11/06/2026
DISCLOSURE DAY, Spielberg torna agli UFO con un film infantile e pretenzioso. La recensione nel parcheggio di Matteo Strukul, Silvia Gorgi, Andrea Andretta e Giacomo Brunoro.
La prima ora funziona. Il film costruisce tensione, introduce il mistero e mantiene un buon ritmo. I personaggi si muovono dentro una situazione che non comprendono del tutto e lo spettatore segue con interesse l’evoluzione della storia. In questa fase emergono alcune qualità che hanno reso Spielberg uno dei registi più influenti della storia del cinema. Certo, ci sono limiti di scrittura enormi e alcune scene sfiorano il comico involontario, ma finché si corre va tutto bene, l’adrenalina va e non c’è tempo per fermarsi a riflettere. Poi qualcosa cambia.
DISCLOSURE DAY inizia a spiegare ogni dettaglio. Le spiegazioni occupano una parte consistente del film e rallentano il racconto.
In un mondo in cui la fantascienza ha prodotto capolavori assoluti della letteratura come IL PROBLEMA DEI TRE CORPI, fare un film del genere significa voler parlare a un pubblico di bambini, significa non avere la minima idea della complessità e della profondità della discussione in atto sulle forme di vita extraterrestri. Significa vivere fuori dal mondo, per farla breve. Oppure, più semplicemente, significa girare un cinepanettone con gli extraterresti (sarà un caso che Colin Firt, come ha detto Silvia Gorgi, sia ormai diventato il sosia di Cristian De Sica?).
Durante la discussione successiva alla proiezione, Andrea Andreetta ha riassunto bene questa sensazione: «Per la bravura tecnica cinque. Per la storia due».
Silvia Gorgi ha definito il film «comico in maniera involontaria»,
La definizione più efficace arriva probabilmente da Andrea Andreetta: «È esattamente Spielberg». Il problema è che nel 2026 questo, da solo, non basta più.
Il nostro giudizio finale resta vicino a quello emerso nella discussione a caldo dopo la proiezione: una grande occasione sprecata.
Trovate la recensione completa su SUGARPULP magazine.