06/05/2020
OLIO DI RICINO: UN’OPPORTUNITA’ PER LA BIO-ECONOMIA ITALIANA
L’economia globale sta attraversando e sperimentando cambiamenti di grande rilevanza. Tra i temi di primaria importanza c’è l’aumento della popolazione mondiale, che implicherà un incremento della domanda di alimenti, energia e materiali. Proprio in questo contesto emerge la bio-economia, che comprende tutte le attività di produzione di cibo, bio-energia e materiali bio-based; in sostanza tutte le attività che trasformano risorse biologiche.
All’interno di questo tema, la coltivazione del ricino rappresenta un’opportunità per le aziende agricole italiane e per tutto il comparto dell’industria, poiché ha un’infinità di applicazioni, dalla produzione di materiali bio-based, al recupero di terreni marginali, passando per il biodiesel, pertanto potrebbe avere un ruolo centrale nella bio-economia italiana.
Il ricino è una specie oleaginosa non commestibile coltivata fin dall’antichità per il suo olio pregiato. Viene coltivato nelle zone tropicali e sub-tropicali del pianeta, anche se cresce spontaneamente in ambienti più temperati, come quelli mediterranei.
Il mercato mondiale dell’olio di ricino vale circa 1,3 miliardi di dollari e il principale produttore è l’India con 1.568.000 tonnellate di semi. Il Vecchio Continente è un importatore netto.
Le proprietà chimiche dell’olio di ricino sono derivate dall’alto contenuto di acido ricinoleico, un acido grasso idrossilato unico nel suo genere. La funzionalità ossidrilica dell’acido ricinoleico fornisce stabilità ossidativa all’olio e una conservabilità elevata rispetto ad altri oli, prevenendo reazioni ossidative e irrancidimento. Inoltre, la presenza di gruppi ossidrile (OH) rendono l’olio adatto a sostenere svariate reazioni chimiche, tra cui, alogenazione, disidratazione, esterificazione e solfatazione. Di conseguenza, questa funzionalità unica consente all’olio di essere utilizzato in diverse applicazioni industriali.
Ad esempio, l’olio di ricino consente di sintetizzare una vasta gamma di prodotti poliuretanici come: rivestimenti, elastomeri termoplastici, schiume poliuretaniche, sigillanti, adesivi e materiali biomedici.
Un ulteriore derivato dell’olio di ricino, l’acido amminoundecanoico è la materia prima di partenza per la produzione di naylon-11, un polimero pregiato ad alte prestazioni di origine rinnovabile al 100%, utilizzato per applicazioni ad alto valore aggiunto, come: stampanti 3D, componenti elettrici, rivestimenti protettivi, calzature sportive e montature per occhiali.
La diversità di sostanze chimiche e prodotti derivati dal suo olio dimostra che il ricino è una coltura con elevate potenzialità e con un grande valore utilitaristico, soprattutto nel settore agricolo e industriale. In un’epoca che si affaccia sempre di più all’utilizzo delle specie vegetali come risorsa rinnovabile, il settore agroindustriale italiano dovrebbe valutare con serietà la possibilità di creare una filiera nazionale del ricino, che parta dalla sua coltivazione nei terreni agricoli del centro-sud e termini con la trasformazione dell’olio in bio-materiali ad alto valore.
Sicuramente non un obiettivo di semplice realizzazione, anche a causa di limitazioni dettate da una ricerca scientifica ancora acerba sul tema del miglioramento genetico e sul sistema di raccolta meccanica.
Di Alessio Sanfelici