01/08/2026
๐๐ ๐ง๐๐๐ค๐ก๐ ๐ฃ๐ค๐ฃ ๐จ๐ ๐จ๐๐ง๐๐ซ๐ค๐ฃ๐ค ๐ฅ๐๐ง ๐๐ค๐ฃ๐ซ๐๐ฃ๐๐๐ฃ๐ฏ๐. ๐๐ก ๐ง๐๐๐๐๐๐ข๐ค ๐๐๐ก ๐พ๐๐ฅ๐ค ๐๐๐ก๐ก๐ค ๐๐ฉ๐๐ฉ๐ค ๐จ๐ช๐ก๐ก๐ ๐ก๐๐๐๐ ๐๐ก๐๐ฉ๐ฉ๐ค๐ง๐๐ก๐
La Cerimonia del Ventaglio costituisce, da decenni, uno degli appuntamenti piรน significativi della vita istituzionale della Repubblica. Nel momento in cui Parlamento e Governo si avviano verso la pausa estiva, il Presidente della Repubblica offre tradizionalmente una riflessione sul tempo che il Paese attraversa, affidando alle istituzioni e all'opinione pubblica alcune chiavi di lettura destinate ad accompagnare il dibattito dei mesi successivi.
L'edizione di quest'anno si รจ collocata nel coacervo di una stagione politica particolarmente delicata. La Camera dei deputati aveva da pochi giorni approvato la legge elettorale proposta dalla destra, il Senato si preparava ad affrontarne l'esame, il confronto tra le forze politiche continuava - e continua tuttora - a svilupparsi attorno al premio di maggioranza, alla soglia del quarantadue per cento, al ritorno delle preferenze, ai rapporti di forza tra maggioranza e opposizioni.
In un simile contesto, il Capo dello Stato ha esercitato la propria funzione di garanzia con quella misura che costituisce uno dei tratti piรน riconoscibili del suo alto magistero. Il richiamo al rispetto delle prerogative parlamentari ha preceduto ogni altra considerazione. Una legge ancora all'esame delle Camere appartiene, infatti, alla responsabilitร del Parlamento, mentre al Presidente della Repubblica spetterร poi, secondo il disegno costituzionale, ogni valutazione nel momento della promulgazione.
La scelta di arrestarsi dinanzi al confine delle proprie attribuzioni ha conferito ancora maggiore forza alle parole pronunciate subito dopo. L'attenzione รจ stata rivolta all'astensionismo, alla progressiva rarefazione della partecipazione politica, alla distanza che separa una parte sempre piรน ampia del corpo elettorale dalle istituzioni rappresentative. In poche frasi รจ stato individuato il punto dal quale ogni riflessione sulla legge elettorale dovrebbe prendere avvio. Una democrazia vive della qualitร del rapporto tra cittadini e istituzioni; la tecnica elettorale rappresenta soltanto lo strumento attraverso il quale quel rapporto si traduce in rappresentanza politica.
Si รจ trattato di un duro monito, per quanto dai tratti felpati, come nello stile del Capo dello Stato. L'intero dibattito delle ultime settimane si รจ infatti sviluppato seguendo un itinerario diverso. Premi di maggioranza, soglie di accesso, collegi, coalizioni, simulazioni statistiche, prospettive di governo, addirittura ricatti di voto anticipato tale da mettere a rischio il conseguimento della pensione per qualche decina di peones riottosi, hanno occupato quasi interamente la discussione pubblica, come se la stabilitร dell'esecutivo esaurisse il significato di una legge elettorale. La prospettiva indicata dal Presidente della Repubblica conduce, invece, verso un orizzonte alieno per molti dei protagonisti e assai piรน ampio. La questione individuata dal Capo dello Stato come decisiva รจ, infatti, la fiducia che il cittadino dovrebbe continua a riporrere nella possibilitร di concorrere, attraverso il voto, alla formazione della volontร politica della Repubblica.
Proprio questo costituisce il filo conduttore della riflessione che ho sviluppato in Repubblica a chiamata diretta. Premierato e deriva plebiscitaria, la cui ampia appendice era dedicata al disegno di legge Malan-Bignami, quando il progetto di riforma muoveva ancora i primi passi. La questione costituzionale appariva giร allora nella sua reale dimensione. Il problema trascendeva la misura del premio di maggioranza, la percentuale richiesta per conseguirlo, la distribuzione dei seggi. Al centro emergeva una diversa concezione della democrazia, progressivamente orientata verso la concentrazione della legittimazione politica e verso una rappresentazione del consenso costruita soprattutto attorno alla figura del vincitore.
La riforma del premierato e la legge elettorale appartengono cosรฌ ad un medesimo percorso. La prima imprime una trasformazione alla forma di governo; la seconda interviene sul modo in cui il Parlamento prende forma. L'una e l'altra finiscono per incidere sul delicato equilibrio che la Costituzione del 1948 aveva costruito attraverso la diffusione del potere, la centralitร delle Camere, il pluralismo della rappresentanza, il sistema dei contrappesi. Se anche ogni singola modifica potrebbe apparire circoscritta, l'insieme restituisce, invece, l'immagine di una progressiva traslazione del baricentro costituzionale.
Le parole del Presidente della Repubblica acquistano, alla luce di questa evoluzione, un significato che supera largamente la contingenza della cronaca parlamentare. Il suo richiamo alla partecipazione รจ, sotto questo profilo, emblematico. Prima della governabilitร viene la rappresentanza; prima della rappresentanza la partecipazione; prima ancora si colloca la fiducia del cittadino nella capacitร del proprio voto di concorrere realmente alla costruzione delle istituzioni.
La stessa profonditร attraversa il passaggio dedicato al principio di legalitร . Una societร ordinata trae la propria forza dalla stabilitร delle regole comuni, dalla loro capacitร di orientare la convivenza civile, dalla loro estraneitร rispetto alle convenienze del tempo politico. Il principio vale per ogni settore dell'ordinamento e trova nella legislazione elettorale una delle sue espressioni piรน elevate. Le regole della competizione democratica custodiscono il momento nel quale la sovranitร popolare si trasforma in rappresentanza; proprio per questo richiedono una particolare distanza dagli interessi della maggioranza contingente e una costante fedeltร ai principi supremi della Costituzione. Difficile non scorgere in queste poche ma calibrate a righe il rimprovero rispetto ai comportamenti censurabili che hanno visto una parte politica, a un anno circa dalla celebrazione delle elezioni, formulare una proposta di legge elettorale dopo che i sondaggi da essa commissionati davano quella stessa parte soccombente in gran parte dei collegi uninominali. E allora, il Presidente ha tenuto ad ammonire che una legislazione non ispirata all'interesse pubblico ma asservita agli interessi di una parte costituisce la negazione ante litteram della buona pratica costituzionale, tanto piรน quando intercetta un terreno delicato come la legge elettorale.
L'esperienza repubblicana mostra, con chiarezza, come la stabilitร delle istituzioni abbia sempre trovato alimento nella oggettivitร della legislazione elettorale, nella credibilitร delle procedure, nella convinzione diffusa che il voto costituisca il luogo piรน alto della cittadinanza. Il discorso pronunciato al Quirinale consegna cosรฌ al Parlamento una responsabilitร che trascende il destino della legislatura. Ogni legge elettorale รจ chiamata certamente a rendere possibile la formazione di un governo. Ma una buona legge elettorale รจ chiamata, prima ancora di questo, a rendere piรน forte il legame tra il popolo e le sue istituzioni, perchรฉ soltanto da quel legame la Repubblica riceve la propria autentica legittimazione. Essa รจ, infatti, la forma giuridica mediante la quale la sovranitร popolare, chi appartiene al popolo come da incipit della Costituzione, si traduce in rappresentanza parlamentare. Ed รจ precisamente in questo passaggio che si misura, ogni volta, la fedeltร del legislatore alla Costituzione.
Pietro Gurrieri