31/07/2026
Lo scorso inverno ho provato a creare e addestrare un modello AI locale. I risultati sono stati discreti per un ambito molto specifico: l'analisi audio per mix e mastering e il supporto decisionale relativo.
L'esperienza mi ha però confermato una realtà evidente: addestrare modelli avanzati richiede una quantità enorme di risorse computazionali, energia e capacità di dissipazione del calore. Con una GPU come una RTX 4060 Ti da 16 GB si possono realizzare progetti interessanti, ma quando si parla di modelli di frontiera la scala cambia completamente.
Da cittadino europeo e da professionista del settore, vedo un ritardo significativo dell'Europa negli investimenti infrastrutturali dedicati all'intelligenza artificiale. Mi auguro che parte di questa apparente attesa sia legata all'arrivo di tecnologie emergenti, come il calcolo fotonico, che promette maggiore efficienza energetica, prestazioni superiori e minore produzione di calore.
Tuttavia, se così non fosse, credo sia necessario aprire subito un confronto serio.
Condivido la posizione espressa da diversi esperti del settore, tra cui Salvatore Sanfilippo: è arrivato il momento di costruire un tavolo permanente tra politica, industria, finanza, ricerca ed esperti tecnologici per definire una strategia europea sull'intelligenza artificiale.
L'Europa deve decidere dove investire, come investire e con quale visione di lungo periodo.
Personalmente sarei disposto ad assumermi parte del rischio imprenditoriale e tecnologico per contribuire alla costruzione di infrastrutture dedicate all'addestramento di modelli AI europei, a condizione che esista un ecosistema di supporto composto da istituzioni, banche, aziende utilizzatrici e comunità tecnica.
Credo inoltre che il modello più sostenibile sia una partnership pubblico-privata:
• il settore pubblico garantisce sovranità tecnologica, sicurezza e tutela dei dati;
• il settore privato investe in innovazione continua, infrastrutture e sviluppo dei modelli.
L'intelligenza artificiale non è soltanto una tecnologia. È una questione di competitività, indipendenza strategica e futuro economico.
L'Europa può ancora essere protagonista. Ma il tempo delle analisi sta finendo: è il momento delle decisioni.