24/11/2025
LA BATTAGLIA DI PAVIA
Giovedì 20 novembre, nella sala della Fondazione Faraggiana a Novara incontro, organizzato dalla Società Storica Novarese, in occasione del quinto centenario della Battaglia di Pavia combattuta il 24 febbraio 1525 fra gli eserciti di Carlo V d'Asburgo e di Francesco I di Francia.
La sconfitta dei francesi che videro morto il fiore della loro nobiltà e catturato il loro Re, sancì la prevalenza del dominio spagnolo, in Italia e in particolare nel ducato di Milano di cui, all'epoca, anche Novara faceva parte.
Dopo l’introduzione di Paolo Cirri, presidente della Società Storica che ha ricordato quanto sia stato importante per Novara questo fatto storico che comportò il passaggio del nostro territorio sotto l’influenza sp****la, Simona Pruno ha parlato delle guerre d’Italia che puntavano all’egemonia sulla pen*sola partendo dal dominio su Milano, porta d’accesso all’Italia e corridoio naturale per raggiungere Austria e Fiandre.
Ha citato in apertura il Guicciardini (Storia d’Italia) che ricordava come i francesi, nel 1494 avessero introdotto in Italia “nuovi e sanguinosi modi di guerreggiare” che li avevano portato loro successi, ma l’utilizzo delle nuove tecnologie belliche, con l’uso di artiglierie semoventi e l’impiego di corpi di archibugieri consentirono anche agli spagnoli, più tardi, di neutralizzare sia le addestrate fanterie svizzere che la potente cavalleria pesante francese che erano stati gli elementi dominatori delle battaglie.
Gli spagnoli vincitori, che avevano riportato sul trono di Milano Francesco II Sforza, ben si rendevano conto dell’importanza assunta dall’artiglieria e della necessità di adattare la difesa delle città fortificate e anche a Novara il nuovo duca invia, nel maggio 1531 Michele Sanmicheli che trova le difese molto deboli e necessarie di radicali rifacimenti.
Nel 1535 muore senza eredi Francesco Sforza e il ducato passa alla corona sp****la che cede il Novarese in marchesato ai Farnese che lo terranno fino al 1603.
Nel 1546 su impulso di Ferrante Gonzaga governatore di Milano l’architetto Gianmaria Olgiati inizia lavori di fortificazione: abbassa le torri e rinforza le mura e costruisce i primi baluardi, del 1553 è l’abbattimento dell’antica basilica gaudenziana e di altri edifici presso le mura.
Fino a inizio seicento i lavori proseguono a fasi alterne con molti progetti spesso non realizzati, rinserrando la città nella cerchia dei bastioni con forti disagi della popolazione, distruzione e isolamento dei sobborghi con la concentrazione nel centro di un gran numero di religiosi e anche di militari per i quali si pone il problema degli alloggi e del mantenimento.
Lo storico Gian Carlo Andenna ha poi parlato degli avvenimenti di quel periodo,avvertendo purtroppo che dagli atti comunali mancano proprio quelli del periodo 1517 – 1536 che avrebbero dato importanti informazioni sulla vita novarese nel periodo di transizione successivo alla battaglia di Pavia.
Due documenti dell’archivio ci informano comunque della richiesta sp****la fatta nel febbraio 1526 di celebrare con un Te Deum il ripristino degli Sforza e un’altra richiesta di inviare a Milano una delegazione per giurare fedeltà al nuovo duca che concesse il rientro in città a molti dei nobili novaresi esiliati per essersi alleati con i francesi.
Andenna ha ripercorso la storia delle guerre franco-spagnole dalle battaglie dell’Ariotta e di Marignano a Pavia parlando dell’importante figura del novarese Mercurino Arborio di Gattinara, gran cancelliere di Carlo V e si è soffermato sul periodo farnesiano dal 1538, quando papa Paolo III Farnese ottenne il marchesato di Novara, da Borgolavezzaro a Borgomanero, per il figlio Pierluigi per la somma di 225.000 scudi d’oro ma senza diritto di tassazione, compensato con 15.000 ducati annui.
Il periodo farnesiano non fu particolarmente positivo per Novara che, pur essendo una città ricca, come provano le stime di rendita fiscale del Vignati, non ebbe in quel periodo un corrispondente sviluppo edilizio come ha ricordato anche l’architetto Sandro Callerio..
Andenna ha ricordato che la costruzione dei portici in pietra , di piazza delle Erbe, fu voluta dai francesi nel loro periodo di dominazione per sostituire quelli antichi in legno; delle costruzioni farnesiane rimangono ancora visibili pochi tratti delle mura e ben pochi edifici molto rimaneggiati; la presenza sp****la fu all’epoca importante e influente, numerosi militari e funzionari iberici abitarono in città e nel contado con le loro famiglie per generazioni, unendosi con legami matrimoniali a molte famiglie novaresi da quelle dell’alta nobiltà a quelle borghesi, unioni facilitate dall’ingresso di molti novaresi nell’esercito spagnolo.
Degli spagnoli rimane anche in Novara la devozione alla Madonna del Monserrato nell’omonima chiesa.