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Siamo molto felici di poter finalmente comunicare che Atlante delle Comunità Urbane è tra i progetti selezionati e soste...
17/09/2026

Siamo molto felici di poter finalmente comunicare che Atlante delle Comunità Urbane è tra i progetti selezionati e sostenuti da Strategia Fotografia 2026.
È un riconoscimento importante per Perimetro e un progetto a cui teniamo e che ci rappresenta molto.
Curato da Filippo Romano, Atlante delle Comunità Urbane si svilupperà nel corso del 2027 con tre mostre alla Stecca 3 di Milano e una pubblicazione.
Sarà soprattutto un’iniziativa aperto, che coinvolgerà autrici, autori e fotografi da tutta Italia.
Presto vi racconteremo meglio come funzionerà e come partecipare.

Ministero della Cultura

Il progetto è sostenuto da Strategia Fotografia 2026, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura

SOTTOCASAUn workshop fotografico a Via Padova con Francesco Cabras, organizzato da Perimetro e Al Basell.Ci sono luoghi,...
18/08/2026

SOTTOCASA
Un workshop fotografico a Via Padova con Francesco Cabras, organizzato da Perimetro e Al Basell.

Ci sono luoghi, persone e situazioni che sentiamo lontani da noi anche quando sono sotto casa. Un negozio in cui non siamo mai entrati, una lingua che ascoltiamo ogni giorno senza capirla, un cortile, una festa, un gruppo di ragazzi.

SOTTOCASA parte da questa distanza e usa la fotografia per esplorarla. Per quattro giorni lavoreremo sullo sguardo, sul punto di vista e sul modo in cui raccontiamo ciò che ci circonda. Si scatterà, si guarderanno e discuteranno immagini, si lavorerà sull’editing e sulla costruzione di un racconto.

Non serve essere fotografi e non serve attrezzatura: basta uno smartphone. Anzi, non avere esperienza può essere un buon punto di partenza.

Il workshop è condotto da Francesco Cabras, fotografo e regista che ha lavorato in Africa, Asia e Medio Oriente con numerose organizzazioni internazionali.

L’ultimo giorno costruiremo insieme una restituzione pubblica dei lavori realizzati.

Partecipazione gratuita. Posti disponibili: 10.

Per candidarsi è necessario inviare una breve bio e una lettera di motivazione a [email protected] entro e non oltre il 1° settembre.

Oggetto della mail:
SOTTOCASA – NOME DEL PARTECIPANTE

Evento realizzato nell’ambito del progetto “Far&out, luminous with acceptance”, sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

SACRO QUOTIDIANO di Leonardo Vitti Leonardo Vitti Il sacro ha scandito i tempi lenti della mia infanzia. La somministraz...
27/07/2026

SACRO QUOTIDIANO di Leonardo Vitti Leonardo Vitti

Il sacro ha scandito i tempi lenti della mia infanzia. La somministrazione avveniva almeno due volte a settimana: il catechismo e la messa della domenica. Memorabili erano i giorni delle processioni pasquali e della festa del patrono, quando il sacro si mischiava al profano. Dopo qualche anno si aggiunse anche il rito del cimitero: i lutti familiari avevano trasformato il sacro da esperienza di festa a gesto silenzioso della memoria dei propri cari. Molto tempo dopo, osservando le fotografie del quotidiano fatte negli anni, i temi ricorrenti si ripetevano: madonne e santi, corpi distesi o inanimati, chiese e cimiteri, superfici dorate o coprenti. Quegli scatti che sembravano così casuali, raccontavano il mio vissuto. Il sacro, più che coincidere con la fede, si rivela così come uno sguardo sul mondo, capace di riconoscere, nelle cose più ordinarie, un senso profondo di appartenenza.

Here’s the translation:

The sacred marked the slow rhythms of my childhood. It was administered at least twice a week: catechism classes and Sunday Mass. The days of the Easter processions and the feast of the patron saint remain especially vivid in my memory, when the sacred intertwined with the secular. A few years later came another ritual: visits to the cemetery. Family bereavements transformed the sacred from an experience of celebration into a quiet act of remembrance for those we had lost.
Much later, looking back at the photographs I had taken over the years, I noticed the same recurring themes: Madonnas and saints, reclining or lifeless bodies, churches and cemeteries, gilded or concealing surfaces. Those images, which had seemed so spontaneous, were in fact telling the story of my own experience. The sacred, rather than coinciding with faith alone, reveals itself as a way of seeing the world—a gaze capable of recognizing, even in the most ordinary things, a profound sense of belonging.
Trovi tutto il progetto su www.perimetro.eu
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Ecco a voi la nuova puntata di RUST, a cura di RGM .La domanda è: esiste ancora l’underground? Se c’è, si nasconde bene....
17/07/2026

Ecco a voi la nuova puntata di RUST, a cura di RGM .
La domanda è: esiste ancora l’underground? Se c’è, si nasconde bene. Ma noi lo troviamo.
Ogni mese, un viaggio nel sottobosco culturale per scovare chi ancora si sporca le mani, chi fa rumore sotto la patina, chi non si è arreso all’omologazione. Perché la ruggine non si estingue, si propaga.

La nuova puntata ci parla di DLUCIO.

Dlucio fa il trapper a Vila Kennedy. Ha le gambe lunghe, un sorriso ampio e bianchissimo e una massiccia catena dorata al collo. Fino a qualche anno fa tagliava barbe e capelli e non immaginava neanche lontanamente di poter vivere di musica. La sua carriera è iniziata grazie a uno dei suoi clienti, Delano, uno dei più prominenti artisti funk brasiliani della Gen-Z, che un giorno gli ha chiesto di provare a improvvisare su un beat. Da allora è entrato a far parte della crew di Orochi, una star del rap carioca con nove milioni di follower su Instagram e hit da centinaia di milioni di stream su Spotify.
Sul suo, di profilo Spotify, Dlucio si definisce “cantor de trap e love song”. In un virgolettato, augura a tutti di “poter lottare per i propri sogni, indipendentemente da quali siano”: può sembrare un messaggio retorico, ma per chi viene dal suo background la lotta e il sogno sono tutt’altro che retorica. Sono parte della quotidianità. 

Questo progetto è stato realizzato in Brasile, a Rio de Janeiro, nella favela di Vila Kennedy, grazie al contributo di Roberto Graziano Moro e Federico Ceravolo, che hanno collaborato alla realizzazione di un contenuto video dedicato alla storia di DLucio e alla sua realtà. Un ringraziamento speciale va anche a Ferrujo, Herbert Gadelha, Samuele Arto, Bams, Catrame e a tutte le persone della favela di Vila Kennedy, che hanno reso possibile questo progetto con il loro supporto e la loro accoglienza.

A cura di Roberto Graziano Moro
Fotografie di Roberto Graziano Moro
Testo di Chiara Franchi
Graphic Design Giacomo Dal Ben

SHEBINDEBA di Maurizio Orlando Maurizio Orlando Il cielo si rabbuia sulla Georgia. Dalla rielezione del partito filoruss...
16/07/2026

SHEBINDEBA di Maurizio Orlando Maurizio Orlando

Il cielo si rabbuia sulla Georgia. Dalla rielezione del partito filorusso Sogno Georgiano nel 2024, il paese è immerso in un fragile limbo, tormentato dall’imperialismo russo e dal ricordo di un sogno europeo che sembra ormai impossibile. Una silenziosa ondata di repressione e violenza è in corso, perseguitando i manifestanti, prendendo di mira la comunità LGBT+ e mettendo a tacere i dissidenti, mentre le prigioni contano quasi cento prigionieri politici. In georgiano, “Shebindeba” (შებინდება) indica il momento esatto in cui cala il crepuscolo, quando tutto scivola nel buio ma persiste la speranza in un domani migliore. Attraverso i volti delle madri dei prigionieri e gli sguardi di chi non si arrende, le mie foto esplorano quest’ora incerta, mentre il paese scivola verso l’autoritarismo. “Sakartvelo” si trova ormai sull’orlo della notte.

Here’s the translation:

The sky is darkening over Georgia. Since the re-election of the pro-Russian Georgian Dream party in 2024, the country has been suspended in a fragile limbo, haunted by Russian imperialism and the memory of a European dream that now seems increasingly out of reach. A quiet wave of repression and violence is unfolding, targeting protesters, persecuting the LGBT+ community, silencing dissent, while nearly one hundred political prisoners remain behind bars.
In Georgian, Shebindeba (შებინდება) refers to the precise moment when twilight falls—the instant when everything begins to slip into darkness, yet hope for a brighter tomorrow still endures. Through the faces of political prisoners’ mothers and the gaze of those who refuse to surrender, my photographs explore this uncertain hour as the country drifts toward authoritarianism. Sakartvelo now stands on the edge of night.
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ANTROPOLOGIA DEL RITO di Carlalberto Consolo Carlalberto Consolo Antropologia del rito nasce da quattro anni di ricerca ...
15/07/2026

ANTROPOLOGIA DEL RITO di Carlalberto Consolo Carlalberto Consolo

Antropologia del rito nasce da quattro anni di ricerca condotta all’interno della comunità mauriziana di Catania. Attraverso un approccio etnografico basato sull’osservazione partecipante, il progetto esplora il ruolo del rito come pratica capace di custodire memoria, identità e appartenenza in un contesto migratorio. Le immagini non si limitano a documentare una celebrazione religiosa, ma osservano come i gesti, i simboli e le relazioni contribuiscano a tramandare una cultura oltre la distanza geografica e il tempo. Il tempio diventa così uno spazio di incontro tra Mauritius e Sicilia, dove la ritualità si trasforma in linguaggio condiviso e strumento di continuità collettiva. Il progetto riflette sulla capacità delle comunità di preservare le proprie radici senza rinunciare alla trasformazione.

Here’s the translation:

Anthropology of Ritual is the result of four years of research conducted within the Mauritian community in Catania. Through an ethnographic approach based on participant observation, the project explores the role of ritual as a practice that preserves memory, identity, and belonging within a migratory context. Rather than simply documenting a religious celebration, the images examine how gestures, symbols, and social relationships contribute to the transmission of culture across geographical distance and through time. The temple thus becomes a meeting place between Mauritius and Sicily, where ritual emerges as a shared language and a means of collective continuity. The project reflects on the capacity of communities to preserve their roots while remaining open to transformation.
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https://perimetro.eu/luglio-2026/antropologiadelrito/

Foto di Carlalberto Consolo

ALTRIMENTI di Silvia Como SilviaComo Finito da poco l’anno giubilare.Nella mia ricerca fotografica sono partita dai luog...
14/07/2026

ALTRIMENTI di Silvia Como SilviaComo

Finito da poco l’anno giubilare.
Nella mia ricerca fotografica sono partita dai luoghi e dalla devozione del toccare una porta (santa) per ottenere il miracolo dell’assoluzione provvisoria. Ci si mette, o si prova a mettersi, in contatto con qualcosa di invisibile a cui ci si affida, sperando e desiderando che la propria vita ne sia trasformata. Nel mentre, un Papa se ne va e un altro Papa viene eletto. Ho rifiutato, seppur fotografandoli, la folla, i giornali, il mondo tutto che in quei giorni era presente in massa nei luoghi che prima profumavano di silenzio e preghiera. Rimangono molte immagini di quel momento storico. Scelgo però non le immagini in cui si cerca di documentare ma quelle in cui il trascendente non appare mai frontalmente; Non è una fotografia della fede come certezza; è una fotografia della ricerca della presenza.
Come i bambini… non accendono candele per ottenere la grazia.
Sono già nella grazia.

Here’s the translation:

Having recently completed the Jubilee Year, my photographic research began with places and with the act of devotion embodied in touching a Holy Door in the hope of receiving the miracle of temporary absolution. It is an attempt—or perhaps simply the desire to attempt—to connect with something invisible, something to which one entrusts oneself, hoping and longing for one’s life to be transformed. Meanwhile, one Pope passed away and another was elected. Although I photographed them, I chose to turn away from the crowds, the newspapers, and the spectacle of the world that, during those days, filled places once scented with silence and prayer. Many images remain of that historic moment. Yet I have chosen not the photographs that seek to document events, but those in which the transcendent never reveals itself directly. This is not a photography of faith as certainty; it is a photography of the search for presence.
Like children… they do not light candles in order to receive grace.
They are already within grace.
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https://perimetro.eu/luglio-2026/altrimenti/

Foto di Silvia Como

INTERNO LENIN di Simone Pastorini Simone Pastorini INTERNO LENIN intreccia memoria privata e collettiva, legando il rapp...
10/07/2026

INTERNO LENIN di Simone Pastorini Simone Pastorini

INTERNO LENIN intreccia memoria privata e collettiva, legando il rapporto con mio padre alla storia tra Italia comunista e Unione Sovietica. Il progetto nasce dal suo viaggio del 1974: Graziano, giovane militante del PCI, fu scelto per un “viaggio dell’amicizia”. Fu il suo unico viaggio all’estero, un rito di passaggio: primo volo, prima macchina fotografica, prime immagini di una Mosca idealizzata. A casa, mia madre incinta di me. Da quel viaggio tornò con oggetti e fotografie: frammenti di un altrove. Le immagini, scattate con una Zenit, restituiscono una Mosca ingenua e sincera. Oggi rielaboro quell’archivio con nuove immagini e messe in scena, trasformando gli oggetti in un teatro simbolico tra storia e famiglia. L’errore fotografico diventa racconto: la memoria è fragile, ma significativa.

Here’s the translation:

INTERNO LENIN intertwines personal and collective memory, connecting my relationship with my father to the historical bond between Communist Italy and the Soviet Union. The project stems from his journey in 1974. Graziano, then a young member of the Italian Communist Party (PCI), was selected to take part in a “Friendship Journey” to the Soviet Union. It was the only trip abroad he would ever make, a rite of passage marked by many firsts: his first flight, his first camera, and his first photographs of an idealized Moscow. Back home, my mother was pregnant with me.
He returned from that journey with objects and photographs—fragments of another world. Shot with a Zenit camera, the images portray Moscow with a sense of innocence and sincerity. Today, I revisit that archive through new photographs and carefully staged scenes, transforming those objects into a symbolic theater where history and family converge. Photographic imperfections become part of the narrative: memory is fragile, yet profoundly meaningful.
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https://perimetro.eu/luglio-2026/internolenin/

Foto di Simone Pastorini

Indirizzo

Via Valenza 16, Milano
Milan
20144

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