08/10/2026
Ucif per la Sicurezza a Cavallo
COME MAI?
Ripubblichiamo un interessante commento a un nostro post sull’uso sempre e comunque del casco a Cavallo
Come mai ci sono cavalieri che subiscono gravi danni alla testa dopo una caduta da Cavallo pur indossando un cap?
Faccio sempre questa domanda quando si parla di sicurezza perché voglio verificare a che punto siamo arrivati e quanti progressi abbiamo fatto su questo aspetto fondamentale. È ovvio che un social network non possa fornire un quadro preciso da assumere come dato nazionale, ma, tenuto conto di questo, il riscontro può essere comunque interessante.
Vi chiedo scusa se mi permetto di precisare che conosco molto bene come è fatta la maggior parte dei cap in commercio, avendoli studiati a fondo e con un approccio scientifico. Ritengo che siamo a buon punto sull’uso del cap: quasi tutti hanno finalmente capito che è importante, necessario e da indossare sempre. L’avanzamento che cerco di verificare è se i praticanti, passando allo step successivo, si stiano interessando a come sia costruito un cap e a quali caratteristiche debba avere per essere un dispositivo di protezione davvero efficace e completo. Purtroppo, per questo secondo step, siamo ancora a zero.
Dico subito che il luogo comune "cap molto costoso = cap che protegge di più" è del tutto errato. Se parliamo di sicurezza contro tumefazioni ed ematomi di media entità (i classici "bernoccoli") o di escoriazioni e abrasioni superficiali della cute, qualsiasi cap omologato — a prescindere dal prezzo — è in grado di offrire un'ottima protezione.
Ma attenzione: per proteggere il cervello, chi conosce davvero le caratteristiche tecniche di costruzione che deve avere un cap? Questo è proprio il secondo step.
Come saprete molto bene, il cervello non è ancorato al cranio, ma galleggia nel liquido cefalorachidiano. Questo fluido agisce come un vero e proprio "cuscinetto" idraulico che assorbe la maggior parte degli urti quotidiani. Tuttavia, questo sistema ha un limite: oltre una certa entità dell'impatto, non è più in grado di proteggere l'encefalo.
A seguito di un forte urto, si può verificare il Danno Assonale Diffuso (DAD): le forze di accelerazione e decelerazione scuotono violentemente il cervello, provocando lesioni microscopiche e interrompendo le connessioni nervose (gli assoni). È una delle cause principali di coma da trauma.
Concludo — e mi scuso per le troppe domande e per la lunga spiegazione — chiedendo: chi pratica il nostro sport ed è in procinto di acquistare un cap è davvero a conoscenza di questi rischi? Sa qual è il massimo livello di protezione necessario? E conosce le caratteristiche tecniche specifiche che il cap deve integrare per risultare davvero efficace?
Ecco, gentilissimi, è proprio questo il secondo step che desidero verificare quando discuto di questo argomento.
Nel motorsport (come in MotoGP, dove la testa sbatte sull’asfalto a 300 chilometri orari), sanno perfettamente come proteggere il cervello dal Danno Assonale Diffuso, e i caschi sono progettati innanzitutto per questo. Negli sport equestri ci sono stati dei casi di cavalieri e amazzoni che hanno subito traumi di questo tipo: per fortuna, dei tre livelli di gravità, il danno si è fermato al Grado 1 (lieve-moderato), comunque sufficientemente grave da causare il coma. Conosco personalmente un cavaliere che, a causa di un forte urto sulla sabbia del campo gara in seguito ad una caduta, oltre a essere entrato in coma ha dovuto seguire due anni di terapie per ristabilire il 100% delle sue funzionalità.
A questo punto la domanda sorge spontanea: qual è il dispositivo in grado di garantire una protezione così completa ed efficace per noi e per i nostri figli?
Avendo approfondito a lungo la materia, ho ben chiaro quale cap acquisterei per mia figlia; tuttavia, non è mia intenzione citare marchi specifici. Il mio auspicabile obiettivo è che cavalieri e genitori acquisiscano maggiore consapevolezza, ponendosi gli interrogativi corretti per comprendere le caratteristiche costruttive di un cap davvero sicuro. Una volta compresi questi parametri, la scelta risulterà facile e immediata per tutti.
Un utile criterio di valutazione, che è stato il mio punto di partenza per le mie analisi tecniche, consiste nell'osservare i principi ingegneristici adottati nel motorsport da competizione, ripeto da ‘’competizione’’ (settore in cui gli standard costruttivi sono estremamente elevati) e, partendo da questo, verificare in che misura, tali soluzioni siano adottate anche dalla produzione equestre.
Ringraziando per la gentile attenzione, porgo i miei più cordiali saluti
Fabrizio Cerilli