Lo Spaccio dei Libri

Lo Spaccio dei Libri Suggerimenti di lettura. Parole, pensieri, autori.

"La superstizione del popolo napoletano - oh, povera gente che è vissuta così male e con tanta bonarietà, che muore in u...
22/03/2020

"La superstizione del popolo napoletano - oh, povera gente che è vissuta così male e con tanta bonarietà, che muore in un modo così miserando, con tanta rassegnazione! - la superstizione di questo popolo ha fatto una dolorosa impressione a tutti. La credevate cessata la superstizione? Come potevate crederlo? Non vi rammentate più nulla, dunque? Nel colera del 1865 vi furono processioni e pubbliche preghiere; nel colera del 1867, più tremendo, più straziante, che veniva dopo la guerra, da tutte le parrocchie uscirono le immagini della Vergine e quelle dei santi protettori, le processioni s'incontravano per le strade, si mescolavano: era tutto un mistero mediovale e meridionale. Come oggi Umberto di Savoia le ha incontrate, diciassette anni fa, le ha incontrate il gran re Vittorio Emmanuele. Nella spaventosa eruzione del 1872, per tre giorni di seguito una lava ha minacciato Napoli: le popolane sono andate al Duomo per avere la testa di san Gennaro: la volevano portare in giro, per far arrestare la lava. Per un momento i nobili custodi delle reliquie e i canonici della cattedrale, non la dettero loro. Al quarto giorno non uscì il sole; una nuvola fittissima di cenere copriva Napoli, cominciava a piovere cenere, come a Pompei; le popolane, in tutti i quartieri, fecero delle processioni, piangendo, gridando in una tenebra lugubre. Nel colera del 1873, più mite certo, ma sempre vivissimo, nei quattro quartieri popolari, fu portata in processione la Madonna dell'Aiuto ai Banchi Nuovi, la Madonna di Portosalvo a Porto, il Gesù alla Colonna, della chiesa nel vicolo dell'Università. O che memoria labile abbiamo tutti!".

📷 Pagina Facebook del cimitero delle Fontanelle, dove sono conservati i resti di migliaia di vittime della peste del 1656 e del colera del 1836.

a mattina del 21 di giugno 1630, verso le quattro e mezzo, una donnicciola chiamata Caterina Rosa, trovandosi, per disgr...
20/03/2020

a mattina del 21 di giugno 1630, verso le quattro e mezzo, una donnicciola chiamata Caterina Rosa, trovandosi, per disgrazia, a una finestra d'un cavalcavia che allora c'era sui principio di via della Vetra de' Cittadini, dalla parte che mette al corso di porta Ticinese (quasi dirimpetto alle colonne di san Lorenzo), vide ve**re un uomo con una cappa nera, e il cappello sugli occhi, e una carta in mano, sopra la quale, dice costei nella sua deposizione, metteua su le mani, che pareua che scrivesse. Le diede nell'occhio che, entrando nella strada, si fece appresso alla muraglia delle case, che è subito dopo voltato il cantone, e che a lungo a luogo tiraua con le mani dietro al muro. All'hora, soggiunge, mi viene in pensiero se a caso fosse un poco uno de quelli che, a' giorni passati, andauano ongendo le muraglie. Presa da un tal sospetto, passò in un'altra stanza, che guardava lungo la strada, per tener d'occhio lo sconosciuto, che s'avanzava in quella; et viddi, dice, che teneua toccato la detta muraglia con le mani. - Storia della Colonna Infame, A. Manzoni (1843) la Feltrinelli

Così iniziano il racconto e le osservazioni di Manzoni (ancora Manzoni!) sulla Storia della Colonna Infame, un'enorme ingiustizia risalente all'epoca della del 1630 a Milano.

In giorni in cui ci si interroga su cosa sia più o meno giusto fare e se è possibile uscire a fare jogging o meno, rileggere i grandi classici (anche quelli ignorati per decenni come questo, Sciascia docet) può tornare sempre utile.

"Les amants", 1928. R. Magritte
16/03/2020

"Les amants", 1928. R. Magritte

16/03/2020

"La Trattativa" (2014), docufilm diretto da Sabina Guzzanti, racconta ciò che è noto della cosiddetta "Trattativa Stato-Mafia", che negli anni Novanta ha dapprima messo in ginocchio il Paese e poi modificato inesorabilmente le sue sorti politiche.

Coraggio, onestà intellettuale, precisione e l'immancabile vena satirica che da sempre contraddistingue il lavoro di Sabina Guzzanti (espressione massima, in questo caso, è la figura di Massimo Ciancimino, tanto decisivo quanto ridicolo per il ruolo che svolge in tutta questa storia, e del suo rapporto col padre Vito) sono gli elementi che rendono prezioso, utile e facilmente fruibile un lavoro svolto con dovizia di particolari da "un gruppo di lavoratori dello spettacolo", composto tra gli altri da Ninni Bruschetta, Claudio Castrogiovanni e Maurizio Bologna. "La Trattativa" è disponibile su Netflix

"La foto di Alan [Kurdi] è una foto fondamentale, come le foto dei recuperi in mare degli ultimi anni, come altre foto r...
15/03/2020

"La foto di Alan [Kurdi] è una foto fondamentale, come le foto dei recuperi in mare degli ultimi anni, come altre foto realizzate nei Balcani. La realtà, però, è che siamo sottoposti a un continuo flusso di immagini e questo ci porta a essere toccati per un periodo troppo limitato nel tempo. E il breve momento di shock che viviamo guardando queste fotografie non ci spinge a ragionare sulle cause profonde di ciò che vediamo". Sono queste alcune delle riflessioni, nella fattispecie di Giulio Piscitelli, che legano la cosiddetta questione dei migranti e la funzione che l'arte della fotografia svolge nel tempo che viviamo.

A queste e altre testimonianze si aggiungono i commenti di Roberto Saviano che, con chiarezza, lucidità e tesi ben argomentate non esita a lanciare un'importante critica nei confronti dell'Europa: "Non ci rendiamo conto che boicottare l'estensione dei diritti a chi arriva significa perdere i diritti acquisiti in Europa: permettere che in Europa ci possa essere anche una sola persona che lavora senza diritti, significa boicottare i diritti di tutti i lavoratori europei che sempre più vedranno erodersi le garanzie sociali acquisite in decenni di battaglie". Sono solo alcuni degli spunti che, tra cronaca, fotografie, racconti e testimonianze, sono raccolti in "In mare non esistono taxi", 2019, Contrasto Books con Medici Senza Frontiere.

Contrasto - Official Fan Page Roberto Saviano Medici Senza Frontiere

12/03/2020

"Essere o avere. Io vorrei essere... e avere, ma so che è impossibile... È questa la malattia".

Elio Petri, in "La proprietà non è più un furto" del 1973, descrive in modo spiazzante e quasi umiliante, per chi ne riceve appieno il messaggio, il paradossale rapporto tra essere e avere.

In ogni scena, fino alla lotta di classe tra i due protagonisti che si consuma davanti agli occhi del padre di Total, in un'umile cucina davanti a due piatti di carne appena portati in dono da un ricco "macellaro".

Tra i molti elementi che raccontano questa lotta, dai confini sempre più labili e più apparenti che reali, c'è l'allergia al danaro del ragioniere Total, ex impiegato in banca, che, in questa scena, si disinfetta mani e volto mentre è nel pieno delle sue funzioni.

Alessandro Manzoni descrive in vari passi del suo capolavoro le fasi più critiche e le reazioni della popolazione, in tu...
11/03/2020

Alessandro Manzoni descrive in vari passi del suo capolavoro le fasi più critiche e le reazioni della popolazione, in tutti i suoi strati sociali, alla peste del 1630.

Questo passo segue due esempi che raccontano come psicosi e paura irrazionale si fossero impossessate della mente delle persone tanto da cacciare un anziano inerme dalla chiesa (chiesa!, sottolinea il Manzoni) e tre francesi che si erano appoggiati al duomo ammirandone la costruzione. Un passo che precede la memorabile narrazione della processione in onore di San Carlo facendo da anello di congiunzione tra due tipologie di comportamenti umani che, accostate, costituiscono un vero e proprio paradosso, quasi immancabile in momenti critici come quello descritto dallo scritto milanese.

"Ogni giorno ci sono delle morte. Alcune ragazze, più sentimentali di me, si prendono la briga di trascinarle in un ango...
10/03/2020

"Ogni giorno ci sono delle morte. Alcune ragazze, più sentimentali di me, si prendono la briga di trascinarle in un angolo, di ammucchiarle. Io ne ho una, di morta. La mia morta. Mi cade sulla spalla, la raddrizzi, ricade, torno a rialzarla, ah, quanto a rompere rompe! Ma me la tengo, la mia morta, la conservo gelosamente, dico a me stessa che un giorno finiranno pure con l'aprirci, col darci da mangiare qualcosa, qualsiasi cosa. E allora io dirò loro: . Ecco a che punto sono. Ecco come sono ridotta". Le crude parole di Ginette Kolinka, sopravvissuta all'Olocausto, riecheggiano come lame taglienti da ogni angolo della memoria. Agghiaccianti, senza lasciare via di scampo, mettono l'uomo - di ogni tempo e paese - di fronte alle proprie responsabilità.


- Ritorno a Birkenau, 2020, Ponte alle Grazie

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Via Fontanelle, 80
Naples
80136

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