08/12/2025
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A Pescara, oggi, una donna transgender con lavoro a tempo indeterminato, una busta paga solida e cinque anni di affitto pagato puntualmente si sente dire che non è “adatta”. Non adatta a un condominio, non adatta a un quartiere, non adatta a vivere dove vivono gli altri. Fabiana Gelsomino, dopo aver subito un’aggressione fisica e transfobica a settembre, si trova ora vittima di una violenza più silenziosa ma altrettanto devastante: il rifiuto sistematico di un diritto fondamentale, quello alla casa.
Più di cinquanta proprietari le hanno chiuso la porta in faccia nonostante ogni garanzia economica. La discriminazione non si è nascosta dietro grandi parole: è stata diretta, brutale, quotidiana. “Non sei gradita”, “Non sei adatta”, “Non qui”. È l’idea tossica che la dignità possa essere negoziata e che alcune persone debbano giustificare la loro esistenza per poter semplicemente vivere.
Questa non è una storia isolata. È ciò che accade quando le norme non riconoscono pienamente i diritti delle persone transgender, quando la matrice d’odio viene ancora liquidata come un dettaglio, quando la società pretende che chi subisce discriminazione resti in silenzio per non turbare lo status quo.
Il patriarcato non si manifesta solo nella violenza fisica, ma anche nel controllo degli spazi, delle opportunità, dei corpi che ritiene “fuori posto”. E lo Stato, quando non tutela, diventa complice. Le istituzioni hanno il dovere di garantire che nessuno sia respinto dal diritto all’abitare a causa della propria identità di genere. La politica deve colmare i vuoti normativi e culturali che ancora oggi permettono di discriminare senza conseguenze.
Fabiana ha scelto di non subire in silenzio. Con la sua denuncia ci ricorda che esistere, per chi non rientra nella norma imposta, è già un atto politico. Tocca a noi trasformarlo in un atto collettivo: pretendere protezione, diritti, giustizia.
Una città si misura dalla capacità di proteggere chi è più esposto alla violenza e all’esclusione. Pescara oggi è davanti a un bivio: continuare a voltarsi dall’altra parte o riconoscere che la transfobia non è un’opinione, ma una violazione dei diritti umani.
Il diritto alla casa è un diritto alla vita. E deve valere per tutte le persone, senza eccezioni e senza condizioni.
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