La Difesa del popolo

La Difesa del popolo Dal 5 gennaio 1908 il settimanale diocesano di Padova Sulla carta e sul web, il settimanale della diocesi di Padova

⛪ «Qui abbiamo trovato quello che cercavamo: la preghiera e la vita fraterna»A pochi passi dal Prato della Valle, in via...
21/08/2026

⛪ «Qui abbiamo trovato quello che cercavamo: la preghiera e la vita fraterna»

A pochi passi dal Prato della Valle, in via Cavalletto, c'è una chiesetta dedicata a san Bonaventura che in pochi sanno essere parte di un monastero di clausura presente in città da quattro secoli. La storia inizia nel 1612 in zona Pontecorvo: nel 1681 le consorelle si spostarono in quella che allora era una zona di orti e spazi verdi fuori dal centro storico, e nel 1689 venne consacrata la chiesa.

Nato non sulla scia di santa Chiara ma per ispirazione diretta a san Francesco — le prime si definirono eremite francescane, dentro il Terz'ordine regolare — il cenobio padovano è rimasto un unicum fino al 2015, anno dell'adesione alle Sorelle povere di santa Chiara. Oggi la comunità conta nove sorelle: la più giovane ha 37 anni ed è arrivata nel 2023 dalla Repubblica Democratica del Congo insieme ad altre tre consorelle, mentre le altre cinque sono originarie di diversi luoghi della Diocesi di Padova.

Nel servizio di Emanuele Cenghiaro, suor Maria Elisabetta, madre del monastero, racconta il senso di una scelta che a molti sembra fuori dal tempo: «Il Signore non trascura nessuno, basta solamente la disponibilità ad aprirgli la porta». E sulla loro presenza discreta in città: «Ci piace pensarci come il lievito confuso nella massa e che non si può riconoscere, ma agisce».

📍 Chiesa di San Bonaventura, via Cavalletto, Padova
🕰️ Aperta dalle 6.30 alle 19 con la pausa del pranzo
⛪ Messa feriale alle 7.30, festiva alle 8
📞 Per un incontro personale o per chiedere una preghiera: dalle 9 alle 11 e dalle 15.30 alle 17

👉 https://www.difesapopolo.it/clarisse-di-san-bonaventura-al-centro-del-mondo-anche-in-un-monastero/

🌾 «Non ho mai perso una messa domenicale né ho mai imprecato il cielo»Nel cuore del Conselvano, a Agna, c'è un'azienda a...
20/08/2026

🌾 «Non ho mai perso una messa domenicale né ho mai imprecato il cielo»

Nel cuore del Conselvano, a Agna, c'è un'azienda agricola che racconta quattro generazioni di fatica, fiducia e amore per la terra. Al centro di questa storia c'è Liberale Campaci, classe 1934, che ha speso ottant'anni della sua vita tra i campi e fino a pochi mesi fa è rimasto il motore instancabile dell'attività fondata insieme alla moglie Fiorella, scomparsa nel 1993.

Zucchine, asparagi, cavolfiori, radicchio, cereali e uva. E poi le angurie e i meloni dell'estate: fu proprio Liberale, a metà degli anni Settanta, il primo a introdurre in Veneto il melone "Jolly". Sempre in quegli anni, un incontro al mercato coperto di Padova con Settimo Canella cambiò il destino commerciale dell'azienda: «Liberale, prepara la quantità e veniamo a caricare», gli diceva, senza mai chiedere il prezzo. Una parola che valeva più di un contratto scritto.

Oggi l'attività si chiama Azienda agricola Fratelli Campaci e prosegue con i figli Antonello e Mario — e con i nipoti Alex e Lorenzo, già innamorati della campagna. Un cerchio che si chiude tra terra e cielo, nel servizio di Nicola Benvenuti.

👉 https://www.difesapopolo.it/liberale-campaci-un-uomo-appassionato-della-terra-e-della-famiglia/

🕊️ «A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute»Comincia così la lettera con cui Francesco d'Assisi auto...
20/08/2026

🕊️ «A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute»

Comincia così la lettera con cui Francesco d'Assisi autorizzò Antonio a insegnare la sacra teologia ai frati. Un appellativo — «mio vescovo» — su cui il Santo di Padova confessa di aver rimuginato a lungo: non un titolo onorifico, ma la responsabilità grave di annunciare la Parola con l'esempio, l'esortazione fraterna e l'insegnamento.

In un racconto in prima persona, sant'Antonio ripercorre il filo che lo lega al Poverello: il giovane prete agostiniano di Santa Cruz a Coimbra, l'incontro con quegli stranieri accampati sul monte Olivares che parlavano di un figlio di mercanti diventato povero per scelta; il crocifisso di San Damiano — «Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va' dunque e riparala» —; il capitolo di Pentecoste in Umbria, dove Antonio vide finalmente il fondatore in carne e ossa, provato dalla malattia. E poi Montepaolo, Forlì, la predicazione per l'Italia, le cattedre di Bologna, Montpellier e Padova.

Sullo sfondo, la domanda che attraversa tutto il testo: come spiegare la Bibbia senza smarrire lo stile francescano? La risposta di Antonio è netta: la scienza francescana deve farsi "poverella", perché sapienza non è trasmettere sapere ma contagiare l'amore per Cristo e il Vangelo. «La teologia francescana si coltiva in ginocchio.»

Il racconto è frutto dell'ingegno e del lavoro di ricerca di Lorenzo Brunazzo.

👉 https://www.difesapopolo.it/il-santo-racconta-il-suo-poverello-antonio-di-padova-parla-di-francesco-di-assisi/

✝️ «Francesco non è definibile, come nessuno di noi è definibile»Il 2026 è l'anno dell'ottavo centenario della morte di ...
19/08/2026

✝️ «Francesco non è definibile, come nessuno di noi è definibile»

Il 2026 è l'anno dell'ottavo centenario della morte di san Francesco d'Assisi (1226): un anno speciale, inaugurato lo scorso 10 gennaio nella basilica di Santa Maria degli Angeli davanti alla Porziuncola, ad Assisi, e destinato a concludersi il 10 gennaio 2027.

Nell'intervista di Lorella Pellis, il poeta e scrittore Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni francescane, racconta il santo più amato e insieme più "tirato da una parte e dall'altra". Un uomo che «è proprio un santo perché sfugge a tutte le definizioni, le supera, le allarga, le fa esplodere». E che oggi, dice Rondoni, «forse avrebbe usato anche i social».

Nell'intervista anche la pace di Francesco — quel saluto «Il Signore ti dia pace» —, il rapporto tra il santo e la letteratura, l'ostensione delle spoglie mortali ad Assisi e i grandi progetti del Centenario: dalle nuove statue alla digitalizzazione della biblioteca del Convento, fino alle 50 iniziative nel mondo, dalla Cina agli Stati Uniti.

👉 https://www.difesapopolo.it/francesco-santo-oltre-ogni-definizione-secondo-davide-rondoni-un-uomo-vero-appassionato/

📚 «alla fine noi siamo al mondo perché ci sono gli altri»È Matteo Bussola a chiudere "LibrAbano – Parole d'autore", la r...
18/08/2026

📚 «alla fine noi siamo al mondo perché ci sono gli altri»

È Matteo Bussola a chiudere "LibrAbano – Parole d'autore", la rassegna che ha animato i giovedì sera di luglio al Parco Termale. Lo scrittore veronese presenta i suoi due ultimi romanzi: Il sole nelle pozzanghere (Einaudi, 2026) e La luce degli incendi a dicembre (Einaudi, 2025).

Al centro di entrambi, racconta l'autore, c'è il bisogno che abbiamo gli uni degli altri per restare vivi: un uomo e una donna che su un treno scelgono di accogliersi invece di fronteggiarsi; e il signor P., che salva e acquista gli oggetti di cui la gente si libera, ma solo se hanno una storia interessante da raccontare. Perché gli oggetti che ci accompagnano, dice Bussola, «parlino di noi come se mantenessero un'impronta emotiva».

Dal fumetto Bussola ha imparato a non raccontare tutto: come ricordava Scott McCloud, il senso accade nello spazio bianco tra una vignetta e l'altra. Lo stesso vale per i suoi romanzi, che chiedono la partecipazione immaginativa di chi legge.

📅 Giovedì 20 agosto
🕘 Ore 21
📍 Parco Termale

Il servizio di Riccardo Rocca.

👉 https://www.difesapopolo.it/matteo-bussola-ci-sono-libri-da-immaginare/

🎨 «Marino è sempre stato una persona positiva, corretta, generosa, laboriosa e altruista»Classe 1920, originario di Viad...
18/08/2026

🎨 «Marino è sempre stato una persona positiva, corretta, generosa, laboriosa e altruista»

Classe 1920, originario di Viadana in provincia di Mantova, Marino Gradella ha trascorso gli ultimi quarant'anni di vita nel Padovano, prima a Cinto Euganeo e poi a Este. Sei anni di guerra, la prigionia in Germania e poi, al ritorno a casa, un'intuizione sorprendente: mettersi alla macchina per cucire — imparata ai corsi di cucito della matrigna — e inventare una tecnica pittorica tutta sua, il "ricamarazzo".

Con quella macchina ha realizzato oltre cento opere (altre duecento le ha dipinte a olio) e ha consegnato di persona i suoi ritratti al presidente statunitense Ike Eisenhower, nel 1960 all'ambasciata Usa di Roma, e a papa Giovanni Paolo II, in udienza nel gennaio 1996. Ma la sua storia è soprattutto quella di un uomo attento al dolore altrui: dopo l'inondazione del Polesine e la catastrofe del Vajont partì con l'auto carica di magliette per portarle a chi era rimasto senza nulla.

A raccontarlo è la nuora Emanuela Padovani, custode di molti documenti di famiglia. Il ritratto di Patrizio Zanella per La Difesa del Popolo.

👉 https://www.difesapopolo.it/marino-gradella-un-ritrattista-con-la-macchina-per-cucire/

🕊️ «Che cosa vuoi che io faccia, o Signore?»Ottocento anni dopo la sua morte, la personalità di Francesco d'Assisi conti...
18/08/2026

🕊️ «Che cosa vuoi che io faccia, o Signore?»

Ottocento anni dopo la sua morte, la personalità di Francesco d'Assisi continua a esercitare un fascino indiscusso, non solo tra i cristiani ma anche oltre le appartenenze di fede. Non è il santo cercato per i miracoli: a lui si guarda soprattutto come ispiratore di uno stile di vita e di una spiritualità.

Nella sua riflessione, suor Marzia Ceschia ripercorre i passaggi decisivi di quella conversione: il giovane figlio di un ricco mercante che sognava la gloria del mondo, l'incontro con i lebbrosi — «Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo» — e la parola del Crocifisso di San Damiano, inizialmente intesa alla lettera, che chiedeva di riparare non solo dei muri ma se stessi, la Chiesa, le relazioni con il creato intero.

Restano attualissimi i grandi temi della sua spiritualità: la fraternità, che riconosce fratello e sorella ogni creatura; la povertà come vivere sine proprio, libertà dall'appropriazione e apertura alla condivisione; la pace, che per Francesco non è semplice assenza di conflitti ma dono di Dio e scelta a ogni costo della relazione.

📅 Il 4 ottobre, giorno della sua morte nel 1226, torna a essere festa nazionale: dal 1° giugno scorso è in vigore la legge che la ristabilisce.

👉 https://www.difesapopolo.it/francesco-ottocento-anni-ha-attraversato-i-secoli-con-lo-sguardo-a-dio/

🕊️ «Se Dio muore è per tre giorni e poi risorge»In questa torrida estate 2026 il numero speciale de La Difesa del popolo...
17/08/2026

🕊️ «Se Dio muore è per tre giorni e poi risorge»

In questa torrida estate 2026 il numero speciale de La Difesa del popolo, che ogni anno esce all'Assunzione di Maria, si mette in cammino dietro a una guida d'eccezione: san Francesco d'Assisi, a 800 anni dalla sua morte. Un viaggio ai quattro angoli della Diocesi di Padova, tra monasteri, conventi e gruppi di adulti e giovani francescani: la vita contemplativa delle Clarisse a due passi da Prato della Valle e a Montagnana, l'impegno sociale dei Conventuali a Noventa Padovana e Monselice, l'attenzione ai poveri dei Cappuccini a Thiene e dei Minori a Cittadella, insieme alle suore Francescane Elisabettine, che tra le altre cose gestiscono le Cucine economiche popolari.

Nella città di Antonio c'è tanto Francesco. E, per una strana combinazione di fattori celesti e terreni, proprio mentre il viaggio era in corso un altro Francesco — l'emiliano Guccini — completava il suo passaggio nel mondo. L'editoriale del direttore Luca Bortoli ritrova così il filo invisibile, eppure robustissimo, che lega la radicalità evangelica del Poverello alle parole di Dio è morto: un brano censurato dalla Rai nel 1967 per presunta blasfemia, che trovò proprio ad Assisi, nella Cittadella della Pro Civitate Christiana, il suo primo palcoscenico e subito dopo la spinta coraggiosa di Radio Vaticana.

Non un attacco alla fede, ma il suo contrario: la denuncia di una religiosità accomodante, quella che muore «nelle fedi fatte di abitudine e paura», e l'annuncio di una «speranza appena nata» che sa di Pasqua.

👉 https://www.difesapopolo.it/francesco-cammina-oggi-nelle-nostre-strade/

🕯️ «Partivano sani, tornavano malati».Due anniversari che si intrecciano: il 72° dalla morte di Vinicio Dalla Vecchia, i...
17/08/2026

🕯️ «Partivano sani, tornavano malati».

Due anniversari che si intrecciano: il 72° dalla morte di Vinicio Dalla Vecchia, il giovane di Perarolo scomparso il 17 agosto 1954, e il 70° dalla tragedia di Marcinelle (8 agosto 1956), la catastrofe in una miniera di carbone in cui morirono 262 persone, tra cui 136 lavoratori italiani.

Dalla Vecchia non fece in tempo a vedere la strage del Belgio, ma quel mondo lo conosceva bene. Aspirante medico, entrato come assistente nell'Istituto di patologia medica all'Università di Padova, dedicò la sua tesi di specializzazione proprio alle conseguenze della silicosi nei polmoni: 717 casi analizzati, in gran parte uomini che avevano lavorato per anni nello scavo di gallerie o come minatori in Belgio. Riceveva i pazienti anche a casa sua, in una stanzetta improvvisata: spesso minatori di ritorno per una breve licenza, che lui sapeva non sarebbero più tornati al lavoro.

Nella ricostruzione di Patrizio Zanella riemerge anche la vicenda che portò tanti veneti in Vallonia: l'accordo «lavoratori in cambio di carbone» stipulato tra Italia e Belgio il 23 giugno 1946. Uomini che scendevano a mille metri di profondità, in cunicoli stretti come loculi, al buio, con un caldo che arrivava a 40 gradi. Li chiamavano "musi neri".

👉 https://www.difesapopolo.it/vinicio-dalla-vecchia-e-marcinelle-il-doppio-anniversario-che-unisce-perarolo-al-belgio/

16/08/2026

Indirizzo

Via Vescovado, 29
Padua

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