10/07/2026
A settant’anni dall’uscita di "Sentieri selvaggi" (1956), il capolavoro di John Ford continua a imporsi come paradigma narrativo, estetico e tematico
con cui confrontarsi, soprattutto quando si ragiona su etica e morale, e sulle contraddizioni e i conflitti – con gli altri ma soprattutto con
sé stessi – che ne derivano.
Ciò vale anche per Clint Eastwood (il quale, mentre scriviamo e a novantasei anni compiuti da poco – è nato il 31 maggio del 1930 – ha annunciato ufficialmente il ritiro dal set), che ha consegnato come ultimo contributo alla Storia del cinema – alla quale ha partecipato pressoché ininterrottamente dal 1971 – "Giurato numero
2". Il film del 2024 è infatti una summa densa e stratificata di temi e conflitti morali già presenti in altri suoi titoli, che si lega, con un richiamo sotterraneo più
inatteso e spiazzante, proprio a "Sentieri selvaggi".
Lo ha rintracciato per noi Adriano Della Starza nel nostro nuovo Fotogramma (Il Collezionista di Ombre su YouTube), e ha deciso di indagarlo, scavando tra le pieghe di questi due film segnati dai traumi, dalle ossessioni e dalle fragilità della coscienza umana.
Ne parliamo insieme a Pier Maria Bocchi, autore della prefazione.
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