PUBBLICO

PUBBLICO Editoriali, approfondiment

PUBBLICO è il magazine di Fondazione Feltrinelli in forma di newsletter: ogni sabato mattina, strumenti e risorse per informarsi sull’attualità sociale, politica ed economica e per orientarsi nella complessità del nostro tempo.

06/06/2026

Perché la violenza razziale trova sempre più legittimazione pubblica? Perché il tema spacca in due la società italiana?

Le domande di Djarah Kan aprono il nuovo numero di PUBBLICO con cui andiamo a scoprire il filo rosso che lega le violenze razziste alla radicalizzazione di parte della destra italiana, che fa della paura una sua arma politica.

🟡 𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐫𝐚𝐳𝐳𝐢𝐬𝐭𝐢 è il numero #88 di PUBBLICO.
Leggi e iscriviti alla newsletter cliccando qui: https://cs.fondfeltrinelli.it/ov/2005987/13866/z63yoZD%2FJ4TGJLX9ss3iqgrp1YhrrXGBv4KMEvoc%2FZiHwb8Te6eYJLi3%2FTArhs9s

Con l’editoriale di Djarah Kan, gli approfondimenti di Marco Omizzolo, dell’On. Ouidad Bakkali, Luigi Vergallo, Marilisa D'amico, il primo appuntamento della rubrica 𝐹𝑢𝑜𝑟𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜 a cura di Tana Anglana in collaborazione con Razzismo Br**ta Storia, 𝐿𝑎 𝑏𝑎𝑟𝑏𝑎 di David Bidussa, i numeri di 𝐷𝑎𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑀𝑎𝑛𝑜 e un nuovo appuntamento con il 𝐶𝑎𝑙𝑒𝑛𝑑𝑎𝑟𝑖𝑜 𝐶𝑖𝑣𝑖𝑙𝑒 di Fondazione Feltrinelli.

La morte di Henry Nowak è diventata un caso politico,  venendo usata per raccontare una storia precisa: quella del “razz...
05/06/2026

La morte di Henry Nowak è diventata un caso politico, venendo usata per raccontare una storia precisa: quella del “razzismo al contrario”, una narrazione che trasforma ogni tragedia in una prova a favore di un mondo fatto di invasori, sostituzioni e identità sotto attacco.

I populismi rovesciano il tavolo dei diritti e il razzismo torna a essere uno strumento legittimato nel discorso pubblico.

Ne parliamo nel prossimo numero di PUBBLICO.

🟡 Il 1 giugno ad Amendolara, in Calabria, quattro braccianti afghani sono stati bruciati vivi dai loro caporali perché a...
04/06/2026

🟡 Il 1 giugno ad Amendolara, in Calabria, quattro braccianti afghani sono stati bruciati vivi dai loro caporali perché avevano chiesto di essere pagati.
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Si chiamavano Amin, Ullah, Safi e Waseem. 
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Non è una storia di mostri, è una storia di sistema: di filiere agroalimentari che funzionano scaricando il costo della propria inefficienza sui corpi di chi non può difendersi. Di leggi che esistono e non vengono applicate. Di razzismo strutturale che decide quali vite pesano e quali no.
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Scopri come funziona il sistema che produce il cibo che mangiamo nell’articolo di Maria Panariello su PUBBLICO, il link è tra le storie! 👆

04/06/2026

L’America al centro del mondo. 
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Negli ultimi 80 anni Washington ha esercitato un ruolo da protagonista assoluta in Occidente, ma ora l’aria sta cambiando. Dalle votazioni all’ONU al dominio del dollaro, fino alle rotte commerciali del Sud Globale: il centro geopolitico si sta muovendo.
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Proviamo a capire come, dati alla mano, insieme a Sofia Berni.
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L’approfondimento completo è su PUBBLICO 87. 📖 Link in bio 👆

🇺🇸 Per decenni l’America ha dominato il nostro immaginario: cosa guardavamo, cosa mangiavamo, dove sognavamo di andare. ...
03/06/2026

🇺🇸 Per decenni l’America ha dominato il nostro immaginario: cosa guardavamo, cosa mangiavamo, dove sognavamo di andare. Poi qualcosa è cambiato. L’Asia è entrata nei nostri feed, nelle nostre cucine, nel nostro linguaggio. E non è un caso.
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Dietro la skincare coreana e gli Anime c’è una strategia precisa. Paesi che hanno investito e continuano a investire per conquistare il nostro immaginario, perché chi controlla la cultura, controlla molto di più. 
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E mentre l’Atlantismo scricchiola, anche attraverso il soft power, si ridefiniscono i poteri globali.
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Leggi PUBBLICO #87 - Bye bye Occidente. Link in bio.

01/06/2026

L’Occidente è morto?
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L’antropologo Emmanuel Todd spiega perché il collasso della base industriale americana abbia svuotato il sistema democratico degli Stati Uniti.
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Mentre l’ordine atlantico si disgrega, l’Europa resta immobile, in attesa, prigioniera di una sottomissione mentale che le impedisce di vedere l’ascesa di nuovi equilibri globali e modelli alternativi.
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Da unico orizzonte possibile a guscio vuoto: bye bye Occidente è il nostro nuovo numero di PUBBLICO, lo leggi al link in BIO! 👆

L’Alleanza Atlantica è entrata in una crisi profonda. I conflitti, militari e commerciali, hanno ridefinito il peso dell...
30/05/2026

L’Alleanza Atlantica è entrata in una crisi profonda. I conflitti, militari e commerciali, hanno ridefinito il peso della forza e della diplomazia mettendo a rischio i meccanismi del commercio globale; gli USA, padri dello stesso Atlantismo e guida dell’Occidente, guidati da Trump rigettano i vecchi alleati europei e si concentrano - ancor di più - sulle loro battaglie: dal Sudamerica alla competizione con la Cina.

Proprio Pechino, nel frattempo, è riuscita a costruire un’alternativa fatta di soft power, influenza economica e una diversa idea di equilibrio: non è più una potenza emergente, ma un attore di fondamentale importanza per gli equilibri globali. E anche a Washington se ne sono accorti.

Si delinea un nuovo equilibrio internazionale, ma esiste ancora spazio per una politica autonoma, capace di mettere cooperazione e giustizia globale al primo posto?

🟡 𝐁𝐲𝐞 𝐛𝐲𝐞 𝐎𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞, PUBBLICO #87 è uscito stamattina.
Leggi e iscriviti alla newsletter cliccando qui: https://cs.fondfeltrinelli.it/ov/2005987/13846/ubRO1Zorgzz5SnOT2Ms60J2nLykLhLvT3JGgHGhiFSay1%2B5mqV5ecGuhOAOZNd8e

Con l’editoriale di Mireno Berrettini, gli approfondimenti di Francesca Spigarelli, Marco Di Maggio, Evelina Martelli, Andrea Califano, i numeri di 𝐷𝑎𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑀𝑎𝑛𝑜 e Polaroid, a cura del Patrimonio della Fondazione Feltrinelli.

La visita di Stato di Donald Trump a Pechino non è un ‘normale’ atto di diplomazia: è il capitolo di una partita, senza ...
29/05/2026

La visita di Stato di Donald Trump a Pechino non è un ‘normale’ atto di diplomazia: è il capitolo di una partita, senza esclusione di colpi, tra Cina e Stati Uniti.

La gara tra l’aquila e il dragone si gioca sul terreno della tecnologia e dell’innovazione, degli investimenti nei nuovi settori strategici, e su quello delle alleanze.

Pechino ha costruito con pazienza e precisione un vero e proprio ‘modello’ alternativo a quello made in USA, con l’intento di creare un nuovo ordine multipolare. E anche a Washington se ne sono resi conto.

Ma guardare alla Cina è davvero un’alternativa o si tratta di una nuova forma di colonialismo?

Ce ne parla su PUBBLICO #87, in uscita domani.

28/05/2026

🟡 Nel 1946 l’Italia usciva dal fascismo con una grande fame di democrazia: l’89% di affluenza complessiva e le donne che, al loro primo voto politico della storia repubblicana, superarono gli uomini alle urne, decisero che l’Italia sarebbe diventata una Repubblica.
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Negli anni il voto ha forse perso un po’ del suo fascino. Si sa che quando alle cose ci si abitua, si finisce per darle per scontate, e nel 2022 abbiamo toccato il fondo al referendum sulla giustizia, con un’affluenza del 20,9%.
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La nostra voglia di esprimerci è diventata altalenante, legata alla percezione di quanto il nostro voto conti direttamente. Eppure, il referendum di marzo 2026 ci dice che quando i cittadini – soprattutto i più giovani – sentono che la scelta è decisiva, la voce tornano a farla sentire.
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Perché la democrazia si nutre di confronto, anche di conflitto, ma esige una cosa sola: la partecipazione.
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Dati alla mano, se le persone ci sono, la Repubblica si fa, altrimenti rimane solo un’illusione di democrazia.
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📖 Per approfondire: Un focus storico sul peso politico e l’affluenza del voto femminile nel dopoguerra lo trovi nell’analisi di Marco Clementi nel saggio “Il diritto di voto alle donne”.
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📌 Iscriviti a PUBBLICO dal link in BIO per continuare a leggere la realtà attraverso i numeri.

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui organizzarsi insieme cambiava davvero le cose: l’Europa immaginata a Vent...
27/05/2026

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui organizzarsi insieme cambiava davvero le cose: l’Europa immaginata a Ventotene e lo Statuto dei Lavoratori sono conquiste nate da visioni collettive e battaglie condivise.

Oggi quella forza sembra essersi incrinata. Il collettivo è in crisi, i corpi intermedi si svuotano, e l’azione comune appare fragile, quasi inefficace.

Ma non è finita. Non abbiamo perso la capacità di cambiare le cose: dobbiamo reinventare le forme per farlo, costruire nuovi modi di organizzarci, più adatti al presente e capaci di trasformare di nuovo le nostre rivendicazioni in risultati concreti.

📖 Leggi ‘Organizzarsi per realizzare i nuovi “sogni impossibili” della Repubblica’, di .eu, su PUBBLICO #86. Il link è in BIO!

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