26/11/2025
Bollettino Poetico:
👉[Novità] Ti porto a Tivoli
"Non esistono più le mezze stagioni."
Ogni volta che qualcuno la dice, mi viene da chiedermi chi sia stato il primo a mormorarla.
Me lo immagino come un osservatore distratto, uno che guardava il cielo senza volerci trovare per forza un significato.
Magari l’ha detta per riempire un silenzio, o perché gli sembrava una buona scusa per lamentarsi un po’.
Fatto sta che la frase ha iniziato a girare, e si è attaccata alle persone come fanno certe melodie che non scegli, ma che ti rimangono in testa.
Ecco, oggi volevo portarti in un posto che questa frase la smentisce e la conferma insieme.
Un luogo dove il tempo non segue le stagioni ma le storie: a volte accelera senza motivo, a volte si ferma su un dettaglio che non ci avevi fatto caso, tipo una finestra sempre aperta o un’ombra che torna ogni giorno alla stessa ora.
È un posto che non pretende attenzione, ma, se la dai, ti restituisce qualcosa.
Non so bene cosa sia forse un ricordo inaspettato, forse una domanda nuova.
Vieni, ti accompagno a Tivoli.
A modo suo, cambia tutto.
E te lo mostra senza bisogno di dirlo.
sembra una città tranquilla, sì, ma sotto la superficie ha un’età che Roma può solo rispettare.
E questo, se ci pensi, le dà un’aria un po’ sorniona: sta lì, come chi sa più cose di quante ne dica.
Se ci arrivi all’alba, l’acqua ti parla prima delle persone.
A Villa d’Este le fontane non si limitano a zampillare: suonano.
Senza mani, senza strumenti.
Ogni getto è una nota, ogni vasca una cassa armonica.
Da secoli l’acqua si diverte a fare musica, come se custodisse una partitura che nessuno ha mai trascritto davvero.
E poi c’è Villa Adriana, che non è un luogo, è un ritorno.
Adriano volle costruire una vasca che ricordasse il Canopo, quel canale egiziano dove aveva lasciato un pezzo di sé insieme ad Antinoo.
Quando ci passi accanto, senti che lì c’è ancora qualcosa sospeso: una nostalgia che non si affanna a spiegarsi, ma si percepisce comunque, come l’odore di un libro antico quando lo apri dopo anni.
C’è stato un momento in cui Tivoli ha rischiato di diventare davvero un Paese della Poesia.
“Il Tiburtino” aveva una casa stabile, e l’idea sembrava semplice: far parlare la città attraverso i suoi autori.
Poi la politica ci ha messo del suo, e il concorso ha dovuto fare quello che fanno i poeti quando viene a mancare un tavolo su cui scrivere: si spostano, ma non smettono di creare.
È passato per l’Umbria, per Roma, per il Festival Il Federiciano.
Non ha mai bussato con forza, eppure ovunque andasse qualcuno gli apriva la porta.
Come quelle poesie che non trovi nel posto dove pensavi fossero, ma in un cassetto che non ricordavi di avere.
Era nato per rendere omaggio a Tivoli e alla sua gente, e forse lo fa ancora, a modo suo.
Perché certe cose restano fedeli anche quando cambiano paesaggio: non pretendono muri, gli basta che qualcuno abbia voglia di ascoltare.
E Tivoli, con la sua calma antica e i suoi segreti d’acqua, resta lì.
A metà tra la storia e un racconto che non hai ancora finito di capire.
In queste settimane è ritornato, con la sua decima edizione pronta a raccogliere nuove voci.
Tu puoi partecipare con le tue poesie fino a questo Sabato 29 Novembre.
Ti chiederai perché dovresti partecipare alla Decima Edizione de Il Tiburtino?
Io ti risponderei che forse dieci edizioni non arrivano per caso.
Quando una cosa nel mondo della poesia dura così a lungo, significa che ha custodito qualcosa di vero: ascolto, cura, e un desiderio di dare spazio alle parole.
Ma ci sono motivi più sottili, quelli che non finiscono nei regolamenti.
Partecipare a Il Tiburtino è un po’ come entrare in una stanza dove la poesia ha resistito per anni, nonostante tutto.
Una stanza che si è spostata, ha cambiato città, ha affrontato inciampi e distanze, ma non ha mai smesso di esserci.
E quando entri, senti che ogni autore che è passato di lì ha lasciato un’impronta: una voce, un’immagine, una frase che è rimasta sospesa.
Un concorso, alla fine, è un pretesto.
Per metterti alla prova, per vedere che cosa raccontano i tuoi versi quando escono di casa e camminano da soli.
A volte tornano con un riconoscimento.
Altre volte con una consapevolezza nuova.
In entrambi i casi, non è tempo sprecato.
La Decima Edizione è una soglia: un numero tondo che somiglia a un anniversario.
Ognuno di noi ha bisogno, ogni tanto, di scegliere un punto preciso e dire: qui provo a lasciare qualcosa di mio.
È questo che rende Il Tiburtino diverso.
Non ti chiede di essere perfetto.
Ti chiede solo di esserci.
E il resto lo fa la poesia.
▶️Puoi mandarmi da 1 a 3 poesie inedite a tema libero, che non superino le 30 righe.
Semplicemente scrivendo a:
[email protected]
e indicando nell'oggetto:
"Opera che si propone per il X Concorso 'Il Tiburtino'".
Il bando con tutte le informazioni è a portata di mano.
Clicca qui.
https://rivistaorizzonti.net/concorso-il-tiburtino
🗣️ Il tuo Bollettino Poetico
Reading Poetici a Villa D'este
Scopri Qui.
youtube.com/shorts/5c7-2hNJ7Ps?si=_59UlanXhbLYQztV
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