13/07/2017
Le generazioni col passare degli anni fraintendono sempre più il valore della cultura.
Sono giunta alla fine di questi 5 anni di liceo e comunicando con ragazzi di diverse età noto come essi non siano più in grado di appassionarsi ed emozionarsi. Bisogna ammettere che molto spesso la scuola non aiuta i giovani ad aprire gli occhi di fronte alla bellezza delle passioni personali, dello studio e delle lingue classiche che a mio parere sono la migliore via attraverso cui un ragazzo possa trasformarsi in uomo. Dunque, spesso, questa istituzione rende i giovani infelici nella loro condizione di studenti, poiché molti professori trasformano lo studio in un obbligo, una costrizione...In realtà dovrebbero insegnare agli alunni ad emozionarsi poichè imparare e capire è una fortuna che anche nel 21° secolo non è concessa a tutti. Giunta a tal punto della mia esperienza scolastica sono consapevole del fatto che intraprendere il percorso del liceo seriamente sia molto complesso, pesante e implichi molte rinunce. Le ingiustizie infatti nella vita dello studente non vengono mai meno...Solo la costanza, l'impegno e la forza di volontà fruttano soddisfazioni. Infatti col passare degli anni le delusioni insegnano che lo studio è fine a noi stessi poiché dopo questi famigerati 5 anni il conto dei sacrifici e delle conoscenze devi presentarlo a te stesso e non ad un insegnante.
Non si può nascondere la malinconia nel lasciare alle spalle il liceo, tutte le esperienze belle o brutte che siano state. Quando mi domandano se ne sia valsa la pena, rispondo sempre che gli obiettivi si perseguono attraverso i sacrifici e che nonostante tutto il liceo mi ha insegnato a interpretare, capire, cogliere e apprezzare aspetti del mondo che mai avrei potuto notare. Infatti nonostante Seneca mi abbia insegnato che “tutto il tempo che abbiamo dietro le spalle lo possiede la morte", solo noi possiamo dargli valore poiché “il tempo è nostro”. Anche Shopenhauer mi ha insegnato che “la vita umana è un pendolo che oscilla incessantemente fra il dolore e la noia” ma essa passa attraverso un intervallo fugace di piacere e gioia che possiamo cogliere attraverso l'arte e la pietà. Leopardi invece mi ha insegnato che il piacere è infinito, che raggiunto un obiettivo scaturirà la ricerca di un piacere ancor più grande ma egli stesso ha evidenziato che siamo nati per la felicità e dunque dobbiamo perseguirla. E così tantissimi altri autori insegnano che non bisogna fermarsi di fronte alle apparenze e alle difficoltà che, in questo caso, scaturiscono dal percorso liceale col passare degli anni. Bisogna piuttosto alimentare la voglia di sapere, scoprire e imparare. Perché la cultura si coltiva giorno dopo giorno e fonda uomini aperti alla società e a qualsiasi situazione. Essa è l'arma più potente che un giovane possa scagliare di fronte ad un adulto che non è in grado di comprendere i bisogni della comunità.
Ragazzi, appassionatevi, aprite la mente al mondo e cogliete ogni singolo particolare che gli uomini delle vecchie generazioni non riescono a cogliere. Perché il futuro siamo noi.
Emanuela Turdo VB