21/09/2026
C’è già chi la chiama la Grande muraglia petrolifera cinese.
La guerra Usa-Iran, la chiusura dell’oleodotto Est-Ovest e lo stop di fatto alla circolazione delle navi negli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb hanno fatto volare il prezzo dell’oro nero, cogliendo impreparati quasi tutti i Paesi del Globo.
Tutti tranne la Cina, che negli scorsi anni ha completato, senza che l’Occidente se ne accorgesse, la più imponente operazione di blindatura energetica della storia industriale recente.
Una blindatura che ha portato diversi analisti a ritenere che il governo comunista sia perfino arrivato a operare un boicottaggio strategico per manipolare il prezzo del greggio.
La realtà, però, è diversa: la contrazione delle importazioni marittime cinesi, crollate del 40,6% dal picco di 11,99 milioni di barili al giorno fino al minimo di 7,12 milioni, è un mix dovuto allo stoccaggio anticiclico (cioè quando i prezzi del petrolio erano ai minimi), alla crisi dell’edilizia e a una forte transizione tecnologica.
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