Terre Picene

Terre Picene Divulgazione su luoghi, curiosità e leggende del territorio piceno. (Dal Foglia all'Aterno) 🎨 Arte 🏛 Architettura 🏺 Storia 🎭 Cultura 🏞 Natura

GUGLIELMO CIARLANTINIfu un artista e architetto nato a San Ginesio(MC) il 21 novembre 1881. Dotato di grande talento art...
25/09/2023

GUGLIELMO CIARLANTINI
fu un artista e architetto nato a San Ginesio(MC) il 21 novembre 1881. Dotato di grande talento artistico, si ispirò all'arte dei Preraffaelliti. Dipinse giovanissimo alcuni affreschi per le chiese di San Ginesio e del circondario. Su consiglio del pittore emiliano Augusto Mussini che lo conobbe nel 1905, si iscrisse all'Istituto di Belle Arti di Roma, città in cui studiò per due anni entrando in contatto con alcuni dei maggiori artisti romani dell'epoca.

Rientrato nelle Marche continuò ad affrescare edifici religiosi e laici come la ca****la del crocifisso nella Chiesa di S. Francesco a San Ginesio e il salone del Palazzo Comunale di Macerata. Ciarlantini si dedicò anche all'architettura, infatti è soprattutto noto per i progetti dell'ingresso del Campo Sportivo (ora demolito) e del Parco delle Rimembranze a S. Ginesio. Il parco, costruito nel 1927, è progettato in stile razionalista e al suo interno vi sono piantati tanti pini quante furono le vittime ginesine della prima guerra mondiale. Al centro è presente un'ara votiva con i nomi dei soldati caduti nel Primo e del Secondo conflitto Mondiale.

Fu anche insegnante a S. Ginesio e presso la scuola professionale maschile di tirocinio a Macerata dove per trent'anni tenne la cattedra di Pittura decorativa e stilistica. Ricoprì anche la carica di Ispettore Onorario alle antichità per i Monumenti e Pinacoteche per ben trent'anni, inoltre, divenne membro dell'Accademia dei Catenati di Macerata. Si spense nella sua città natale nel 1959.
CURIOSITÀ
•Tra gli artisti incontrati da Ciarlantini figura Adolfo De Carolis, noto artista marchigiano, famoso per aver lavorato con D'Annunzio e Pascoli. L'artista ginesino è anche noto per aver formato Dante Ferretti, noto scenografo marchigiano premiato agli Oscar;

•I pini del parco delle Rimembranze furono disposti secondo un ordine preciso: i pini più esterni per i soldati morti per cause di guerra, quelli più interni per i soldati morti in combattimento, infine quelli intorno all'ara e i due cipressi sarebbero rispettivamente i soldati decorati e le due medaglie d'oro di S. Ginesio.

FIUME TENNA Il Tenna è un fiume a carattere torrentizio che scende dal versante orientale dei Monti Sibillini nell'Appen...
15/09/2023

FIUME TENNA

Il Tenna è un fiume a carattere torrentizio che scende dal versante orientale dei Monti Sibillini nell'Appennino Umbro-Marchigiano. Nasce nel comune di Montefortino, in provincia di Fermo, e attraversa le Marche centromeridionali e più specificamente la Val Tenna, solcando per la gran parte del suo corso, la provincia di Fermo. Durante il suo corso, il fiume segna per un tratto il confine tra la provincia di Macerata e la provincia di Fermo. Sfocia nel Mare Adriatico tra i comuni di Porto Sant'Elpidio e Fermo.

Durante il tragitto raccoglie le acque di vari torrenti tra cui l'Ambro che da il nome al relativo santuario della “Madonna dell’Ambro”, famoso luogo di culto e preghiera per innumerevoli fedeli. Ulteriori emmissari sono il Tennacola, nella zona della Parapina, tra i territori comunali di Monte San Martino, Penna San Giovanni e Servigliano, e il Salino, dalle acque salate, presso Servigliano, ma a cavallo anche dei territori comunali di Penna San Giovanni e Falerone. Esso inoltre attraversa le Gole dell'Infernaccio.

Il fiume Tenna fu soggetto a molti cambiamenti per via delle azioni dell'uomo fin dagli anni 40 per favorire l'agricoltura, lo sviluppo industriale e la costruzione di dighe.
CURIOSITÀ:

• Il nome latino del fiume era Tinna, probabilmente derivato da Tinia, il nome latino corrispondente alla divinità etrusca equivalente a Zeus per i greci e Giove per i romani.
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LA BACHICOLTURA AD ASCOLI PICENO La bachicoltura ad Ascoli è presente sin da inizio ‘800, ma assunse un vero rilievo eco...
13/08/2023

LA BACHICOLTURA AD ASCOLI PICENO

La bachicoltura ad Ascoli è presente sin da inizio ‘800, ma assunse un vero rilievo economico solo a partire dal 1870, quando divenne un distretto produttivo di importanza europea e mondiale.

Il settore della bachicoltura ad Ascoli si sviluppò grazie a Giovanni Tranquilli, nipote di Antonio Orsini. A metà '800 tutta l’Italia era stata colpita da una malattia contagiosa dei bachi, la pebrina, e la produzione era crollata ovunque. Ad Ascoli arrivò nel 1860, dove tuttavia, grazie a Tranquilli che adottò il metodo “cellulare” inventato da Pasteur, il territorio riuscì a liberarsi dalla malattia e a riprendere la produzione di seta, che divenne ben presto un’eccellenza a livello mondiale.

Nel 1904, operavano in Italia nel settore 148 ditte: fra queste, ben 52 nella sola provincia di Ascoli Piceno con una produzione di 450.000 once, che equivalgono a più di 12 tonnellate; quantità impressionante, se si tiene conto del fatto che ogni singolo uovo pesa meno di mezzo milligrammo. L’industria bacologica ascolana aveva dunque raggiunto la sua piena maturità e costituiva il pilastro fondante delle attività manifatturiere picene.
Il declino del settore cominciò con l’avvento delle fibre industriali che ridussero la domanda di seta, a cui si aggiunse la grave crisi economica del ‘29, fino a che l’ultima filanda chiuse nel 1969.

CURIOSITÀ:

• Alcune tra le maggiori ditte ascolane avevano clienti in vari paesi europei ed extra-europei, giungendo persino a collocare i loro prodotti in un mercato importante quale quello giapponese.
Ciò era reso possibile dal fatto che erano state selezionate ad Ascoli alcune razze di bachi particolarmente pregiate ed apprezzate dai produttori orientali; tra queste è da ricordare il “giallo Ascoli”, ancora oggi prodotto ed utilizzato nell’arcipelago nipponico per ricavare sete destinate anche alla famiglia imperiale.

• Oggi mangiare la farina d’insetti sembra una novità, ma un tempo chi aveva i bachi faceva in casa il Pan di Seta, che si otteneva mescolando farina di grano a farina di bachi da seta, dal gusto leggermente vanigliato.

SAN SERAFINO DA MONTEGRANAROal secolo Felice Pianpiani, fu un santo e frate francescano nato a Montegranaro (FM) nel 154...
30/07/2023

SAN SERAFINO DA MONTEGRANARO

al secolo Felice Pianpiani, fu un santo e frate francescano nato a Montegranaro (FM) nel 1540. Di umili origini, lavorò in adolescenza come muratore col fratello Silenzio e poi come pastore. Tornò al primo lavoro dopo la morte del padre, per aiutare la famiglia. Fu allora che decise di prendere i voti, egli infatti fu colpito dalle storie sacre lette dalla figlia del proprietario della stalla che insieme al fratello stava riparando presso Loro Piceno.

Nel 1557 chiese di entrare come fratello laico nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini di Tolentino. Vi entrò assumendo il nome di Serafino e svolse il noviziato a Jesi. Per oltre trent'anni si spostò di convento in convento, visitando, tra i tanti, quelli di Fossombrone, Ancona e Montegranaro. In quest'ultimo pare che guarì il fratello da una frattura e fondò un altro monastero. Continuò le sue peregrinazioni, spostandosi nei conventi della Marca anconitana come quelli di Civitanova Marche, Sant’Elpidio a Mare, Ripatransone, Santa Vittoria in Matenano e infine Ascoli Piceno dove si stabilì nel 1590.

Qui, si diede alla questua e visitò le case di molti ascolani che in poco tempo gli si affezionarono. Ben presto si sviluppò una forte devozione locale nei confronti del frate che aumentò subito dopo la sua morte, avvenuta ad Ascoli il 12 ottobre 1604. Fu sepolto nella Chiesa dei Cappuccini di Borgo Solestà a lui intitolata e dal 1940 il suo corpo si trova nell'urna sotto l'altare.

A lui venivano attribuiti miracoli e facoltà taumaturgiche, rendendolo famoso, tanto che ricevette visite da parte di importanti personaggi dell'epoca come i Pepoli di Bologna e il cardinale Ottavio Bandini. Fu beatificato nel 1729 e infine canonizzato da papa Clemente XIII nel 1767.
CURIOSITÀ
•Alcuni episodi della sua vita sono stati ritratti in alcuni quadri realizzati a inizio Novecento dal pittore emiliano Augusto Mussini per la Chiesa di San Serafino ad Ascoli;

•Crocifisso e rosario sono i suoi attributi. Si dice che portasse sempre con se un crocifisso per farlo baciare ai devoti che avrebbero voluto baciargli le mani.

L'OASI DI LAGO SECCOL'Oasi di Lago Secco è uno specchio d’acqua salvato dal WWF nel 1989. È un’area di 15 ettari che si ...
17/07/2023

L'OASI DI LAGO SECCO

L'Oasi di Lago Secco è uno specchio d’acqua salvato dal WWF nel 1989. È un’area di 15 ettari che si trova in Provincia di Rieti, nel Comune di Accumoli a circa 1500 metri di altezza. Fa parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, è solcato da una f***a rete di sorgenti, ruscelli, torbiere ai piedi del bosco Pannicara.

La lontananza dai centri abitati e le condizioni climatiche ed ambientali particolari hanno fatto si che questa zona selvaggia accolga ancora specie animali e vegetali presenti solo in fasce climatiche più fredde. Gli anfibi in questo contesto hanno un ruolo di primo piano: i più significativi sono il tritone alpino e la rana temporaria, due specie rarissimamente dell'Appennino centrale. Le specie vegetali invece la più significativa è il salice odoroso e il salice fetido.

Nel periodo primaverile vi sono abbondanti fioriture. Per giungere al cuore del parco dove è situato il lago bisogna attraversare prati e boschi tra cui quello del Pannicaro. Arrivati a destinazione si apre una ampia valle glaciale nel cui centro si trovano i tre specchi d’acqua perenni: il lago Secco, il lago della Selva e la sorgente dell’Agro Nero.
CURIOSITÀ:

• Nell'area si possono ancora vedere i resti di abeti bianchi e aceri montani risalenti all’anno Mille, quando tali piante caratterizzavano il bosco del Pannicaro.

• Il tritone alpino è l'animale simbolo dell'area.

LUCIUS AFRANIUSOggi conosciuto come Lucio Afranio fu un politico e militare Romano nato a Cossignanum (attuale Cossignan...
11/07/2023

LUCIUS AFRANIUS

Oggi conosciuto come Lucio Afranio fu un politico e militare Romano nato a Cossignanum (attuale Cossignano), nel Picenum, nel primo secolo a.C..
Egli era parte della Gens Afrania, ed in campo politico era un homo novus, termine indicante chi entrava in politica senza avere nessun altro parente già attivo in questo campo.

Fu legato di Gneo Pompeo Magno (nativo di Firmum Picenum) in Hispania durante la guerra contro Quinto Sertorio tra il 77-72 a.C., e in Oriente durante le campagne militari in Anatolia del 66-62 a.C. contro Mitridate VI, re del Ponto.

Lucius Afranius fu eletto console di Roma nel 60 a.C. per volontà di Pompeo come ricompensa per le vittorie militari. Egli in senato tuttavia non riuscirà a far approvare nessuno dei provvedimenti voluti da Pompeo, anche a causa dei veti imposti dagli altri consoli. Oltretutto il senato considerava Lucius Afranius come un uomo poco intelligente e ignorante, che dunque non meritava i suoi incarichi politici. Lo stesso Cicerone lo criticò aspramente.

Il forte ostruzionismo politico nei confronti delle richieste di Pompeo, di Cesare e di Crasso, porterà questi tre uomini a fondare tramite un accordo il primo triumvirato nel 60 a.C.. Questo patto fu appoggiato dalla plebe, dall'esercito e da molti esponenti del ceto equestre, esautorando in tal modo il potere del senato dal controllo statale e sulle magistrature.

Dal 53 a.C. Afranio fu in Spagna, sempre come legato di Pompeo, alla testa di tre legioni, e nel 49 a.C. difese Ilerda durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo. Partecipò, sempre nelle file dei pompeiani, alle battaglie di Farsalo e Tapso, dove caduto prigioniero, venne messo a morte nel 46 a.C.
CURIOSITÀ:

• Lucio Afranio con la sua elezione a console ottenne come provincia consolare la Gallia, forse la Cisalpina, anche se non vi sono testimonianze che vi abbia poi mai effettuato soggiornato.

• Fu anche pretore nel 72 o nel 71 a.C..
Con questo titolo generalmente ci si riferisce ad una carica giuridico-militare, oggi paragonabile ad una magistratura.

IL SISTEMA DIFENSIVO DI ASCOLI PICENO 2/2LE FORTIFICAZIONI NELLA VALLE CASTELLANA I sistemi di vigilanza e di difesa del...
26/06/2023

IL SISTEMA DIFENSIVO DI ASCOLI PICENO 2/2

LE FORTIFICAZIONI NELLA VALLE CASTELLANA

I sistemi di vigilanza e di difesa della Valle del Castellano erano di cruciale importanza per la difesa di Ascoli Piceno da minacce militari provenienti da sud-ovest.

Dalla Torre di avvistamento di Castel Trosino, oggi non più esistente, era possibile una comunicazione visiva con un'altra torre, in località Santa Rufina, poi trasformata nel campanile della chiesa benedettina ancora oggi esistente.

Sulla strada che da San Vito di Valle castellana sale fino a colle San Giacomo, sono presenti su di un vasto terrazzamento sopra il paese, i resti di una struttura denominata La Fortezza. Questa struttura era in collegamento visivo con la torre del Monastero di San Giorgio ai Graniti a nord e con la torre che oggi è il campanile della chiesa di San Vito. Era poi presente un ulteriore struttura in collegamento visivo con le precedenti posta in località Croce di Corano, a sua volta in contatto con Castel Manfrino.

La Fortezza di San Vito permetteva inoltre segnalazioni con Talvacchia, altro presidio militare e sentinella della Valle Castellana, già conosciuto con tale funzione al tempo dei Goti, tanto che il nome del villaggio, è di chiara origine germanica, derivando da thal (valle) e wache (guardia).

Castel Manfrino costituiva un'importantissima e imponente fortificazione oggi in rovina, risalente alla fine del XII secolo ed edificata sui resti di una preesistente fortificazione di epoca romana. Il castello è situato su di un colle a monte delle Gole del Salinello, in località Macchia da Sole.

La decadenza del sistema difensivo della Valle del Castellano risale alla seconda metà del '300, a seguito della perdita definitiva da parte degli ascolani del presidio militare a Castel manfrino. In quello stesso periodo si intensificarono inoltre i conflitti con il Comune di Fermo a nord.

IL SISTEMA DIFENSIVO DI ASCOLI PICENO 1/2LE FORTIFICAZIONI DI AVVISTAMENTO PRINCIPALIFin dall'alto medioevo la città di ...
18/06/2023

IL SISTEMA DIFENSIVO DI ASCOLI PICENO 1/2

LE FORTIFICAZIONI DI AVVISTAMENTO PRINCIPALI

Fin dall'alto medioevo la città di Ascoli Piceno mise a punto un sistema di controllo del territorio costituito da siti fortificati aventi il compito di sorveglianza e di avvertimento di eventuali pericoli esterni, andando a creare una prima linea difensiva, in aggiunta alle mura cittadine.

Punto di riferimento di questa rete era la struttura presente sulla sommità del Colle Pelasgico di Ascoli, dove oggi sorge La Fortezza Pia, affiancata nell'opera difensiva dal forte Malatesta, posto all'estremità opposta della città.

La più importante fortificazione per la sorveglianza dei territori a sud della città era Rocca di Morro*, oggi situata nel comune di Folignano. Questa struttura posta in cima ad un colle aveva lo scopo di controllare la Costa Adriatica e la Valle del Tronto verso est, nonché i centri arroccati sulle colline a nord-est e in particolar modo le minacce provenienti da sud, dall'attuale zona di Civitella del Tronto e dalla Val vibrata.

la sorveglianza militare verso nord-est era effettuata dalla rocca di Porchiano, localizzata alle pendici del Monte Ascensione, nel bel mezzo dei calanchi, su di una via oggi in disuso che collegava la città di Ascoli con la zona del Fermano. Sul versante nord-occidentale era invece situato Castel di Croce*, un vero e proprio borgo fortificato.

A sud ovest la sorveglianza era svolta da Castel Trosino, borgo collocato in una posizione inespugnabile. Posto su di un enorme masso di travertino circondato da strapiombi su tre lati, era accessibile solo dal lato Sud tramite un ponte levatoio, vi era anche un'alta torre di segnalazione oggi scomparsa. È attestata l'esistenza del borgo come presidio militare già in epoca longobarda. Era situato sulla principale via di comunicazione che dalla città Picena giungeva verso sud-ovest, nella zona dei Monti della Laga. Tuttavia il borgo non poteva essere in contatto visivo con la Fortezza Ascolana, venne perciò costruita sotto La Rupe di Rosara una torre di segnalazione, nel luogo dove sorgerà in seguito il convento di San Giorgio ai Graniti, divenendone il Campanile a metà del '300.

STORIONE COBICE(ACIPENSER NACCARII) Lo storione cobice è un pesce endemico del Mar Adriatico. Ha un corpo slanciato perc...
12/06/2023

STORIONE COBICE
(ACIPENSER NACCARII)

Lo storione cobice è un pesce endemico del Mar Adriatico. Ha un corpo slanciato percorso da cinque serie di scudi ossei. Possiede un muso corto, largo e arrotondato, sul quale sono inseriti 4 barbigli.

È un'animale diffuso sia in acqua dolce che salata. Sia ambiente fluviale che marino la sua dieta è a base di invertebrati acquatici e piccoli pesci. Essendo una specie semi-anadroma, ha la necessità di risale i fiumi per la sua riproduzione.

I maschi raggiungono la maturità sessuale intorno ai 7-11 anni, le femmine a 12-14 anni. Tra i mesi di maggio e luglio vengono deposte nei fiumi circa 40.000-55.000 uova per kg di peso corporeo della femmina. Esse sono grigio-ardesia con riflessi bronzei e si schiudono dopo circa una settimana.

La IUCN red list classifica Acipenser naccarii come specie in pericolo critico. Le minacce e fattori di rischio per la conservazione della specie in natura sono state individuate. Tra le principali vi sono: presenza di sbarramenti artificiali nei corsi d'acqua, introduzione di specie aliene che competono per il cibo, pesca illegale, riduzione del suo territorio, inquinamento dell'ecosistema fluviale e marino.

Nelle Marche la specie è considerata estinta a causa dell'inquinamento fluviale, un tempo risaliva il fiume Tronto per riprodursi. Gli ultimi avvistamenti sono avvenuti lungo il fiume Metauro e nella foce del fiume Arzilla rispettivamente nel 1900 e nel 1974-1975.
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CAMPI DI INTERNAMENTO FEMMINILI NELLE MARCHEDurante il periodo che va dal 1940 al 1943, vennero aperti nelle Marche, Abr...
08/06/2023

CAMPI DI INTERNAMENTO FEMMINILI NELLE MARCHE

Durante il periodo che va dal 1940 al 1943, vennero aperti nelle Marche, Abruzzo, Molise e Campania campi di internamento femminili, per stiparvi soggetti sgraditi al regime, come donne inglesi e francesi, ex jugoslave, ebree, italiane sospettate di antifascismo, etc.

Nelle Marche erano presenti i campi di: Villa La Quiete a Treia, Villa Lauri in località Santa Lucia a Pollenza e Villa Savini a Petriolo, tutti siti in provincia di Macerata.
Le località non furono scelte a caso, esse erano infatti luoghi con una bassa densità abitativa, lontani da siti di interesse militare e grandi vie di comunicazione, oltre che, a detta del regime, scarsamente politicizzati.

Erano molte le scuse con cui le donne venivano qui internate: spionaggio, parentela con persone accusate di spionaggio o eversione, oppure se sospettate di essere spie per il fatto di vivere al di sopra delle proprie possibilità. Per le ebree invece non era necessario alcun sospetto politico. Spesso inoltre accadeva che delle pr******te e quelle donne ritenute di dubbia moralità (ossia avere libere relazioni) venissero accusate di spionaggio (oltre che di diffusione di malattie veneree).

La vita in questi campi non era brutale, tuttavia era degradante e avvilente, con pessime condizioni igienico sanitarie che potevano portare alla morte le internate, o al loro trasferimento in sanatori limitrofi, ciò avveniva in particolare nel campo di Treia.
Il personale di queste istituzioni sequestrava i beni destinati alle internate, e le sottoponeva a intimidazioni o maltrattamenti. Ogni attività era sorvegliata e in particolare comunicare col mondo esterno era molto difficile. Persino ricevere una visita medica richiedeva lunghe attese.

CURIOSITÀ:

•I campi di prigionia fascisti non furono mai soggetti allo stesso esame e processo storico dei lager nazisti, in quanto non progettati come strutture di sterminio. Per questo sono stati parzialmente dimenticati dalla memoria collettiva.

•Le prigioniere ebree nei campi di internamento marchigiani non ebbero scampo e furono mandate a morire ad Auschwitz.

CANDIDO AUGUSTO VECCHIFu un patriota, storico e militare, tra i più importanti personaggi del risorgimento italiano.Nato...
02/06/2023

CANDIDO AUGUSTO VECCHI
Fu un patriota, storico e militare, tra i più importanti personaggi del risorgimento italiano.

Nato a Fermo nel 1814, si trasferì ad Ascoli Piceno con la famiglia in tenera età. Si formò presso il Collegio Calasanzio di Chieti e seguì le orme paterne (carbonaro e di ideali liberali e patriottici) aderendo al movimento mazziniano della Giovine Italia, finendo arrestato nel 1833.
Una volta libero, seguì il padre nei viaggi d'affari in Italia e all'estero, collaborando con riviste letterarie e giornali.

Giunto a Parigi nel 1848, in piena rivoluzione, incontrò Giuseppe Mazzini col quale fondò l'Associazione nazionale italiana. Con la prima guerra d'indipendenza italiana, Candido si arruolò volontario combattendo con i modenesi nella prima battaglia di Governolo (aprile 1848) dove fu ferito. Conobbe Garibaldi e combatté al suo fianco in diversi scontri. Eletto deputato dell'Assemblea costituente della Repubblica Romana nel gennaio del 1849, accolse Garibaldi ad Ascoli Piceno il 25 dello stesso mese unendosi al suo viaggio verso Roma. Qui contribuì alla nascita della Repubblica Romana il 9 febbraio. Con la caduta di quest'ultima, fuggì con la famiglia in Liguria, dove la moglie morì di colera.

Candido si stabilì a Quarto presso Villa Spinola (Liguria). Qui ospitò l'amico Garibaldi in procinto di partire con i Mille verso la Sicilia (maggio del 1860). In seguito aiutò il suo commilitone combattendo nella battaglia di Milazzo (luglio 1860) e sul Volturno. A Teano, Candido incontrò re Vittorio Emanuele II che lodò il marchigiano per il suo impegno nella causa unitaria. L'ascolano tenne compagnia all'eroe dei due mondi a Caprera e scrisse un libro che contribuì a diffondere il mito di Garibaldi nel mondo ("Garibaldi e Caprera", Napoli 1862). Ricoprì la carica di deputato per due legislature, prima di morire ad Ascoli nel 1869.
CURIOSITÀ
•La società di calcio ascolana, fondata nel 1898, fu inizialmente chiamata "Candido Augusto Vecchi" in suo onore;

•Si dice che Candido fornì delle piante di Oliva Tenera Ascolana a Garibaldi, che provò le olive durante il suo soggiorno ad Ascoli.

LA SPIAGGIA DELLE DUE SORELLE Situata nella parte centrale della Riviera del Conero, fa parte del comune di Sirolo (AN)....
16/05/2023

LA SPIAGGIA DELLE DUE SORELLE

Situata nella parte centrale della Riviera del Conero, fa parte del comune di Sirolo (AN).
La spiaggia delle Velare, meglio conosciuta come spiaggia delle Due Sorelle, è caratterizzata dal suo colore bianco dovuto alle rocce calcaree della falesia del Conero.

Il tratto di litorale prende il nome da due faraglioni rocciosi affiancati che emergono dal mare nella zona più a Nord. I due scogli assomiglierebbero molto a due “sorelle in preghiera”, da qui deriverebbe il nome. La spiaggia è anche detta delle velare per l'ulteriore somiglianza degli speroni calcarei con due vele.

La spiaggia fa parte del Parco Regionale del Monte Conero ed è raggiungibile esclusivamente via mare dalle spiaggie di Numana, Sirolo o Portonovo.
Il Monte Conero, dolce verso l'entroterra e a strapiombo sul mare, offre un paesaggio montano, collinare e marittimo al contempo, con le acque più pulite e ricercate delle Marche. Data l'assenza di centri abitati in loco non è presente alcun tipo di servizio di base, anche al fine di non danneggiare questi luoghi con manufatti antropici.

Fino a qualche anno fa esisteva un sentiero che raggiungeva il litorale ma a causa delle continue frane e per la sua pericolosità è stato interdetto al transito a partire dal Passo del Lupo.
CURIOSITÀ:

• Una leggenda diffusa tra Sirolo e Camerano, narra di una Sirena che abitava in questi luoghi, la quale ammaliava i marinai con il suo canto per poi incatenarli nella Grotta degli Schiavi, (oggi non più esistente a causa di crolli) e un tempo posizionata a Nord della spiaggia. La Sirena torturava i marinai nelle notti di tempesta, aiutata da un demone marino suo complice. Un giorno questo essere venne tramutato in pietra e spaccato in due, divenendo le Due Sorelle. La Sirena a quel punto fuggì lontano.

• Nel 1962, un mercantile da carico battente bandiera libanese chiamato il Potho, naufragò proprio al largo di questa spiaggia, e oggi una parte dei suoi resti sono ancora visibili a circa 10m di profondità.

• Alla spiaggia delle Due Sorelle è dedicato un francobollo turistico emesso nel 2011 dalle Poste Italiane.

Indirizzo

Montegranaro
63014

Sito Web

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