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Contemporaneo Rubriche, approfondimenti e curiosità su cultura, scienza, storia, tecnologia e attualità, in un blog curato da Tommaso Ciccone.

📰 ANIMALI E NATURA🔎 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐩𝐢𝐫𝐚? 𝐄𝐜𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚✏️ Quante volte abbiamo visto il nostro cane sistemarsi ...
04/09/2026

📰 ANIMALI E NATURA
🔎 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐩𝐢𝐫𝐚? 𝐄𝐜𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚

✏️ Quante volte abbiamo visto il nostro cane sistemarsi nella cuccia, sul divano o accanto a noi e lasciarsi andare a un lungo sospiro? È un comportamento comune che non indica necessariamente stanchezza o tristezza. Al contrario, può essere legato a condizioni molto diverse.

Innanzitutto, sospirare è un normale riflesso fisiologico. Anche i cani, come gli altri mammiferi, effettuano spontaneamente respiri profondi che contribuiscono a mantenere correttamente funzionanti i polmoni e a favorire l'apertura degli alveoli, le piccole strutture coinvolte negli scambi gassosi.

Il sospiro può però essere anche un segnale di benessere. Se il cane è sdraiato comodamente, ha le orecchie rilassate, la coda in posizione naturale e uno sguardo sereno, probabilmente sta semplicemente vivendo un momento di tranquillità. Un sospiro dopo essersi sistemato nella cuccia può essere, per esempio, il preludio al riposo.

Diverso è il caso in cui compaiano altri comportamenti. Se il cane sospira spesso mentre è solo o riceve pochi stimoli, potrebbe essere annoiato. Se invece si lecca le labbra, sbadiglia, tiene la coda tra le zampe o le orecchie abbassate, il sospiro potrebbe accompagnare una situazione di stress o ansia.

Infine, il cane può imparare che sospirare attira l'attenzione. Se dopo quel gesto arrivano coccole o giochi, potrebbe ripeterlo per ottenere una risposta dal proprietario. Per capire davvero cosa comunica, dunque, bisogna sempre osservare il sospiro insieme al resto del linguaggio del corpo.

📰 MEDICINA E SALUTE🔎 𝐓𝐮𝐦𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐩𝐚𝐧𝐜𝐫𝐞𝐚𝐬, 𝐝𝐚𝐢 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐢 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐩𝐚𝐫𝐚𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚✏️ Alcuni farmaci nati per combat...
04/09/2026

📰 MEDICINA E SALUTE
🔎 𝐓𝐮𝐦𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐩𝐚𝐧𝐜𝐫𝐞𝐚𝐬, 𝐝𝐚𝐢 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐢 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐩𝐚𝐫𝐚𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚

✏️ Alcuni farmaci nati per combattere le infezioni parassitarie potrebbero offrire una nuova strada nella ricerca contro il tumore al pancreas. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori dell’IFOM di Milano e dell’Università degli Studi di Milano, in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Biomedicine & Pharmacotherapy.

La ricerca si è concentrata sull’adenocarcinoma duttale pancreatico, una delle forme più aggressive di tumore al pancreas. Le cellule tumorali riescono infatti a sopravvivere anche quando nell’ambiente circostante ci sono pochi nutrienti. Per farlo utilizzano un particolare meccanismo, chiamato macropinocitosi, che permette loro di “ingoiare” sostanze dall’esterno e utilizzarle per continuare a crescere.

I ricercatori hanno analizzato circa 3.600 molecole, tra farmaci già esistenti e sostanze ancora in fase di sperimentazione. In questo modo hanno individuato 28 molecole capaci di ostacolare la macropinocitosi. Tra quelle risultate più interessanti ci sono ivermectina e pirvinio pamoato, farmaci conosciuti anche per il loro utilizzo contro alcune infezioni parassitarie.

Gli esperimenti sono stati condotti su cellule tumorali coltivate in laboratorio e su modelli tridimensionali. I risultati indicano che queste sostanze possono ostacolare il meccanismo con cui alcune cellule del tumore si procurano nutrienti, rallentandone la crescita.

La scoperta è interessante, ma è importante non creare false aspettative: non significa che questi farmaci siano già una cura contro il tumore al pancreas. Serviranno ulteriori studi e, soprattutto, sperimentazioni cliniche per capire se e quanto possano essere efficaci e sicuri nei pazienti.

📰 MEDICINA E SALUTE🔎 𝐓𝐮𝐦𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐩𝐚𝐧𝐜𝐫𝐞𝐚𝐬: 𝐥𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐩𝐢𝐥𝐥𝐨𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐧𝐠𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚✏️ Una nuova terapia in compresse sta s...
28/08/2026

📰 MEDICINA E SALUTE
🔎 𝐓𝐮𝐦𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐩𝐚𝐧𝐜𝐫𝐞𝐚𝐬: 𝐥𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐩𝐢𝐥𝐥𝐨𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐧𝐠𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚

✏️ Una nuova terapia in compresse sta suscitando grande interesse nella ricerca contro il tumore al pancreas. Si chiama daraxonrasib ed è stata approvata negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration (FDA) per alcuni pazienti con tumore al pancreas in fase avanzata.

La novità è importante perché il farmaco riesce a colpire una proteina, chiamata RAS, che aiuta le cellule tumorali a crescere e moltiplicarsi. Per molti anni questa proteina è stata considerata molto difficile da bloccare con i farmaci.

I risultati degli studi sono incoraggianti. In una sperimentazione condotta su 500 pazienti, quelli trattati con daraxonrasib hanno vissuto in media 13,2 mesi, rispetto ai 6,7 mesi dei pazienti trattati con la chemioterapia utilizzata come confronto. Anche il tempo prima che la malattia tornasse a peggiorare è risultato più lungo: 7,2 mesi contro 3,6.

Il dato non significa che il farmaco possa guarire il tumore o che ogni paziente possa vivere il doppio. Significa che, nel gruppo studiato, la nuova terapia ha permesso di ottenere un importante prolungamento della sopravvivenza.

Il daraxonrasib viene assunto per bocca, quindi evita le infusioni necessarie per molte terapie tradizionali. È comunque un farmaco destinato a pazienti in condizioni specifiche e può provocare effetti indesiderati.

Negli Stati Uniti è già stato autorizzato. In Europa è ancora in fase di valutazione e non è attualmente disponibile come trattamento ordinario in Italia.

La ricerca continua, ma questa nuova terapia rappresenta una speranza concreta per una malattia che, ancora oggi, rimane tra le più difficili da trattare.

📰 FUTURO E TECNOLOGIA🔎 𝐈𝐥 𝐫𝐨𝐛𝐨𝐭 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚 𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐥𝐢𝐞𝐯𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐧𝐠𝐮𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐔𝐧𝐢𝐭𝐢✏️ Negli Stati Uniti è arrivato il v...
24/08/2026

📰 FUTURO E TECNOLOGIA
🔎 𝐈𝐥 𝐫𝐨𝐛𝐨𝐭 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚 𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐥𝐢𝐞𝐯𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐧𝐠𝐮𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐔𝐧𝐢𝐭𝐢

✏️ Negli Stati Uniti è arrivato il via libera ufficiale al primo robot progettato per effettuare autonomamente i prelievi di sangue in centri medici e ambulatori. Il sistema, chiamato Aletta, potrebbe cambiare il modo in cui milioni di pazienti affrontano una delle procedure sanitarie più comuni.

La tecnologia combina luce a infrarossi e ultrasuoni per individuare con precisione la vena, anche nei casi in cui risulta difficile da vedere o raggiungere. Una volta identificato il punto corretto, il robot esegue diverse fasi della procedura: stringe il laccio emostatico, inserisce l'ago, raccoglie il campione, applica il cerotto e provvede alla gestione dei materiali utilizzati.

La novità nasce anche dalla necessità di affrontare la crescente carenza di personale specializzato, un problema che in molte strutture sanitarie può provocare attese più lunghe per i pazienti.

La Food and Drug Administration (Fda) ha autorizzato il dispositivo dopo aver valutato i dati clinici disponibili, secondo i quali Aletta è in grado di completare i prelievi con risultati comparabili, e in alcuni casi superiori, a quelli ottenuti da un operatore umano.

Nonostante l'elevata automazione, il robot non opera completamente in autonomia. Un infermiere deve avviare la procedura e supervisionarne lo svolgimento. Il sistema, però, consente a un singolo operatore di controllare fino a tre macchinari contemporaneamente, aumentando così la capacità di servizio.

Resta ancora da stabilire quando Aletta sarà concretamente disponibile negli studi medici e nelle strutture sanitarie.

📰 SCIENZA E SPAZIO🔎 𝐄𝐭𝐧𝐚, 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭à 𝐞𝐫𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐛𝐨𝐜𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚𝐯𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐞✏️ Da una settimana l’Etna è ...
24/08/2026

📰 SCIENZA E SPAZIO
🔎 𝐄𝐭𝐧𝐚, 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭à 𝐞𝐫𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐛𝐨𝐜𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚𝐯𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐞

✏️ Da una settimana l’Etna è interessato da una fase eruttiva complessa, caratterizzata dall’apertura di diverse fratture sui fianchi del vulcano e dalla contemporanea attività esplosiva al cratere Voragine.

Tutto è iniziato nella serata di giovedì 6 agosto con un intenso parossismo, accompagnato da fontane di lava e da una colonna di cenere che ha provocato le prime ripercussioni sull’aeroporto di Catania. Nei giorni successivi l’attività si è spostata anche sui versanti, con l’apertura progressiva di sei fratture eruttive tra la Valle del Leone, la Valle del Bove e l’area di Monte Simone.

Alcune bocche si sono poi spente o unificate. Il bollettino dell’INGV del 12 agosto indicava così quattro bocche contemporaneamente attive nella Valle del Bove, alimentate da un ampio campo lavico. Il fronte più avanzato ha raggiunto quota 1.360 metri.

Secondo Salvatore Gambino, direttore dell’Osservatorio Etneo dell’INGV, si tratta di un’attività sostenuta e articolata, ma non anomala per l’Etna e tale da non destare preoccupazione per la popolazione. L’area interessata resta infatti lontana dai centri abitati.

Impossibile, al momento, prevedere quanto durerà l’eruzione. Intanto la cenere vulcanica continua a condizionare il traffico aereo: tra l’8 e il 12 agosto circa 700 voli sono stati cancellati, dirottati o riprogrammati. La nube ha raggiunto anche Malta e il nord della Libia.

Gli esperti monitorano inoltre il rischio di improvvise esplosioni nella Valle del Bove, dove sacche di ghiaccio sepolte sotto la cenere potrebbero entrare in contatto con la lava.

📰 MEDICINA E SALUTE🔎 𝐃𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨: 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 “𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐫𝐮𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞” 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞✏️ In Italia si stima c...
23/08/2026

📰 MEDICINA E SALUTE
🔎 𝐃𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨: 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 “𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐫𝐮𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞” 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞

✏️ In Italia si stima che tra il 6 e l’8% della popolazione soffra di dolore neuropatico cronico, una condizione legata a una lesione o a una disfunzione del sistema nervoso centrale o periferico. Tra le cause più comuni ci sono diabete, infezioni virali e compressioni nervose.

Una nuova ricerca, condotta sui topi e pubblicata su Current Biology, ha individuato un possibile meccanismo naturale capace di modulare questo tipo di dolore. Gli studiosi hanno concentrato l’attenzione sul "locus coeruleus", una regione del cervello coinvolta nella regolazione della percezione dolorosa.

Qui si trovano neuroni dotati dei cosiddetti recettori mu, sensibili agli oppioidi. Quando vengono attivati, questi recettori possono ridurre la trasmissione e la percezione del dolore.

Nei topi affetti da dolore neuropatico, la rimozione selettiva dei recettori mu ha provocato un ulteriore aumento della sensibilità al tatto e al calore. Al contrario, il loro ripristino ha eliminato l’ipersensibilità, mostrando che questi recettori possono contribuire a “spegnere” il dolore.

Secondo i ricercatori, il dolore neuropatico cronico potrebbe alterare il normale funzionamento di questo sistema, trasformando un meccanismo naturalmente analgesico in un fattore capace di amplificare la sofferenza.

La scoperta potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche, puntando a ripristinare selettivamente il funzionamento dei recettori mu nel "locus coeruleus" e riducendo così la necessità di ricorrere agli oppioidi, associati a tolleranza, effetti collaterali e rischio di dipendenza.

📰 AMBIENTE E NATURA🔎 Il tardigrado, il minuscolo animale che “ferma” la vita per sopravvivere✏️ È minuscolo, ha otto zam...
31/07/2026

📰 AMBIENTE E NATURA
🔎 Il tardigrado, il minuscolo animale che “ferma” la vita per sopravvivere

✏️ È minuscolo, ha otto zampe e vive soprattutto dove può trovare almeno un sottile strato d’acqua: nei mu**hi, nei licheni, nel terreno e negli ambienti acquatici. Il tardigrado è un microscopico invertebrato, generalmente lungo meno di un millimetro, conosciuto anche come “orso d’acqua” per il suo aspetto e il caratteristico modo di muoversi.

Ma ciò che lo rende straordinario non è il suo aspetto. È la capacità di affrontare condizioni ambientali che per molti altri organismi sarebbero letali.

Quando l’acqua intorno a lui scompare, il tardigrado può contrarsi, ritirare le zampe e assumere una forma compatta chiamata tun. Perde gran parte dell’acqua presente nel corpo e riduce drasticamente la propria attività metabolica, entrando in una condizione conosciuta come criptobiosi.

Non è un normale letargo e neppure una morte temporanea. I processi biologici vengono ridotti a livelli estremamente bassi, mentre particolari proteine intrinsecamente disordinate contribuiscono a proteggere le cellule.

Durante l’essiccamento alcune di queste proteine possono formare strutture amorfe, simili a un materiale vetroso, che aiutano a stabilizzare le componenti cellulari. È come se la delicata architettura della cellula venisse temporaneamente immobilizzata in attesa di condizioni migliori.

In questo stato il tardigrado può resistere per molti anni e sono documentate sopravvivenze dell’ordine di decenni. Le celebri affermazioni secondo cui potrebbe resistere per secoli non dispongono invece di solide conferme sperimentali.

Quando ritorna l’acqua, il processo può invertirsi: il corpo si reidrata e il metabolismo riparte.

Un animale quasi invisibile ha così sviluppato una strategia sorprendente: quando il mondo diventa inospitale, può semplicemente aspettare che torni abitabile.

📰 CURIOSITA' E MISTERI🔎 L'isola fantasma del Canale di Sicilia: la storia della Ferdinandea✏️ Nel 1831 un'isola emerse a...
24/07/2026

📰 CURIOSITA' E MISTERI
🔎 L'isola fantasma del Canale di Sicilia: la storia della Ferdinandea

✏️ Nel 1831 un'isola emerse all'improvviso nel Canale di Sicilia, a circa 45 km da Sciacca, e attirò l'attenzione di tre potenze europee. Prima che la disputa diplomatica potesse concludersi, però, il mare la fece sparire.

Il 7 luglio 1831 i marinai notarono il mare ribollire: colonne di vapore, cenere e lapilli annunciavano l'eruzione di un vulcano sottomarino. In poche settimane emerse un'isola alta circa 65 metri e con un perimetro di quasi 4 chilometri.

Il Regno delle Due Sicilie la chiamò Ferdinandea, in onore di Ferdinando II. La Gran Bretagna la battezzò Graham Island, mentre la Francia la denominò Île Julia, dal mese della sua comparsa. Ognuna delle tre potenze ne rivendicò il possesso, ma la controversia rimase irrisolta e non sfociò mai in un conflitto armato.

L'isola era costituita soprattutto da tefra, un materiale vulcanico molto friabile. Le onde la erosero rapidamente e, l'8 dicembre 1831, era già scomparsa sotto il livello del mare.

Oggi il Banco Graham, la sommità del vulcano, si trova ancora a circa 6-8 metri di profondità. Nel 2002, dopo uno sciame sismico che fece ipotizzare una possibile riemersione, subacquei italiani collocarono una lapide sul banco come gesto simbolico a sostegno della sovranità italiana in caso di una futura emersione.

La Ferdinandea resta uno dei casi più curiosi della storia: un'isola comparsa dal nulla, contesa da tre Stati e scomparsa nel giro di pochi mesi, lasciando dietro di sé una vicenda che ancora oggi affascina storici e geologi.

📰 MEDICINA E SALUTE🔎 A 45 e 60 anni il corpo accelera l'invecchiamento: cosa ha scoperto la scienza✏️ L’invecchiamento n...
17/07/2026

📰 MEDICINA E SALUTE
🔎 A 45 e 60 anni il corpo accelera l'invecchiamento: cosa ha scoperto la scienza

✏️ L’invecchiamento non avviene sempre in modo lento e graduale. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature Aging, il nostro organismo attraversa due periodi in cui i cambiamenti diventano particolarmente intensi: intorno ai 45 anni e ai 60 anni. In queste fasi, infatti, molte delle molecole che regolano il funzionamento del corpo subiscono modifiche significative.

La ricerca, condotta da un gruppo di studiosi della Stanford University, ha seguito 108 adulti di età compresa tra 25 e 75 anni. Per diversi anni i partecipanti hanno fornito campioni di sangue, saliva, pelle e altri tessuti, permettendo ai ricercatori di analizzare oltre 135.000 molecole coinvolte nei processi biologici. I risultati hanno mostrato che circa l’81% di queste molecole cambia in modo evidente proprio intorno ai 45 e ai 60 anni.

Le trasformazioni non sono uguali nelle due fasi. Verso i 45 anni cambiano soprattutto i meccanismi che regolano il metabolismo dei grassi e dell’alcol. Intorno ai 60 anni, invece, le variazioni riguardano principalmente il sistema immunitario, la funzionalità dei reni e il metabolismo degli zuccheri. Questi cambiamenti potrebbero contribuire ad aumentare il rischio di sviluppare malattie legate all’età.

Gli autori dello studio ricordano però che molto dipende anche dallo stile di vita. Seguire un’alimentazione equilibrata, praticare attività fisica con regolarità, limitare il consumo di alcol e sottoporsi a controlli medici periodici può aiutare a mantenere l’organismo in salute.

L’obiettivo dei ricercatori è ora capire che cosa provochi questi cambiamenti. Conoscere i meccanismi dell’invecchiamento potrebbe, in futuro, aprire la strada a nuove strategie per rallentarne gli effetti e favorire una vita più lunga e in buona salute.

📰 MEDICINA E SALUTE🔎 Parkinson, dalle staminali una nuova speranza: trapianto sicuro nei primi pazienti✏️ Una nuova rice...
13/07/2026

📰 MEDICINA E SALUTE
🔎 Parkinson, dalle staminali una nuova speranza: trapianto sicuro nei primi pazienti

✏️ Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista "Nature Medicine" apre prospettive incoraggianti per la cura del Parkinson grazie all’impiego di cellule staminali. Lo studio, coordinato dall’Università di Lund, in Svezia, nell’ambito del progetto europeo Stem-Pd, ha coinvolto otto pazienti sottoposti al trapianto di cellule progenitrici dopaminergiche, precursori dei neuroni che producono dopamina.

Nel Parkinson questi neuroni degenerano progressivamente, provocando sintomi come tremore, rigidità muscolare, lentezza nei movimenti e disturbi della deambulazione. Le terapie oggi disponibili si basano soprattutto su farmaci che compensano la carenza di dopamina. Tuttavia, con il passare degli anni la loro efficacia tende a diminuire e possono comparire effetti collaterali.

L’obiettivo dello studio era verificare la sicurezza e la fattibilità del trapianto di cellule ottenute da staminali. I pazienti hanno ricevuto due diversi dosaggi di cellule e, nei dodici mesi successivi all’intervento, hanno seguito una terapia immunosoppressiva per ridurre il rischio di rigetto.

I risultati sono stati positivi. L’intervento è stato generalmente ben tollerato e non sono emersi effetti collaterali gravi direttamente collegati al trapianto. Uno dei partecipanti è deceduto durante il periodo di osservazione a causa di un’infezione polmonare, ritenuta non correlata alla procedura.

Un dato particolarmente incoraggiante riguarda sei degli otto pazienti, che hanno potuto ridurre in modo significativo l’assunzione dei farmaci dopaminergici. Secondo gli autori, si tratta di un importante passo avanti verso terapie rigenerative capaci di sostituire i neuroni perduti. Saranno però necessari studi più ampi e un monitoraggio più lungo per confermare efficacia e durata dei benefici osservati.

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