L'Alcooligano

L'Alcooligano Rivista culturale di controinformazione

08/08/2026
02/08/2026
01/08/2026

PERCHE' DIETRO I FATTI DI CEUTA C'E' ISRAELE.
L'IMMIGRAZIONE DI MASSA COME CAVALLO DI T***A DELL'IMPERIALISMO, IL CASO DEI PIEDS NOIRS.
di Roberto Vallepiano

L'attuale crisi di Ceuta è parte della guerra sporca di Netanyahu per destabilizzare la pen*sola iberica.
Un'invasione preparata e messa in atto dalle autorità marocchine su mandato di Israele.

La corrotta e amorale Monarchia del Marocco ha da sempre storici e prolungati rapporti di complicità criminale con l'entità genocida sionista.
Nel 1948 quando Israele iniziò la colonizzazione delle terre palestinesi per edificare il suo fraudolento stato artificiale, i marocchini furono una delle colonne portanti dell'esproprio e della sostituzione etnica attuata dai sionisti.

La Spagna di Sanchez paga la posizione cristallina assunta contro la guerra in Iran, in cui si è rifiutata di mettere le proprie basi a disposizione degli USA, e la condanna a Israele per genocidio.

L'utilizzo cinico del fenomeno migratorio a livello geopolitico da parte dell'imperialismo è sempre avvenuto. Larghe masse di disperati vengono utilizzate in maniera sprezzante come Cavallo di T***a per destabilizzare interi territori e minarne la coesione sociale.

Per stroncare l'indipendentismo corso e le lotte sociali contro il colonialismo francese, il Governo transalpino esportò in Corsica oltre 18.000 magrebini e coloni francesi cacciati dall'Algeria dopo l'indipendenza. Un numero pari al 10% della popolazione locale.
Si trattava dei famigerati Pieds Noirs, la loro missione era disgregare la comunità e frammentare l'unità del popolo corso.
Il governo francese erogò stanziamenti e sussidi a fondo perduto ai Pieds Noirs, espropriò terre alle famiglie del posto per destinarle a loro, privilegiò sempre e comunque gli immigrati a scapito della popolazione locale.
Il loro arrivo com'è ovvio provocò forti tensioni politiche e sociali che culminarono in mesi di scontri e guerriglia urbana.

Le proteste contro i Pieds Noirs si fusero a quelle contro le discriminazioni e le ingiustizie economiche che attanagliavano l'isola, innescando la nascita del FLNC - il Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica - una delle organizzazioni armate più potenti e longeve del Continente Europeo.

01/08/2026

Al peggio non c’è mai fine? Dopo le «lezioni di corsivo», pensavo avessimo già visto tutto. Mi sbagliavo! Adesso stanno spopolando tra i giovanissimi le lezioni per fare le mantenute. «Donne, se non siete delle mantenute siete delle FALLITE! E se i vostri uomini non possono farvi fare lo stile di vita che faccio io, valgono meno di zero».

Michelle Comi, una delle influencer più famose su TikTok, dà alle ragazze consigli su come diventare «mantenute premium». Parole testuali. Ecco, in passato questa «signorina» era diventata famosa chiedendo ai suoi follower, cioè ai suoi SUDDITI come li chiama lei, di aiutarla a rifarsi il seno. Nel giro di poche ore furono centinaia coloro che contribuirono alla causa. E dato che circa un milione di italiani seguono questa ragazza, lasciatemelo dire chiaro e tondo: la gente è completamente impazzita. Qua non si tratta di stupidità o di ignoranza. Ma è la DIGNITÀ che manca!

Il problema è che ormai non c’è più RISPETTO per niente e nessuno. Neanche per se stesse. E mi dispiace dirlo, ma il femminismo ha fallito. Da donna e come donna mi vergogno, dopo secoli di lotta per l’indipendenza femminile, nel vedere tutto questo. Mi vergogno nel vedere un milione di persone pendere dalla labbra di Michelle Comi. Felici di essere i sudditi di questa tizia. Ma soprattutto mi vergogno nel vedere ragazze che la prendono a modello, guida e ideale.

Ecco, io vorrei che insegnaste alle volte figlie, nipoti, e pronipoti i nomi di Ipazia, Aspasia, e Charlotte Bronte! E quelli di Saffo, Dickinson, Allende, e ci metto anche Virginia Woolf! Vorrei una scuola che si prendesse la briga, il tempo e il gusto di dare voce alle donne, sempre e troppo spesso, dimenticate dalla Storia, dal Tempo e dalla cultura. Ma soprattutto vorrei una società che mostrasse alle bambine di oggi e di domani la bellezza, il coraggio e la forza di essere una donna… che pensa, rincorre, sogna, ama, lotta. Senza mai svilire se stessa. E barattare la propria dignità in cambio del nulla. Perché la CLASSE non è acqua, e la dignità non la si compra. E soprattutto non è in vendita.

Guendalina Middei, Professor X (➡️ Se vi piace ciò che scrivo, qui potete leggere un estratto gratuito del mio «NON RINNEGARE IL CUORE» che ho scritto per raccontarvi le storie di chi scelse di non omologarsi e andare controcorrente: https://www.amazon.it/rinnegare-cuore-Storie-scrittori-spengono/dp/8807175223/

27/07/2026

Sei mai stato Pinarella di Cervia? È un posto adorabile. Un piccolo paradiso estivo: appena tre chilometri di pineta attaccati al mare.

Un posto tranquillo dove non succede mai un c***o. E va benissimo così. Perché in vacanza puoi anche concederti il lusso della noia.

Puoi sognare una vita fatta di alberghi due stelle a conduzione familiare, mezza pensione, mini club, il mercatino il mercoledì e i burattini il lunedì sera.

Il mare costantemente Bandiera blu.
Le famiglie. I bambini. Le piadine.

Pinarella è così: quattro mesi di ombrelloni e il resto dell'anno di serrande abbassate.

Di parcheggi vuoti.
Di gente silenziosa.
Che si conosce per nome.
Che sa tutto di tutti.

C'è Antonio, il figlio del salumiere.
C'è Anna, la vedova ottantenne.
C'è Maria, la farmacista.

E c'è Nicola. Il "pazzo".
Perché in questi paesini c'è sempre uno come Nicola.

Che vive in un parcheggio. Che non ha molti soldi. Ma a cui in qualche modo tutti vogliono bene.

Nicola, aveva 54 anni, e in paese lo chiamavano ancora "il ragazzo".

In un matto De Andrè cantava
"Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesce ad esprimerlo con le parole"

Ecco, Nicola non era quel tipo di matto.

Era impossibile non conoscerlo: girava in bici con una cassa a tutto volume che sentivi arrivare da cento metri, un pupazzo di Tom legato alla spalla, e ti attaccava bottone anche se avevi fretta.

Sabato notte, in quel parcheggio , sono arrivati in cinque.

Cinque contro un uomo che già faceva fatica a reggersi in piedi. Lo hanno massacrato di botte. Gli hanno spaccato la testa, gli hanno fracassato il torace.

Lo hanno picchiato mentre sorrideva.
Lo hanno picchiato mentre aveva paura.
Lo hanno picchiato mentre piangeva.
Lo hanno ammazzato mentre implorava basta.

Poi se ne sono andati.
Tranquilli, come in una qualsiasi serata tra amici .

È morto quattro giorni dopo. Il funerale l'ha pagato il Comune, perché suo padre non aveva i soldi.

Al saluto si sono presentate trecento persone, con un fiore in mano ciascuna.

Trecento. E nemmeno una telecamera.

Nessuna prima serata, nessuna fiaccolata a Roma, nessun ministro sul posto, nessun corteo, nessun hashtag. Un uomo ammazzato di botte da cinque persone, cinque ragazzini e la macchina dell'indignazione nazionale non si è accesa nemmeno per sbaglio.

Perché in Italia il lutto pubblico funziona a tessera.

Se la vittima appartiene a una categoria riconosciuta, la sua morte diventa una causa: piazze, dirette, dichiarazioni, minuti di silenzio. Se non appartiene a niente, resta cronaca locale e finisce lì.

Nicola non era niente. Era un povero cristo fragile che dormiva in un camper.

E i fragili in questo Paese non hanno una lobby, non hanno un corteo, non hanno un colore da mettersi addosso.

Hanno solo un numero, che nessuno legge.

L'anno scorso in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora. Più di una al giorno, per il sesto anno di fila. Malori, malattie mai curate, pestaggi.

Quattrocentoquattordici funerali, e tu non ne hai sentito nemmeno uno.

Perché chi muore così non è italiano, non è straniero, non è nessuno.

È solo un numero in un registro.

Perfettamente nella media.
Perfettamente in silenzio.

18/07/2026

Perché la vicenda di Mario Roggero, il gioielliere che ha ammazzato i due rapinatori, raccoglie molta più solidarietà che indignazione?
La risposta, anche qui, è l'arretramento/fallimento dello stato.

Non penso di essere l'unica che, quando ha subito furti in casa, scippi o micro aggressioni (e per fortuna mai nulla di particolarmente grave, ma abitando in campagna di furti ne ho subiti diversi), rivolgendosi alla polizia si è sentita rispondere che loro non potevano fare nulla, che il problema era mio e dovevo badarci io mettendo antifurto, grate, videosorveglianza e facendomi l'assicurazione.
D'altra parte, l'ossessione con cui siamo martellati da pubblicità di antifurto collegati a centrali private ci dice proprio questo, la sicurezza tua è un problema tuo, che devi capire come risolvere da solo.

Ma se 364 giorni l'anno lo stato ti dice che della tua sicurezza te ne devi occupare te, che tanto non interverrà, se poi arriva qualcuno che se ne "occupa", la reazione delle persone diventa appoggio.
Anzi, solidarietà: ci hai eliminato un problema.
Io sono sicura che se avessimo uno stato forte nel prevenire questa piccola criminalità, se le persone fossero sicure che, se aggredite, potrebbero contare sulla parte pubblica e, in definitiva, sulla comunità, la reazione a un delitto come quello di Mario Roggero sarebbe di fortissima indignazione.

Ma questo stato, come in miliardi di altri casi, non c'è.
C'è la privatizzazione della sicurezza e, se lasci una cosa del genere all'autonomia dei privati, c'è chi si farà l'antifurto, chi la videosorveglianza, chi, invece, si comprerà la pi***la.
Ed eccoci nel Far West.

(Claudia Candeloro)

15/07/2026

REMIGRAZIONE DI DESTRA O IMMIGRAZIONE PADRONALE DI SINISTRA?
PER I COMUNISTI LA RISPOSTA E' CONTROLLO, SICUREZZA E INTEGRAZIONE!

In questi ultimi mesi stiamo assistendo, come al solito, al classico teatrino tra destra e sinistra sulla questione della sicurezza e del problema degli stranieri che, oggettivamente, non si sono integrati nella società.
La destra urla che gli italiani sono sotto attacco, la sinistra risponde che la destra sta cavalcando l'onda: LA VERITA' E' CHE SPARISSERO ENTRAMBE SAREBBE UNA FORTUNA PER TUTTI, ITALIANI E STRANIERI.

Fatta questa premessa contro questi parolai approfittatori, vogliamo dare UN ESEMPIO CONCRETO DI COME SI DOVREBBE GESTIRE LA SICUREZZA E LA QUESTIONE STRANIERI AD ESSA LEGATA: L'ESEMPIO DEL COMPAGNO STALIN E DELL'UNIONE SOVIETICA VERSO LE POPOLAZIONI DI LINGUA ROMANI', ovvero i Rom e i Sinti.
Giusto per NON PRENDERCI IN GIRO: la questione degli zingari in Unione Sovietica è un percorso complesso di INTEGRAZIONE FORZATA e RICONOSCIMENTO CULTURALE, segnato da politiche che oscillavano tra la VALORIZZAZIONE DELLE RADICI E OBBLIGO DI ABBANDONARE IL NOMADISMO, dunque riconoscimento culturale ma obbligo di rispetto delle regole e delle leggi del paese.

Ai nostri giorni, il problema del degrado materiale e sociale nel quale vivono le comunità rom e sinti è conseguenza dell'emarginazione forzata a cui sono costretti che finisce per renderli una sorta di sottoproletariato disperato costretto a vivere spesso di espedienti in mancanza di qualsiasi alternativa: NON FU COSI' PER L'UNIONE SOVIETICA DI LENIN E STALIN!
Con la fondazione dell'URSS infatti uno dei primi problemi che affrontò il governo sovietico fu quello di favorire l'identità e la dignità nazionale a ogni gruppo etnico, compresi i rom, numerosi in Russia, Bielorussia e Ucraina, come ha pienamente messo in luce un recente volume della ricercatrice universitaria del Brooklyn College, Brigid O’Keeffe, intitolato “New Soviet Gypsies. Nationality, Performance and Selfhood in the Early Soviet Union” (University of Toronto Press, Toronto, 2013).

L'autrice mette in evidenza come la condizione dei rom migliorò fino a giungere nei decenni alla completa integrazione di tale gruppo all'interno della società sovietica:

1) nei primi anni dell'Unione Sovietica, lo Stato cercò di integrare i Rom applicando il principio leninista delle nazionalità e sotto il Governo di Stalin venne creato un alfabeto per la lingua Romanì e pubblicati libri e giornali in lingua originale, infatti nel1925 si formò a Mosca, favorita dal governo sovietico, l’Unione Rom Panrussa (UZP) che subito aprì sedi a Leningrado, Černigov, Vladimir e Smolensk, nello stesso anno fu costituita a Rostov la prima fattoria collettiva rom dell’Unione Sovietica, mentre l’UZP continuava a lavorare insieme al Commissariato del Popolo all’Agricoltura e al Dipartimento delle Nazionalità del Comitato Esecutivo Centrale Panrusso per creare la Commissione per l’Insediamento dei Rom Lavoratori, con l'obiettivo di incoraggiare i rom ad abbandonare il nomadismo favorendo la stabilizzazione sulle terre a loro riservate da ciascuna Repubblica sovietica;

2) nel 1926 venne venne varato un Decreto per spingere i Rom verso l'agricoltura collettivizzata (Kolkhoz), e tra il 1926 e il 1928 cinquemila Rom si insediarono nelle fattorie in Crimea, in Ucraina e nel Caucaso settentrionale, sempre nel 1926 furono condotte campagne di alfabetizzazione e nel gennaio dello stesso anno furono create a Mosca le prime classi in lingua romanes dell’Unione Sovietica, all’interno delle scuole elementari russe esistenti, dove si insegnavano varie materie inizialmente in russo e poi, con la creazione di un apposito alfabeto, furono stampati testi in tale lingua e formati insegnanti appartenenti a tale etnia;

3) nel novembre 1927 fu avviata la pubblicazione di una rivista in romanes, Romany zorja (L’Alba rom), seguita dal Nevo drom (La nuova strada), un manuale di lettura destinato agli adulti;

4) nel 1931 nacque a Mosca, con l'approvazione di Stalin, il "Teatro Romen" (ancora attivo), il primo teatro Rom al mondo sostenuto dallo Stato, furono istituite scuole specifiche per combattere l'analfabetismo, cercando di formare una nuova classe dirigente rom sovietica, apparve anche la prima grammatica romanes destinata alle classi rom, Tsyganskij jazik (La lingua rom), mentre alla fine degli anni Trenta venne pubblicato un dizionario romanes-russo di diecimila vocaboli, e scuole in lingua romanes furono poi istituite anche nelle fattorie collettive in cui i Rom si erano stabiliti; parallelamente alla battaglia per l’istruzione dei rom il governo fece ogni sforzo per aiutarli ad inserirsi nella società sovietica e anche nell'ambito della classe operaia, tanto che nel 1931 a Mosca c'erano già 28 cooperative che occupavano 1.350 operai rom che lavoravano insieme a colleghi di almeno altre undici nazionalità.
Il Teatro Romen, il primo teatro professionale in lingua rom, che tuttora esiste, mai costruito altrove, dove venivano rappresentati drammi tradizionali di quel popolo che finalmente poteva metterli per iscritto, e tutto ciò diede diritti e dignità a un intero popolo;

5) durante la seconda guerra mondiale molte decine di migliaia di appartenenti a questa nazionalità combatterono orgogliosamente nell'Armata Rossa per liberare l'Europa e nei campi di sterminio nazista perirono circa 35.000 rom sovietici: molti Rom, inoltre, servirono come autisti e persino piloti, ricevendo onorificenze come quella di "Eroe dell'Unione Sovietica" e nelle zone occupate dai tedeschi (come l'Ucraina e la Bielorussia), i Rom subirono il genocidio (Porrajmos), spesso venendo fucilati insieme agli ebrei dalle Einsatzgruppen;

6) nel 1956 sotto Nikita Chruščёv, venne emanato un decreto definitivo che proibiva il nomadismo in tutta l'URSS, i Rom furono obbligati a registrarsi, stabilirsi in appartamenti statali e accettare lavori fissi nelle fabbriche o nelle fattorie statali, il sistema di promozione e di integrazione di questa e altre minoranze nomadi fu accolto negli altri Stati socialisti dell'Europa orientale liberati dall'Armata Rossa e il risultato fu la graduale eliminazione dell'analfabetismo e l'emancipazione e l'integrazione di questi popoli.
In defnitiva, rispetto a molti paesi occidentali dell'epoca, per i Rom, e non solo, l'Unione Sovietica significò lavoro, sanità e istruzione; la musica e la danza Rom rimasero centrali nella cultura popolare sovietica, spesso idealizzate come parte del folklore multinazionale.

Tutto questo porta ad una sola conclusione: il degrado sociale capitalista nel quale sono attualmente costrette a vivere queste minoranze nell'attuale Unione Europea e anche in Italia non dipende dalla loro inferiorità culturale o da una supposta propensione a delinquere, come propaganda vergognosamente il fascioleghista Matteo Salvini e i camerati di Forza Nuova e di Casapound, ma solo DALLE POLITICHE SOCIALI DISCRIMINATORIE imposte loro dalla dominante cultura borghese e dal sistema capitalista, e questo dimostra, come se fosse ancora necessario ribadirlo, l'indiscussa superiorità culturale e sociale del socialismo, che seppe a suo tempo, pur con tante difficoltà, rimboccarsi le maniche e garantire a quel popolo dignità e progresso, rispettandone nel contempo le tradizioni e la cultura che furono valorizzate pienamente.
Lo stesso vale per gli immigrati stranieri nel nostro paese: SE UNO STATO NON METTE IN CONDIZIONE DI FAR RISPETTARE LE REGOLE AI PROPRI CITTADINI, COME SI PUO' PENSARE CHE GLI STRANIERI LE RISPETTERANNO?
SE UNO STATO NON RIESCE A GARANTIRE UN DETERMINATO LIVELLO DI VITA AI PROPRI CITTADINI COME PUO' PENSARE DI FAR ENTRARE, come vuole la sinistra, TANTI STRANIERI CHE VIVRANNO PEGGIO DEI LOCALI?

Inutile girarci intorno: SOLO IL SOCIALISMO PUO' GARANTIRE L'INTEGRAZIONE DEGLI STRANIERI NEL TESSUTO PRODUTTIVO E SOCIALE DEL PAESE, SOLO IL SOCIALISMO PUO' IMPEDIRE CHE GENTAGLIA DI DESTRA E DI SINISTRA POSSA CAVALCARE IL MALCONTENTO POPOLARE SOLO PER QUALCHE VOTO ALLE PROSSIME ELEZIONI, SOLO IL SOCIALISMO PUO' GARANTIRE UN EQUILIBRIO SOCIALE STABILE ALL'INTERNO DEL PAESE!
Tutto il resto è roba di destra e di sinistra: inutile e dannosa, come Vannacci.

Indirizzo

Pavia
27100

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