29/09/2026
UNA STAZIONE CHIAMATA DESIDERIO
In tutta onestà tra tutte le stazioni della Circumflegrea che vanno da capolinea a capolinea mi è difficile ipotizzare quale sia messa peggio, ma in questa vera e propria “hit parade” del brutto la fermata “Trencia” è certamente nei primissimi posti. Eppure vederla nascere dalle sue profonde e ben solide fondamenta e i lavori che abbiamo via via seguito quando utilizzavamo la fermata posta nel Villaggio Italsider lasciavano presagire un’opera al passo coi tempi, ben solida e strutturata e anche, a mio parere, fin troppo voluminosa. Mai previsione fu più errata: dalla sua apertura, nel 2007, si perde il conto delle volte in cui si è allagata e nella quale l’acqua piovana, in maniera evidente quanto impietosa, è filtrata nelle volte e nelle pareti, arrivando sulla piattaforma e finanche sui binari. Col passare del tempo, essa - sprovvista di capostazione - ha perso quel minimo di “modernità” o quantomeno di novità che comunque conteneva: un progressivo abbandono, un “lasciar perdere” sul benché minimo intervento di manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, fino ad arrivare alla sua codarda chiusura per motivi di ordine pubblico in una occasione di microcriminalità che non ha purtroppo tardato ad arrivare. Un capitolo a parte meritano le scale mobili, messe in funzione addirittura dopo nove mesi dall’inaugurazione della stazione stessa: un parto, lungo e doloroso che non si è mai finalizzato - dopo quasi 20 anni -, fino ad arrivare all’assurda ed ingiustificabile situazione attuale, nella quale dal luglio del 2025 i quattro impianti sono inesorabilmente quanto vergognosamente fermi, nonostante reclami, Pec, sit-in e continue denunce sui social, sistematicamente ignorati. A tutt’oggi, contrariamente agli annunci pezzotti dell’azienda in cui si comunicavano un paio di date di riapertura, tutto è ancora fermo. A coronamento del tutto, questi annunci sono stati purtroppo megafonati nel quartiere da chi invece di difendere gli interessi dell’utenza pesantemente penalizzata e del territorio ha scelto di non alzare pesantemente la voce nei confronti dei responsabili, come sarebbe stato in tutta evidenza necessario, sposando così di fatto le ormai inascoltabili giustificazioni dei responsabili aziendali e perdendo così l’ennesima occasione per rappresentare ad essi altre pesanti criticità, come la percorrenza dei treni ogni 24 minuti e la fine delle corse in orario troppo anticipato, soprattutto nei fine settimana. Non ci resta che insistere, civilmente ma sempre più fermamente, nei confronti di chi limita i diritti degli utenti, sicuramente di quelli che pagano regolarmente biglietti e abbonamenti. Per questo invitiamo i cittadini a partecipare e sostenere una continua mobilitazione, a tutela dei propri sacrosanti diritti.
Franco Gargiulo