovava un aereo da combattimento sovietico. La scultura è rimasta lì fino all’agosto 2024, dopodiché è stata spostata a causa dell’avanzata russa. Nel viaggio dal Donbas a Venezia, l’opera ha percorso oltre 6.000 chilometri. Sospesa da una gru all’ingresso dei Giardini, The Origami Deer accoglie il pubblico della Biennale e allo stesso tempo avverte delle insidie che si nascondono nelle vicinanze. A poche decine di metri si trova il Padiglione Russia che espone una istallazione floreale non certo esaltante (tanto rumore per nulla…). Il padiglione russo è stato contestato dal collettivo punk rock P***y Riot (foto 19 e 20).
Tra gli altri Padiglioni da segnalare il Giappone con i 208 bambolotti da 6 kg cuciti a mano dalla madre dell’artista Ei Arakawa-Nash (i visitatori sono invitati ad accudirli) e la Spagna con l’opera di Oriol Vilanova, artista catalano da tempo impegnato in una pratica di raccolta e riattivazione di materiali effimeri. Il progetto, intitolato Los restos, è un intervento ambientale di larga scala pensato appositamente per gli spazi veneziani, trasformati per l’occasione in una sorta di pseudo-museo costruito per accumulo, con oltre 50.000 cartoline esposte .