La cura del Talento

La cura del Talento Formatrice, counselor, coach, ricercatrice di crescita personale. Artista di me stessa. Formatrice, Counselor, Coach, BodyMindTrainer.

Ma perché proprio quello st***zo?Voi non avete idea di quante volte, in consulenza e non solo, mi venga rivolta questa d...
21/08/2026

Ma perché proprio quello st***zo?

Voi non avete idea di quante volte, in consulenza e non solo, mi venga rivolta questa domanda.
E allora parliamone un momento, ma facciamolo in chiave astrologica, nel linguaggio che conosco meglio...quello del mio amato Cielo.
Perché, prima o poi capita a tutti, o quasi.

Incontriamo una persona e, nonostante una parte sufficientemente funzionante del nostro cervello ci suggerisca di scappare, noi restiamo lì.
Anzi, no, facciamo anche di peggio...noi ci innamoriamo.
E magari i segnali c'erano tutti.

Complicato, anaffettivo, inaffidabile, impegnato, sfuggente o solo tanto st***zo.
E più ne vediamo le miserie e più ci ritroviamo lì dentro, in quel miscuglio di emozioni contrastanti.

E allora la domanda nasce spontanea: "Perché proprio quello st***zo?"

E qui l'Astrologia può raccontare cose molto interessanti.
Perché noi siamo convinti di scegliere le persone che ci piacciono.
Ma non sempre è così...anzi, non è quasi mai così
Perché, molto spesso, scegliamo quelle che riconosciamo.
E le due cose sono profondamente diverse.

Il nostro Tema Natale racconta anche il nostro modo di amare, ciò che desideriamo, quello di cui abbiamo bisogno e, soprattutto, quelle parti di noi che ancora non conosciamo abbastanza.
Ed è proprio lì che spesso si nascondono le attrazioni più devastanti.

Venere é quello che ci piace...e allora partiamo da lei
Venere racconta ciò che ci attrae, il nostro modo di vivere l'amore, il piacere, la seduzione.
Ma racconta anche quanto pensiamo di meritare.
E questo dettaglio non è da poco.
Perché se dentro di me esiste la convinzione, costruita nell'infanzia e nei limiti affettivi di quel tempo, di dovermi conquistare l'amore, probabilmente troverò irresistibile qualcuno che me lo farà sudare.
Se ho imparato che amare significa aspettare, potrei innamorarmi proprio di chi non arriva mai.
Se ho imparato che l'amore va meritato, quello che mi ama semplicemente potrebbe sembrarmi persino poco interessante.
"Non sento le farfalle."
E grazie al caxxo.
Magari quelle che chiami farfalle sono semplicemente ansia.

Poi c'è Marte.
Lui parla del desiderio, dell'istinto, della sessualità, di ciò che ci accende...e, purtroppo, ciò che ci accende non coincide necessariamente con ciò che ci fa bene.
Possiamo avere davanti una persona meravigliosa, affidabile, presente, emotivamente disponibile...e non provare assolutamente nulla.
Poi arriva quello che sparisce per tre giorni, torna con un "ciao, che fai?" alle undici di sera e improvvisamente sentiamo Beethoven.
Ecco, quel trambusto emotivo non è detto che sia necessariamente amore.
A volte è Marte...e si sa, lui è un po' caxxone e molto istintivo.

Ed eccoci alla Luna...a colei che ci racconta quali siano i nostri bisogni.
Lei è la parte più antica, fragile e inconsapevole di noi.
La Luna racconta ciò che abbiamo imparato molto presto sull'amore.
Come siamo stati accuditi.
Come abbiamo imparato a chiedere attenzione.
Che cosa significhi, per noi, sentirci al sicuro.
Ed è qui che la faccenda si complica.
Perché spesso da adulti cerchiamo inconsapevolmente qualcosa che somigli a ciò che abbiamo già conosciuto...anche quando quel qualcosa altro non è che la memoria di un dolore.
Non perché siamo masochisti, ma perché è familiare.
E l'Anima tende spesso a tornare nei luoghi conosciuti, e lo fa nella speranza, questa volta, di cambiare il finale.
Come andrà a finire è facilmente intuibile

Poi guardiamo la settima casa, quella delle relazioni.
Quella dell'altro, ma anche, molto spesso, quella delle parti di noi che proiettiamo sugli altri.
Ed ecco che incontriamo qualcuno che possiede esattamente ciò che noi non riusciamo a vivere.
La persona estremamente libera per chi non riesce mai a concedersi libertà.
Quella dominante per chi non sa affermarsi.
Quella irresponsabile per chi passa la vita schiacciato dal senso del dovere.
Quella emotivamente irraggiungibile per chi continua disperatamente a cercare conferme.
E ce ne innamoriamo.
Perché, in qualche modo, quella persona sta vivendo qualcosa anche al posto nostro.

E Plutone?
Ecco, quando entra pesantemente nelle dinamiche affettive, soprattutto con Venere, Luna o Marte, l'amore può smettere di essere una passeggiata.
Diventa ossessione, magnetismo, possesso, paura di perdere.
Quelle relazioni nelle quali sai perfettamente che stai male, tutti intorno a te sanno che stai male, probabilmente persino il gatto sa che stai male...ma tu non riesci ad andartene.
Perché Plutone non vuole semplicemente farci innamorare...non no, lui vuole trasformarci.
E certe persone entrano nella nostra vita non per restare.
Entrano per demolire qualcosa.

E Nettuno, con l'amore che non esiste...ne vogliamo parlare?
Lui è quello del: "Io so che in fondo mi ama."
Ma in fondo dove?
Perché magari questo non telefona, non si presenta, non prende una decisione da sette anni e vive felicemente con un'altra persona.
Ma noi abbiamo visto la sua Anima.
Certo.
Peccato che sarebbe stato utile vedere anche la realtà.
Nettuno può regalarci un amore meraviglioso, spirituale, profondo.
Ma quando viene vissuto nella sua parte più fragile può farci innamorare non della persona che abbiamo davanti, ma di quella che immaginiamo possa diventare.
E lì possiamo aspettare una vita.

E poi c'è lui, il grande vecchio. Saturno.
Ecco, nelle relazioni è quello che ci presenta il conto.
Può farci incontrare persone difficili, distanti o apparentemente irraggiungibili, ma soprattutto ci costringe a capire dove finisce l'amore e comincia la paura di restare soli.
E quando abbiamo imparato la lezione, spesso scopriamo che quello che chiamavamo "amore eterno" era soltanto qualcosa che non avevamo il coraggio di lasciare.

Urano, invece, arriva e scompiglia tutto.
È il colpo di fulmine, l'attrazione improvvisa per qualcuno completamente diverso da ciò che avremmo immaginato, quello che entra nella nostra vita, ribalta il tavolo e magari dopo sei mesi se ne va. Non sempre viene per costruire: qualche volta viene semplicemente per liberarci.

E poi c'è Giove, che amplifica tutto ciò che incontra.
Può regalarci entusiasmo, fiducia e la sensazione di aver finalmente trovato "quello giusto", ma può anche farci vedere una relazione molto più grande e meravigliosa di quanto sia realmente.
Perché pure l'ottimismo, quando esagera, può farci prendere delle gran cantonate.

Quindi siamo condannati?
Ma no!
Ed è questa la parte più bella dell'Astrologia.
Perché il Tema Natale non è una condanna: è una mappa.
E conoscere certi meccanismi non significa evitare qualsiasi dolore.
Significa almeno imparare a riconoscerlo.

La domanda iniziale era sullo st***zo e a quella ho risposto, cercando di spiegare, ovviamente in linea generale, i punti del Tema, e della personalità, nei quali si possa ricercare una dinamica così dolorosa.
Poi, ovviamente, ad ognuno il proprio Tema e la propria analisi.

Ma, ad un certo punto della vita, a patto che si sia veramente lavorato su se stessi, dovrebbe succedere una cosa meravigliosa. Quello che prima ci attraevacomincia a non piacerci più.
Non perché siamo diventati freddi, ma perché siamo cresciuti.
Allora quello che prima chiamavamo passione iniziamo a riconoscerlo come instabilità.
Quello che chiamavamo mistero diventa indisponibilità emotiva.
Quello che chiamavamo destino magari era soltanto una ferita, magari di mamma e papà, che ne aveva riconosciuta un'altra.

E allora forse la domanda da fare non è più: Perché incontro sempre gli stronzi?"
La domanda è: "Perché, tra cento persone, io continuo a scegliere proprio quello?"

Perché gli stronzi esistono.
Esisteranno sempre, ma noi non siamo obbligati a innamorarcene.
E quando finalmente comprendiamo quale parte di noi li trovava così irresistibili...magari continuano pure ad essere stronzi.
Solo che a noi non piacciono più.
Ed è già un'enorme forma di libertà.

Insomma, non c'è nulla che somigli al "per sempre", come non esiste la sfiga o roba avaria
C'è solo una vita con le sue ferite, con mancanze affettive, magari accompagnata da un' infanzia faticosa, e da lì parte tutto.
" Conosci te stesso", diceva qualcuno.
"Conosci il tuo Cielo", dico io.
Perché quel Cielo è il cammino dell'Anima e il riconoscimento delle nostre ferite, con la consapevolezza che ne consegue.
E allora, forse, smetteremo pure di scegliere stronzi.

Federica Giannini

Se tu mi chiedi cosa faccio in questa vita amico mioLa sola cosa che so dirti è non lo so nemmeno ioViviamo tempi troppo...
18/08/2026

Se tu mi chiedi cosa faccio in questa vita amico mio
La sola cosa che so dirti è non lo so nemmeno io
Viviamo tempi troppo austeri
Siamo animali di città
Eppure sai che ogni notte prima di dormire io
Che ho preso tutto da mia nonna faccio una preghiera a Dio
Potrà sembrarti rituale però a me dà serenità
Con la certezza che ci sia
Una realtà che va al di là di questa comprensione mia
Potrai chiamarla anche magia
Per me adesso si chiama universo
Stringo i pugni e rido ancora che la vita è questa sola
Se un giorno un’altra vita arriverà
Mi sono già promessa di non viverla in città e quindi
Di ogni giorno prendo il buono
Tanto a cosa serve a un uomo
Svegliarsi e dire che oggi non andrà
È troppo presuntuosa la previsione di una verità
Se tu mi chiedi cosa faccio in questa vita amico mio
La sola cosa che so dirti è non lo so nemmeno io
Viviamo tempi troppo austeri in queste stupide città
Ma ho la certezza che ci sia
Una realtà che va al di là di questa comprensione mia
Potrai chiamarla anche utopia
Per me adesso è solo universo
Stringo i pugni e rido ancora
Che la vita è questa sola
Se un giorno un’altra vita arriverà
Mi sono già promessa di non viverla in città
Di ogni giorno prendo il buono
Tanto a cosa serve a un uomo
Svegliarsi e dire che oggi non andrà
È troppo presuntuosa la previsione di una verità
Di una verità
Di una verità
Di una verità

Arisa - Guardando il Cielo (Official Video - Sanremo 2016)Ascolta ...

Sii "Il tuo primo TI AMO"!
17/08/2026

Sii "Il tuo primo TI AMO"!

Consigliata la lettura. Per gli uomini, per alcuni, sostituire la parola madre con padre!🌸🌸🌸QUANDO UNA DONNA SMETTE DI F...
14/08/2026

Consigliata la lettura. Per gli uomini, per alcuni, sostituire la parola madre con padre!🌸🌸🌸

QUANDO UNA DONNA SMETTE DI FARGLI DA MADRE, L’UOMO DEVE SCEGLIERE: CRESCERE O TROVARE UN’ALTRA MAMMA

Ora dirò una cosa che a molti non piacerà.

E no, non ho una statistica che dica che «l’80% degli uomini fa esattamente così».
Ho qualcos’altro.
Ho visto questo copione troppe volte.
E l’ho vissuto anch’io. Più di una volta.
Una donna forte incontra un uomo.
E molto spesso non vede l’uomo che ha davanti.

Vede il suo potenziale.

Vede ciò che POTREBBE diventare.

Se solo lo sostenesse un po’.

Se gli desse abbastanza amore.

Se credesse in lui.

Se lo aiutasse a comprendere i suoi traumi.

Se lo tirasse fuori dall’ennesimo casino.

Se lo perdonasse ancora una volta.

Se gli spiegasse ancora un po’.

Se aspettasse ancora un anno.

E comincia a farlo crescere.

Solo che lo chiama amore.

Diventa la sua donna.

La sua amica.

La sua psicologa.

La sua motivatrice.

La sua salvatrice.

A volte il suo sostegno economico.

A volte la manager di tutta la sua vita.

E lentamente diventa sua madre.

Lo compatisce.

Lo perdona.

Lo sostiene.

Lo protegge.

Giustifica il suo comportamento con se stessa e con gli altri:

«Ha avuto un’infanzia difficile.»

«Sua madre non lo amava.»

«È stato tradito.»

«Ha solo paura dell’intimità.»

«È una brava persona, è solo ferito.»

«Io so com’è veramente.»

E poi arriva la frase più pericolosa:

«Io vedo un enorme potenziale in lui.»

Tesoro mio.

Sei venuta a vivere con un uomo o a investire in una start-up?

Perché un uomo non è un progetto.
E l’amore non è un centro di riabilitazione per bambini feriti.
Ma c’è anche un altro lato di questa storia.

Anche per l’uomo questo sistema può essere incredibilmente comodo.

Viene amato.

Compreso.

Perdonato.

Accudito emotivamente.

A volte qualcuno pensa al posto suo.

Qualcuno lo tira fuori dai problemi.

E finché la donna interpreta il ruolo della mamma, lui non ha necessariamente bisogno di diventare adulto.

Il problema comincia quando la mamma improvvisamente si licenzia.

La donna cambia.

Comincia a occuparsi di sé.

Smette di salvare.

Smette di spiegare.

Smette di chiudere gli occhi.

Smette di trascinare tutto sulle proprie spalle.

Smette di essere comoda.

E dice:

«Non voglio più essere tua madre. Voglio essere la tua donna.»

È qui che il sistema comincia a creparsi.

Perché adesso l’uomo deve fare qualcosa che forse non ha mai fatto davvero nella sua vita:

stare sulle proprie gambe.

Ed è qui che io ho visto ripetersi diversi scenari.

Un uomo cresce davvero.

È la strada più difficile.

Attraversa rabbia, paura, vergogna, resistenza — e rimane.

Ma non più come figlio.

Diventa un partner.

Un altro invece comincia a cercare una nuova mamma.

Una donna che torni a comprenderlo.

Compatirlo.

Perdonarlo.

Sopportarlo.

Organizzare la sua vita.

Salvarlo.

Un altro ancora torna dalla mamma vera — fisicamente oppure psicologicamente.

E poi c’è una variante ancora più interessante.

Rimane con la sua «donna-mamma», perché lì è comodo, sicuro, familiare, caldo.

Ma porta fuori dalla coppia l’energia sessuale.

E compare un’amante.

Spesso più giovane.

Non perché una donna giovane sia necessariamente migliore.

Ma perché lei non lo ha mai visto bambino.

Non sa come qualcuno lo abbia raccolto a pezzi.

Non sa quante volte sia stato perdonato.

Non sa chi abbia pagato le bollette quando lui non poteva farlo.

Non conosce la sua impotenza.

Non conosce la sua dipendenza.

Davanti a lei può presentarsi già come Uomo.

E con lei non è costretto a incontrare continuamente la propria storia.

Ecco perché non credo sempre alla frase:

«Semplicemente non ha voluto evolvere insieme a me.»

A volte è molto più complesso.

A volte lui è anche cresciuto.

Ma accanto alla donna che lo ha cresciuto gli è impossibile dimenticare quanto piccolo sia stato un tempo.

E questo può generare una vergogna enorme.

E invece di attraversare quella vergogna, riconoscere il passato e trasformare la relazione, è più facile cambiare scenario.

Un’altra donna.

Un’altra casa.

Un’altra vita.

Lì nessuno conosce la tua versione precedente.

Puoi ricominciare da zero.

Ma adesso arriva la parte più scomoda per noi donne.

Perché sarebbe facilissimo scrivere:

«Quanto sono ingrati gli uomini.»

No.

Così non capiremo ancora niente.

Io stessa sono stata quella donna.

Anch’io vedevo il potenziale.

Anch’io aiutavo.

Tiravo fuori.

Spiegavo.

Credevo.

Salvavo.

Facevo crescere.

E poi mi stupivo:

«Com’è possibile? Dopo tutto quello che ho fatto per te?»

Oggi, invece, mi faccio una domanda completamente diversa:

Ma chi me l’aveva chiesto?

È qui che comincia la crescita della donna.

Non quando impara a salvare ancora meglio.

Ma quando finalmente comprende:

se devi far crescere un uomo, forse davanti a te non c’è ancora l’uomo con cui vuoi costruire una relazione adulta.

Il potenziale non è una persona.

Il potenziale è la nostra fantasia su ciò che quella persona potrebbe diventare un giorno.

E quante donne non amano l’uomo che hanno davanti…

ma la sua versione futura.

«Quando avrà risolto il rapporto con sua madre…»

«Quando comincerà a guadagnare…»

«Quando smetterà di bere…»

«Quando finalmente si aprirà…»

«Quando crederà in se stesso…»

«Allora comincerà la nostra vera vita.»

Ma intanto la vita passa.

Cinque anni.

Otto.

Quindici.

E un giorno la donna dice:

«Gli ho dato gli anni migliori della mia vita.»

No.

È doloroso ammetterlo, ma non glieli hai dati.

Hai scelto tu di investirli in questo copione.

Perché anche il salvatore ha bisogno di qualcuno da salvare.

Finché hai bisogno di me, non mi abbandonerai.

Finché senza di me non ce la fai, io sono indispensabile.

Finché mi occupo del tuo bambino interiore, non devo incontrare il mio.

E qui non stiamo più parlando di uomini cattivi.

Stiamo parlando di due bambini feriti che un giorno hanno chiamato amore la loro dipendenza reciproca.

Uno ha detto:

«Prenditi cura di me.»

L’altra ha risposto:

«Ti salverò io.»

Ed entrambi hanno ottenuto esattamente il ruolo di cui avevano bisogno.

Fino al momento in cui uno dei due ha cominciato a diventare adulto.

Per questo oggi non voglio più far crescere un uomo.

Non voglio sviluppare il suo potenziale.

Non voglio essere sua madre.

La sua psicologa.

La sua riabilitatrice.

La sua salvatrice.

Posso sostenere l’uomo che amo.

Posso attraversare con lui un periodo difficile.

Posso abbracciarlo.

Posso aiutarlo.

Ma non voglio più portare sulle mie spalle un adulto e chiamarlo amore.

Perché l’amore adulto non comincia quando una donna riesce a trasformare un bambino in un uomo.

Comincia quando finalmente si incontrano due persone capaci di dire:

«Io posso vivere senza di te.
Tu puoi vivere senza di me.
Ma io scelgo te.»

Questo, per me, è amore.

Non dipendenza.

Non salvataggio.

Non debito.

Non «dopo tutto quello che ho fatto per te».

Ma la libera scelta di due adulti.

Donna, smetti di far crescere un uomo per la sua prossima donna.

Fai crescere te stessa.

E accanto a te scegli qualcuno che non hai bisogno di adottare.

Con amore,
Natalya Kirone Sholda

Grazie Condivido questa Verità dettata dall’esperienza, anche mia, è la voce di una Donna per tante Donne e per altrettanti Uomini!
Paola 🌹🌿

16/07/2026

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