12/06/2026
VENT’ANNNI DI BATTISTINI | ED. SPECIALE
ArtWork: Luca Soncini
La prima volta che entrai da Battistini ero con mia madre. Avevo dieci anni.
Mi piaceva guardare la vetrina.
Mi ricordo i colori.
Mi ricordo che facevo fatica a scegliere.
Anzi, a dire la verità, non sceglievo quasi mai.
Indicavo.
E poi magari cambiavo idea.
A sei anni sceglievo i dolci per i colori.
E pensavo che la vetrina fosse sempre la stessa.
Da bambini si pensa così. Che le cose belle restino sempre come sono.
Vent’anni dopo sono ancora lì.
Davanti a quella vetrina.
E ogni volta che mangio un cannoncino, lo zabaione è sempre più buono. Eppure continuo a riconoscerlo.
Come succede con certe persone.
Cambiano. Ma restano loro.
E nel frattempo sono cambiata anch’io. Mia figlia si chiama Elisa come una di quelle torte.
Senza accorgermene sono diventata il tramite di una pratica gentile, quella di portare un po’ di dolcezza in famiglia.
Forse è per questo che continuo a fermarmi.
Per sorprendermi, certo.
Ma soprattutto per ritrovare scene che conosco a memoria.
Un pranzo della domenica.
Una torta al centro della tavola.
Le persone che amo sedute attorno.
Una telefonata da Milano. “Non presentarti senza i cannoncini”.
Oppure le zie di Bologna. “Porta le paste di Battistini”.
E allora parto. Con una scatola in mano.
O forse con qualcosa di più.