Riccardo Dell'Orletta - Consulente Finanziario Indipendente

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Le minusvalenze del 2022 muoiono il 31 dicembre. E il 2022 è l'anno in cui sono scesi insieme azioni e obbligazioni, qui...
29/09/2026

Le minusvalenze del 2022 muoiono il 31 dicembre. E il 2022 è l'anno in cui sono scesi insieme azioni e obbligazioni, quindi statisticamente ce l'hai anche tu.

Il punto che quasi nessuno spiega: quando vendi un ETF in perdita quella perdita è un reddito diverso, quando lo vendi in guadagno quel guadagno è un reddito di capitale. Due categorie che la legge tiene separate e che non si incontrano mai. Puoi avere decine di migliaia di euro di credito fiscale, guadagnare benissimo con gli ETF, e non compensare un solo euro.

Compensano azioni, obbligazioni sul prezzo, ETC, ETN, certificati e derivati. Non compensano dividendi, cedole, ETF, fondi e polizze.

Attenzione però: comprare un certificato solo per recuperare un credito fiscale è il modo più rapido di perdere sul prodotto più di quanto si recuperi sulle tasse.

Tu sai cosa c'è nel tuo zainetto fiscale, e se il tuo portafoglio può usarlo?

📜 Sono Riccardo Dell'Orletta, Consulente Finanziario iscritto all'Albo OCF, in collaborazione con Jman Investments. I contenuti hanno finalità esclusivamente educative e divulgative e non costituiscono sollecitazione all'investimento.

Non devi prevedere il mercato. Devi costruire un piano coerente con i tuoi obiettivi, il tuo orizzonte temporale e i ris...
28/09/2026

Non devi prevedere il mercato. Devi costruire un piano coerente con i tuoi obiettivi, il tuo orizzonte temporale e i rischi che puoi sostenere.

Vuoi capire se stai perdendo tempo o pagando più del necessario? Scrivimi in privato. Partiamo da un'analisi conoscitiva della tua situazione.

📜 Sono Riccardo Dell’Orletta, Consulente Finanziario iscritto all’Albo OCF, in collaborazione con Jman Investments. I contenuti hanno finalità esclusivamente educative e divulgative e non costituiscono sollecitazione all’investimento.

Mille euro sono la cifra più difficile da investire bene, e non per i motivi che uno immagina.Il problema non è che sian...
26/09/2026

Mille euro sono la cifra più difficile da investire bene, e non per i motivi che uno immagina.

Il problema non è che siano pochi. È che a quella cifra il rendimento non conta ancora niente. Se investi mille euro e fai un ottimo anno, guadagni forse settanta euro. Se fai un anno pessimo, ne perdi duecento. In entrambi i casi la tua vita finanziaria non cambia di un millimetro. Quello che cambia davvero, in quei primi mesi, è cosa impari di te stesso: se resisti quando scende, se controlli l'app tre volte al giorno, se ti fidi di quello che hai comprato o se l'hai comprato solo perché ne parlavano tutti.

Ecco perché quei primi mille euro non sono un investimento. Sono un test.

Il guaio è che quasi nessuno lo affronta così. La sequenza tipica che vedo è sempre la stessa: uno mette tutto il capitale disponibile nella cosa che in quel momento sta salendo di più, perché con mille euro sembra logico voler massimizzare. Poi arriva un imprevisto normale, una caldaia rotta, una macchina che si ferma, e siccome non c'è nessun cuscinetto di liquidità l'unica riserva sono proprio quei soldi lì. Quindi si vende. Spesso in perdita, quasi sempre nel momento meno indicato. Il risultato non è aver perso duecento euro, è aver imparato la lezione sbagliata: che investire non funziona, che è rischioso, che meglio lasciare i soldi fermi. E quella convinzione poi resta per anni e costa molto più di quei duecento euro.

Per questo l'ordine dei gradini non è un dettaglio estetico. La formazione viene prima perché ti evita di comprare cose che non capisci. La liquidità viene prima perché è l'unica cosa che ti permette di non toccare l'investimento quando la vita interviene. Solo dopo, con le spalle coperte, ha senso mettere sul mercato la parte restante.

La domanda che vale la pena farsi all'inizio, quindi, non è quanto può rendere. È: se tra sei mesi questi soldi perdessero il venti per cento, avrei un motivo per venderli oppure potrei semplicemente lasciarli lì?

25/09/2026
24/09/2026

Dopo dieci anni hai versato 36.000 € e l’interesse composto ne ha aggiunti poco meno di 12.000: un risultato onesto, niente di spettacolare. Nei sette anni successivi ne arrivano circa altri 27.000. Più di due terzi del guadagno si concentra alla fine, proprio nel tratto che molti non raggiungono, perché escono al primo ribasso serio convinti che non stia funzionando.

E quel rendimento medio non arriva in linea retta; dentro ci sono anni negativi, a volte pesanti. Per questo, prima dello strumento, conta il rischio su cui costruisci il piano: riusciresti a restare investito al nono anno, con il conto in rosso e ancora poco da mostrare?

Se vuoi capirlo con qualcuno che non viene pagato dai prodotti che ti propone, SCRIVIMI TEMPO.

Esempio ipotetico con versamenti mensili e rendimento costante del 5,5% annuo, al lordo di costi, tasse e inflazione. I risultati ipotetici non garantiscono quelli futuri.

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Stesso gestore. Stesso portafoglio. Stessa identica strategia. Sei prezzi diversi.Leggendo il KID del fondo che un clien...
23/09/2026

Stesso gestore. Stesso portafoglio. Stessa identica strategia. Sei prezzi diversi.

Leggendo il KID del fondo che un cliente aveva in portafoglio è saltato fuori che quel prodotto esisteva in sei classi di costo: dallo 0,7% al 2% annuo. Lui aveva la seconda più cara, quasi il triplo di quello che avrebbe potuto pagare per ricevere esattamente la stessa cosa.

Qui non c'è nemmeno da discutere se un fondo sia migliore di un altro, perché è lo stesso; cambia solo quanta parte del costo torna indietro a chi te lo ha venduto.

Tu sai in quale classe di costo ti trovi?

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Quasi tutti scoprono di avere minusvalenze in un momento sbagliato: quando ormai sono già lì, nello zainetto fiscale, e ...
22/09/2026

Quasi tutti scoprono di avere minusvalenze in un momento sbagliato: quando ormai sono già lì, nello zainetto fiscale, e si tratta solo di capire se si riusciranno a recuperare prima che scadano.

La ragione per cui spesso non si recuperano non è la sfortuna. È che il fisco italiano divide i tuoi guadagni in due famiglie che non si parlano tra loro. Da una parte ci sono i guadagni che nascono dalla differenza tra quanto hai comprato e quanto hai venduto. Dall'altra ci sono quelli che uno strumento ti distribuisce mentre lo possiedi: cedole, dividendi, proventi. Le minusvalenze vivono nella prima famiglia e possono compensare soltanto lì dentro.

Il risultato pratico è controintuitivo. Un portafoglio costruito tutto su strumenti che distribuiscono reddito può produrre guadagni per anni senza recuperare un solo euro di minusvalenza pregressa. Non perché non renda, ma perché rende nella forma sbagliata rispetto a quel credito fiscale.

È un tema che vale la pena affrontare prima di comprare, non dopo. Perché una volta che le minusvalenze sono maturate, l'unica leva che ti resta è la forma dei guadagni futuri.

Se hai uno zainetto fiscale aperto e non sai se il tuo portafoglio è in grado di consumarlo, è esattamente il tipo di verifica che ha senso fare a mente fredda.

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«Compro S&P 500 e Nasdaq da tre anni, i costi li conosco, non faccio timing.»Gli ho dato ragione, perché aveva ragione: ...
21/09/2026

«Compro S&P 500 e Nasdaq da tre anni, i costi li conosco, non faccio timing.»

Gli ho dato ragione, perché aveva ragione: tre cose che moltissime persone con il triplo del suo patrimonio non hanno ancora capito. Poi gli ho fatto una domanda sola: secondo te quei due ETF sono due posizioni diverse?

Non lo sono. Circa 85 delle 100 società del Nasdaq 100 stanno già dentro l'S&P 500, e le Magnifiche Sette da sole pesano circa un terzo dell'indice. Comprarli entrambi non è diversificare, è raddoppiare la stessa scommessa.

Ma il punto vero è un altro: il portafoglio è solo un pezzo. Fiscalità, minusvalenze che scadono, liquidità, previdenza. Si può avere un portafoglio impeccabile dentro una pianificazione che non esiste.

Tu hai scritto da qualche parte cosa dovrebbe succedere per farti cambiare idea?

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