24/06/2026
Credo che questo sarà uno degli ultimi post che scriverò per un po'.
Non per mancanza di cose da dire. Al contrario.
In questi mesi ho provato di tutto per costruire un ponte verso chi mi segue. Ho scritto libri. Ho regalato libri. Ho pubblicato capitoli interi gratuitamente. Ho realizzato video. Ho scritto canzoni. Ho condiviso pensieri, emozioni, ricordi, indignazione, speranze e delusioni.
Ho aperto porte.
Dall'altra parte, però, ho trovato quasi sempre un silenzio che fa male.
Vedo le visualizzazioni. Vedo i numeri. So che molti leggono. Ma tutto finisce lì. Nessuna parola. Nessun confronto. Nessuna traccia di quella scintilla umana che dovrebbe trasformare una pagina in una comunità.
È una sensazione difficile da spiegare.
Perché non si tratta di cercare approvazione o applausi. Si tratta di cercare un contatto. Una voce. Un segnale che dica: "Ho letto. Ho capito. Ci sono."
Nulla.
E allora mi ritrovo a pensare che forse sto parlando a un muro. Anzi, no. Sarebbe meglio un muro. Almeno un muro restituisce un'eco.
Qui non torna indietro niente.
Fa male constatare che una tomba sembra custodire più vita di certi spazi virtuali pieni di persone che osservano senza mai lasciare una traccia del proprio passaggio.
Forse il problema sono io. Forse sono fuori tempo. Forse appartengo a un'epoca in cui le parole avevano ancora il potere di generare dialogo.
O forse, semplicemente, viviamo nel tempo delle reazioni veloci e dell'indifferenza lenta.
Qualunque sia la risposta, oggi mi sento svuotato.
Per questo mi fermo.
Non per rabbia. Non per rancore.
Per stanchezza.
La stanchezza di chi ha continuato a lanciare messaggi nel mare sperando che qualcuno, almeno una volta, rispondesse dall'altra riva.
Pietro D'Angelo