07/04/2025
Se suo figlio è un assassino e ha commesso un femminicidio, è anche colpa di una madre come lei.
Lo ha aiutato a pulire la stanza.
A lavare via il sangue.
A far sparire le prove.
A cancellare l’odore della morte come si cancella una macchia dal pavimento.
“Era in shock”, ha detto.
“Volevo solo proteggerlo.”
Ma chi ha protetto lei?
Chi ha protetto quella ragazza?
Lei sapeva. Ha visto. Ha taciuto.
E in quel silenzio ha firmato la complicità.
Perché non si diventa assassini da soli.
Si diventa assassini anche con l’aiuto di una madre che, invece di denunciare, pulisce.
Ma non si lava così facilmente la coscienza.
Non basta il detersivo a cancellare un femminicidio.
Non basta dire “è mio figlio” per giustificare l’orrore.
È anche colpa sua, signora.
Perché il sangue di quella donna, adesso, è anche sulle sue mani.
E non verrà mai via.
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Per troppo tempo abbiamo ignorato il ruolo dell’educazione affettiva, delle parole che plasmano, degli esempi che forgiano.
Non basta amare un figlio: bisogna insegnargli a rispettare.
Non basta crescerlo: bisogna GUIDARLO, anche nei no, anche nei silenzi, anche quando costa fatica.
Dietro ogni uomo che odia, controlla, violenta o uccide, c’è una società che ha fallito.
E tra le prime responsabilità c’è quella di chi lo ha CRESCIUTO senza mai insegnargli davvero cosa vuol dire AMARE
Non si nasce carnefici.
Si diventa, giorno dopo giorno, nell’indifferenza, nell’IGNORANZA, nella mancanza di consapevolezza.