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LA SVOLTA è un periodico regionale di informazione e cultura edito dall’Associazione La Svolta Editrice. Indirizza le proprie forze alla realizzazione di un mensile che interessi tutto il territorio regionale siciliano, allo scopo di dare ampia informazione sull’attualità, la cultura, l’economia, lo sport e sulle varie iniziative, ma soprattutto, per incentivare lo sviluppo socio-economico del ter

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REGIONE. Ecco la sanatoria per i doppi incarichi dei dirigentiCrocetta da rivoluzionario a patrono della castaBasta una ...
15/10/2015

REGIONE. Ecco la sanatoria per i doppi incarichi dei dirigenti
Crocetta da rivoluzionario a patrono della casta
Basta una riga e mezzo per far risparmiare milioni di euro a un gruppetto di fedelissimi. Soldi dovuti ai "doppi incarichi". Compensi, cioè, corrisposti a dirigenti anche di altissimo grado, nonostante la legge prevedesse la gratuità di quelle nomine. In commissione bilancio, dove è giunto il primo "sì" alla sanatoria, si è celebrata così la parabola di quello che fu un rivoluzionario e che si è invece rivelato il Santo patrono della casta. “Mica si può pensare che in Sicilia si lavori gratis”, aveva tuonato infatti Rosario Crocetta pochi giorni fa. E in pochi giorni l'Ars ha già varato il disegno di legge "salva-burocrati".
Così, la norma in vigore dal 2012, è stata “piegata” dal governo regionale e dalla sua maggioranza, con il disegno di legge che ha già avuto l'ok della seconda commissione e presto sbarcherà in Aula. Un ddl che viene grottescamente descritto come il testo che fornisce la “corretta interpretazione” della norma che sanciva la gratuità di quegli incarichi, presente nella Finanziaria di tre anni fa. Una interpretazione, a dire il vero, che era apparsa assolutamente chiara al Cga, che nel giugno del 2014 aveva detto senza mezzi termini: “Quegli incarichi devono essere gratuiti”.
Una riga e mezzo. Basta questo per cancellare con un colpo di spugna la restituzione di tutti quei compensi illegittimamente percepiti. E non a caso, pochi giorni fa, il ragioniere generale Salvatore Sammartano, con una sua circolare, aveva predisposto il blocco di quei compensi e aveva richiesto la verifica di quanto incassato dai burocrati dal 2012, anno di entrata in vigore della norma, a oggi. La frase che sistema tutto è all'articolo 1 di un disegno di legge “ad hoc” e che ha viaggiato a una velocità mai vista: le disposizioni di quella norma, infatti, recita il testo “si intendono riferite esclusivamente ai titolari di cariche elettive”. Una corretta interpretazione che, come detto, “cozza” col parere del Consiglio di giustizia amministrativa. Nel giugno del 2014, infatti, il Cga smentiva categoricamente che quella norma potesse applicarsi soltanto ai deputati regionali o nazionali, e invece precisava che andava estesa a tutti i destinatari di incarichi attribuiti dalla Regione o dagli enti collegati a essa. Norma ignorata in questi tre anni di governo Crocetta.
Ma adesso, il ddl di governo e maggioranza sistema tutto. Consentendo a una serie di alti burocrati di tenersi stretti i compensi erogati nonostante la legge li vietasse. Tra questi, il segretario generale Patrizia Monterosso (che a dire il vero ha già restituito le somme ricevute come vicepresidente di Irfis, le richiederà indietro?) e il dirigente generali Anna Rosa Corsello (liquidatore di Biosphera e Multiservizi, per 65 mila euro annui). Oltre, ovviamente, agli altri capidipartimento che hanno ricoperto il ruolo di commissario delle ex Province. Come l'attuale assessore Rosaria Barresi, l'ex responsabile dell'Agricoltura Dario Cartabellotta, passando per Luciana Giammanco e Ignazio Tozzo: in questo caso il compenso varia in base all'ampiezza del territorio: dai 3.350 ai 4.960 euro al mese.
Ma un elenco non esiste. E nemmeno un dato che certifichi la portata economica di questa sanatoria. Se, insomma, i dirigenti non dovranno più restituire un euro, quale impatto si avrà sul bilancio? Non è possibile, al momento, saperlo. Perché nonostante i tanti richiami della Corte dei conti, a sostegno del ddl approvato dalla Commissione bilancio non c'è alcuna relazione tecnica. In commissione sarebbe giunto solo un “foglietto” che non chiariva granché. La Corte dei conti, d'altra parte, (la Procura contabile, in questo caso), ha avviato una inchiesta per verificare i possibili abusi dietro il conferimento dei doppi e tripli incarichi. Una vicenda che, stando al sindacato Cobas Codir, coinvolgerebbe non solo i dirigenti generali, ma anche i dirigenti, per così dire, “semplici”. E a quel punto l'elenco sarebbe davvero lungo e coinvolgerebbe decine di burocrati.
In difesa dei quali è sceso Rosario Crocetta. Ex rivoluzionario e diventato Santo patrono della casta, anche grazie al sostegno della sua maggioranza che ha fatto viaggiare a velocità supersonica questa sanatoria a Palazzo dei Normanni. E a dire il vero, l'intervento di Crocetta "pro-casta" non è una novità assoluta. Già in occasione di una precedente legge di stabilità, infatti, il governatore si era battuto per cancellare il tetto da cinquantamila euro annui alle retribuzioni per alcuni amministratori o consiglieri di società partecipate. Tra questi, alcuni fedelissimi tra cui Antonio Ingroia, l'ex braccio destro Stefano Polizzotto, il segretario generale Patrizia Monterosso. In quel caso si oppose l'Ars.
Dove non mancano, anche riguardo all'ultima sanatoria, le voci contrarie: “La politica ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno – si legge in una nota del Movimento cinque stelle – che quando è veramente interessata sa bruciare le tappe. Peccato che non lo sappia fare per le vere emergenze della regione, quando c'è da dare risposte ai siciliani e non agli amici. Il testo è stato accompagnato da un foglietto che hanno spacciato come relazione. I soliti mezzucci che imbavagliano la democrazia. Siamo stati gli unici ad opporci alla sanatoria. Vorremmo pure capire perché Forza Italia, che aveva urlato tanto contro di essa,oggi non c'era”. “Non si può accettare – ha dichiarato il deputato Mpa Giovanni Greco - che i nostri super burocrati percepiscano già un compenso di circa 190 mila euro l'anno, a discapito di quelle categorie che a stento riescono ad arrivare alla fine del mese”. Ma a difesa della casta è intervenuto il presidente della rivoluzione.

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Bocciato il piano Borsellino Ospedali e concorsi: tutto da rifareOspedali pubblici, cliniche private e piante organiche:...
15/10/2015

Bocciato il piano Borsellino
Ospedali e concorsi: tutto da rifare
Ospedali pubblici, cliniche private e piante organiche: è tutto da rifare. Con una nota congiunta, e molto dura, del Ministero della Salute e del Ministero dell'Economia, il governo Renzi ha “bocciato” il Piano della rete ospedaliera di Lucia Borsellino, approvato nel gennaio del 2015. Un documento che delinea la distribuzione dei posti letto nell'Isola, così come la chiusura e l'accorpamento di aziende ospedaliere e unità operative e complesse. E i rilievi adesso rischiano di far saltare in aria il progetto per le cinquemila assunzioni nella Sanità siciliana. È proprio sulla rete ospedaliera, infatti, che si basa la predisposizione delle dotazioni organiche che avrebbero dovuto aprire, appunto, ai concorsi.

Il Piano della rete ospedaliera, come detto, è stato pubblicato con decreto dell'assessore Borsellino il 14 gennaio del 2015. Alla fine, a dire il vero, di un lungo e complesso iter. Che ha visto anche come attori principali, molti deputati dell'Assemblea regionale, che non hanno fatto mancare il proprio “pressing” legato a logiche soprattutto territoriali. E quindi, almeno potenzialmente, elettorali.

Di certo c'è che, secondo i ministri Beatrice Lorenzin Pier Carlo Padoan e – aspetto quasi paradossale – secondo anche i rilievi dell'Agenas, proprio l'agenzia nella quale adesso Lucia Borsellino svolge un ruolo di primo piano, il Piano “prevede alcuni elementi di novità che tuttavia non appaiono risolutivi delle criticità evidenziate” nei precedenti incontri tra la Regione e il governo nazionale. Il direttore generale della Programmazione sanitaria Renato Botti, che firma il documento con i rilievi, sottolinea il “permanere dell'eccessiva frammentazione dell'offerta ospedaliera siciliana. Tale criticità – si legge nel documento – comporta, tra l'altro, la difficoltà di individuare reti per le patologie complesse tempo-dipendenti che rispondano ai reuisiti di efficacia ed efficienza”.

Questo, in generale. Ma il governo nazionale ovviamente scende nel dettaglio. E i rilievi sono parecchi. A cominciare dalla scelta di mantenere in vita strutture pubbliche e private “monospecialistiche” nonostante il numero di interventi sia inferiore a quello fissato dalle soglie ministeriali. Si fa riferimento in particolare alle strutture psichiatriche e ai punti nascita siciliani. E il ministero sembra lanciare un monito, probabilmente indirizzato al dialogo intrapreso dall'assessorato con l'Associazione delle cliniche private (Aiop): “La definizione del fabbisogno assistenziale, organizzativo e strutturale – scrive il governo Renzi – è di esclusiva competenza regionale e non può essere basato sulla proposta da parte di un soggetto o associazione esterna alla regione”.

Sulla rete ospedaliera, come detto, non sono mancate le pressioni della politica. Che si sono concretizzate nell'intervento della commissione Salute dell'Ars alla quale è stato attribuito anche il compito di valutare tutte le unità operative sia semplici che complesse del Sistema sanitario regionale, sia nel settore pubblico che nel settore privato. Una valutazione che avrebbe dovuto condurre alla rimodulazione dei posti letto per acuti (quelli economicamente più vantaggiosi) e alla “rifunzionalizzazione” dei nosocomi in Ospedali di comunità (cioè presìdi con funzioni quasi unicamente assistenziali). Il problema è che nel Piano, la Regione non prevede la tempistica. Cioè non spiega quando questa valutazione debba concludersi. Col rischio di mantenere lo stato transitorio per troppo tempo. Ma non solo. Nel Piano mancherebbe anche la distribuzione dei posti per “acuti” per singolo presidio e non sono stati individuati gli ospedali da riconvertire in ospedali di comunità.

A questo proposito, i ministeri “bocciano” anche l'ipotesi di mantenere in vita come veri e propri ospedali (e non come strutture territoriali) le strutture di Ribera, Mazzarino, Giarre, Leonforte, Barcellona, Scicli e Salemi. Una scelta incomprensibile, secondo il governo nazionale, perché l'attività in presìdi di così piccole dimensioni metterebbe “a rischio la sicurezza dei pazienti”. Contestati anche alcuni errori nelle “somme” dei posti letto. Mentre in alcune Asp, l'ultimo Piano prevede posti letto in più rispetto a quelli previsti dalle tabelle originarie. Un caos.

Al quale vanno aggiunte le altre contestazioni. A cominciare da quelle relative alla Rete dell'emergenza territoriale del 118, “in particolare – scrivono i ministeri – riguardo l'assetto dei mezzi di soccorso di base e avanzati per territorio governato dalla Centrale operativa di competenza, il loro numero e la tipologia, attuale e programmata, compreso un aggiornamento sulle prospettive di implementazione delle automediche: quante, quali e dove siano già state attivate”. E ancora, ecco il capitolo Pta, finiti anche al centro di inchieste giudiziarie. Quei centri, ricorda il governo nazionale, “devono contenere unicamente attività di tipo territoriale e non attività di emergenza-urgenza”.

Questi i rilievi. Ma già da adesso ci si interroga sulle conseguenze. Quelle, cioè, che riguarderanno i piccoli ospedali, che il Ministero ha chiaramente destinato alla chiusura, alla ridefinizione dei posti letto, alla determinazione delle strutture interne agli ospedali (aspetto che riguarda, ovviamente, anche la nomina di primari e dirigenti). Ma soprattutto, in bilico adesso sono, chiaramente, gli annunciati nuovi concorsi nella Sanità siciliana. Mentre dall'assessorato sembrano piovere nuove contestazioni sulle piante organiche delle aziende, infatti, quelle stesse dotazioni sono basate proprio sui dati della rete ospedaliera. Quella che, secondo il governo nazionale, è quasi da riscrivere.

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