27/02/2026
LA STRADA SMARRITA DI ANTONIETTA
Antonietta saluta il marito e la figlia con un sorriso frettoloso e chiude la porta di casa alle sue spalle. La sua Ypsilon è già parcheggiata fuori, pronta. Deve raggiungere la parrucchiera, a pochi minuti da casa, Evelina, la sua fidata parrucchiera di sempre. Aveva rimandato più volte quell’appuntamento, ma ora non poteva più aspettare. I capelli grigi, se trascurati, la facevano sembrare più anziana dei suoi settantasei anni, e lei ci teneva ancora a sentirsi in ordine.
Sale in auto e parte. Conosce quella strada a memoria: al semaforo si gira a sinistra, poi sempre dritto, e in fondo a destra. Un percorso fatto decine, forse centinaia di volte. Ma oggi qualcosa non torna. Arrivata al semaforo, trova un divieto di accesso. Niente svolta a sinistra.
Antonietta esita, stringe il volante. Poi si rassicura: “Girerò più avanti, non è un problema. Ritroverò sicuramente il negozio di Evelina.” Continua, un po’ più lentamente, cercando riferimenti familiari. Ma in fondo alla strada trova un altro ostacolo: obbligo di svolta a destra.
“E ora dove vado?” mormora ad alta voce, come se qualcuno potesse risponderle.
Le luci del giorno cominciano a calare, il cielo si fa grigio, poi sempre più scuro. L’ombra della sera avanza e con lei cresce la confusione.
“Che idea accettare un appuntamento così tardi…” pensa, con un filo d’ansia. “Adesso non so dove mi trovo… e non so nemmeno come tornare a casa.”
Continua a guidare, senza una direzione precisa. Le strade si susseguono, una dopo l’altra, sempre più sconosciute. Il tempo scorre, ma per Antonietta sembra dilatarsi, perdere significato. I cartelli diventano difficili da leggere, le indicazioni si confondono.
“Forse devo fermarmi… chiedere a qualcuno… capire dove sono,” si dice, con un crescente senso di smarrimento.
All’improvviso si ritrova su una strada larga, veloce. Senza rendersene conto è arrivata in autostrada. Spaventata, si ferma prima del casello e chiede indicazioni a un uomo lì vicino.
“Per tornare a Milano?” le chiede lui. “Prenda l’autostrada in direzione Milano, e vedrà che arriva.”
“Va bene… grazie,” risponde Antonietta, aggrappandosi a quelle parole come a una promessa.
Riparte. Ma la stanchezza e la confusione giocano brutti scherzi. Senza accorgersene, imbocca la direzione opposta. Guida ancora, per ore. Esce dall’autostrada, prende altre strade, poi altre ancora. Il mondo intorno a lei scorre come un paesaggio lontano. Ormai Antonietta ha perso ogni riferimento: non sa più dove si trova.
Quando arriva la notte, il buio sembra inghiottire ogni cosa. Non ci sono lampioni, non ci sono case, solo una strada stretta che si perde nel nulla. All’improvviso l’auto sobbalza, poi si spegne. Il carburante è finito.
Antonietta resta immobile per qualche secondo, le mani ancora strette sul volante. Il silenzio è totale, irreale. “Cosa faccio adesso?” sussurra, con la voce incrinata. “Devo chiedere aiuto.”
Scende dall’auto, lasciandola sul ciglio della strada. L’aria è fredda, il cielo nero come la pece. Nessuna luce, nessun rumore, solo il battito del suo cuore.
Si incammina, lentamente, cercando un una presenza umana. Ma la strada piega, il terreno cambia. Antonietta non se ne accorge. I suoi occhi non distinguono più i contorni, la notte ha cancellato ogni confine.
Davanti a lei, oltre il bordo della strada, il vuoto.
L’ultimo tratto della giornata di Antonietta si spegne così, nel silenzio profondo della notte, lungo una strada che non è mai riuscita a ritrovare.