11/06/2026
"Gianni Infantino, presidente della FIFA, sta per tagliare il nastro inaugurale dei Mondiali di calcio ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico. Davanti ai centomila spettatori che gremiscono il mitico Stadio Azteca di Città del Messico, si arresta all’improvviso, alza l’indice verso il cielo e dice: «Tutto questo non è vero, non è reale. Siamo solo attori dentro una regia, il calcio non esiste». In quell’istante, l’intero universo del pallone svanisce. Campionati, trofei, rivalità, cronache, miti: tutto si dissolve in una bolla di sapone. «Avevano ragione Borges e Bioy Casares», aggiunge Infantino citando un racconto dei due argentini in cui il confine fra realtà e finzione si dilegua in favore di quest’ultima - scrive Luca Todarello - «Il calcio leggetelo, non guardatelo. Anzi… giocatelo!» conclude, lasciando in campo solo ventidue – o ventimila, è difficile darne contezza – bambini che smaniano di felicità dietro a un pallone.
Questa scena non l’ha scritta Angelo Carotenuto, non è compresa in quello strabiliante testo che è I Mondiali immaginari (Sellerio), sontuoso e malinconico arabesco del mondo del pallone e prezioso viatico alla sua forma più autentica di fruizione, eppure si può immaginarla lì, come una sorta di appendice a un libro che invita a vivere lo sport più seguito al mondo come esperienza narrativa prima ancora che spettacolare: un grande romanzo collettivo, una vera e propria comunione dei vivi e dei morti del calcio dove partite, campioni, gregari, tifosi e fantasmi con gli scarpini continuano a parlarsi – e a sfidarsi – attraverso il tempo, e lo fanno a maggior ragione nel giorno in cui in America si apre la ventitreesima edizione del Campionato Mondiale di Calcio".
Nel volume "I Mondiali immaginari", Angelo Carotenuto immagina un Mondiale sospeso tra il campo sportivo e la pagina letteraria