Parrocchia San Giovanni Battista Morlupo

Parrocchia San Giovanni Battista Morlupo Pagina Facebook della parrocchia S. Giovanni Battista di Morlupo, dedicata alla condivisione di eventi e notizie riguardanti la Comunita' Parrocchiale

La parola di Gesù di oggi ci invita a non assolutizzare nulla in questa vita, né le cose belle né quelle meno belle o ad...
25/11/2025

La parola di Gesù di oggi ci invita a non assolutizzare nulla in questa vita, né le cose belle né quelle meno belle o addirittura catastrofiche, semplicemente perché tutto passa. Ciò non significa non dare importanza a ciò che si vive; è fondamentale vivere con intensità il qui ed ora. Significa piuttosto evitare di dare al presente un'importanza tale da escludere il passato e il futuro. Nello specifico, quando accadono eventi dolorosi e disastrosi, quando vengono meno i nostri punti di riferimento, le persone importanti, la salute, la pace, quando la nostra vita è minacciata ci sentiamo vulnerabili. Rischiamo di lasciarci facilmente abbindolare (e quante volte nella sofferenza cerchiamo improbabili risposte da maghi, oroscopi, presunti medium e via dicendo) o di rimanere paralizzati, pensando che è tutto finito, che non c'è un domani... Quante volte, ad esempio, quando dobbiamo fare degli accertamenti per presunti problemi seri di salute, serpeggia già la paura che sia tutto finito, ed entriamo in crisi prima ancora del tempo... La parola di oggi getta luce su tutto ciò, sulle crisi che attraversano il nostro povero mondo, invitandoci ad alzare lo sguardo, a guardare oltre, con fiducia e speranza: «Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Questo non deve servirci a "dormire sonni tranquilli" ma a "non catastrofizzare le catastrofi", a non assolutizzare niente se non Dio. Dio solo basta. Dio solo resta. E Dio è più grande. A Lui guardiamo, a Lui affidiamoci, a Lui guardiamo anche nell'ora della tempesta. Ricordiamolo sempre: l'ultima parola non ce l'ha il male, l'ultima parola ce l'ha Dio. Anzi, è Dio la stessa ultima parola: «Ecco, io vengo presto e ho con me il mio salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l'Alfa e l'Omèga, il Primo e l'Ultimo, il Principio e la Fine» (Ap 22,12).

«Sembra che il mondo ti cada addosso. Intorno non si intravvede via d'uscita. Impossibile, questa volta, superare le difficoltà. Allora, sei tornato a dimenticare che Dio è tuo Padre?: onnipotente, infinitamente sapiente, misericordioso. Egli non può inviarti niente di male. Ciò che ti preoccupa, in realtà ti conviene, anche se i tuoi occhi di carne adesso sono ciechi. - Omnia in bonum» (san Josemaría Escrivà).

E' strano questo re. Strano il suo modo di vivere, di parlare, di agire. Strano, per un re, il suo modo di morire. Ma l'...
25/11/2025

E' strano questo re. Strano il suo modo di vivere, di parlare, di agire. Strano, per un re, il suo modo di morire. Ma l'amore di cui dà prova risulterà vittorioso. Strano anche questo regno a cui credono i poveri, i miti, i perseguitati, coloro che hanno uno sguardo così puro da sembrare ingenuo. Ma questo è l'unico regno destinato a reggere per sempre, sulle macerie e sulla polvere degli altri.

C'è bisogno enorme di una festa come questa, come quella di oggi, per richiamare i cristiani alla realtà. Credono a un re che muore sulla croce, non che fa morire i suoi avversari. Credono a un re che non si fa difendere dalla polizia, non esorta i suoi a dare la vita pur di salvarlo, ma offre la sua, fino in fondo.

Credono in un re che sembra schiacciato dal peso di un fallimento senza precedenti e invece esercita il suo potere proprio dalla croce. Il potere del dono, non della rapina. Il potere dell'amore, non della violenza. Il potere della misericordia e della compassione, non di giudicare e di condannare.

Eppure il Crocifisso non si arrende: continua ad amare, fino all'ultimo. Fino a fare di un malfattore, giustamente condannato, il primo cittadino del paradiso.

Catechista Mara Laurenzi

La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall'Assemblea g...
25/11/2025

La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999.
L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare in quel giorno attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza della nonviolenza e del rispetto delle donne.
In molti paesi, come l'Italia, il colore esibito in questa giornata è il rosso e uno degli oggetti simbolo è rappresentato da scarpe rosse da donna, allineate nelle piazze o in luoghi pubblici, a rappresentare le vittime di violenza e femminicidio.
L'idea è nata da un'installazione dell'artista messicana Elina Chauvet, Zapatos Rojos, realizzata nel 2009 in una piazza di Ciudad Juarez, e ispirata all'omicidio della sorella per mano del marito e alle centinaia di donne rapite, stuprate e assassinate in questa città di frontiera nel nord del Messico, nodo del mercato della droga e degli esseri umani.L'installazione è stata replicata successivamente in moltissimi paesi del mondo, fra cui Argentina, Stati Uniti, Norvegia, Ecuador, Canada, Spagna e Italia.
È stata scelta la data del 25 novembre per la Giornata contro la violenza sulle donne per commemorare la vita, l’attivismo e soprattutto il coraggio di 3 sorelle: Patria, Maria Teresa e Minerva Mirabal, anche soprannominate “mariposas”, ovvero farfalle, che hanno combattuto per la libertà del loro paese.
Durante gli anni ‘40 e ‘50, la Repubblica Dominicana era stretta nella morsa della dittatura del generale Rafael Trujilo. Le sorelle Mirabal decisero di impegnarsi nell’attivismo politico denunciando gli orrori e i crimini dalla dittatura. Ma il 25 novembre 1960 le tre sorelle “mariposas” vennero torturate e uccise dai sicari di Trujillo e i loro corpi gettati in un dirupo per simulare un incidente. L’indignazione per la loro morte, che nessuno credette accidentale, sollevò un moto di orrore sia in patria che all’estero, ponendo l’attenzione internazionale sul regime dominicano e sulla cultura machista che non tollerava di riconoscere alle donne l’occupazione di uno spazio pubblico e politico. Pochi mesi dopo il loro assassinio, Trujillo fu ucciso e il suo regime cadde. L’unica sorella sopravvissuta, perché non impegnata attivamente, Belgica Adele, ha dedicato la sua vita alla cura dei sei nipoti orfani e a mantenere viva la memoria delle sorelle.
È in ricordo di Patria, Maria Teresa e Minerva che ogni 25 novembre si inaugura un periodo di 16 giorni dedicato all’attivismo contro la violenza di genere, che si conclude il 10 dicembre con la Giornata Internazionale dei diritti Umani.

25/11/2025

L’ultima indagine Istat “Sicurezza delle donne” restituisce un’immagine netta e dolorosa: quasi un terzo delle italiane tra i 16 e i 75 anni ha subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Parliamo di 6 milioni e 400mila donne, il 31,9% della popolazione femmi...

Santo del GiornoIl 25 novembre si celebraSanta Caterina d'AlessandriaMartireNata da stirpe reale, fu dotata dalla natura...
25/11/2025

Santo del Giorno

Il 25 novembre si celebra

Santa Caterina d'Alessandria
Martire

Nata da stirpe reale, fu dotata dalla natura di un ingegno e di una bellezza così rara, che era stimata la più fortunata giovane della città.
Istruita in tutte le scienze, ma soprattutto nella filosofia dai più celebri retori, seppe innalzare il suo intelletto al di sopra delle cose materiali e, dalle creature, ascendere al Creatore.
Appena sentì parlare della religione di Cristo, il suo acuto ingegno, aiutato dalla grazia di Dio, comprese che essa era la vera dottrina e l’avrebbe abbracciata subito, se alcuni legami terreni non le avessero impedito il passo decisivo. Ma il Signore, che la voleva sua sposa, affrettò il suo ingresso nello stuolo delle candide colombe a Lui consacrate.
Compresa dell’amore che il Signore nutriva per lei, si fece battezzare, dedicandosi totalmente alla beneficenza e all’istruzione dei pagani. E tanto crebbe la fama della sua ca**tà e del suo sapere, che giunse alle orecchie dello stesso imperatore Massimino, uomo tristemente celebre per la sua ferocia.
L’imperatore fece chiamare Caterina alla sua presenza per avere notizie più certe di ciò che di lei udiva e per conoscere più da vicino colei che tanto si celebrava. Ma appena seppe dalla bocca stessa della Santa che era cristiana, subito, con minacce ed imprecazioni, ordinò che rinunciasse a quel culto da lui odiato e sacrificasse a Giove.
Caterina prontamente rispose che era risoluta a rimanere nella religione che professava, e incominciò a parlare della vanità degli dèi e della verità dell’unico vero Dio con parole così ardenti che l’imperatore medesimo rimase sconcertato.
Fu quindi affidata ad alcuni filosofi pagani perché la convincessero, ma ella riuscì a condurli alla vera religione. A tale smacco il feroce imperatore condannò a morire sul rogo quei nuovi convertiti e, presa Caterina, dopo villanie e disprezzi, comandò che il suo corpo fosse legato ad una ruota e che con uncini le fossero strappate le carni.
La Santa non si intimorì per simile supplizio, ma, felice di dar la vita per il suo Sposo, si apprestò a morire fra quei tormenti. Appena quel corpo verginale fu a contatto con lo strumento del suo martirio, questo si spezzò fragorosamente, producendo gran panico fra i carnefici.
Non si piegò l’animo di Massimino, e comandò che la Santa fosse immediatamente condotta fuori della città e le fosse reciso il capo. Giunta al luogo del martirio, le furono bendati gli occhi e il carnefice, con un colpo, staccò il capo di Caterina; ma da quella ferita sgorgò abbondante latte, ultima testimonianza della sua innocenza.
Il suo corpo venne dagli stessi Angeli trasportato sul monte Sinai e qui seppellito. Sul suo sepolcro fu poi edificato un sontuoso tempio e un grandioso monastero, che resero imperitura la memoria di questa vergine di Cristo.

Gesù si trova nel tempio, dove insegna pubblicamente e ha già avuto dispute con gli scribi e i sadducei. Il suo discorso...
25/11/2025

Gesù si trova nel tempio, dove insegna pubblicamente e ha già avuto dispute con gli scribi e i sadducei. Il suo discorso prende le mosse proprio dall'ammirazione per la bellezza del tempio.

Le visioni apocalittiche sono sempre fortemente simboliche. E' necessario andare oltre le immagini colorite per coglierne il senso profondo. Gesù ci invita a non fermarci alle apparenze: per quanto grandioso e splendente sia il tempio, di esso non resterà pietra su pietra. Vorremmo sempre sapere in anticipo quello che ci attende e siamo terrorizzati dai profeti di sventura, come li chiamava Giovanni XXIII. Gesù ci tranquillizza, senza tuttavia illuderci; ci saranno, è vero, sconvolgimenti e disastri, ma il futuro è nelle mani del Signore così come il passato appartiene alla sua misericordia infinita.

In questa giornata, mi accompagni un senso di speranza e attesa nella fede e faccio diventare preghiera questa frase del Vangelo: "Il tempo è vicino" (Lc 21,10)

La voce di un padre e dottore della Chiesa

"Quando dunque verrà nostro Signore Gesù Cristo e, come dice l'apostolo Paolo, «metterà in luce i segreti delle tenebre, e manifesterà le intenzioni dei cuori: allora ciascuno avrà la sua lode da Dio» (1 Cor 4, 5).

Allora, essendo un tal giorno così luminoso, non saranno più necessarie le lucerne. Non ci verrà più letto il profeta, non si aprirà più il libro dell'Apostolo; non andremo più a cercare la testimonianza di Giovanni, non avremo più bisogno del vangelo stesso. Saranno perciò eliminate tutte le Scritture, che nella notte di questo secolo venivano accese per noi come lucerne, perché non restassimo nelle tenebre.

Eliminate tutte queste cose, giacché non avremo più bisogno della loro luce e, venuti meno anche gli stessi uomini di Dio che ne furono i ministri, perché anch'essi vedranno con noi quella luce di verità in tutta la sua chiarezza, messi da parte insomma tutti questi mezzi sussidiari, che cosa vedremo? Di che cosa si pascerà la nostra mente? Di che cosa si delizierà la nostra vista? Da dove verrà quella gioia che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore d'uomo? (cfr. 1 Cor 2, 9). Che cosa vedremo?

Vi scongiuro, amate con me, correte con me saldi nella fede: aneliamo alla patria del cielo, sospiriamo alla patria di lassù; consideriamoci quali semplici pellegrini quaggiù. Che vedremo allora? Ce lo dica ora il vangelo: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1, 1). Verrai alla sorgente, da cui ti sono giunte poche stille di rugiada. Vedrai palesemente quella luce, di cui solo un raggio, per vie indirette e oblique, ha raggiunto il tuo cuore, ancora avvolto dalle tenebre e che ha ancora bisogno di purificazione.

Allora potrai vederla quella luce e sostenerne il fulgore.

«Carissimi, dice lo stesso san Giovanni, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (1 Gv 3, 2).

Mi accorgo che i vostri affetti si levano con me verso l'alto; ma «un corpo corruttibile appesantisce l'anima e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri» (Sap 9, 15). Ecco che io sto per deporre questo libro e voi per tornarvene ciascuno a casa sua. Ci siamo trovati assai bene sotto questa luce comune, ne abbiamo davvero gioito, ne abbiamo davvero esultato: ma, mentre ci separiamo gli uni dagli altri, badiamo bene a non allontanarci da lui".

Dai «Trattati su Giovanni» di sant'Agostino, vescovo - Tratt. 35, 8-9; CCL 36, 321-323) Verrai alla sorgente, vedrai la stessa luce

Preghiera Forza nel tempo della pauraSignore Gesù,quando il mondo sembra crollare, dammi la forza di restare saldo nella...
25/11/2025

Preghiera

Forza nel tempo della paura

Signore Gesù,
quando il mondo sembra crollare, dammi la forza di restare saldo nella Tua parola.
Quando ascolto notizie che spaventano, ricorda al mio cuore che Tu non abbandoni chi confida in Te.
Proteggimi dalle voci che confondono, dalle paure che disorientano, dai falsi profeti che sviano il cammino.
Donami un cuore vigilante, capace di vedere la Tua luce anche nei giorni più oscuri.
Rafforza la mia fede, perché non sia scossa dalle tempeste del tempo presente.
Fa’ che io cammini nella pace, certo che Tu governi la storia e nessun evento è fuori dalle Tue mani.
Sostienimi, Signore,
e rendimi testimone di speranza nei momenti in cui molti cedono alla paura.
Amen.

Il brano di Lc 21,5-11 parla di un mondo in agitazione: crolli, guerre, tradimenti, inganni. Gesù però non vuole spaventare, ma liberare. Mentre tutto sembra instabile, Lui richiama all’essenziale: non lasciatevi ingannare, non abbiate paura, non è ancora la fine.
La preghiera nasce proprio da questo: chiedere la grazia di rimanere saldi, lucidi e fiduciosi quando ciò che ci circonda sembra perdere equilibrio. Chiede aiuto contro le paure che paralizzano, contro le voci che ingannano, contro lo scoraggiamento che indebolisce.
La fede diventa un’ancora, non perché risolve ogni problema, ma perché dà stabilità nel mezzo della tempesta. Il cuore che si affida a Cristo impara a leggere la storia non con ansia, ma con fiducia.

Spunti di applicazione pratica

- Quando arrivano notizie che generano paura, fermati un momento e ripeti: “Signore, dammi la Tua pace”.
- Evita di lasciarti trascinare da chi diffonde ansia o confusione: scegli parole e persone che nutrono fiducia.
- Scegli ogni giorno un piccolo gesto di stabilità: un salmo, una preghiera breve, un atto di ca**tà.
- Nelle relazioni, diventa presenza serena, non amplificatore di allarmi.
- Rileggi gli avvenimenti non come “fine”, ma come momenti in cui puoi affidarti di più a Dio.
- Custodisci il cuore: meno esposizione al bombardamento di informazioni, più spazio alla voce del Vangelo.

Domande di riflessione (personale o di gruppo)

1) Quali sono le “notizie” o gli eventi che più mi spaventano oggi?
2) In quali situazioni sento di essere facilmente ingannato o disorientato?
3) Dove percepisco la presenza di Dio nei miei giorni difficili?
4) Come posso diventare testimone di pace per chi vive nella paura?
5) Cosa mi impedisce di fidarmi pienamente di Cristo quando tutto sembra incerto?
6) Quale passo concreto posso fare questa settimana per ascoltare più il Vangelo e meno le paure?

25/11/2025

«È ormai vicino il Viaggio apostolico che compirò in Turchia e in Libano. In Turchia sarà celebrato il 1700° anniversario del Concilio di Nicea. Per questo, oggi viene pubblicata la Lettera apostolica "In unitate fidei", che commemora tale storico evento». All’Angelus di ieri Leone XIV ha an...

25/11/2025
Ogni giorno, nelle piccole come nelle grandi decisioni, siamo di fronte a una scelta: dare parte del superfluo o dare tu...
24/11/2025

Ogni giorno, nelle piccole come nelle grandi decisioni, siamo di fronte a una scelta: dare parte del superfluo o dare tutto. Nel caso del Vangelo, riguarda anzitutto l'offerta dei beni al Tempio: i ricchi mettono le loro ricche offerte - che erano parte del superfluo, la povera vedova due monetine - che erano tutto ciò che aveva. Di fondo non c'è solo una diversa generosità ma, soprattutto, una diversa fiducia in Dio e amore per Lui. La vedova dà tutto perché è Dio il suo tutto, si fida di Lui, sa che Provvederà, e vuole amarlo con tutta se stessa. Il suo dono, offerto al Tempio, è espressione di questa totalità. In fondo, è una risposta alla totalità d'amore che sa che Dio ha per lei. «Costei gettò l'ultimo che aveva. Tutta la vita che aveva, dice il testo greco. Cioè interpreta quelle due monetine con tutte le sue sostanze. In realtà, usa la parola "vita" per dire che in quelle due monetine c'è tutta la sua vita. Lei getta se stessa, perché non ha nulla da dare e dà se stessa, tutto ciò che aveva. Non perché Dio voglia tutto, Dio vuole niente. Però c'è una logica: che Dio ci ama e dà tutto se stesso e la risposta unica possibile è amare come siamo amati. E l'amore non consiste nel dare cose, ma nel dare la vita. Ecco questa donna fa in anticipo ciò che fa Gesù. Dice Paolo: conoscete la grazia del Signore nostro Gesù Cristo che da ricco che era si fece povero per arricchirsi della sua povertà, in 2Corinzi 8, 9» (p. Silvano Fausti). Questa totalità ci interpella: anzitutto, credo nell'amore che Dio ha per me? Credo che è un Padre Provvidente che si prende cura di me? Che la mia vita riposa al sicuro tra le sue braccia?
Di conseguenza, come gli corrispondo? Lo stile "superfluo" o "tutto" lo rivela. Qual è la misura d'amore che metto nella mia quotidianità? Come impiego le mie energie? Cerco di darmi tutto e mettercela tutta in ciò che Dio mi chiede? Non è scontato: a volte diamo tutto per ciò che ci piace, facciamo grandi sacrifici per ciò che serve al nostro tornaconto ma ci fermiamo al superfluo per ciò che è davvero bene: poco cuore, poca attenzione, poco coinvolgimento... È vero, a volte il bene costa, ma scelto e fatto con impegno ripaga in abbondante gioia e serenità! Ci fa bene pensare che possiamo fare anche le cose più piccole con un amore grande, offrendo ogni cosa al Signore, donandoci con gioia e generosità alle persone che abbiamo accanto. Qui c'è il segreto per una "vita viva", gioiosa, che profuma di eternità. Lasciamoci dunque interpellare dalla vedova di oggi che getta nella cassetta, cioè getta in Dio, tutto ciò che aveva per vivere. E noi, cosa vogliamo rendere al Signore per ciò che ci ha donato?

«Le parole che mi hanno ispirato mentre seguivo Madre Teresa sono state "fare piccole cose con grande amore. Non dobbiamo cercare le grandi occasioni per amare e dare il meglio di noi stessi, bastano piccole attenzioni, nella vita quotidiana, nella comunità o al servizio del povero. Pulire, lavare, ma anche donare un sorriso, una parola gentile» (suor Maria Prema Pierick).

Oggi vogliamo parlarvi di una donna molto nota nei paesi arabi ma anche in altre parti del mondo, che ha scritto numeros...
24/11/2025

Oggi vogliamo parlarvi di una donna molto nota nei paesi arabi ma anche in altre parti del mondo, che ha scritto numerosi libri sulla condizione della donna dell'Islam, dedicando particolare attenzione alla pratica della mutilazione genitale femminile, ancora presente in alcune parti della società egiziana.

Si tratta di Nawāl al-Saʿdāwī (1931-2021), scrittrice, psichiatra, saggista, nonché militante femminista egiziana.
Nacque in un piccolo villaggio chiamato Kafr Tahla il 27 ottobre 1931. In giovane età subì la mutilazione dei propri organi genitali (clitoridectomia). Studiò medicina nell’Università statale del Cairo, laureandosi nel 1955.
Promossa Direttrice della Sanità Pubblica fu allontanata dall’incarico per la sua attività politica. Dal 1973 al 1976 lavorò come ricercatrice nella Facoltà di Medicina dell’Università statale di ʿAyn Shams, al Cairo. Dal 1979 al 1980 è stata consigliera delle Nazioni Unite per il Women’s Programme in Africa (ECA) e Medio Oriente (ECWA).
Fu considerata a lungo una persona controversa e pericolosa dal governo egiziano. Nel 1991, minacciata di morte dai fondamentalisti islamici, si recò in Carolina del Nord e insegnò presso la Duke University e la Washington State University. Nel 1996 tornò in Egitto, continuando nella sua attività politica. Molto nota nei Paesi arabi ma anche in altre parti del mondo, scrisse novelle, brevi romanzi, e numerosi saggi sulla condizione della donna nell’Islam. È morta al Cairo, il 21 marzo 2021.

«Sentivo dire che molto prima che io nascessi le neonate venivano sepolte vive. Fossi nata a quell’epoca sarei stata una di quelle neonate. Questo mi dicevano quando avevo quattro anni. Ma i miei erano tempi migliori. Quando veniva alla luce una bambina non le si faceva niente. Semplicemente la vita si fermava, semplicemente la gente era triste.»

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00067

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