16/09/2026
“Volevo tornare alla realtà. Il sottilissimo filo che mi legava ad essa mi avvertì che tutto ciò, i mezzo-scimmia, i mezzo-cane, gli avvoltoi, i corvi, il sole, la pianura, le pietre, il tumulo, era solo nella mia mente. Ma il momento di coscienza durò appena un attimo. Il filo si spezzò e mi ritrovai nel luogo dove erano stati i mezzo-scimmia, davanti al tumulo.”
Bernardo Atxaga firma una delle sue opere più intense e struggenti, ambientata nella cornice ormai leggendaria del villaggio di Obaba con quattro racconti immersivi in un mondo fiabesco tra malinconia. e tragedia. La raccolta si apre con la storia di due fratelli Daniel e Paulo, il primo affetto da una disabilità cognitiva, il secondo dedito alla sua protezione dopo la morte del padre.Paulo deve farsi carico di Daniel, ma il loro legame e la gestione della diversità scatenano tensioni con il resto della comunità rurale.
Una delle intuizioni più affascinanti e originali di Atxaga è la presenza degli animali del villaggio (degli scoiattoli, un serpente, un uc***lo), che osservano le vicende degli umani e intervengono come lettori o narratori esterni, quasi a formare un coro greco naturale. Il romanzo esplora il delicato e spesso doloroso confine tra l’innocenza dei singoli e l’incomprensione (o crudeltà) della società del paese.
Atxaga riesce a creare storie che restano impresse a lungo. Ci dimostra che la letteratura più autentica non ha bisogno di strillare o di usare una lingua ‘globale’, ma solo della pazienza e della cura con cui si coltiva un idioma antico per raccontare le nostre paure più grandi.
Ovviamente vi consiglio i suoi meravigliosi libri precedenti pubblicati sempre da 21lettere, Obabakoak, ,Il figlio del fisarmonicista (21lettere)
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