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Di Francesca Salvatore
17/06/2026

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17/06/2026

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17/06/2026

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17/06/2026

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Iran, la guerra ha ricompattato il regime. Ora la sfida di una nuova Repubblica Islamica emerge come importante.

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17/06/2026

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Meloni Takaichi rafforzano l’alleanza strategica Italia-Giappone su sicurezza, tecnologia, spazio e cooperazione internazionale.

Dall’inizio del cessate il fuoco a Gaza di ottobre scorso, l’esercito israeliano ha ucciso almeno 1.003 persone: una med...
17/06/2026

Dall’inizio del cessate il fuoco a Gaza di ottobre scorso, l’esercito israeliano ha ucciso almeno 1.003 persone: una media di quattro persone ogni giorno.

In tutti i casi, l’esercito israeliano ha affermato di aver preso di mira “obiettivi legittimi”: o contro membri di Hamas o sospetti che si avvicinavano alla Linea Gialla.

L’IDF non ha, però, mai fornito spiegazioni dettagliate per ciascun attacco, così come non ha fatto durante tutto il genocidio a Gaza.

Nessuna prova che gli obiettivi fossero “legittimi”, nessuno cenno al potenziale rischio di danni a civili innocenti o a misure preventive adottate.

“Eliminano i bambini che di solito si avvicinano alla Linea Gialla per raccogliere legna da vendere e cucinare, così da aiutare la famiglia”, ha raccontato un residente di Gaza al giornale israeliano Haaretz.

Secondo i dati delle Nazioni Unite, 193 abitanti di Gaza sono stati uccisi vicino alla Linea Gialla durante il cessate il fuoco.

Le Nazioni Unite hanno per ora verificato 621 dei primi 1.000 decessi segnalati dal Ministero della Salute di Gaza. L’ufficio ONU impiega più tempo del Ministero della Salute per verificare i decessi ma finora non sono state riscontrate discrepanze significative tra i dati dei due enti. 

Un rapporto ONU pubblicato il 12 giugno rivela che il 32% dei primi 574 decessi verificati riguarda bambini.

Sempre secondo le verifiche ONU, 48 di questi 183 decessi verificati sono avvenuti in incidenti in cui i bambini erano le uniche vittime. Nel rapporto si legge: “I dati sollevano preoccupazioni sul fatto che le forze israeliane prendano di mira direttamente i bambini palestinesi”.

Secondo l’ONU, 15 delle 121 donne uccise dall’IDF durante il “cessate il fuoco” a Gaza sono morte in attacchi in cui tutte le vittime erano donne e bambini.

La zona più pericolosa dall’inizio del cessate il fuoco è Gaza City, con un totale di 353 vittime.

Da ottobre Israele ha violato il cessate il fuoco più di 3.200 volte.

Lontano dagli occhi del mondo, il Congo è travolto dall’ennesima tragedia. L’epidemia di Ebola continua ad avanzare: in ...
17/06/2026

Lontano dagli occhi del mondo, il Congo è travolto dall’ennesima tragedia.

L’epidemia di Ebola continua ad avanzare: in poche settimane i casi confermati hanno superato quota 830 e le vittime sono quasi 200 ma gli operatori sanitari temono che le dimensioni reali della crisi siano molto più ampie.

Il virus si sta diffondendo in un contesto già estremamente fragile, segnato da conflitti, sfollamenti e dalla cronica carenza di strutture sanitarie.

Oltre 26.000 persone potenzialmente esposte al contagio non sono ancora state rintracciate mentre la diffidenza verso le autorità e la mancanza di risorse rallentano gli sforzi per contenere l’epidemia.

Gli esperti dell’Africa CDC, ente che monitora contagi e risposta medica, avvertono che, senza un rapido intervento, questo focolaio potrebbe trasformarsi in una delle “peggiori emergenze sanitarie mai affrontate dall’Africa”.

Nel 2018 siamo stati in Congo con e Daniele Bellocchio per raccontare l’emergenza Ebola e le sue conseguenze sulle comunità locali.

Oggi vogliamo tornare sul campo per documentare l’ennesima crisi del Congo, raccontare le storie di chi ne è profano e mostrare al mondo cosa sta accadendo in una delle regioni più dimenticate del pianeta.

Il giornalista congolese , già fixer di Gualazzini e Bellocchio nel reportage “Ebola, The Outbreak”, vuole raggiungere Bunia, epicentro dell’epidemia.

Se pensi che questa storia merita di essere raccontata, sostieni questo reportage con una donazione all’Associazione per il Giornalismo Indipendente. Link in stories.

17/06/2026

Di Davide Malacaria Piccole Note - Cenni di informazione online

“Cari colleghi, vi scrivo per informarvi che, a seguito di una recente valutazione della sicurezza riguardante le accuse...
17/06/2026

“Cari colleghi, vi scrivo per informarvi che, a seguito di una recente valutazione della sicurezza riguardante le accuse mosse da Israele contro singoli membri del personale dell’UNRWA a Gaza, ho preso la decisione di interrompere il rapporto di lavoro di 70 membri del personale con effetto immediato. Questa decisione non è né una misura disciplinare, né una convalida delle accuse mosse dalle autorità israeliane”.

Inizia così l’email condivisa sui social da un’ex dipendente dell’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, dopo l’annuncio del licenziamento di 70 membri del personale.

Nella comunicazione inviata al personale, il Commissario Generale ad interim dell’UNRWA, Christian Saunders, precisa che nonostante Israele non abbia mostrato alcuna prova di legami tra membri del personale UNRWA e Hamas, la decisione è stata adottata per “mitigare i rischi per la sicurezza dei rifugiati assistiti dall’Agenzia nell’ambito del suo mandato, nonché per il personale e le sedi dell’UNRWA”.

Nel post, Alaa From Gaza (questo l’account dell’ex dipendente UNRWA), critica la decisione dell’agenzia per un fattore in particolare: “La cosa paradossale è che i dipendenti ‘occidentali’ dell’UNRWA non sono stati licenziati, pur trovandosi anch’essi fuori da Gaza. Continuano a percepire stipendi almeno quindici volte superiori ai nostri, oltre ai benefici previsti per il personale internazionale. Un’agenzia nata per assistere i rifugiati palestinesi ha finito per licenziare rifugiati palestinesi come me, continuando invece a mantenere e retribuire il personale internazionale. Sembra una battuta, ma è la realtà”.

Secondo funzionari delle Nazioni Unite, la scelta rappresenta un tentativo di favorire una ripresa del dialogo tra l’UNRWA e Israele.

L’ex Commissario Generale UNRWA Philippe Lazzarini aveva pessimi rapporti con Israele in quanto ha sempre denunciato il genocidio del popolo palestinese e negato qualsiasi accusa di legami con Hamas.

Accuse per cui Israele non ha mai fornito prove.

Per oltre tre anni, i titoli delle aziende della difesa europee sono stati i “re incontrastati” delle Borse mondiali. Da...
17/06/2026

Per oltre tre anni, i titoli delle aziende della difesa europee sono stati i “re incontrastati” delle Borse mondiali.

Dallo scoppio del conflitto in Ucraina nel 2022, e per tutto il 2025, investire nei colossi delle armi sembrava una scommessa blindata.

Un boom alimentato dalle promesse dei governi di ricostruire gli arsenali e dall’accordo NATO per alzare le spese militari fino a un ambizioso 5% del PIL.

Ma nel 2026 il vento è cambiato.

Quella che sembrava una corsa inarrestabile ha bruscamente invertito la rotta.

Come rileva un recente articolo del Financial Times, l’indice azionario di riferimento, lo Stoxx Europe Targeted Defence, ha perso oltre il 15% dal picco di gennaio, mandando in fumo miliardi di euro e colpendo giganti del calibro di Leonardo, BAE Systems, Rolls-Royce, Thales e Rheinmetall.

Cosa sta succedendo? La finanza sta voltando le spalle alla geopolitica? Non proprio. Semplicemente, i mercati hanno smesso di sognare e hanno iniziato a chiedere i conti.

Nel parla su InsideOver: puoi leggere il suo articolo al link in stories

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