09/09/2026
Bollettino Poetico:
👉[-1] Perché dovresti farlo adesso?
Buongiorno :)
ieri, nell’oggetto dell’email, ti ho scritto che mancavano ancora tre giorni per partecipare ad Altre Frontiere – Inglese. Questa mattina, guardando meglio il calendario, mi sono accorto di aver sbagliato il conto.
La possibilità di inviare le tue poesie terminerà domani.
Ci tenevo a dirtelo subito, prima di raccontarti il pensiero con cui mi sono svegliato oggi.
Settembre, in fondo, non arriva mai tutto insieme.
All’inizio cambia soltanto la luce. Le giornate conservano ancora qualcosa dell’estate, ma verso sera il sole si abbassa prima e i colori sembrano diventare più quieti.
Me ne accorgo soprattutto quando passo accanto ad un Parco vicino la redazione rinominato il Parco dei Conigli.
È un nome che mi ha sempre fatto sorridere, anche perché i conigli non ci sono più da molti anni. Eppure nessuno ha smesso di chiamarlo così. Forse certi nomi rimangono proprio perché custodiscono qualcosa che il tempo ha portato via.
Tra poche settimane anche quel parco cambierà aspetto. Le foglie cominceranno a raccogliersi lungo i sentieri, l’odore della terra diventerà più intenso e le panchine resteranno per qualche ora sotto una luce più morbida.
Quando ci cammini dentro, non accade nulla di straordinario. Ed è forse proprio questo il bello.
Per qualche minuto rallenti. Senti le foglie muoversi sotto i passi, osservi un ramo ormai quasi spoglio e ti accorgi di particolari davanti ai quali, durante il resto dell’anno, saresti passato senza fermarti.
L’autunno non porta via tutto:
cambia il modo in cui guardiamo ciò che rimane.
Pensando a questo, mi sono domandato se non accada qualcosa di simile anche a una poesia quando viene tradotta.
Il testo non perde la lingua nella quale è nato. I versi italiani rimangono lì, con il loro suono, i ricordi che li hanno generati e le parole che hai scelto una per una.
Accanto, però, nasce un’altra possibilità.
La stessa poesia può essere diffusa internazionalmente e letta sicuramente da qualcuno dall'altra parte del mondo.
Cambia il suono delle parole, ma ciò che hai provato mentre le scrivevi può continuare a viaggiare.
È un po’ come quel vecchio nome rimasto al parco: il tempo ha trasformato il luogo, ma non ha cancellato la storia che custodisce.
Tradurre una poesia significa permetterle di cambiare lingua senza dimenticare da dove viene.
Forse è questa la libertà più bella che possiamo concedere a ciò che scriviamo: non trattenerlo soltanto nei luoghi che già conosce, ma lasciargli la possibilità di raggiungere altri occhi, altre sensibilità e una persona che, dall’altra parte del mondo, potrebbe riconoscersi proprio in uno dei nostri versi.
Sai qual è la cosa che mi colpisce sempre?
Ogni volta che un autore decide di tradurre i propri versi, scopre significati che non sapeva di aver nascosto.
Succede perché l’inglese ti costringe a un altro ritmo, a un altro passo.
Alcuni autori della nostra comunità, quando hanno tradotto nella collana “Altre Frontiere – Inglese”, hanno detto una cosa curiosa:
“Mi sono riconosciuto meglio nella versione inglese che in quella italiana”.
Non perché l’italiano non fosse vero, ma perché l’inglese metteva a n**o le ossa del testo, lasciando visibile la struttura emotiva.
E poi c’è un’altra verità meno romantica, ma potentissima: l’inglese è la lingua che permette a un poeta di non restare intrappolato nel proprio quartiere culturale.
È una porta sul mondo.
Sai che il 90% delle riviste internazionali che accettano poesia richiedono testi in inglese?
E che moltissimi festival da Dublino a Toronto, da Edimburgo a Brighton leggono per prima cosa i materiali tradotti?
Ma il punto non è solo “essere letti”: è come vieni tradotto.
Perché una poesia non si traduce parola per parola. Si traduce per risonanza. E per farlo servono traduttori che non siano macchine di precisione, ma esseri porosi, capaci di ascoltare quel respiro sottile che sta tra i tuoi versi.
Qui entra in gioco la collana “Altre Frontiere – Inglese”, e non lo dico per fare scena.
La differenza la fa la collaborazione con l’Istituto Universitario di Alti Studi per Mediatori Linguistici “Carlo Bo”. Gente che ha formato generazioni di professionisti, e che conosce una verità semplice: la traduzione letteraria non è un mestiere, è un organo sensibile. Lavora come la pelle: assorbe, filtra, restituisce.
Ho letto alcune testimonianze di autori passati dalla collana.
Una poetessa romana ha raccontato che il suo testo, dopo il lavoro di traduzione, è stato accettato da una rivista americana che non rispondeva da anni. Un altro autore, un ragazzo di Bari, ha ricevuto un invito per un reading in Scozia proprio grazie alla versione inglese.
E una signora milanese, questa storia mi fa sempre sorridere, ha detto che solo dopo aver visto la traduzione ha capito che il suo stile era “più internazionale di quanto pensasse”.
C’è qualcosa di profondamente umano nel lasciare che qualcuno traduca la tua voce. È come permettere a un amico di raccontare la tua vita a qualcun altro: ti affidi, sì, ma vuoi che lo faccia con delicatezza, senza tradirti.
E la collana “Altre Frontiere- Inglese” serve proprio a questo: a proteggere il tuo timbro, mentre gli dà un’aria nuova. Alla fine, però, la domanda vera è un’altra:
perché dovresti farlo adesso?
Perché la tua poesia ha già fatto il suo giro in italiano. Ha già detto quello che doveva dire qui. Ora ha bisogno di un altro orizzonte, più largo, più curioso, più aperto.
Immagina le tue poesie diffuse in oltre 200 paesi e territori in tutto il mondo, con una fruizione mondiale.
E tu meriti lettori che non ti conoscono ancora, ma che potrebbero riconoscersi nelle tue parole meglio di chi ti vive accanto. Non si traduce per diventare “internazionali”. Si traduce per scoprire che la tua voce può fare più strada di quanto immagini. E la cosa più bella?
Ogni volta che un poeta si traduce, cambia versione… ma resta se stesso. Anzi, a volte si ritrova.
Domani si concluderà questa breve riapertura della collana Altre Frontiere – Inglese.
L’ultima volta era accaduto più di due anni fa e, considerando il numero di opere già ricevute, non so dirti quando riusciremo ad aprirla nuovamente.
Dietro ogni pubblicazione lavorano più di sette professionisti: chi studia e traduce i testi, chi li rilegge, chi si occupa dell’impaginazione, della grafica e della diffusione. Sono persone diverse, ma tutte impegnate affinché la tua poesia possa entrare in una nuova lingua senza perdere la voce di chi l’ha scritta.
Le opere selezionate saranno affidate all'Istituto Universitario di Alti Studi per Mediatori Linguistici “Carlo Bo”, una realtà accademica che da oltre settant’anni forma traduttori, interpreti e mediatori linguistici.
La stessa Università IULM di Milano le affida i laboratori linguistici delle proprie facoltà. Prova a immaginare il tuo nome accanto a un’opera nata da questo incontro: i tuoi versi in italiano e, accanto, una traduzione curata da chi ha fatto delle lingue la propria materia di studio e di lavoro.
È un passaggio delicato, quasi un confine: ancora aperto, ancora possibile, ma ormai vicino alla sua ultima curva.
A valutare e a tradurre, in caso di selezione i tuoi versi sarà l’Istituto Universitario di Alti Studi per Mediatori Linguistici “Carlo Bo”.
Non aprono spesso questa possibilità agli autori, lo fanno solo quando percepiscono una voce che merita attenzione.
Per prendere parte a questa collana ti basta scrivermi a:
[email protected]
Oltre alle poesie inseriscimi anche il tuo nome e cognome e numero di telefono e indicami nell’oggetto così ti darò subito conferma di ricezione:
Opera che si propone per la diffusione in Inglese.
Puoi consultare il bando dedicato qui sotto:
Collana Altre Frontiere - Inglese
https://rivistaorizzonti.net/collana-altre-frontiere-inglese
Successivamente ci penserò io a inviare i tuoi testi in valutazione e, se l’Istituto Universitario li riterrà adatti, ti farò chiamare da uno dei nostri consulenti letterari.
Così che possa illustrarti tutto il progetto editoriale, compresi i costi e i passaggi necessari.
Mi piace ricordarti che la traduzione che realizzeranno non è una semplice resa lessicale: è un lavoro letterario, fatto di sfumature, di ritmo, di ascolto profondo.
Non si tratta di spostare parole da una lingua all’altra, ma di ricreare la stessa temperatura emotiva, lo stesso respiro.
È un processo che richiede tempo, cura e una certa delicatezza d’animo. Proprio per questo i posti sono pochi e l'ultima volta è stata chiusa per 2 anni: non si può fare un lavoro così se non si ha lo spazio per dedicarci davvero attenzione.
Se invece hai già pubblicato un tuo libro di poesie con Aletti Editore e desideri vederlo tradotto in inglese, puoi rispondermi direttamente a questa email, scrivimi il titolo della tua opera e aggiungi semplicemente:
“Voglio pubblicare la mia monografia in inglese.”
Da lì in poi mi occuperò io di tutto e ti farò contattare personalmente.
A presto!
🗣️Il tuo Bollettino Poetico
Itinerari in cerca di senso. Scopri Qui
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