Midgard Editrice

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Pubblicato un estratto del libro di Carlo Pedini, La morte di Ercole, Midgard Editrice, sul blog culturale Hyperborea.Bu...
08/09/2026

Pubblicato un estratto del libro di Carlo Pedini, La morte di Ercole, Midgard Editrice, sul blog culturale Hyperborea.
Buona lettura.

Ario era nato nel 288 nella provincia romana della zona di Asisium, pochi anni dopo che le legioni romane, in un remoto angolo della Tracia presso Nicomedia, oltre il Bosforo, avevano acclamato Imperatore Gaio Aurelio Valerio Diocleziano. Giusto quarant’anni prima, Roma aveva festeggiato, con grande sfarzo e tripudio di f***e, il millenario della sua fondazione. Il suo nome completo era Ario Cornelio Vinicio, dalla antica Gens a cui apparteneva. Si dice che la Cornelia fosse una delle cento Gentes che dominarono Roma alle sue origini. Alcuni Corneli erano originari di Satrico, nella terra dei Volsci. Dico alcuni perché i Corneli non erano propriamente un’unica famiglia. Piuttosto si trattava di un antico ceppo di varie famiglie sparse nel territorio a sud di Roma, fra il Latium e il Mare Nostrum. Satrico, nonostante fosse stata fondata da Silvio, figlio di Enea, già era in decadenza quando Romolo riunì le prime Tribù. Ciononostante, come accadde a molte altre città intorno all’Urbe, sopravvisse ancora a lungo. Si sa come vanno queste cose: gli uomini che hanno lottato per conquistare le proprie terre, non le cedono più se non a prezzo della vita. Restano attaccati a quelle case, alle antiche mura, ma non solo. Per sentirsi sicuri fanno alleanze con altre città, e il recinto disegnato a loro protezione si ingrandisce sempre più. Ma tutto ciò non è mai di grande aiuto quando sorge un nemico più organizzato e potente, che quelle terre e quelle città farà proprie, quando poi non le distrugge.
Ario conobbe le rovine di Satrico da ragazzetto, quando in questa parte di mondo regnava Massimiano e a Roma era Prefetto Gaio Giunio Tiberiano. Ce lo portò in visita suo padre, Flavio Vinicio, durante i Vicennalia dell’Imperatore Diocleziano. Era l’ottobre del 303. Il giorno prima, il 20 dicembre, con grande tripudio, si festeggiava il suo ritorno a Roma. I due Imperatori facevano il loro ingresso trionfale sopra un enorme carro, trainato da quattro elefanti.
Marco Aurelio Valerio Massimiano Erculeo, solenne e severo, con la barba che a stento nascondeva un collo di toro, sembrava la personificazione dell’ultimo nome che portava. Eretto, a fianco del primo Imperatore, scrutava la folla col solo movimento degli occhi.
Eppure tutta quella fierezza impallidiva fino a sparire accanto al fascino che emanava Gaio Aurelio Valerio Diocleziano. I capelli lievemente argentati, il labbro superiore sottile, serrato all’inferiore lievemente sporto in avanti, l’ovale perfetto del volto, con le orecchie strette ben attaccate alla testa, comunicavano tutta l’intensità di grandezza e potenza che sprigionava il capo supremo. La barba curata disegnava la regolare mandibola, esaltata nella sua perfezione dal confronto impietoso con quella larga e sproporzionata dell’altro che gli era di fianco. Quel volto radioso era il perfetto monile dove si incastonavano due occhi penetranti e luminosi come gemme. E lassù, dall’alto del carro, gettavano lo sguardo al di sopra delle teste confuse della moltitudine festante, proiettati ben oltre l’orizzonte, a voler abbracciare l’intero mondo, che a incontestabile diritto a lui soltanto realmente apparteneva.
Tanto povera e insignificante appariva ora al ragazzo l’antica potenza di Satrico, più volte distrutta e ricostruita, nel campo brullo e desolato dove solo poche pietre dal taglio regolare lasciavano intuire l’antico abitato. Eppure ancora a quel tempo, quando per la prima ed ultima volta Ario vide l’esibizione trionfale della gloria d’un Imperatore, non erano poche le persone nelle quali il nome della Gens Cornelia fosse in grado di risvegliare qualche memoria. Anche negli annali ormai dimenticati dell’antica città che il mondo ammirava a temeva, era iscritto il nome della sua Gens. Va detto anche che più avanti, negli anni della sua vecchiaia, Ario doveva confessare a se stesso di esserne orgoglioso, proprio perché quegli annali erano ormai da tempo dimenticati. Già da un po’ non poteva più dire d’essere figlio del suo tempo; anzi, ben più corretto sarebbe stato definirlo addirittura suo nemico. Non che non lo comprendesse, come tante volte gli capitava di sostenere. Questa era soltanto una scusa di comodo. Forse ormai era solo per pigrizia. Oppure soltanto perché non gli piaceva mostrarsi astioso, se non aggressivo, scegliendo di dire di non capire il suo tempo, per non confessare che ne provava odio e disprezzo. Sapeva ben vedere quel che succedeva, ma si fingeva cieco. Gli sembra meno avvilente fingere un difetto che ammettere di vedere uno scempio. Erano anni che gli Imperatori non governavano più stabilmente da Roma. Preferivano scegliersi la propria residenza ai Confini dell’Impero, per meglio controllarne i pericoli barbarici che iniziavano ad insidiarne l’antica granitica solidità.

Estratto dal libro di Carlo Pedini, La morte di Ercole, Midgard Editrice

https://midgard.it/product/carlo-pedini-la-morte-di-ercole/

(Disponibile sul nostro sito. Ordinabile anche sui maggiori bookstores, IBS, Amazon, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.)

Ci siamo quasi, dopodomani, 9 settembre, alle ore 16.00, presso il Sodalizio di San Martino a Perugia, presentazione del...
07/09/2026

Ci siamo quasi, dopodomani, 9 settembre, alle ore 16.00, presso il Sodalizio di San Martino a Perugia, presentazione del libro Dal Golem all'Intelligenza Artificiale di Gianluca Ricci.
Interverranno l'autore, Enrico Cerquiglini e l'editore Fabrizio Bandini.
Non mancate.

04/09/2026

Presentazione del libro di Egidio Burnelli, Le mani nel fango.
Interverranno l'autore e l'editore Fabrizio Bandini.

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Pubblicato un estratto del libro di Giulia Rizzardi, La bislacca commedia del potere occulto, Midgard Editrice, sul blog...
04/09/2026

Pubblicato un estratto del libro di Giulia Rizzardi, La bislacca commedia del potere occulto, Midgard Editrice, sul blog culturale Hyperborea.
Buona lettura.

Nel mezzo d’una piazza assai affollata
vidi gente spenta altresì demotivata.
Vagavano come ombre smidollate
nella stessa direzione allineate!

Lambivano tra le mani un cellulare
ed intorno non potevano guardare.
Fisso sullo schermo ipnotizzato
stava il lor pensiero atrofizzato!

Un fischio di lontano aveo udito
che svenni, il mio subconscio fu colpito!
Quello che da poco avevo sentito,
era il suono del sapere proibito.

Caddi a terra senza sensi
e mi risvegliai tra profumi d’incensi!
Ero vicino ad un palazzo abbandonato,
d’antichi fasti circondato!

Un grande cancello d’oro
sovrastato dalla statua di un toro
apriva la strada ad un sentiero sterrato
che portava dritto ad un portone chiodato!

Una musica soave mi attirava
ed un vortice la mia coscienza risucchiava!
Ero stordita e non capivo
di quella situazione il motivo!

Estratto del libro di Giulia Rizzardi, La bislacca commedia del potere occulto, Midgard Editrice

https://midgard.it/product/giulia-rizzardi-la-bislacca-commedia-del-potere-occulto/

(Disponibile sul nostro sito. Ordinabile anche sui maggiori bookstores, IBS, Amazon, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.)

https://hyperboreablog.blogspot.com/2026/09/la-bislacca-commedia-del-potere-occulto.html

Pubblicato un estratto del libro di Simona Cappellini, Fino a otto, Midgard Editrice, sul blog culturale Hyperborea.Buon...
01/09/2026

Pubblicato un estratto del libro di Simona Cappellini, Fino a otto, Midgard Editrice, sul blog culturale Hyperborea.
Buona lettura.

In confronto al condominio dove era cresciuto Yannik, la borgata di Quel pasticciaccio brutto di via Merulana sembrava Beverly Hills.
Un cortile stretto, irriverente, colonizzato da felci selvatiche e carrelli della Superal, era il centro geometrico e simbolico attorno al quale orbitavano palazzi grami come le vite che ci abitavano, anime danneggiate, destinate a sbriciolarsi senza clamore.
Al primo piano viveva Marianna, moglie senza fede di Rodolfo, che se la faceva con uno zingaro soprannominato Modugno, non per via della voce, ma perché stava tutto il giorno seduto su uno sgabello da campeggio a cantare Volare, a squarciagola e stonato, come se potesse redimere il mondo con la sola potenza del diaframma.
Al terzo piano c’era Roberta con la ca****la aperta — il soprannome lo aveva guadagnato senza fatica — che abitava con la figlia Silvia e accudiva, si fa per dire, Loredana, un’anziana in modalità aereo da almeno due anni. Si preparavano a ereditarne l’appartamento con la stessa calma e costanza con cui si fanno bollire le ossa per il brodo.
Alba Rosalba, invece, era una cleptomane gentile con gli occhi sempre un po’ fuori dalle orbite, che rubava senza cattiveria, quasi per gentilezza, quasi per dire: “Se non lo prendo io, lo prenderà qualcun altro”. Accumulava oggetti senza peso né utilità: tappi, cucchiai piegati, pantofole spaiate. Bastava uscire con una busta per la spazzatura perché lei spuntasse come un’ombra: “Posso prenderlo?”
Poi c’era Giovanna Galli Fabbri Pirà, che era, o era stata, una nobildonna. Di quelle che si riconoscono più dalla postura che dal nome, perché il nome – lungo, sonoro, ormai svuotato – nessuno lo pronunciava tutto, neppure lei. Stava con Piero, un sardo ex pescatore, oggi alcolista a tempo pieno, che gridava tutto il giorno dal balcone “Ciofanaaa!” con quella "f" che sembrava una bestemmia repressa, un venditore d’acqua nel deserto del decoro. Yannik non sapeva, non poteva sapere, che quel nome altisonante, quella voce che trascinava le vocali come se ogni parola fosse un ricordo, erano un segno. Un segno vago, che si sarebbe rivelato solo più tardi, quando la sua strada si sarebbe intrecciata con i nobili – veri, falsi, decaduti. Allora avrebbe ricordato Giovanna, mentre aspettava il taxi nel cortile con la boccuccia pronunciata e quell’aria da snob consumata, un’attrice uscita di scena ma ancora in costume, come se il mondo le dovesse un ultimo applauso che non sarebbe mai arrivato.
Infine c’era Andreina Stellina, una donna di ottant’anni che non parlava mai del passato e non aveva futuro, ma una fama immortale nel quartiere: sapeva mettere un pr********vo con la bocca. Nessuno sapeva se fosse leggenda o verità, ma ogni volta che si nominava il suo nome, anche le antenne paraboliche si giravano.
Yannik era cresciuto lì dentro.
Con quelle voci, quegli odori, quelle strane traiettorie di umanità. Eppure, più che abitare il cortile, sembrava sfiorarlo, come se vi passasse accanto camminando sul ciglio di un sogno sbagliato.
Suo padre era un uomo grande, grosso e sbrigativo. Ristoratore per istinto, manesco per forma mentis, con mani come pale e una voce che faceva tremare i frigoriferi. Nelle foto da giovane sembrava un buttafuori balcanico, negli anni ne aveva solo guadagnato in volume e in scorza. Quando si arrabbiava (e si arrabbiava spesso), gli oggetti prendevano il volo: mestoli, piatti, padelle. Sembrava cucinare con l’anima e l’ira.
Yannik lo aiutava da quando aveva dodici anni. Doveva. Andava dopo la scuola, tra la puzza di olio bruciato e la tristezza dei piatti del giorno. La madre, ormai trasparente come le camicie che indossava, passava le giornate tra il frigo e i conti.

Estratto del libro di Simona Cappellini, Fino a otto, Midgard Editrice

https://midgard.it/product/simona-cappellini-fino-a-otto/

(Disponibile sul nostro sito. Ordinabile anche sui maggiori bookstores, IBS, Amazon, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.)

https://hyperboreablog.blogspot.com/2026/09/fino-otto.html

Ricominciano le presentazioni della Midgard.Il 9 settembre, alle ore 16.00, presso il Sodalizio di San Martino a Perugia...
28/08/2026

Ricominciano le presentazioni della Midgard.
Il 9 settembre, alle ore 16.00, presso il Sodalizio di San Martino a Perugia, presentazione del libro Dal Golem all'Intelligenza Artificiale di Gianluca Ricci.
Interverranno l'autore, Enrico Cerquiglini e l'editore Fabrizio Bandini.
Non mancate.

Pubblicato oggi un estratto dal libro di Rossella Bruzzone, Un giorno di pioggia. Licia e le altre protagoniste degli an...
27/08/2026

Pubblicato oggi un estratto dal libro di Rossella Bruzzone, Un giorno di pioggia. Licia e le altre protagoniste degli anime anni 80, Midgard Editrice, sul blog culturale Hyperborea.
Buona lettura.

"Heidi" titolo originale "Heidi, la ragazza delle Alpi", è una serie animata prodotta nel 1974 dallo studio di animazione giapponese Zuiyo Eizo, tratto dall'omonimo romanzo per ragazzi scritto nel 1880 dall' autrice elvetica Johanna Spyri. In Italia l'anime, composto da 52 episodi, fu trasmesso per la prima volta su Rete 1 dal 7 febbraio al 6 giugno 1978 e grazie al grande successo riscosso venne replicato frequentemente fino al 25 dicembre 2003 sulle reti Rai e successivamente sulle emittenti Mediaset. La trama è nota: Heidi, un' orfanella di cinque anni, viene affidata dalla zia, che non può più prendersene cura, al nonno, chiamato da tutti il “Vecchio dell' alpe", uomo burbero e scontroso. La piccola riuscirà da subito a farsi amare dall' uomo che si rivelerà un nonno premuroso, accogliente, capace di educare e di farsi obbedire e la bimba, dal canto suo, si innamora immediatamente della vita in montagna e si integra nella piccola comunità stringendo amicizia con il pastorello Peter, la madre e l’anziana e cieca nonna di lui. Trascorrono tre anni nei quali Heidi scopre e apprende tutto ciò che un bravo montanaro deve sapere, vive però nel suo microcosmo, non frequenta la scuola perché il nonno teme che l' incontro con la civiltà possa contaminare la sua gioiosa innocenza. L'improvviso ritorno della zia darà’ vita ad un colpo di scena: porterà via con sé la bambina per condurla a Francoforte dove dovrebbe essere la giovane dama di compagnia di Clara Sesemann, una ragazzina costretta su una sedia a rotelle. Mentre tra le due sorge spontanea una sincera amicizia per la piccola, l' impatto con la vita in città è a dir poco traumatico anche a causa della rigida educazione che la signorina Rottenmeier intende impartirle. Le brevi visite del padre e della nonna di Clara non bastano ad alleviare la malinconia della bimba che inizierà a deperire e a soffrire di sonnambulismo. Il signor Sesemann si vedrà costretto a fare tornare Heidi dal suo amato nonno e alle sue care montagne, promettendo però alla figlia di farle raggiungere la sua amica durante l'estate.
Durante il suo soggiorno sulle Alpi, dapprima in compagnia dell' istitutrice poi della nonna, Clara riprenderà a camminare e anche l'arcigna signorina Rottenmeier svelerà un inaspettato lato tenero del suo carattere.
Il consenso in Italia fu davvero enorme, la sigla, scritta da Franco Migliacci e interpretata da Elisabetta Viviani, ebbe un inatteso successo e fu creata una bambola con le sembianze di Heidi tuttora reperibile su Internet.
"Heidi" fu l'antesignano degli anime che spopolavano negli anni ‘80 e ‘90. Sebbene apparentemente sembri un cartone rivolto ad un pubblico di giovanissimi, nasconde dei risvolti psicologici e pedagogici molto interessanti e per nulla banali. I personaggi non sono stereotipati ma presentano molte sfumature caratteriali. Il nonno, uomo concreto, sensibile, intelligente ed affettuoso con la nipotina, nasconde un lato egoistico perché si rifiuta di permettere alla bambina di frequentare la scuola, quasi temesse gli venisse portata via, cosa che realmente accadrà. La stessa signorina Rottenmeier, da noi nati negli anni 70 e 80 tanto odiata, forse tutti i torti non ce li ha…. Ricopre l' infausto ruolo di istitutrice della disabile Clara, orfana di madre e con il padre sempre in viaggio per lavoro, le viene affidata la responsabilità di una bimba simpatica e solare ma non proprio un esempio di educazione svizzera e si trova in seria difficoltà. Le sue crisi di nervi con relativi svenimenti quando Heidi portava a casa ceste piene di gattini, sottraeva panini bianchi per la nonna di Peter oppure teneva in grembo topolini ci hanno fatto sorridere così come il suo indimenticabile ”Misericordia o Signorine, disciplina!“, però non posso fare a meno di commuovermi di fronte alle sue lacrime quando è costretta a lasciare la “sua” Clara in montagna e quando, con i suoi modi militareschi, supporta la ragazza nei suoi esercizi, motivandola con l'imminente vacanza in montagna. Tutti i personaggi di questo anime combattono contro i propri limiti, le “gabbie” da cui anelano fuggire ma ne sono impediti, talvolta da cause di forza maggiore, talaltra da blocchi psicologici o da abitudini e convinzioni ormai radicate. Nel caso di Heidi la gabbia è evidente, si tratta della costrizione a vivere in città, alle regole a cui è sottoposta, alla nostalgia straziante per i suoi affetti, per le sue montagne e per le prepotenze della signorina Rottenmeier. Per Clara la gabbia era l' odiata-amata sedia a rotelle, oggi si direbbe la sua comfort zone , sogna di correre, camminare, giocare come tutti gli altri ragazzi della sua età, ma contemporaneamente ha timore di perdere i benefici che la sua condizione le riserva. Sarà proprio il Vecchio dell' alpe a comprenderla e ad aiutarla a vincere le sue paure. Anche il nonno combatte con il suo demone, la solitudine, da lui fortemente cercata e voluta, interrotta dapprima dall'arrivo della nipotina poi dalla visita di Clara, della signora Sesemann e dell' istitutrice, di cui non condivide i metodi educativi, ma riconosce il profondo affetto verso Clara e, successivamente, anche verso Heidi. La già citata signorina Rottenmeier è forse il personaggio più complesso dell' anime, che paragonerei all' uccellino che fa compagnia a Clara. Heidi lo libera ma lui torna nella sua gabbia perché è il suo rifugio, l' unico luogo che conosce, dove si sente al sicuro. Lo stesso discorso vale per la donna che conosce solo la realtà di Francoforte, la sua famiglia sono i Sesemann, ama Clara come una figlia e il suo unico modo di dimostrarlo sono il rigore e la disciplina perché lei stessa senza le sue regole si sentirebbe persa.

Estratto dal libro di Rossella Bruzzone, Un giorno di pioggia. Licia e le altre protagoniste degli anime anni 80, Midgard Editrice

https://midgard.it/product/rossella-bruzzone-ungiorno-dipioggia/

(Disponibile sul nostro sito. Ordinabile anche sui maggiori bookstores, IBS, Amazon, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.)

https://hyperboreablog.blogspot.com/2026/08/un-giorno-di-pioggia.html

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