16/03/2024
La cosiddetta "narrazione" e l’inveramento degli opposti..
¿La cosiddetta “narrazione” vince su ogni altra dimensione? E’ la conclusione a cui giungono, per vie pur molto diverse, tanti che s’interrogano oggi, anche in un’apparente sfida contro la stessa renitenza a mettersi in un gioco spietato che pur deve affrontare il problema del rapporto tra cosiddetta 'verità' e cosiddetta 'falsificazione'. Riluttanza forte perché la mentalità prevalente tra i più preferisce ancora - a livelli associativi e quindi massivi - non rischiare mai di mettere minimamente in forse una sedicente superiorità etica del sistema 'demo-liberal-capitalista', beninteso, qui, non in senso assoluto o filosofico, ma per come esso oggi è realmente e concretamente si registra. Apparente sfida, diciamo, perché al fine, ciò che conta - in estrema sintesi - è affermare, comunque, che chi possiede una 'narrazione' più sofisticata e/o meno rozza è... superiore sempre e quasi in continuità naturalmente vincente, e che quindi, pur ormai essendo e pur forse raramente persino con temerarietà crescente considerandosi consapevolmente un truffatore o al meglio un manipolatore di coscienze proprie ed altrui, soddisfa profonde e quasi insondabili linee d’autocompiacimento e comprensibilmente persino una vendicativa rivalsa di molti per ogni supposta o declamata perdita d’influenza passata o presente, nelle cose sottili dell’intelligenza operante. Soddisfa quindi sia l’ineliminabile sete di riassicurazione che i più desiderano sempre ricevere per non essere messi realmente di fronte ad una responsabilità intuita come insopportabile, sia quei pochi della élite dominante che reputano indispensabile tale sottomissione della massa, possibilmente senza residuo. Ma è comunque - indipendentemente dalla sempre cosiddetta liceità etica - quell’intelligenza strutturata, esplicata e pervasiva che prima o poi, avendone i mezzi, cambia il reale percepito, crea e distrugge stati ed imperi, modifica le portanti visioni del mondo, travolgendo - anche irragionevolmente - i destini dei più e che è comunque bagaglio quasi insopprimibile delle più combinate intellettualità di ogni tempo ordine e grado. Veri apparatčik al servizio, parziale o totale, camuffato o sfacciato, del potere epocalmente costituito. Le illusioni delle indipendenze, operate autenticamente, si giocano quindi su numeri ancor più ridotti e sostanzialmente messi in condizione di minorità pericolosa per sé e come spauracchio ben appercepibile ai più. Non accenniamo ai disseminati nevro-estetici a varia qualificazione, probabilmente reputati non influenti o quasi funzionali, ma di coloro che possano costituire una preoccupazione reale per gli insiemi dominanti. ..
"Essere o non essere Hollywood", non è solo la nostra battuta furbetta d’anni fa, ma una impietosa ed inquietante coscienza di strutture ordinanti di potere. Chi riesce persino a creare - quasi dal nulla - presidenti ed a determinarne poi iter e status internazionale, con conseguenze macroscopiche, può permetterselo perché, in decenni di prevalenza, è riuscito a muovere miliardi di leve grosse e sottili, che come tutti sappiamo aiutano a sollevare questo mondo assurdo e feroce ove prevaricazioni senza limiti, sempre diversamente straripano e tra i soccombenti si può programmaticamente creare a tal punto, nelle ex 'società dello spettacolo' ora società delle 'ritenzioni terziarie', in casi non più sorprendentemente estremi, la beatitudine testarda della propria squisita irrilevanza o della propria compiaciuta servilità. ..
Appagata, per i motivi del soddisfacimento di cui sopra e per la speranza comunque di permanere, con minore rischio, accanto - magari anche infedelmente e con molte riserve mentali - al più forte di turno o di ciclo...
Sappiamo anche però in molti che il problema della 'hybris', trattato a fondo, ovvero non ridotto senza prescrizione a verità 'supposte', implicherebbe confrontarsi con ciò che è più umano nell’uomo, ovvero l’orgoglio costitutivo della propria 'artificialità' creativamente e con immenso dispendio energetico, anche per sé oltreché per altri, operata nella storia. 'Artificialità' che fa rima quindi con la consapevolezza della sempre constatata centralità della 'forza' nella storia, per la legge insuperabile di azione e reazione. 'Forza' ed 'artificialità' si danno sempre lo stimolo concorrente perché innervano l’ortoprassi e l’ortodossia, ed ora, nella società senza stile ma con immensa capacità di condizionamento, ancor più la liturgia del vivente come epifania della forza e della relativa spinta alla sempre più necessaria artificialità. Al concorso innegabile delle due, a dritto od a rovescio, come nemico o come prossimo soccorrevole, si pone, da sempre, il 'phármakon', a doppia valenza, dell’amore (in tutte le infinite versioni ed in ogni fede e pratica) visto come potenzialità velante, svelante, trasformante, entro la Māhāṃāyā, la divina energia primordiale, Śakti che è contestualmente anche Durgā, la dea madre della natura, la Physis, in parallela evidenza. Specularità rovescia(te)bili. Che si rispecchiano, doppiandosi, negli opposti. ..
Avere quindi una dolente consapevolezza delle infinite e quasi insondabili prospettive dell’avventura conoscitiva e trasformante a proprio rischio, sulla scorta dell’esempio artistico antico e sommo della tragedia greca, sarebbe utile se potessimo viverne la contestualità uscendo dal bla bla sulle parole che non corrispondono più alle cose, ormai in pochade od in burlesque, riscoprendone la serietà estrema dell’odissea paradigmatica, come avviene nelle migliori e più appartate ricerche di qualche serio studioso ed artista, magari molto laterale, che ancor oggi si dà pensiero di questo. Non solo 'parola' o 'cosa' ma operazione di ben laboriosamente progressiva paideia. Una traccia, spesso drammaticamente interrotta ma sempre rintracciabile, per un rinnovato cammino.