13/09/2026
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A
Commento al Vangelo del giorno - Mt 18,21-35
Spesso misuro il perdono come fosse una virtù da contare, un sforzo della mia volontà per mostrare quanto so essere buono. Mi illudo di poter bastare a me stesso e di saper risanare ogni debito con le mie sole forze. Eppure la parabola mi mette davanti alla realtà: il mio debito verso Dio è incalcolabile, un’immensità che non potrei mai ripagare. Se fatico a condonare i "cento denari" a chi mi ferisce, è perché dimentico la gratuità smisurata con cui sono stato amato e salvato per primo.
Perdonare "settanta volte sette" non è un calcolo quantitativo, ma uno stile di vita, il respiro stesso dell'anima che accoglie la misericordia del Padre e la trasforma in fraternità. Non sono chiamato a far valere i miei diritti o i miei meriti, ma a riconoscermi povero, perdonato e finalmente libero di amare. Solo custodendo la memoria di tanta grazia ricevuta posso sciogliere la durezza del mio cuore e spalancare le braccia al fratello.