La mia stanza

La mia stanza I miei progetti, alcune riflessioni

18/08/2026

Scrivo. Scrivo davvero tanto. Annoto riflessioni, episodi di vita, racconto storie, persone e ricordi.

Mi chiedo spesso perché io lo faccia.

Mi sono detta che è per trattenere ciò che la memoria custodisce, per riflettere e fare chiarezza dentro di me, o magari per lasciare ai miei figli e ai miei nipoti una traccia di chi sono stata.

Sì, forse è tutto vero.

Ma oggi comprendo che il mio bisogno più profondo di scrivere è un altro.
E’ poter parlare, esprimere chi sono davvero.

Trovo che dialogare e confrontarsi sia diventato così arduo.
La conversazione è spesso il monologo di chi vuole prendersi la scena o la prevaricazione di chi si sente più forte.

Ecco perché scrivo. Perché sulla pagina posso finalmente esprimermi, senza dovere chiedere il permesso di parlare.

05/08/2026

LA FESTA DEL RITORNO

Mio nipote ha voluto salutare tutti con una festa di famiglia. Sapendo che si sarebbe assentato per un po', ha desiderato con tutto il cuore una cena di arrivederci. E più eravamo, più era felice, quasi come fosse Natale!

Gli abbracci che ci ha regalato prima di partire! Sembrava che dovessimo salutarci per chissà quanto tempo, quando in realtà sarebbero passati soltanto quindici giorni.

E' così da un po' di tempo.
Questa volta, però, mi ha intenerito ancora di più. Ha organizzato perfino la festa per il suo ritorno, scegliendo già il menù della cena.

Credo che questo lo aiuti a sentirsi tranquillo e gli dia la certezza che, quando tornerà, ritroverà tutto esattamente come lo ha lasciato.

Mi fa piacere pensare che ogni festa di arrivederci e di bentornato sia il nostro modo per dirgli che noi siamo qui e che ci saremo sempre.

28/07/2026

L'IMPEGNO

"Sei una brava donna di casa!" mi ha detto mio nipote.

Voleva farmi un complimento e io l'ho preso come tale. Mi vede sempre indaffarata e ha tratto le sue conclusioni. Per lui il fatto stesso che io mi dia da fare è già una qualità. Poco importa se la carbonara farebbe inorridire un romano, se c'è sempre un granello di polvere che riesce a sfuggirmi, se i vetri non sono puliti o se il giardino grida vendetta.

Lui guarda l'intenzione, non il risultato. E questa, in fondo, è una grande lezione. Vede una nonna che si rimbocca le maniche, non una casalinga da copertina. E il fatto che apprezzi il mio impegno mi fa un enorme piacere, perché la buona volontà è una virtù che raramente riceve gli applausi che merita.

Spero che, almeno in questo, io possa essere un buon esempio: non quello della perfezione, ma della costanza. Quello di chi ci prova, anche sapendo che ci sarà sempre qualcosa da rifare.

Confesso però che un po' mi dispiacerebbe passare alla storia come "quella che si dava tanto da fare".

22/07/2026

LA FATICA DI ESSERE FELICI

Sono sempre stata convinta che siamo noi i veri artefici della nostra felicità. Che non ci venga regalata, ma che vada conquistata giorno dopo giorno, attraverso scelte coerenti con ciò che siamo davvero. Con una mente capace di riconoscere il valore dell'esserci e del fare, che sappia posarsi solo su ciò che merita attenzione. Con una sensibilità che ci permetta di vedere, sentire, toccare e gustare tutto ciò che è autenticamente bello e buono.
Eppure, dopo tanto tempo trascorso a scegliere, a costruire, a riflettere e a essere fedele a questa convinzione, mi accorgo di non avere più la forza di sostenere ogni giorno questa fatica.

Vorrei smettere, almeno per un po', di dover conquistare tutto. Vorrei che fosse più semplice, che ogni tanto mi venisse incontro senza chiedermi continuamente uno sforzo in più.

01/07/2026

Fra poco compirò 70 anni.

Per diverso tempo ho immaginato di festeggiare questo traguardo come si deve. Poi, mano a mano che la data si avvicina mi viene voglia di lasciarla passare quasi in silenzio, come se, non nominandola, quei settant'anni non fossero del tutto veri.

Questa mattina, però, mio figlio mi ha regalato un sorriso. Mi ha detto: "Mamma, hai ancora una decina d'anni prima di invecchiare davvero. E poi, anche a ottant'anni, ti immagino sempre impettita, davanti a tutti, con la tua energia!".

Questo è il regalo più bello, lo sguardo di chi ti vuole bene e ti dice che l'età è solo un numero.

17/06/2026

L'IRONIA

"Oggi farà davvero caldo! Mi raccomando, bevi spesso e bagnati la testa se stai a lungo al sole!"
"Grazie che me l'hai detto, nonna! Non lo sapevo!"
"Meno male che ascolti la nonna!"
"Ma guarda che ero ironico!"

Otto anni e già padrone dell'ironia. Alla sua età io non sapevo nemmeno cosa significasse questa parola.

Se mi guardo indietro, penso che allora esisteva una quasi totale aderenza tra le parole e la realtà. Le cose erano semplicemente ciò che apparivano.
Persino i messaggi della televisione li interpretavo in modo letterale. Ricordo Calimero che si lamentava:
"Tutti ce l'hanno con me perché sono piccolo e nero".
Per me quel "nero" era soltanto la fuliggine da lavare via.
Solo molti anni dopo ho compreso che quel personaggio poteva raccontare anche il tema della diversità e del pregiudizio.

Credo che sia proprio qui la differenza tra le nostre infanzie.
Noi crescevamo in un mondo più lineare, dove metafore e ironia arrivavano con il tempo.
I bambini di oggi, immersi fin da piccoli in una comunicazione complessa, imparano presto che dietro una frase può nascondersi un altro significato.

Quindi, sorge spontanea una domanda.
Mi sono persa qualcosa io, o si stanno perdendo qualcosa i bambini di oggi?

La risposta che mi do è che sono cambiati i nostri universi.
Noi abbiamo sviluppato l'intelligenza motoria, la pazienza dell'attesa e il rispetto del limite. Loro stanno sviluppando un'intelligenza linguistica e cognitiva precoce.

Io ho vissuto il mio tempo con gli strumenti di allora. Loro stanno vivendo un mondo più complesso, che lo sarà sempre di più, e stanno affinando gli strumenti per appropriarsene.

Certo, forse un po' di quella sana, ingenua ubbidienza non guasterebbe...

08/06/2026

GLI IMBROGLIONI

L'ultimo giorno di scuola Noah è tornato a casa molto arrabbiato. Aveva il viso scuro.

"Che succede, Noah? " gli ho chiesto

"Oggi, al parco, abbiamo giocato a calcio con quelli della 2^B.

"Bello! Ti sei divertito?"

"No, per niente. Sono dei grandi imbroglioni! Abbiamo segnato dei gol bellissimi, ma loro dicevano che non erano validi. Valevano solo i gol loro! Non è giusto!"

"Ma non c'era un arbitro a controllare?"

"Eh no, non c'era nessuno. Abbiamo fatto da soli. Non era una partita di campionato, giocavamo per divertirci e io non mi sono divertito."

"Vedi, Noah, quello che è successo oggi sul campo di calcio succede ogni giorno nel mondo dei grandi quando non ci sono le regole. Senza un arbitro, vince sempre chi è più prepotente."
La prossima volta, prima di giocare, scegliete un arbitro e andrà meglio."

Nel loro piccolo mondo di giochi e di scuola, i bambini imparano a destreggiarsi tra le prime ingiustizie e scoprono la loro strada per diventare grandi.

06/06/2026

GLI OCCHI DI IRENE

Raccontavo a mia nipote un fatto di cronaca riguardante una discriminazione ai danni di una coppia omosessuale. Lei mi ha guardata con gli occhi spalancati, sinceramente meravigliata che nel 2026 possa ancora esistere un simile pregiudizio.

La sua reazione mi ha aperto una finestra sul modo in cui le nuove generazioni vedono il mondo.
Riflettendo sulla comunità LGBT, Irene ha detto:
"Ma unire sotto un unico grande ombrello gruppi e situazioni così diverse, non rischia di diventare una forma di auto-esclusione? Non ci si proclama uniti nella diversità rispetto a una presunta normalità?"
Ci ho pensato.
"Accipicchia, Irene, hai ragione" ho risposto,
"il rischio c'è".

Eppure, storicamente, quel mettersi insieme è nato come scudo, come necessità di farsi forza contro le discriminazioni reali.

La visione di mia nipote va oltre, guarda al traguardo finale, un mondo in cui non dovrebbero esistere etichette per l'orientamento sessuale, perché l'amore e l'identità appartengono alla sfera privata, alla libertà sacrosanta di ogni individuo, senza bisogno di essere catalogati o giustificati pubblicamente.

Irene ha quindici anni.
Si guarda intorno, riflette, elabora un pensiero critico e prende posizione. Mi racconta che nella sua classe, al di fuori dell’orario di lezione, discutono di politica, si interrogano sui problemi della società.

Davanti a tanta lucidità mi chiedo cosa stiamo aspettando a dare spazio a questi giovani nella vita politica del Paese?

LA MERENDAIeri ho preparato la merenda per mio nipote, ma poi ho dimenticato di metterla nello zaino. Eppure devo ricono...
30/05/2026

LA MERENDA

Ieri ho preparato la merenda per mio nipote, ma poi ho dimenticato di metterla nello zaino. Eppure devo riconoscere che è un bambino in gamba e che sarebbe perfettamente in grado di preparare la sua cartella da solo. Questa volta, però, si è fidato dell'autorità dell'adulto.

Alle 12 mia figlia mi ha segnalato che il portamerenda era rimasto sul tavolo.

Voglio essere chiara: la cosa, in sé, non era grave. Un bambino non muore di fame per una giornata senza merenda, soprattutto se alle 12.30 lo aspetta il pranzo in mensa.

Io, però, mi sono sentita la solita distratta, incapace di portare a termine le cose. Poi è arrivato il senso di colpa per la lunga mattinata di Noah senza nulla da mangiare e, infine, il dispiacere nei confronti di mia figlia, immaginando che avesse pensato: «Davvero non posso fidarmi di mia madre».

Alle 16.30, però, al ritorno da scuola, ho ricevuto una bellissima risposta.

Noah non aveva diviso la merenda con nessuno e nessuno aveva rinunciato a parte della propria per lui. Semplicemente, teneva sotto il banco un pacchetto di grissini che aveva lasciato lì proprio per affrontare eventuali situazioni impreviste, come una merenda dimenticata.

Che sollievo! Non solo non aveva sofferto la fame, ma ho anche scoperto qualcosa di importante.
Noah dispone già di risorse personali per far fronte alle difficoltà.

Noi adulti dimentichiamo che i bambini non sono piccoli incapaci da proteggere in ogni momento. Sono persone in crescita, che imparano ad affrontare gli imprevisti, a cercare soluzioni e a trovare dentro di sé le risposte ai propri bisogni.

14/05/2026

I BAMBINI E L’ETIMOLOGIA

Mio nipote è un bambino vivace, come tanti. Ha bisogno di muoversi, di correre.

Questa vitalità, però, si scontra inevitabilmente con le esigenze della vita scolastica. Se tutti si abbandonassero senza freni alla propria esuberanza, l’ambiente diventerebbe presto ingestibile. E quando la scuola si sviluppa su più piani, con diverse classi che durante l’intervallo si affacciano sullo stesso corridoio, è facile comprendere quanto l’autocontrollo sia necessario per garantire la sicurezza.

Lui, tuttavia, fatica a contenere il proprio entusiasmo. Così la maestra ripete più volte:
- Non si corre nel corridoio!
Mio nipote solleva un’obiezione.
- Ma come? Si chiama corri-doio! Allora vuol dire che lì si può correre!
La maestra inesorabile replica:
- No, nel corridoio si cammina.
Pensoso, arriva quindi alla conclusione fra sé e sé, come mi ha raccontato poi a casa:
— Allora dovrebbe chiamarsi camminatoio.

I bambini non si limitano a usare le parole, le interrogano e le scompongono. Quando gli adulti si affidano all’abitudine, loro cercano una coerenza.

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