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17/09/2026
“IL TILIO”: IL PATRIARCA DELLA LESSINIA. Chi non l’ha conosciuto molto probabilmente avrà sentito parlare di Attilio Ben...
17/09/2026

“IL TILIO”: IL PATRIARCA DELLA LESSINIA.

Chi non l’ha conosciuto molto probabilmente avrà sentito parlare di Attilio Benetti, da tutti noto come “el Tilio”.
Un uomo, un paleontologo o, più semplicemente, una leggenda?

Sicuramente una leggenda, questo uomo nato nel 1923 e mancato novantenne, nel 2013, profondo amico di altri due grandi personaggi che diedero le loro forze per la conoscenza del vicino altipiano della Lessinia, don Alberto Benedetti ( el prete dei castagnari) e fratel Giuseppe Perin ( “l’inventore della Valle delle Sfingi e delle Cascate di Molina”).

Era nato vicino Camposilvano, praticamente autodidatta, fin da piccolo attratto dai fossili, tanto da studiarli fino a diventare uno più grandi esperti mondiali del settore della geopaleontologia.
Ha fatto l’operaio in Belgio, Francia e Inghilterra. Ma, alla fine di ogni viaggio, è sempre ritornato sui Lessini, un territorio con il quale conservava un legame speciale.

Dal 1975 , accanto alla sua abitazione, sorge il Museo Geopaleontologico. Nella sede museale si possono vedere resti di dinosauri, coccodrilli preistorici, minerali, calcari, ammoniti, insetti, vegetali pietrificati, ed il mitico orso speleus. Fossili dai nomi curiosi (almeno per chi non è del mestiere) come lamellibranchi, gasteropodi, nautiloidi, pesci macroforaminiferi…
Esemplari perfettamente conservati e provenienti, per la maggior parte, dalla montagna scaligera e dal suo “Covolo di Camposilvano”.

Attilio Benetti è diventato memoria storica della Lessinia e autorità riconosciuta nel mondo della geopaleontologia, che gli ha dedicato due nuove scoperte: il brachiopode «Benetticeras Benettii», esemplare unico al mondo e l'ammonite «Lessinorhynchia Benettii», di cui sono stati trovati altri esemplari, ma la prima scoperta e classificazione è universalmente riconosciuta a Benetti.

La curiosità e la ricerca delle spiegazioni lo avevano portato a calarsi anche nel cuore della montagna, scendendo da speleologo tra i pionieri della Spluga della Preta, l'abisso più profondo e misterioso allora conosciuto.
Una scorza dura come le pietre dei suoi fossili e un animo sensibile e attento come quello di un bambino: così era «El Tilio», capace di avviare in un garage di casa una raccolta di fossili ai quali poi la Comunità montana della Lessinia ha dato dignità di Museo Geopalentologico; capace di raccontare favole ai bambini ma anche di scrivere in modo documentato di storie e tradizioni lessiniche; rispettoso di tutti, ma capace di essere sempre libero.

Allora, dalla vicina nostra Valpolicella, andiamo a visitare il museo, favolosa eredità de “ el Tilio”.




DALL’ACINATICO ALL’AMARONE, STORIA DI UN’ECCELLENZA ENOLOGICA Al tempo degli antenati romani il  vino dell’attuale area ...
15/09/2026

DALL’ACINATICO ALL’AMARONE, STORIA DI UN’ECCELLENZA ENOLOGICA

Al tempo degli antenati romani il vino dell’attuale area della Valpolicella era l'Acinatico.

Anno 540 d.C., Cassiodoro ministro del re Teodorico scrive ai proprietari terrieri della Valpolicella: "Mandateci il mosto invernale, freddo sangue delle uve" -cioè il vino *Acinatico*.. Già allora facevano appassire uva su graticci, perché inverno era l'unico modo di conservare.

Persino Catullo nel 49 a.C. parlava di "calices amariores" - bicchieri più amari, di Verona.

Nell'Editto di Rotari del 643, re longobardo mette pena severissima per chi taglia vite in Valpolicella e multa grossa per chi ruba grappolo. Significa che già valeva come oro.

Nel 1503 estimo dice che Valpolicella è "valle ricca e famosa per suoi vini". Scipione Maffei nel 1700 lo chiama "vino d'una grazia particolare".

Per 1500 anni l'unico vino di appassimento è il *Recioto* - dolce, fermato a metà fermentazione. Uva Corvina, Corvinone, Rondinella raccolta a settembre, messa a seccare in fruttaio fino a gennaio, perde 30-40% acqua, zuccheri concentrati.
Il Recioto era vino da festa, da pagamento di affitti feudali - valeva come moneta.

Poi nacque la leggenda ufficiale da cui nacque il nome Amarone.
Adelino Lucchese, capo cantiniere della Cantina Sociale Valpolicella a Negrar (oggi Cantina Valpolicella Negrar), primavera 1936 trova botte di Recioto dimenticata. L'aveva dimenticata, fermentazione era andata avanti, tutto zucchero diventato alcol. Assaggia e grida al collega Gaetano Dall'Ora: "Questo non è un amaro, è un *Amarone*!"

Nella realtà si chiamava _Recioto scapà_ - scappato dal controllo.

Verità nuova scoperta dall'archivista Marina Valenti: non fu solo errore. Già negli anni '20 cantine facevano "Recioto tipo secco" o "Recioto amaro" per difendere vino tipico. C'erano giacenze di Amarone prima del 1936, era progetto voluto, non solo sbaglio.

Ma la frase di Lucchese è rimasta.

Come si fa oggi:
1. Vendemmia manuale a settembre nelle 5 comuni classici: Negrar, Marano, Fumane, Sant'Ambrogio, San Pietro in Cariano
2. Appassimento 100-120 giorni in fruttai con graticci areati
3. Pigiatura a gennaio
4. Fermentazione lunga 30 giorni
5. Affinamento minimo 2 anni in botte (4 per Riserva). Arriva a 15-16 anni senza problemi



LA PISSOTA: L’ANTICA FOCACCIA POVERA CHE LA TRADIZIONE FA NASCERE A NEGRAR DI VALPOLICELLA ( o la leggenda)Farina, acqua...
06/09/2026

LA PISSOTA: L’ANTICA FOCACCIA POVERA CHE LA TRADIZIONE FA NASCERE A NEGRAR DI VALPOLICELLA ( o la leggenda)

Farina, acqua, molche e il calore delle braci., sulla gradela

Pochissimi ingredienti, nessun lusso e tanta capacità di utilizzare ciò che la terra e il lavoro quotidiano mettevano a disposizione.

Era questa la pissota, una focaccia rustica della tradizione contadina della Valpolicella che oggi pochi conoscono, ma che un tempo poteva diventare antipasto, pranzo, cena e persino dolce.

La sua storia ci riporta nelle cucine delle famiglie contadine, quando il camino non serviva soltanto a riscaldare la casa, ma era anche il cuore dI questa preparazione che, secondo profonde testimonianze,sarebbe nata proprio nel territorio di Negrar, ai piedi delle colline della Valpolicella.

L’ingrediente più caratteristico erano le molche, cioè ciò che rimaneva al termine della spremitura delle olive.

In una società nella quale non si buttava quasi nulla, anche questo residuo poteva essere mescolato con acqua e farina per ottenere un impasto saporito e nutriente.

La pissota veniva poi cotta sulle braci del camino, o sulla gradela, assumendo la caratteristica forma schiacciata e quelle righe scure che ancora oggi si vedono nelle preparazioni cotte sulla griglia.

Non era una focaccia ricca, era un cibo essenziale, nato dalla necessità, dall’ingegno e dalla conoscenza degli ingredienti disponibili nelle case.
Nelle famiglie contadine poteva accompagnare altri alimenti, diventare il pasto principale oppure essere mangiata anche a fine giornata.



C’ERANO IN TUTTE ( O QUASI ) LE CASE.( e la sua giardinetta arrivava puntuale ad assisterle in tutta la Valpolicella )Er...
30/08/2026

C’ERANO IN TUTTE ( O QUASI ) LE CASE.
( e la sua giardinetta arrivava puntuale ad assisterle in tutta la Valpolicella )

Era tradizione, almeno per chi poteva, regalare ad ogni sposa, per il suo matrimonio una macchina da cucire. Almeno fino agli anni 70, mentre oggi solo in poche famiglie si trova.

La macchina da cucire, utilissima che permetteva di fare tanti lavori che oggi, purtroppo, si demandano agli altri.
Corredi e vestiti, anche per bambini, rammendi e ricami si facevano in casa, gran valore per le economie familiari.

Tra la fine del 1700 e durante tutto il 1800 i primi modelli erano azionati a mano: attraverso una manovella applicata al volano, con la mano destra si produceva il movimento dell'ago, della spoletta e l'avanzamento per trascinamento del tessuto, mentre con la mano sinistra si controllava la sua posizione e l'indirizzamento.
Successivamente le macchine per cucire furono a pedale: la movimentazione si otteneva con l'oscillazione di un pedale, posto sotto il tavolino in cui era inserita la macchina e che, collegato da una cinghia, produceva il movimento; entrambe le mani rimanevano libere e quindi disponibili per l'indirizzamento del tessuto.

Oggi il movimento è prodotto da un motore elettrico: il comando d'azionamento della macchina da cucire è dato da un pedale che si schiaccia col piede.

Per anni, successivi all’ultimo dopoguerra, l’assistenza, le riparazioni, i ricambi erano sempre assicurati tramite una Fiat Giardinetta che arrivava puntuale ad apportare l’aiuto necessario.

Guidata dal mitico Tullio Busselli raggiungeva ogni casa di tutta la Valpolicella per risolvere ogni problema, in quanto per lui ogni tipo di macchina da cucire non aveva segreti.

Nostalgia di un tempo che, purtroppo, non tornerà più.

( Chi ha ancora una macchina da cucire lo scriva qua nei commenti; chi l’ha avuta ci racconti la sua esperienza, grazie)



I PILASTRI SONO A NEGRAR DI VALPOLICELLA...NON IN BOEMIA!Con Pilastri di Boemia si identifica una  falesia a nord-est di...
22/08/2026

I PILASTRI SONO A NEGRAR DI VALPOLICELLA...NON IN BOEMIA!

Con Pilastri di Boemia si identifica una falesia a nord-est di Negrar di Valpolicella.

In realtà “i Pilastri” è un settore delle tre concrezioni rocciose Sengia Sbusa, Torre dei Ciliegi e, appunto, i Pilastri di Boemia, il tutto concentrato in poco più di 500 metri.

I Pilastri sono una placca con una quindicina di vie tra il quarto e settimo grado, ed è per questo che è utilizzata come scuola di roccia, non certo per neofiti.



A NEGRAR DI VALPOLICELLA UNA PIAZZA PER LA PROTEZIONE CIVILE: UN’IDEA PER RICORDARE GLI EROI SCONOSCIUTI E CHI GENEROSAM...
14/08/2026

A NEGRAR DI VALPOLICELLA UNA PIAZZA PER LA PROTEZIONE CIVILE: UN’IDEA PER RICORDARE GLI EROI SCONOSCIUTI E CHI GENEROSAMENTE OPERA IN SILENZIO

Non vi é situazione di pericolo o di estrema grave necessità che non vede loro arrivare.

Sono i volontari della Protezione Civile, di Negrar di Valpolecella, ed i loro colleghi italiani.

Pronti a partire, a portare il loro aiuto, il loro conforto, la loro solidarietà, lasciando lavoro e famiglie, correndo anche dei pericoli, specialmente in caso di soccorso per terremoti o alluvioni.

Ogni città e comune dovrebbe nella propria toponomastica trovare la possibilità di dedicare una via o una piazza alla Protezione Civile.
A questa importante organizzazione di volontari anche Negrar di Valpolicella potrebbe dedicare un segno tangibile di ringraziamento per la disponibilità e silenzioso contributo giornaliero dei volontari.

Ad esempio l’ampia piazza della rotonda della meridiana non ha nome e neanche abitazioni con numero civico per cui, nominarla « largo Protezione Civile », non creerebbe problemi anagrafici ma darebbe, a chiunque transitasse per quella piazza, la possibilità di ricordare chi in caso di bisogno chi potrebbe aiutare.

Negrar di Valpolicella avrebbe così, se fosse possibile accogliere questo suggerimento, ulteriore opportunità di riconoscere pubblicamente i valori morali di chi offre tutto se stesso per gli altri, tramite una cerimonia con tutti i volontari della Protezione Civile presenti.





13/08/2026
LA VILLA DEI MOSAICI DI NEGRAR DI VALPOLICELLA, UN GRANDE VALORE DI ATTRAZIONE CULTURAL-TURISTICADopo innumerevoli decen...
07/08/2026

LA VILLA DEI MOSAICI DI NEGRAR DI VALPOLICELLA, UN GRANDE VALORE DI ATTRAZIONE CULTURAL-TURISTICA

Dopo innumerevoli decenni di tentativi, è stata riportata alla luce , oltre a parti quali il peristilio, il calidarium, il frigidarium e altre testimonianze relative a come fosse il fabbricato, nonché prove di produzione di vino già d’allora, una gran parte della pavimentazione , con stupendi mosaici, e delle fondamenta della Villa romana ubicata a nord del capoluogo, identificata dagli studiosi oltre un secolo fa e che, attualmente , è riemersa per circa 4000 metri quadrati grazie alla direzione dei lavori di scavo guidati dalla Sovrintendenza di Verona, coordinati dall’ archeologo dott. Gianni De Zuccato.

Pare trattasi di residenza rurale romana del IV secolo d.C. , occasionalmente ritrovata nel 1887 in frazione Villa, significativo questo toponimo, a poco più di un chilometro a nord del centro di Negrar di Valpolicella, durante alcuni lavori agricoli.

Dopo tentativi di ricerca nel 1920 e 1975, con indagini poi tralasciate, solo in questi ultimi 7 anni, grazie al contributo economico dei proprietari dei terreno, sotto il quale è stata ritrovata la villa, I fratelli Benedetti della Cantina La Villa e Giuliano Franchini, dell’omonima cantina, che hanno finanziato gli scavi, ora è finalmente visitabile .

Sono in programma, dopo l’estate, altre campagne di scavo per cercare altre eventuali estensioni della villa.




IL CASTELLIERE DELLE GUAITELa vicina Lessinia non è  solo bellezze artistiche  culturali o naturali   ma è  anche Storia...
31/07/2026

IL CASTELLIERE DELLE GUAITE

La vicina Lessinia non è solo bellezze artistiche culturali o naturali ma è anche Storia.
Esempio di Storia è il Castelliere delle Guaite villaggio Preistorico a poca distanza dal paese di Sant'Anna d’Alfaedo. Si può arrivare salendo da Cerna e all'incrocio si prende la strada in sterrato a destra che sale per il Monte Masua di Cerna.
Questo luogo è una interessante realtà , scoperta nel 1961 , risalente alla tarda Età del Bronzo (XV- XIV Secolo A.C.)

Di che era costruzione sono rimaste solo alcune mura che delimitavano il villaggio.
Erano sicuramente delle mura alte più di due metri in pietra tipica della Lessinia sovrapposte una all'altra con del pietrisco per difendere il villaggio formato da capanne.

Si trova a circa 800 m.s.l.m. ed era abitato, in capanne di legno, da contadini che lavoravano i campi dintorno e allevavano bovini ed ovini.

Questo luogo è sicuramente tra i più antichi
della Lessinia e deriva d' origine celto-gallico dal Bretone (Guet) sentinella e in italiano stare in agguato.

Per approfondire questo luogo si può visitare il Museo Paleontologico Preistorico di Sant'Anna d’Alfaedo dove si possono ammirare alcuni reperti scoperti durante i vari scavi.




Indirizzo

Via Roma
Negrar
37024

Telefono

+393471422505

Sito Web

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