23/01/2026
Che forma e contenuto siano un binomio inscindibile, comunicante e generativo dovrebbe essere un assioma. Ma ci sono opere che ce lo ricordano più di altre. Xerox di Riccardo S. D’Ercole, edito da Pidgin Edizioni, lo fa con irruenza. Come? Urlando a squarciagola.
La trama è facilmente riassumibile: ci si trova ad una serata in un centro sociale, una nottata in cui musica post-hardcore, alcolici e diverse droghe avvolgono ogni cosa.
L’universo percettivo, creato dalla prosa dell’autore, stupisce continuamente e obbliga a una lettura affannosa. Perché i ricordi che emergono dal passato travolgono la narrazione generando quasi un presente continuo che sovrappone e lega i diversi piani temporali, a ritmo serrato.
Difficile immaginare di leggere questo breve romanzo interrompendolo, siccome il fiume in piena che scorre sulle pagine non prevede pause. Un fiume torbido, oscuro in cui ribolle un dolore che emerge dal sottosuolo interiore.
L’ombra della madre aleggia per tutta la vicenda, una donna che si è tolta la vita buttandosi giù dal terrazzo. Il trauma ha trasformato il protagonista, lo ha logorato rendendolo un concentrato puro di odio. Il rifiuto provato verso il mondo nasce infatti da un bisogno di amore disperato che non riesce a manifestarsi se non tramite l’uso di stupefacenti e rapporti sessuali occasionali, consumati in macchina o nei bagni del locale.
Leggi la recensione completa di Gabriele Viale sul nostro sito https://esordiletterari.it/xerox-riccardo-s-dercole/
Pidgin Edizioni