Orthotes Editrice

Orthotes Editrice Casa editrice indipendente, plurale e democratica. Napoli. Orthotes, casa editrice indipendente, plurale e democratica. Questa è l’"e-videnza" dell’ente.

Si occupa prevalentemente di saggistica filosofica, considerando il "filosofico" nella sua accezione più semplice e caratteristica, e cioè come uso del sapere a vantaggio degli esseri umani, donne e uomini. La casa editrice opera nella convinzione che ogni lavoro culturale ben sviluppato e argomentato sia un lavoro filosofico, inerisca esso alle scienze teoretiche (filosofia, critica, analisi), a quelle pratiche (etica, politica, società), o poietiche (arti musicali, figurative, tecniche). In funzione di questi principi operativi Orthotes definisce il proprio orientamento, indipendente e non programmatico, cercando di volgere lo sguardo verso la "retta direzione" di un sapere che rischiara e illumina perché di se stesso insegna l'uso. Tutto dipende dalla orthotes, dalla correttezza dello sguardo. In virtù di questa correttezza, il vedere e il conoscere diventano retti, cosicché alla fine si rivolgono direttamente all’idea suprema e si fissano in questa "direzione". Così dirigendosi l’apprensione si conforma a ciò che deve essere veduto. Per effetto di questo adeguarsi dell’apprensione in quanto idein all’idea, si costituisce una omoiosis, una concordanza del conoscere con la cosa stessa. In questo modo dal primato dell’idea e dell’idein sull’aletheia nasce un mutamento dell’essenza della verità. Martin Heidegger, Dell'essenza della verità

Questo libro raccoglie gli scritti brevi di Gilles Deleuze dal 1975 al 1995, completando l’operazione avviata con L’isol...
11/10/2026

Questo libro raccoglie gli scritti brevi di Gilles Deleuze dal 1975 al 1995, completando l’operazione avviata con L’isola deserta (scritti dal 1953 al 1974). È uno strumento prezioso perché permette di vedere la molteplicità dei piani su cui Deleuze lavora e interviene. Alcuni testi sono commenti a margine, una prefigurazione dei libri pubblicati in quel periodo, altri gli consentono di ripensare la propria opera attraverso le prefazioni alle varie edizioni straniere. Ma forse l’aspetto più interessante nasce dall’intersezione con l’attualità, dove il ritmo viene scandito dagli eventi politici: il terrorismo, la corsa agli armamenti, la guerra del Golfo, il conflitto israeliano-palestinese. Infine, si possono leggere i suoi interventi nel contesto del vivacissimo dibattito intellettuale di quegli anni: il tagliente giudizio sui nouveaux philosophes, il costante colloquio con Foucault, la feroce critica della psicoanalisi…

Storia e tecnologia dei sistemi filosofici è il nome della cattedra tenuta da Martial Gueroult al Collège de France e ap...
11/10/2026

Storia e tecnologia dei sistemi filosofici è il nome della cattedra tenuta da Martial Gueroult al Collège de France e appositamente istituita per il suo magistero. Questo volume raccoglie una serie di saggi e interventi a partire dalla Lezione inaugurale tenuta nel 1951. Per la prima volta il lettore italiano può accedere a un quadro preciso, ma comprensibile, del vasto e ambizioso progetto intellettuale dell'autore. Non si tratta di scritti dedicati a singoli pensatori, ma dei primi tentativi pubblici di esporre la propria originale prospettiva storiografica. D'altra parte, lungo tutto l’arco della sua carriera Gueroult ha lavorato instancabilmente alla formulazione di un metodo storico-filosofico in grado di restituire la struttura complessiva di un pensiero mostrandone dall’interno il piano architettonico. La sua opera è quindi senza dubbio un’impresa di natura archeologica: una ricerca dell'essenziale, del monumento che, sotto gli strati della storia, rimane saldo e incrollabile, ovvero sistema. I saggi che qui presentiamo preludono alla sua grande opera postuma – inedita, ma non incompiuta – che doveva essere dedicata all'elaborazione di una nuova disciplina: la Dianoematica, cioè l’indagine sulle condizioni di possibilità di una storia delle dottrine filosofiche.

“La ricostruzione di questo libro è affidata al lettore”. Così Pasolini consegna la propria opera a un destinatario che,...
11/10/2026

“La ricostruzione di questo libro è affidata al lettore”. Così Pasolini consegna la propria opera a un destinatario che, negli anni del neocapitalismo, dichiara al contempo scomparso. Come può un’opera dirsi ancora popolare quando il popolo manca? Muovendo da questo paradosso, il libro attraversa l’eterogenea produzione pasoliniana, per mostrare come la popolarità vi si configuri non come successo misurabile ma innanzitutto quale esperienza temporale: in un futuro anteriore legato a una perdita irreparabile e, insieme, a una promessa che continua a riguardarci. Profezia e abiura, la sceneggiatura come “struttura che vuol essere altra struttura”, il montaggio che rende esemplare una vita solo dopo la morte: sono le strategie con cui Pasolini, da Accattone a Petrolio, trasforma la perdita del destinatario da limite in condizione di un’esperienza estetica all’altezza della nascente società del benessere. Tra Dante, Auerbach, Benjamin, e in dialogo con il pensiero contemporaneo, ne emerge una teoria della popolarità quale comunicazione inappropriabile, che resiste al consumo e continua a risuonare, voce che torna – nel “groviglio di vita successa e da succedere” – come voce di altri.


https://www.orthotes.com/prodotto/scrittura-immagini-in-pasolini/

Sulle macerie della destituzione del moderno disimpegno metafisico-sostanzialistico, la cultura contemporanea post-moder...
11/10/2026

Sulle macerie della destituzione del moderno disimpegno metafisico-sostanzialistico, la cultura contemporanea post-moderna ha costruito insidiose derive della soggettività, ne ha profilato il rovesciamento al di fuori di se stessa e ha plasmato un sé non più monolitico e ipertrofico, ma borderline, vulnerabile ed eccentrico, scisso in quello scarto tragico tra fattualità e pretesa che ne La malattia per la morte Søren Kierkegaard con acribia psicologica e sensibilità anacronistica definisce «disperazione», intesa come epifenomeno di un’esistenza segnata dalla contestazione pessimistico-scettica del sé che de facto si è, dal tentativo agonistico e agonico attuato da colui che, dinanzi alla propria “scandalosa” insufficienza, pretende di ipostatizzare se stesso e soffocare lo slancio verso quell’ulteriore absconditus a cui è strutturalmente in rapporto. Il presente lavoro inquadra e attualizza tale riflessione nella cornice ermeneutico-psicoanalitica di Eugen Drewermann, il quale presenta la fenomenologia kierkegaardiana del sé disperato come una fenomenologia del profondo, e la «disperazione» come la conseguenza dell’elaborazione distorta dell’angoscia esistenziale e di un rapporto sbagliato con se stessi che sfocia nel rifiuto di sé, nella stagnazione spirituale, in stati di disagio e di squilibrio psico-esistenziali (nevrosi). In tale prospettiva, disperazione e nevrosi non sono affatto stati accidentali o patologie costitutive, ma forme decurtate e distorte d’esistenza, intermittenze esistentive, espressioni della dilacerazione della vita o della vita in contraddizione, sinonimi di fuga dalla libertà e tentativi di simulazioni incognite di sé che conducono alla (subdola) deflagrazione dell’individuo nelle logiche della monadizzazione e/o della mondanizzazione, nel contesto di una più generale, cinica deresponsabilizzante rimozione/patologizzazione del negativum.

Nel pieno del dibattito politico-giuridico sullo statuto dell’Unione Europea, sul tipo di entità che vuole essere e sul ...
11/10/2026

Nel pieno del dibattito politico-giuridico sullo statuto dell’Unione Europea, sul tipo di entità che vuole essere e sul tipo di valori su cui intende fondarsi, diviene attuale il rilancio dello studio della Carta di Nizza, la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, proclamata a Nizza nel 2001 ed entrata in vigore con il Trattato di Lisbona nel 2009. In particolare diviene fondamentale lo studio del primo valore su cui la Carta dei Diritti Fondamentali, parte integrante della Costituzione europea, si fonda, il valore della dignità umana. Il libro svolge un’analisi concettuale di questo principio-valore, con la lucidità e il rigore che una disamina a distanza (un’analisi dopo la "Carta di Nizza") rende possibili. Il suo contributo nuovo è un’indagine di tutte le trame e le gerarchie possibili, che il valore della dignità umana intrattiene con gli altri valori informanti gli ordinamenti giuridici, scandagliando diverse posizioni in gioco, ma avanzando anche una proposta. A fondamento dell’ordinamento giuridico europeo, l’autrice propone una concezione della dignità umana come norma suprema, non bilanciabile, dal contenuto “minimo”, che amplia la concezione kantiana di dignità umana. Tale ampliamento va nella direzione di un ripensamento della dignità umana in chiave fenomenologica, che, diversamente da più diffuse posizioni giusnaturalistiche, non rinuncia all’autonomia dell’individuo. Tra le fonti d’ispirazione dell’autrice si annoverano, fra gli altri, il pensiero di Jeanne Hersch, filosofa del ’900, connessa in maniera significativa alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo del 1948, di cui rinvenne la radice in un’“esigenza assoluta”, nonché il pensiero di Max Scheler, filosofo per eccellenza dell’individualità essenziale.

Questo libro rappresenta quindici anni di riflessione sull’incidenza della psicoanalisi: nel campo dell’igiene mentale e...
11/10/2026

Questo libro rappresenta quindici anni di riflessione sull’incidenza della psicoanalisi: nel campo dell’igiene mentale e della psichiatria, sulla crisi burocratica e riformista delle organizzazioni della classe operaia – crisi legata alla capacità di recupero del capitalismo monopolistico dello stato – sui problemi posti dalla ristrutturazione del movimento rivoluzionario a partire da nuove basi soggettive.

Un tema centrale attraversa i testi qui riuniti: la promozione di un metodo di analisi istituzionale. Ma una tale impresa non avrà senso se non quando arriverà a superare ognuno degli strati separati che costituiscono le scienze sociali e umane. È un principio di trasversalità che deve avvicinare e unificare la funzione dell’analista a quella del militante. La problematica della rivoluzione si trova intrinsecamente legata a quella di una revisione radicale delle concezioni e dei metodi che sono usati nel campo dell’analisi.

Pubblicato originariamente in Germania nel 1960, Il cammino verso la nuova musica contiene sedici lezioni date da Webern...
11/10/2026

Pubblicato originariamente in Germania nel 1960, Il cammino verso la nuova musica contiene sedici lezioni date da Webern tra il 1932 e il 1933 in un’abitazione privata di Vienna. Da esse traspare la necessità – da cui tutto dipende e a cui Webern dava massima importanza – che la musica e il suono fossero intesi come “natura regolata da leggi” in rapporto all’orecchio. Qualcosa, vale a dire, che è sottratto all’arbitrio umano. Il cammino della musica occidentale è dunque visto da Webern come uno sviluppo progressivo – per tappe e passaggi sempre più raffinati – di una lingua e di un pensiero autonomi. E affinché ciò possa avvenire i pensieri musicali devono essere espressi e trovare sbocco in forme intelligibili. È proprio questo l’ambito di ricerca del vero musicista: relazionarsi al passato per trovare forme di connessione (tra suoni) sempre più alte ed evolute. La nuova musica non è invenzione ma scoperta.

d oggi, l’insegnamento di Lacan è stato largamente assorbito da quello che lui stesso definiva sprezzantemente «il disco...
10/10/2026

d oggi, l’insegnamento di Lacan è stato largamente assorbito da quello che lui stesso definiva sprezzantemente «il discorso dell’Università»: ogni anno il nome di Lacan appare in decine o persino centinaia di pubblicazioni, che spaziano dalla psicoanalisi alla filosofia, diramandosi sino alla letteratura, le scienze sociali e persino l’architettura. Tuttavia la sua attuale ricezione rimane ancora drasticamente oscurata da tre importanti punti ciechi, che questo libro definisce “oscurantismi”: tre specifici momenti che, per ragioni principalmente editoriali (si tratta di contributi ancora inediti) sono rimasti tagliati fuori dalle valutazioni complessive del suo insegnamento. Tali zone oscure, che contribuiscono ad alimentare ulteriormente la penombra leggendaria di Lacan e a ribadire la sua nomea di autore “difficile”, hanno esercitato negli anni un effetto di vera e propria conservazione – se non persino di immunizzazione – restituendoci un’immagine di Lacan ridimensionata, inevitabilmente omologata alla sua identità editoriale. Questo libro mira a scardinare il terzo oscurantismo lacaniano, e cioè la sequenza finale dei Seminari dello psicoanalista francese (xxi, xxii, xxiv, xxv, xxvi, xxvii), fornendo un’introduzione critica al pensiero del tardo e dell’ultimo Lacan. Analizzando i concetti chiave di questo periodo (la costitutiva “stupidità” del sapere, il nodo borromeo, la spazialità, la metalingua, l’ipotesi del terzo sesso, la temporalità e l’inconscio une-bévue), il libro intende mostrare come la conclusione logica dell’insegnamento di Lacan corrisponda necessariamente alla sua conclusione cronologica, e cioè ad un Seminario Perpetuo.

In un tempo segnato da una precarietà diffusa e da trasformazioni profonde, il pensiero filosofico è chiamato a interrog...
10/10/2026

In un tempo segnato da una precarietà diffusa e da trasformazioni profonde, il pensiero filosofico è chiamato a interrogarsi su una doppia urgenza: come salvaguardare la libertà dell’essere umano, sempre esposta al rischio di essere limitata o negata, e come assumere fino in fondo la responsabilità necessaria alla sua sopravvivenza.

I contributi raccolti in questo volume, pur nella varietà delle prospettive e delle sensibilità teoriche, convergono nel riconoscere proprio nell’intreccio tra libertà e responsabilità una possibile chiave interpretativa per ripensare l’umano. Da qui prende forma l’orizzonte di una nuova antropologia filosofica, capace di confrontarsi con le contraddizioni e la complessità del nostro tempo e di aprire lo sguardo verso una filosofia del futuro.

Le implicazioni etiche di questo percorso invitano a un nuovo modo di agire: un agire responsabile che tenga conto non solo del presente, ma anche dei diritti di chi verrà. Una consapevolezza che si traduce in pratica educativa e diventa condizione essenziale per custodire, fin d’ora, la possibilità di una libertà futura.



Saggi di: Martino Bozza, Giulia Brunetti, Marco Casucci, Nicoletta Ghigi, Gordana Lesinger, Marco Moschini, Furia Valori

Il diritto del signore, commedia andata in scena per la prima volta a Parigi nel 1762, è tra le opere dimenticate di Vol...
10/10/2026

Il diritto del signore, commedia andata in scena per la prima volta a Parigi nel 1762, è tra le opere dimenticate di Voltaire. Eppure, contribuì all’idea di uno ius primae noctis, che soprattutto a partire dalla polemica illuminista contro i privilegi feudali, è entrato nel senso comune come istituto davvero vigente nel passato, fino a interessare anche Freud. La commedia, ambientata nella Piccardia del XVI secolo, narra la vicenda di Acante, promessa sposa al ricco contadino Maturino, al centro di una girandola di vicende con protagonisti il Marchese du Carrage, signore dei luoghi e titolare di quel diritto, suo cugino de Gernance, il balivo Metaprose e altri aristocratici e popolani. Nella pièce Voltaire propone la sua critica ai diritti tramandati dal passato e alle magistrature, tema che avrebbe ripreso nel celebre Trattato sulla tolleranza, ma rappresenta anche un proposito di “ricerca della felicità”, che di lì a qualche anno sarebbe stato codificato come diritto dalla Rivoluzione americana. La commedia costituì successivamente la traccia per Le Marriage de Figaro di Beaumarchais, Le nozze di Figaro di Mozart, e anche dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni.
Questa che si offre al lettore è la prima traduzione in lingua italiana.


https://www.orthotes.com/prodotto/voltaire-diritto-del-signore/

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