08/09/2026
Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria ordinò l'insurrezione di Genova senza attendere l'arrivo delle truppe alleate, ancora ferme a La Spezia. I partigiani occuparono progressivamente stazioni, ponti e punti strategici della città, mentre la battaglia infuriava in ogni quartiere, culminando negli scontri di piazza De Ferrari il 24 aprile. Il generale tedesco Günther Meinhold, comandante della piazza militare di Genova, fu raggiunto nel suo quartier generale di Savignone dal professor Carmine Romanzi ("Stefano"), latore di una lettera del Cardinale Pietro Boetto e della proposta di resa del CLN. Scortato a Villa Migone, sede dell'arcivescovado, Meinhold firmò la resa incondizionata alle ore 19:30 del 25 aprile 1945. Un reparto della Kriegsmarine, al comando del capitano Max Berninghau, rifiutò l'ordine di deporre le armi, e i combattimenti proseguirono fino alla sera del 26 aprile. Solo la mattina del 27 aprile entrarono in città i primi reparti alleati. È considerato l'unico caso in Europa in cui un intero contingente militare tedesco si arrese a una forza di resistenza popolare senza intervento bellico alleato.
Nota sull'affidabilità storica: le fonti divergono sul numero esatto dei soldati tedeschi coinvolti (alcune indicano circa 6.000, altre fino a 30.000 nell'intera area). Per questo motivo la sceneggiatura utilizza la formulazione prudente "migliaia di soldati", evitando cifre precise non concordanti.