Cunti e Cuntamu

Cunti e Cuntamu Questo progetto รจ frutto di un impegno condiviso e volontario.

In ogni numero troverete voci diverse, sguardi plurali: riflessioni, immagini, racconti, testimonianze, memoria del passato e sguardo al futuro.

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30/06/2026

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A settant'anni dalla sua scomparsa, il ricordo di Corrado Alvaro continua a essere un punto di riferimento imprescindibile per comprendere la Calabria e la sua identitร  piรน autentica. Scrittore, giornalista, poeta e sceneggiatore, Alvaro non รจ stato soltanto uno dei maggiori protagonisti della letteratura italiana del Novecento, ma anche il narratore che ha saputo trasformare una terra periferica in un luogo universale della memoria, della dignitร  e della condizione umana.

Nato a San Luca il 15 aprile 1895, figlio di un maestro elementare che aveva fondato una scuola serale per contadini e pastori analfabeti, crebbe respirando il valore della cultura come strumento di emancipazione. Un insegnamento destinato ad accompagnarlo per tutta la vita e a riflettersi nella sua produzione letteraria.

Il rapporto con la sua terra nasce presto sotto il segno della lontananza. Ancora ragazzo lascia San Luca per proseguire gli studi, ma proprio la distanza rende piรน vivo il legame con l'Aspromonte. Giร  negli anni della formazione coltiva una profonda passione per la letteratura, leggendo Carducci, Pascoli e D'Annunzio. Nel 1914 pubblica le sue prime poesie su Il Nuovo Birichino Calabrese e alcune traduzioni sulla Rivista d'Oggi, dando avvio a un percorso destinato a lasciare un segno profondo nella cultura italiana.

Lo scoppio della Prima guerra mondiale interrompe bruscamente i suoi studi. Chiamato alle armi, combatte sul fronte dell'Isonzo e sul Monte Sei Busi, nel Carso, dove viene gravemente ferito alle mani. La ferita alla mano destra non guarirร  mai completamente e per il coraggio dimostrato riceverร  la Medaglia d'Argento al Valor Militare. Da quell'esperienza nascerร  Poesie grigioverdi (1917), raccolta nella quale il dolore della guerra trova una delle sue prime espressioni letterarie.

Nello stesso anno inizia anche una brillante carriera giornalistica che lo porterร  a collaborare con alcune delle piรน importanti testate italiane. Viaggia molto, conosce l'Europa, osserva i grandi cambiamenti del suo tempo. Eppure, quanto piรน si allarga il suo orizzonte culturale, tanto piรน forte diventa il richiamo della Calabria.

รˆ proprio questa apparente contraddizione a rendere unica la sua opera. Alvaro racconta la Calabria non come semplice spazio geografico, ma come dimensione esistenziale. Nei suoi libri, e in particolare nel celebre Gente in Aspromonte, la sua terra diventa simbolo universale della fatica, della povertร , dell'orgoglio e della ricerca di riscatto. La nostalgia non รจ mai semplice rimpianto, ma diventa strumento di conoscenza e di comprensione della realtร .

La sua scrittura restituisce il volto di una Calabria fuori dal tempo, sospesa tra mito e storia, dove convivono dolore e speranza, isolamento e dignitร . Un sentimento che appartiene a generazioni di emigranti e che Alvaro รจ riuscito a tradurre in parole con una sensibilitร  e una profonditร  ancora oggi difficilmente eguagliabili.

Per questo risulta difficile comprendere davvero la Calabria senza aver prima letto Corrado Alvaro. Le sue pagine continuano a offrire una chiave di lettura preziosa non solo del passato, ma anche delle sfide del presente, raccontando una terra complessa senza mai cedere agli stereotipi.

Corrado Alvaro si spense a Roma l'11 giugno 1956, a soli 61 anni. A settant'anni dalla sua morte, la sua ereditร  letteraria resta viva e attuale. Le sue opere continuano a parlare ai lettori di oggi, ricordando che le radici non rappresentano un limite, ma il punto da cui osservare il mondo con maggiore consapevolezza.

Il modo migliore per celebrarne la memoria non รจ soltanto ricordarne la figura, ma continuare a leggere le sue opere. Perchรฉ nelle pagine di Corrado Alvaro vive ancora una Calabria autentica, capace di raccontare sรฉ stessa e, attraverso la propria storia, l'intera esperienza umana.

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29/06/2026

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Oggi la costa a sud di Reggio Calabria appare come una linea quasi uniforme, scandita dalla strada statale e da una successione continua di edifici e campi coltivati. Eppure, per secoli, il tratto di mare davanti a Pellaro era profondamente diverso: il mare penetrava nella terra formando una vera e propria insenatura naturale, una rada riparata conosciuta con il nome di Fossa di San Giovanni.

Oggi non se ne vede piรน traccia evidente, ma le fonti storiche e i documenti dโ€™archivio restituiscono lโ€™immagine di un paesaggio perduto, che ha avuto un ruolo centrale nella vita economica e strategica della zona per oltre mille anni. Le radici di questa storia affondano nellโ€™antichitร . Giร  in etร  romana, lungo questa porzione di costa esistevano attivitร  legate alla navigazione e al commercio marittimo.

Unโ€™iscrizione del I sec. d.C. testimonia la presenza di lavoratori impegnati nella costruzione di navi, segno che qui esisteva un approdo attrezzato, funzionale ai traffici nel Mediterraneo. Non รจ un caso che alcuni studiosi abbiano ipotizzato lโ€™identificazione di questo luogo con lโ€™antico porto di Bolaro, un punto di contatto tra la Calabria e le rotte orientali.

Continua sul 3ยฐ Numero di "Cunti e Cuntamu"

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19/06/2026

๐„ฬ€ ๐ข๐ง ๐š๐ซ๐ซ๐ข๐ฏ๐จ ๐ข๐ฅ ๐ญ๐ž๐ซ๐ณ๐จ ๐ง๐ฎ๐ฆ๐ž๐ซ๐จ ๐๐ข ๐‚๐ฎ๐ง๐ญ๐ข ๐ž ๐‚๐ฎ๐ง๐ญ๐š๐ฆ๐ฎ.

Un giornale di comunitร  nato dall'impegno condiviso e volontario di persone che credono nel valore dell'incontro, della partecipazione e della narrazione collettiva.

Anche in questa nuova uscita troverete voci diverse e sguardi plurali: riflessioni, immagini, racconti, testimonianze, memorie del passato e visioni per il futuro. Un mosaico di esperienze che racconta la nostra comunitร  attraverso chi la vive, la custodisce e la fa crescere ogni giorno.

Il tema di questo numero รจ l'estate. Non solo una stagione, ma un tempo da abitare e condividere. Ad aprire il giornale sarร  "๐„๐ฌ๐ญ๐š๐ญ๐ข ๐'๐€๐ง๐ข๐ฆ๐จ", un'introduzione che racconta un'estate fatta di cultura, partecipazione e solidarietร .

Dietro ogni evento, ogni iniziativa, ogni momento di aggregazione ci sono persone, idee e relazioni che contribuiscono a costruire legami e a rafforzare il senso di comunitร . Per questo ๐‚๐ฎ๐ง๐ญ๐ข ๐ž ๐‚๐ฎ๐ง๐ญ๐š๐ฆ๐ฎ vuole essere uno spazio di racconto e di riconoscimento: un luogo dove dare voce a chi valorizza il territorio, promuove il bene comune e semina futuro.

๐Ÿ“– Il nuovo numero sarร  disponibile a partire dal 20 giugno e potrร  essere ritirato da chiunque lo desideri con un contributo volontario, destinato a sostenere le spese di stampa e a permettere la continuitร  di questo progetto collettivo.

๐ŸŽ‰ La presentazione ufficiale avverrร  nel corso della serata di Jamu a ๐’๐š๐ง ๐…๐ข๐ฅ๐ข๐ฉ๐ฉ๐จ ๐๐ข ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐š๐ซ๐จ, nell'ambito dell'๐•๐ˆ๐ˆ๐ˆ ๐‰๐š๐ฆ๐ฎ ๐…๐ž๐ฌ๐ญ๐ข๐ฏ๐š๐ฅ, un'occasione speciale per incontrarsi, condividere idee e celebrare insieme la forza delle comunitร  che si raccontano.

Vi aspettiamo per scoprire questo nuovo numero e per continuare a costruire, pagina dopo pagina, una storia comune fatta di partecipazione, memoria e futuro.

Pubblichiamo il II numero di "Cunti e Cuntamu". Lโ€™editoriale e il numero farร  riferimento alla primavera non solo come u...
19/05/2026

Pubblichiamo il II numero di "Cunti e Cuntamu".

Lโ€™editoriale e il numero farร  riferimento alla primavera non solo come una stagione, ma soprattutto come un modo di tornare.
Tornare a guardarsi, a riconoscersi, a raccontarsi.

Con questo secondo numero di "Primavera di Comunitร " continuiamo un percorso nato dal desiderio di dare voce alle storie, alle persone e alle radici che tengono viva la nostra comunitร .
In queste pagine convivono memoria e presente: racconti del passato che parlano allโ€™oggi, tradizioni che resistono e si trasformano, volti e gesti quotidiani che costruiscono il senso dellโ€™essere comunitร .

Questo giornale nasce dallโ€™ascolto e vuole restare aperto: uno spazio condiviso, dove ogni storia ha valore e ogni voce puรฒ trovare posto.

Perchรฉ una comunitร  cresce quando si riconosce, si prende cura delle proprie radici e guarda insieme al futuro.

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08/05/2026

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โœ๏ธScritto da Mara MariaRosa Rechichi

Scrivo mentre disfo le valigie ancora una volta. Non so dire quale volta sia. Dovrei mettermi a fare calcoli precisi; magari attingere alle regole della statistica e dire che รจ probabile che sia la centonovantasettesima volta da quel 14 settembre del 2006, il giorno in cui sono partita dalla Calabria per trasferirmi a Torino. In questi ventโ€™anni ho imparato che le valigie non si disfano mai del tutto: restano sempre pronte, anche quando sono riposte in alto nellโ€™armadio.
Non mi รจ mai piaciuto definirmi emigrata. รˆ una parola che suona definitiva, quasi irreversibile, come se implicasse un taglio netto. La mia storia, invece, รจ stata soprattutto una storia di andate e ritorni. Un filo teso tra due luoghi che non hanno mai smesso di parlarsi dentro di me. Partire non รจ stato un gesto unico: รจ diventato un movimento continuo, fatto di treni, di aerei, di calendari scanditi dalle festivitร  e dalle occasioni che riportano a casa.
Sono arrivata a Torino da insegnante, prima precaria e poi di ruolo. Una vita costruita passo dopo passo dentro la scuola, tra classi, corridoi e registri pieni di nomi e storie. รˆ curioso pensare che la mia partenza sia arrivata poco dopo le Olimpiadi invernali che Torino ospitรฒ nel 2006. Oggi, mentre si tengono le Olimpiadi di Milano-Cortina, mi sorprendo a pensare che forse il mio ritorno potrebbe coincidere proprio con questo nuovo appuntamento. Chissร . A volte la vita ama costruire simmetrie che sembrano quasi segni del destino.
Eppure ogni ripartenza รจ sempre stata uno strappo. Allโ€™inizio piccolo, quasi sopportabile. Con il tempo quello strappo si รจ fatto sempre piรน grande, fino a diventare una lacerazione sottile ma persistente. รˆ il prezzo di chi vive tra due geografie affettive: da una parte il luogo che ti accoglie e ti offre nuove possibilitร , dallโ€™altra quello che continua a chiamarti con una voce che non si spegne.
Ricordo bene una delle prime impressioni che mi colpirono quando arrivai a Torino. Mi accorsi, con una specie di stupore infantile, che lรฌ le arance si compravano. Sembrerร  una cosa banale, ma per me non lo era affatto. In Calabria le arance non si compravano. Cโ€™era sempre qualcuno che te le regalava: un vicino, un parente, una comare. Una sporta piena di frutti arrivava da un terreno di famiglia, da un giardino, da un albero che produceva piรน di quanto servisse. Le arance non erano solo frutta: erano relazione, condivisione, abbondanza naturale.
Al Nord ho scoperto che anche i gesti piรน semplici hanno un prezzo e un luogo preciso dove avvenire: il supermercato, il mercato rionale, il banco della frutta. Ho imparato cosรฌ a fare un curioso baratto simbolico: alle arance spontanee della mia terra ho sostituito qualcosa che a Torino era invece abbondante e quasi quotidiano. Gli spettacoli dal vivo. Teatri, opera, concerti, mostre. Tutto a portata di piedi, raggiungibile con una passeggiata serale tra strade illuminate e portici lunghi. Era come se la cittร  mi dicesse: qui forse non ti regalano le arance, ma ti offrono altre forme di nutrimento.
Cosรฌ, negli anni, ho imparato ad abitare entrambe le ricchezze. Da una parte il calore delle relazioni semplici, dallโ€™altra la densitร  culturale di una grande cittร . Torino mi ha insegnato il passo lungo, la progettualitร , la disciplina del lavoro. La Calabria mi ha insegnato il passo umano, la centralitร  dei legami, il valore dellโ€™attesa e della cura.
E mentre vivevo altrove, non ho mai smesso di restituire qualcosa alla mia terra. In questi anni ho provato a raccontare la Calabria con gli strumenti che ho: la scrittura, lโ€™impegno culturale, la curiositร . Lโ€™ho fatto (e lo faccio) sul mio blog, nelle presentazioni di eventi culturali, collaborando con alcune testate giornalistiche per parlarne, per narrarla oltre gli stereotipi, per ricordare a me stessa e agli altri che quella terra รจ molto piรน complessa e viva di quanto spesso si racconti.
Col tempo, perรฒ, anche la Calabria รจ cambiata. Oggi sono consapevole che anche lรฌ le arance si comprano. Non te le regala piรน nessuno con la stessa naturalezza di un tempo. Le campagne sono cambiate, i ritmi di vita pure. E anche gli spettacoli culturali non sono piรน cosรฌ lontani come una volta: forse non sono a portata di piedi, ma certamente a portata di automobile o di viaggi organizzati. In fondo, anche le distanze culturali si sono accorciate.
Questa consapevolezza mi accompagna ogni volta che preparo o disfo una valigia. Perchรฉ il ritorno non significa ritrovare esattamente il luogo che si รจ lasciato. I luoghi cambiano, proprio come cambiamo noi. Tornare significa piuttosto incontrare una terra nuova con occhi nuovi.
Negli ultimi anni il pensiero del ritorno si รจ fatto piรน insistente. Non come nostalgia romantica o come fuga, ma come possibilitร  concreta. Dopo ventโ€™anni di andare e tornare sento che quel filo che mi tiene legata alla Calabria non si รจ mai allentato davvero. Anzi, forse si รจ rafforzato proprio grazie alla distanza.
Vorrei provare a trasformare questo desiderio in un progetto reale. Tornare non per cancellare il viaggio, ma per portare con me tutto ciรฒ che il viaggio mi ha insegnato. Tornare con uno sguardo diverso, con competenze, esperienze, relazioni costruite altrove. Provare a restituire ancora qualcosa alla terra da cui sono partita.
Non so ancora quando accadrร  davvero. Forse tra poco, forse tra qualche anno. Ma mentre disfo le valigie per la centonovantasettesima volta, mi accorgo che questa volta il gesto ha un significato leggermente diverso.
Non รจ solo la fine di un viaggio.
Potrebbe essere, lentamente, lโ€™inizio di un ritorno.

๐ˆ๐ฅ ๐ฉ๐š๐ž๐ฌ๐ž ๐ซ๐š๐œ๐œ๐จ๐ง๐ญ๐šโ€˜๐‘๐‘ก๐‘œ๐‘›๐‘– ๐‘’ ๐‘– ๐‘ ๐‘Ž๐‘ ๐‘ ๐‘œ๐‘™๐‘–๐‘›๐‘– ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™โ€™๐‘Ž๐‘š๐‘œ๐‘Ÿ๐‘’Mentre il treno fagocitava lento i binari dinanzi a sรฉ, โ€˜Ntoni non potev...
04/05/2026

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โ€˜๐‘๐‘ก๐‘œ๐‘›๐‘– ๐‘’ ๐‘– ๐‘ ๐‘Ž๐‘ ๐‘ ๐‘œ๐‘™๐‘–๐‘›๐‘– ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™โ€™๐‘Ž๐‘š๐‘œ๐‘Ÿ๐‘’

Mentre il treno fagocitava lento i binari dinanzi a sรฉ, โ€˜Ntoni non poteva distogliere lo sguardo dallo spettacolo che si offriva placido ai suoi occhi. La rada di Pellaro sfavillava nellโ€™azzurro intenso del mare, confortandolo dopo i lunghi mesi passati a sfuggire alla morte, lontano dalla sua amata Maddalena, dai suoi genitori, dai suoi fratelli, dalla sua terra, e quindi piรน solo, piรน vulnerabile. Quella vista, seppur tanto familiare, gli appariva alla stregua di un miraggio. Non gli pareva vero che quel vento carico di salsedine gli carezzasse il viso, insinuandosi prepotente attraverso il finestrino con lโ€™impeto, e allo stesso tempo la dolcezza, di chi riaccoglie tra le braccia una persona cara che non sperava piรน di rivedere.
E non credeva nessuno che sarebbe tornato dalla guerra. Non erano piรน arrivate le lettere che, non appena gli era possibile, spediva a Maddalena e alla madre per rassicurarle.
โ€œNon si hanno sue notizie da mesi, nessuno di quelli che sono tornati lo ha visto, non ha mandato nemmeno unโ€™ambasciata. รˆ morto di sicuro, รจ inutile farsi illusioni!โ€ โ€“ aveva sentenziato solo pochi giorni prima โ€˜mmare Tita, con la mancanza di compassione di chi, avendo perso due figli in guerra, quella del โ€˜15 โ€“ โ€˜18, completamente inaridita dal proprio dolore, non si curava del dolore altrui.
Per tutte quelle volte che la morte gli era passata accanto - falciando i suoi compagni dโ€™arme, giovani e forti, innamorati e vibranti di vita come โ€˜Ntoni - il dubbio che difficilmente sarebbe tornato a casa si era spesso impadronito di lui. In quei momenti, piรน che la sua consueta spensieratezza, gli erano di conforto le parole che recitava a bassa voce, come unโ€™orazione, un soldato romano del suo battaglione, con cui aveva immediatamente stretto amicizia:
โ€œCome sono belli i tuoi piedi nei sandali, o figlia di principe! Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, opera di mani dโ€™artista. Il tuo ombelico รจ una coppa rotonda dove non manca mai il vino. Il tuo ventre รจ un mucchio di grano circondato da gigli. I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella. Il tuo collo come una torre dโ€™avorioโ€ฆโ€.
Franco โ€“ questo era il nome del suo commilitone โ€“ gli aveva confidato che quelle parole del re Salomone, apprese durante gli anni di studio in seminario, lo aiutavano a placare lโ€™insopportabile nostalgia per la moglie, sposata solo qualche mese prima di essere chiamato alle armi. โ€˜Ntoni non le afferrava tutte โ€“ non aveva studiato molto lui -, ma il semplice fatto di sapere che avessero a che fare con lโ€™amore gli bastava. E gli faceva sentire piรน vicina Maddalena, il cui pensiero rappresentava lโ€™unico antidoto allo scoramento.
Quando il treno rallentรฒ la sua indolente corsa in prossimitร  della stazione di Pellaro, โ€˜Ntoni non lasciรฒ che si fermasse del tutto. Mentre il vagone era ancora in movimento, con un balzo si catapultรฒ sulla banchina e iniziรฒ a correre, con le poche energie che mesi di privazioni e di fame gli avevano lasciato in corpo, diretto senza esitazioni a San Filippo. Dai suoi fratelli e da sua madre, alla Lia, sarebbe andato subito dopo. โ€˜Mmare Valdina avrebbe capito, lei sapeva del suo amore per Maddalena, ne era felice, senza il malanimo tipico delle suocere. Lungo strada incrociรฒ gli sguardi di qualche conoscente, ma nessuno lo riconobbe per come era ridotto: magro, coi capelli e la barba lunghi, lโ€™uniforme lacera, sporco come un maiale, con lo sguardo di un invasato.
Giunto nei pressi della casa dove Maddalena viveva con i genitori e le sorelle, picchiรฒ alla porta. Dopo qualche istante, sentรฌ la voce di โ€˜mmare Catarina: โ€œChi รจ?โ€
โ€œSono โ€˜Ntoni. Sono tornato! Dovโ€™รจ Maddalena?โ€.
La donna gli riservรฒ uno sguardo tra lโ€™incredulo e lโ€™atterrito, come di chi si ritrovasse davanti un fantasma. โ€œMaโ€ฆ ma siete davvero voi? Madonna santissima del Carmine, vi ringrazio!!! Figghiu, non avevamo piรน vostre notizie, vi credevamo morto, morto! Non sapete che pena avevamo nel cuore!โ€
โ€œLa stessa pena la provavo io quando pensavo a tutti voi, senza sapere se vi avrei rivisto!โ€. E dovette trattenersi, per non lasciare trasparire lโ€™emozione, ormai difficile da contenere. โ€œMa adesso, non vi offendete, lasciatemi vedere Maddalena!โ€.
โ€œNon รจ in casaโ€ โ€“ rispose โ€˜mmare Catarina.โ€œEโ€™ andata con Carmela a procurarsi un poโ€™ di erba da dare alle bestie. Le trovate al Trappeto Vecchio.โ€
Dapprima riprendendo a correre, poi - ormai esausto, ma pur sempre mosso da un desiderio incontenibile โ€“ procedendo a passo svelto, si diresse verso il luogo che gli era stato indicato.
I sentieri, con le loro sinuositร  e le loro pendenze; i terrazzamenti, attraverso cui i terreni erano stati addomesticati per renderli piรน facilmente coltivabili; le ortiche e i cardi pungenti, o i barboncini , tanto indolenti allโ€™apparenza, quanto ostici da estirpare; nulla di ciรฒ che si presentava in rapida successione davanti ai suoi occhi, per quanto lo rallentasse, costituiva un serio ostacolo al suo incedere poderoso. Poi allโ€™improvviso, cominciarono a delinearsi due figure femminili che, implacabili, con i loro movimenti rapidi e decisi, levando in alto e lasciando ricadere allโ€™istante la falce che tenevano in mano, stendevano al loro passaggio un tappeto uniforme di erbe recise. Alla loro vista, โ€˜Ntoni rallentรฒ, riconoscendo allโ€™istante Maddalena, dalla corporatura robusta, e accanto a lei Carmela, piรน snella. Finalmente sollevato dal peso che gli gravava sul cuore, si predispose a quellโ€™incontro che desiderava da lungo tempo. Cosรฌ, riappropriandosi del suo consueto buonumore, piuttosto che riprendere a correre per riabbracciare Maddalena, pensรฒ di annunciarsi ricorrendo a un gioco, uno dei tanti scherzi che le riservava quando la vedeva accigliarsi per una qualche ragione.
Si acquattรฒ dietro uno dei maestosi fichi dโ€™India che circoscrivevano quel terreno e si mise a scavare alla ricerca di qualche sassolino. Una volta che ebbe trovato quelli che facevano al caso suo, ne lanciรฒ uno verso le due sorelle, che non sembrarono accorgersi di nulla. Il secondo tentativo fu piรน fruttuoso. Carmela, colpita alla gamba destra, sollevรฒ di scatto il capo, indagando lo spazio intorno a sรฉ per capire di cosa si trattasse. Non vedendo nulla di strano, riprese il suo lavoro. A questo punto, lโ€™artiglieria aumentรฒ la frequenza dei colpi, indirizzandoli verso il bersaglio principale. Maddalena, sentendo un fastidio, come un picchiettio - prima ad un piede, poi alla schiena -, lasciรฒ cadere la falce che teneva in mano, si deterse il sudore che le imperlava il viso e la fronte, ed esclamรฒ:
โ€œMa chi รจ che si prende spasso di noi?โ€
โ€œLascia che metta le mani su questo balordo , gli farรฒ vedere io!โ€ โ€“ urlรฒ Carmela, paonazza per lโ€™irritazione.
A quel punto, un volto emaciato, ma adornato da un sorriso radioso, fece capolino dal monumentale fico dโ€™India che si stagliava alcuni metri piรน in alto. Le donne strabuzzarono gli occhi e rimasero per alcuni secondi impietrite, senza dire una parola o muovere un solo muscolo.
โ€œVedo che non potete nascondere la contentezza di rivedermi!โ€ โ€“ disse โ€˜Ntoni ridacchiando e si diresse verso di loro che, ormai libere dallโ€™incantesimo che le aveva immobilizzate, gli si erano giร  mosse incontro. Lโ€™esplosione di felicitร  che avvinghiรฒ โ€˜Ntoni e Maddalena, stretti in un abbraccio senza parole, non si sopรฌ mai e rimase incastonata nel profondo della loro anima per tutti gli anni che la vita riservรฒ loro di vivere assieme.

Scritto da Paolo Quattrone

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28/04/2026

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Cโ€™รจ un punto, a Pellaro, in cui la strada incontra la storia.
Tra la via Nazionale e lโ€™imbocco di via Lume, che risale verso le colline, si apre lโ€™Arco di Nesci, una struttura in pietra che racconta ancora oggi il rapporto profondo tra lโ€™uomo, lโ€™acqua e la terra. Non si tratta di un semplice manufatto viario.
Lโ€™arco nacque come parte di un articolato sistema di ingegneria idraulica rurale, progettato per superare i dislivelli naturali della zona e consentire il trasporto dellโ€™acqua dal pozzo di Pantano, un traforo scavato nelle colline retrostanti Pellaro.
Da qui lโ€™acqua veniva convogliata verso valle, permettendo lโ€™irrigazione dei campi anche lontano dai corsi dโ€™acqua naturali.
Un intelligente sistema per irrigare i vasti giardini di proprietร  della famiglia Nesci che, affidati in colonรฌa, venivano irrigati con la tecnica dellโ€™allagamento delle caselle 5x5.
Da un bugiardino redatto il 7 giugno 1795 ed inserito nel โ€œ๐ฟ๐‘–๐‘๐‘’๐‘Ÿ ๐‘ƒ๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘™๐‘Ž๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ข๐‘š ๐‘ˆ๐‘›๐‘–๐‘ฃ๐‘’๐‘Ÿ๐‘ ๐‘–๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘ โ€ negli atti del notaio reggino Diego Vitrioli la ratifica, per copia autentica di un accordo stipulato dai Sindaci con ๐บ๐‘–๐‘Ž๐‘›๐‘›๐‘Ž๐‘›๐‘‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘Ž ๐‘๐‘’๐‘ ๐‘๐‘–, per lโ€™utilizzazione di una sorgente dโ€™acqua che sgorga in localitร  ๐๐š๐ง๐ญ๐š๐ง๐จ, in territorio di Pellaro e che il Nesci vuole destinare allโ€™irrigazione dei terreni in contrada ๐‘๐ข๐›๐ž๐ซ๐ ๐จ, dove ha costruito un bottesco, mentre i sindaci vogliono alimentarci una fontana da realizzare nella piazzetta della Chiesa parrocchiale S. Maria del Lume.
Lโ€™accordo prevede che lโ€™acqua venga divisa a metร .
Il pozzo e lโ€™infrastruttura idrica erano inizialmente di proprietร  della famiglia Nesci, tra le piรน influenti del territorio. Ma ciรฒ che rende questa vicenda particolarmente significativa รจ il passaggio da bene privato a risorsa collettiva: il barone ๐‘†๐‘Ž๐‘ฃ๐‘’๐‘Ÿ๐‘–๐‘œ ๐‘๐‘’๐‘ ๐‘๐‘– donรฒ lโ€™opera e lโ€™uso dellโ€™acqua alla popolazione, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo dellโ€™agricoltura locale. Grazie a questo sistema, la zona conobbe una stagione di prosperitร , legata soprattutto alla coltivazione del bergamotto, che avrebbe segnato lโ€™identitร  economica e paesaggistica di Pellaro.
Dal punto di vista architettonico, lโ€™arco si presenta come una struttura a tutto sesto, realizzata con muratura in pietrame locale e, una volta composta, da conci di laterizio disposti radialmente, secondo tecniche costruttive tradizionali.
La massa muraria, pensata per resistere nel tempo, sosteneva il tracciato del canale idrico soprastante, consentendo al contempo il passaggio sottostante lungo lโ€™antico percorso che collegava la costa alle aree collinari. Per decenni lโ€™Arco di Nesci รจ stato un nodo essenziale dellโ€™organizzazione territoriale: luogo di transito, di lavoro, di incontro.
Oggi, segnato dal tempo, continua a interrogare la comunitร  sul valore del patrimonio storico minore, spesso invisibile ma fondamentale per comprendere lโ€™identitร  dei luoghi.
Recuperare opere come questa non significa soltanto consolidare delle pietre, ma ricostruire una memoria collettiva, fatta di saperi contadini, di solidarietร  e di ingegno. Perchรฉ lโ€™Arco di Nesci non รจ solo un manufatto antico: รจ la traccia concreta di un tempo in cui lโ€™acqua, guidata dallโ€™uomo, modellava il paesaggio e la vita quotidiana di unโ€™intera comunitร .

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23/04/2026

๐‘บ๐’‚๐’ ๐‘ฎ๐’Š๐’๐’“๐’ˆ๐’Š๐’, ๐’•๐’“๐’‚ ๐’”๐’•๐’๐’“๐’Š๐’‚, ๐’‡๐’†๐’…๐’† ๐’† ๐’Š๐’…๐’†๐’๐’•๐’Š๐’•๐’‚': ๐’Š๐’ ๐’”๐’Š๐’Ž๐’ƒ๐’๐’๐’ ๐’„๐’‰๐’† ๐’–๐’๐’Š๐’”๐’„๐’† ๐‘น๐’†๐’ˆ๐’ˆ๐’Š๐’ ๐‘ช๐’‚๐’๐’‚๐’ƒ๐’“๐’Š๐’‚

Il legame tra la cittร  di Reggio Calabria e San Giorgio affonda le sue radici in una tradizione pluricentenaria, profondamente intrecciata con la devozione popolare e lโ€™identitร  culturale del territorio. Accanto alla venerazione per la Madonna della Consolazione, patrona della cittร , la figura del santo cavaliere rappresenta un punto di riferimento spirituale e simbolico per la comunitร  reggina.

San Giorgio, martire cristiano, viene tradizionalmente raffigurato come un giovane soldato a cavallo, armato di lancia, mentre affronta e sconfigge il drago. Unโ€™immagine potente, che nei secoli ha assunto un significato che va oltre la dimensione religiosa: la lancia diventa simbolo della cultura e della conoscenza, mentre il drago incarna lโ€™ignoranza e la protervia. Una rappresentazione allegorica che continua a parlare anche al presente.

A testimonianza del forte radicamento del culto in cittร , il nome di San Giorgio รจ legato a luoghi simbolici di Reggio Calabria. Tra questi, il Palazzo San Giorgio, sede dellโ€™amministrazione comunale in piazza Italia, e le chiese di San Giorgio al Corso e San Giorgio Extra, che richiamano la diffusione della devozione sia allโ€™interno che allโ€™esterno delle antiche mura cittadine. Secondo alcune ricerche storiche, la cittร  avrebbe custodito in passato anche una reliquia del santo, una tibia, andata purtroppo dispersa dopo il devastante terremoto del 1783.

Ogni anno, il 23 aprile, Reggio Calabria celebra il suo santo con la cerimonia del San Giorgio dโ€™Oro, il massimo riconoscimento civico conferito a personalitร  che si sono distinte per il loro contributo alla crescita sociale, culturale ed economica della comunitร . Un momento che rinnova il senso di appartenenza e valorizza lโ€™impegno di chi opera per il bene comune.

Le origini della celebre leggenda di San Giorgio e il drago risalgono alla โ€œLegenda Aureaโ€, raccolta di vite di santi redatta nel XIII secolo dal vescovo domenicano Iacopo da Varazze. Il racconto narra di una cittร  libica minacciata da un drago, al quale la popolazione offriva sacrifici per placarne la furia. Quando la sorte designรฒ come vittima la principessa Selene, intervenne il cavaliere Giorgio, che propose la conversione al cristianesimo in cambio della liberazione dal mostro. Dopo aver domato il drago, lo uccise, salvando la cittร .

Nel tempo, questa narrazione si รจ arricchita di significati simbolici e dettagli suggestivi, come quello della rosa nata dal sangue del drago, raccolta da Giorgio e donata alla principessa. Un gesto che rafforza lโ€™idea della vittoria del bene sul male, della conoscenza sullโ€™ignoranza.

Durante il Medioevo, la figura di San Giorgio divenne emblema universale della lotta tra il bene e il male, influenzando lโ€™iconografia religiosa e ispirando ordini cavallereschi sia in Occidente che nellโ€™Oriente bizantino. Ancora oggi, il suo mito continua a vivere, non solo nella fede, ma anche nei valori civili e culturali che rappresenta.

Per Reggio Calabria, San Giorgio non รจ soltanto un santo: รจ un simbolo vivo, che racconta una storia fatta di fede, resilienza e identitร  condivisa.

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20/04/2026

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A cura di Francesco Turano

L'Aspromonte, il "massiccio bianco" che domina l'estremitร  meridionale della Calabria, rappresenta uno dei contesti geologici piรน affascinanti e complessi dell'intero bacino del Mediterraneo. Sebbene sia universalmente noto per il suo basamento cristallino-metamorfico (graniti e scisti), la storia raccontata dalle sue rocce sedimentarie e dalla loro interazione con gli agenti atmosferici รจ quella che ha scolpito il volto piรน selvaggio e spettacolare del territorio. Alle pendici del massiccio tutta una serie di formazioni rocciose diventano una sorta di sculture naturali di straordinaria bellezza, senza contare il fascino delle pareti dei valloni che caratterizzano le caratteristiche fiumare che possono creare vere e proprie gole e, in alcuni casi, angusti canyon paesaggisticamente mozzafiato. L'assetto sedimentario dell'Aspromonte รจ frutto di una complessa successione di eventi tettonici e variazioni del livello del mare. Lungo i margini del massiccio e nelle aree collinari, dominano le formazioni clastiche. Conglomerati e brecce, formate dall'accumulo di frammenti rocciosi piรน antichi, cementati tra loro, si presentano con la loro diversitร  di forme (esempio tra i piรน noti: Pentedattilo). Queste rocce sono particolarmente resistenti alla compressione ma vulnerabili all'azione meccanica dell'acqua. Calcareniti e arenarie, spesso ricche di resti fossili (prevalentemente conchiglie), testimoniano antichi ambienti marini. La loro porositร  permette l'infiltrazione dell'acqua, che innesca processi di degradazione chimica. In superficie, le pareti sabbiose sono letteralmente disegnate dalle piogge, cosa che offre allโ€™escursionista variegati bassorilievi naturali di notevole impatto estetico. La geomorfologia dell'Aspromonte รจ il risultato di un conflitto perpetuo tra il rapido sollevamento tettonico (la montagna "cresce" ancora oggi) e l'aggressivitร  degli agenti atmosferici. Questo fenomeno porta al continuo cambiamento del paesaggio e rende ogni perlustrazione sempre diversa e particolarmente interessante. Il clima mediterraneo, caratterizzato da precipitazioni brevi ma estremamente intense, trasforma i corsi d'acqua in torrenti impetuosi, noti localmente come fiumare. Questi corsi d'acqua non sono semplici fiumi, ma veri e propri nastri di detriti che trasportano enormi quantitร  di materiale verso valle, agendo come una carta abrasiva sulla roccia madre. Il fenomeno piรน suggestivo della geomorfologia aspromontana รจ senza dubbio la formazione di forre, gole e canyon. Questo accade quando il sollevamento della catena montuosa รจ cosรฌ rapido che l'erosione fluviale non riesce a spianare il rilievo, ma รจ costretta a "tagliare" verticalmente la roccia. Con una costante erosione lineare l'acqua, incanalata in fratture preesistenti delle rocce sedimentarie (diaclasi), approfondisce il suo letto con estrema velocitร . Lโ€™azione meccanica, durante le piene, trasporta ciottoli e massi nel flusso della corrente; questi agiscono come scalpelli, scavando gole e pareti perfettamente verticali. Queste profonde ferite nella terra, come le Gole della Verde o i canyon del torrente Butramo, creano microclimi unici, dove la vegetazione trova rifugio dall'ariditร  estiva e dove il tempo geologico sembra essersi fermato. La combinazione tra la friabilitร  delle rocce sedimentarie e la violenza dell'acqua ha creato un paesaggio "verticale", instabile e in continua evoluzione, che rende l'Aspromonte un laboratorio a cielo aperto per geologi e naturalisti. Se iniziamo il nostro viaggio tra i canyon scavati dallโ€™acqua nel territorio di Motta San Giovanni, dove le rocce sedimentarie sono grandi protagoniste, osserveremo che il Canyon di Rocca Boara e la fiumara Oliveto offrono uno degli esempi piรน spettacolari di come le rocce sedimentarie possano essere plasmate dagli agenti atmosferici in forme quasi "extraterrestri". Il Canyon di Rocca Boara รจ un "capolavoro" geologico inciso in una successione di rocce sedimentarie del Miocene inferiore. Le pareti del canyon sono costituite da una f***a alternanza di calcareniti, arenarie e conglomerati. Questi sedimenti sono i testimoni di un'antica scarpata sottomarina dove, milioni di anni fa, si accumulavano detriti provenienti dallo smantellamento del cuore dell'Aspromonte. A differenza delle gole scavate nel granito, che sono aspre e spigolose, le pareti di Rocca Boara appaiono spesso modellate in forme morbide, quasi plastiche. La porositร  delle calcareniti permette all'acqua piovana di infiltrarsi, innescando processi di dissoluzione chimica e idrolisi che arrotondano gli spigoli, creando anfratti e piccole cavitร  che sembrano alveari naturali. Il canyon รจ celebre per i suoi grandi massi incastrati tra le pareti, un segno della forza dell'erosione meccanica e dei crolli gravitativi che continuano a modificare il sito. La fiumara Oliveto agisce come il grande scultore di questo paesaggio. Essendo un tipico corso d'acqua calabrese, il suo regime รจ torrentizio ed effimero: per gran parte dell'anno appare come un deserto di pietre bianche, ma durante le piogge intense si trasforma in una forza distruttrice. La fiumara attraversa terreni con diversi gradi di resistenza. Dove incontra le rocce sedimentarie piรน tenaci (conglomerati cementati), รจ costretta a scavare in verticale, creando gole strette e profonde. Dove invece incontra argille o marne piรน tenere, la valle si allarga e il letto si espande. Nonostante il paesaggio circostante sia arido e brullo (un paesaggio "liminare" tra mare e montagna), all'interno del canyon di Rocca Boara e lungo i tratti piรน incassati dell'Oliveto si crea un microclima protetto che permette alla macchia mediterranea di resistere, creando un contrasto cromatico tra il giallo-ocra delle rocce e il verde lussureggiante dei valloni. In sintesi, l'area di Rocca Boara e della fiumara Oliveto rappresenta un perfetto esempio di geomorfologia dinamica: una terra dove le rocce sedimentarie non sono semplici depositi statici, ma tele vive su cui pioggia, vento e piene torrentizie continuano a incidere la storia millenaria dell'Aspromonte.

Indirizzo

Reggio Di Calabria
89134

Sito Web

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