Napoli MONiTOR

Napoli MONiTOR Napoli Monitor è un giornale on line di cronache, inchieste, reportage e disegni. Dal 2015, Monitor ha cominciato a pubblicare alcuni libri.

Dal 2006, per nove anni, Napoli Monitor è stato un giornale cartaceo, prima mensile e poi bimestrale, che ha raccontato attraverso cronache, inchieste, reportage e disegni, la città di Napoli principalmente, ma anche altre storie provenienti dall'Italia e dal Mondo. Dopo sessanta numeri la redazione ha interrotto la pubblicazione del cartaceo per dedicarsi esclusivamente alla costruzione di un por

tale on-line con aggiornamenti quotidiani. Non una vera e propria casa editrice, ma un numero di uscite programmate, con cadenza periodica e continuativa. Il senso del percorso non cambia: narrare la realtà, rafforzando i nostri punti di vista attraverso uno stile non banale, tra letteratura, giornalismo e ricerca sociale, abbinando l’originalità e la cura. Ulteriori info su: http://napolimonitor.it/napoli-monitor-sito-internet-libri-e-altre-novita/

04/06/2026

Guardare le tavole di progetto è, in effetti, cruciale. Il porto di Pastena prevede circa quattrocento cinquanta posti barca, ma soprattutto parcheggi a pagamento, box auto, un centro commerciale, l’ampliamento dell’albergo, una piscina di acqua di mare depurata. «Tecnicamente non è neanche un porto», dice Davide. «È un centro commerciale con una darsena.» A chi giova? Non ai pescatori locali, che oggi ormeggiano a prezzi accessibili. Non ai cittadini, a cui verrebbero sottratte le ultime spiagge libere. Non ai commercianti, a cui è stata promessa ricaduta economica: i negozi del nuovo centro faranno concorrenza a quelli esistenti. La domanda cui risponde è quella del medio-grande diportismo post-Covid: fino al 2020 i porti erano vuoti, poi la pandemia ha spinto chi aveva disponibilità economica a comprare una barca. «Adesso tutti hanno interesse a mettere la barca a Salerno», racconta Davide. «Non tutti però hanno una barca, ma tutti hanno un costume», ricorda riprendendo un vecchio slogan del Comitato. L’efficacia di quella sintesi non si è consumata.

un articolo di Edoardo M. Benassai
disegno dall'archivio MONiTOR

Vittorio Passeggio, attivista della prima ora del comitato, spiega che i progetti iniziali per le Vele vennero completam...
03/06/2026

Vittorio Passeggio, attivista della prima ora del comitato, spiega che i progetti iniziali per le Vele vennero completamente disattesi: «Nelle Vele più grandi non entrava il sole, il reticolo di scale e ballatoi non consentiva nemmeno a quel poco di luce di filtrare. L’economia del vicolo, nelle intenzioni del progetto, non è mai esistita». Domenico Lopresto, segretario dell’Unione Inquilini, in una intervista del 2013 condotta da Nicola Angrisano in Stalking Asilo. Le mani sulla città, racconta che «se si gira nei rioni popolari, si vede che il degrado è tantissimo, ma va tenuto presente anche la gestione delle organizzazioni criminali. Basta ricordare che i più grandi clan della città stanno tutti nei rioni di edilizia residenziale pubblica». Nel 1990 venne inoltre avviato il funzionamento di un nuovo carcere la cui collocazione ai margini del quartiere era stata decisa diversi anni prima. Pino Guerra, militante dei comitati popolari di Napoli Nord e occupante della Vela Gialla, parla di un quartiere di “annientamento”: «Era un circolo vizioso: senza lavoro, delinqui e vai in carcere, nel quartiere stesso. Il tuo ciclo di vita rimaneva nel quartiere». Negli anni Novanta nacque il Comitato Occupanti Case, che portò a migliaia di occupazioni per tutta Napoli. Sempre Pino Guerra racconta che «si mobilitarono in piazza circa 10 mila persone, con bambini e carrozzini. E vincemmo la vertenza, perché gli occupanti abusivi si trasformarono in assegnatari. Nel ’95-96, con la chiusura della vertenza, ottennero il diritto di rimanere nelle case».

un articolo di Zidan Shehadeh
disegno di Otarebill

È una domenica mattina di febbraio, il tempo non è dei migliori ma regge. Si tiene il carnevale sociale di Scampia, il 44esimo da quando esiste. Decido di andarci insieme a mio fratello più piccolo. Ci dirigiamo verso la prima fermata dell’R5 di corso Secondigliano, provenendo da [...]

Il 29 una mandria di cavalli scappa dall’addestramento militare per la parata del 2 giugno e galoppa sulla Colombo. Il 3...
02/06/2026

Il 29 una mandria di cavalli scappa dall’addestramento militare per la parata del 2 giugno e galoppa sulla Colombo. Il 31 finalmente arriva Eid el-Adha, la festa del sacrificio musulmano: si riempiono parchi e moschee di Roma, anche se da nessuna parte si macellano gli agnelli in piazza. Alla festa di Villa Gordiani si presenta l’influencer di estrema destra Simone Carabella con un panino con la porchetta, convinto di aver ideato una geniale provocazione. Viene ridicolizzato dai presenti e dai media, che fingono di ignorare come la porchetta sia oggi l’ultimo orizzonte di valori per i “veri romani”.

un articolo di Stefano Portelli
disegno di Peppe Cerillo

Il 1 maggio un grande corteo attraversa Roma Est dalla Tuscolana a Centocelle, dove si celebrano anche i quarant'anni di occupazione del Forte Prenestino: un numero incalcolabile di persone partecipa alla festa, che dura tutto il giorno. Dopo il finesettimana riprendono i dibattiti [...]

Lagioia si affretta a concludere il ragionamento: «[Il deturpamento per eccesso di turismo] è anche quello che è success...
01/06/2026

Lagioia si affretta a concludere il ragionamento: «[Il deturpamento per eccesso di turismo] è anche quello che è successo a Matera, che è diventata capitale europea della cultura cogliendo una grande occasione di rinnovamento. Poi è diventata, però, una meta turistica e ha cessato di essere un luogo di produzione culturale. Ma questo non è colpa di nessuno, sono movimenti che non puoi respingere, ti portano un sacco di vantaggi; però è complicato, perché in alcune zone gli stessi abitanti non possono comprare casa perché i turisti nord-europei o americani fanno lievitare i prezzi e uno si ritrova spazzato fuori dalla terra in cui è nato e cresciuto e in cui i genitori avevano casa». Di nuovo, come è successo? Come Matera si è trasformata in questi anni in una scenografia simulacrale e nauseante? Lagioia rassicura: non è colpa di nessuno. Anziché vagliare le cause e indicare i responsabili, l’intellettuale neoliberale riconosce, nemmeno troppo a malincuore, che there is no alternative.

un articolo di Francesco Migliaccio
disegno di Giancarlo Savino

Nicola Lagioia è stato premiato dal Lions a Torino per la prefazione a Cristo si è fermato a Eboli. Durante l'evento lo scrittore ha ragionato sulla questione meridionale, dimostrando il suo equilibrismo vacuo.

Il salario di un medico è oggi a Cuba di ventiquattro dollari, ma al Festival della Salsa in cui siamo stati nel Vedado ...
28/05/2026

Il salario di un medico è oggi a Cuba di ventiquattro dollari, ma al Festival della Salsa in cui siamo stati nel Vedado (e che era predominantemente popolare), il costo di ingresso dell’area VIP, vicino al palco, era di quarantacinque dollari, e l’area vip era strapiena di cubani. Questa nuova classe media in ascesa è rappresentata soprattutto dai cosiddetti mipymes (padroni di micro, piccoli e medi imprese, fino a un massimo di cento impiegati per azienda), la cui esistenza è stata formalizzata nel 2021 e che dominano oggi i settori del commercio e della ristorazione. Sono in parte persone con parenti all’estero, che hanno facilitato gli investimenti iniziali, in parte persone vincolate in qualche modo all’élite dirigente socialista.

un articolo di Perez Gallo
disegno di Resli

Racconto di un viaggio a Cuba, fra embargo e trasformazioni interne in senso capitalistico.

Chi ha parlato da quel palco ha riaffermato tra le righe la differenza tra immigrati “buoni” e “cattivi”, tra chi ce l’h...
26/05/2026

Chi ha parlato da quel palco ha riaffermato tra le righe la differenza tra immigrati “buoni” e “cattivi”, tra chi ce l’ha fatta perché ha saputo fronteggiare le condizioni imposte dalle politiche dell’integrazione e chi probabilmente non ce la farà mai perché quelle condizioni non riesce o non vuole accettarle, trovandole ingiuste, e finisce persino per lasciare il paese per sfinimento. Chi ha parlato dal palco ha dimenticato di nominare le innumerevoli angherie, gli abusi e soprusi che lo stato e le sue diramazioni infliggono alle persone immigrate, soprattutto se povere e prive di reti sociali solide. Eppure di queste angherie e abusi strutturali abbiamo le prove certificate: l’inferno burocratico che bisogna subire per ottenere i permessi necessari a non farsi espellere dal paese; i Cpr in cui si rischia di finire se quel permesso non viene concesso; le trafile estenuanti per ottenere un posto in cui vivere o semplicemente dormire; le persecuzioni a cui si va incontro se, per ragioni di sopravvivenza, si prova a svolgere lavori abusivi pure in luoghi in cui storicamente è stato consentito.

un articolo di Alessandra Ferlito
disegno di Cristina Moccia

Visioni e racconti dalle Feste dei vicini a Torino, occasioni per vuoti e retorici discorsi tenuti da terzo settore e istituzioni cittadine.

Raffaella ci chiede se abbiamo scaricato l’app e ci conduce nel cimitero dal nuovo ingresso disegnato dall’archistar. La...
25/05/2026

Raffaella ci chiede se abbiamo scaricato l’app e ci conduce nel cimitero dal nuovo ingresso disegnato dall’archistar. La situazione è molto diversa da come la ricordavo. Un nuovo sistema di luci accompagna il percorso dentro la cava, illuminando la scena in maniera cinematografica. Anche le capuzzelle, sia quelle contenute nelle teche dove venivano custodite dopo le “grazie” ricevute, sia quelle ammassate a terra, mi sembrano più ordinate e pulite di come le ricordavo, con un effetto molto più museale che inquietante.
La guidacontinua: «Il cambiamento è iniziato nel 2001, quando nel quartiere è arrivato un nuovo parroco: padre Antonio Loffredo. Lui ha avuto la capacità di vedere che qui non c’era solo marginalità e problemi sociali, ma anche un enorme e prezioso patrimonio culturale, all’epoca in gran parte chiuso o mal tenuto, e tanti giovani su cui investire. È in questo contesto che è nata la cooperativa La Paranza, che ha iniziato a gestire prima le catacombe di San Gaudioso e poi quelle di San Gennaro. Per il cimitero delle Fontanelle la svolta è arrivata nel 2023, quando il comune di Napoli ha deciso di affidare la gestione a soggetti esterni, pubblicando un bando per la valorizzazione del sito rivolto al terzo settore. La mia cooperativa ha partecipato insieme ad altre realtà, anche più strutturate, e ha vinto per la proposta fortemente radicata nel territorio…».

un articolo di Errico Forte
disegno di Lorenzo La Rocca

È quasi ora di pranzo, cercando di non far rumore mi chiudo il portone alle spalle ed esco. Salita Capodimonte è più placida del solito. Il palazzo dove vivo da sempre è tappezzato di manifesti delle onoranze funebri. Ieri c’è stato il funerale del marito di Stefy. «Stev’ chin’ ‘e…

A Gabès, l’incubo comincia negli anni Settanta, ma affonda le sue radici in epoca coloniale. Con la scoperta di giacimen...
21/05/2026

A Gabès, l’incubo comincia negli anni Settanta, ma affonda le sue radici in epoca coloniale. Con la scoperta di giacimenti ad alta concentrazione mineraria di fosfati, la Tunisia viene trasformata in una fabbrica a cielo aperto per la produzione di fertilizzanti da esportare in Europa. Da allora, il vortice di estrazione, saccheggio e degradazione ambientale non ha avuto fine. Nel 1972 viene inaugurato il primo impianto delle Industries chimiques maghrébines, con un’estensione del complesso fino alla nascita del Groupe Chimique Tunisien nel 1992. La scelta di Gabès come polo di trasformazione risale al piano di sviluppo decennale (1962-1971) del ministro socialista Ahmed Ben Salah, che mirava a rompere con il dominio coloniale favorendo l’industrializzazione. Nacque così quello che gli abitanti chiamano il “complesso della morte”.

un articolo di Nina Malatesta
disegno dall'archivio MONiTOR

Un racconto dei disastri ambientali di Gabès, in Tunisia, e delle proteste ambientaliste che denunciano la situazione.

La conversazione si allarga dall’ospedale alla questione delle aree interne. Simone, che su questo ci ha fatto pure un m...
20/05/2026

La conversazione si allarga dall’ospedale alla questione delle aree interne. Simone, che su questo ci ha fatto pure un master e lavora con varie associazioni in paese, si ritiene un vero e proprio attivista della causa. «La Strategia Nazionale delle Aree Interne individua gli enti locali e li definisce secondo la distanza dai centri dell’offerta di servizi, individuando tre elementi fondamentali: sanità, trasporti e istruzione di secondo grado. Per farla breve, va a classificare tra “enti centrali, di cintura, di nodo, periferici e ultra-periferici”, a seconda che siano lontani dai dieci ai quarantacinque minuti dal centro di offerta dei servizi. Miranda, per esempio, è un ente locale periferico, perché è a più di quarantacinque minuti dal centro di offerta dei servizi, il cosiddetto polo, che per noi non è più Isernia, ma Campobasso, il posto che rispetta tutti e tre i requisiti individuati dalla Strategia Nazionale».

un articolo di Caterina Marzano
disegno di Ginevra Naviglio

Mi trovo su un pullman mezzo vuoto, partito con qualche minuto di ritardo dal Metropark di Napoli, direzione Isernia. Sto tornando per trascorrere il ponte del primo maggio con la mia famiglia e i vecchi amici del liceo e, come me, anche gli altri ragazzi sul pullman, a giudicare [...]

Quando ho iniziato a raccogliere immagini la mia idea originaria era di fare un film sulla città di Jaffa, ma poi, e que...
15/05/2026

Quando ho iniziato a raccogliere immagini la mia idea originaria era di fare un film sulla città di Jaffa, ma poi, e questo veramente mi ha sorpreso, ho iniziato a notare le persone che stavano sullo sfondo: passanti, figure che guardavano fuori dalla finestra. In un film ho addirittura ritrovato mio zio che passava. Allora ho rimosso tutti gli attori per vedere i luoghi e ho scoperto questi personaggi che passavano e non erano comparse: erano palestinesi che contrabbandavano sé stessi dentro l’immagine. Questo è diventato il tema più importante: trovare i fantasmi che davvero esistevano sullo sfondo, ma a cui nessuno dedicava attenzione. Sembrava che stessero aspettando me: erano lì e io dovevo scoprirli.

da un incontro al cinema Massimo di Torino
traduzione di Francesco Migliaccio
disegno di cyop&kaf

Sono nato a Ramla e sono cresciuto a Jaffa, il posto da cui viene mia madre. Ho realizzato il mio primo film nel 2006, The Roof, e il film era dedicato al tornare indietro. Stavo studiando all’accademia di Colonia e ho fatto il mio primo film sul tornare indietro al…

Indirizzo

Via De Deo, 63/a
Naples

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