18/07/2026
Mentre la prima squadra è in ritiro per preparare la nuova stagione, c’è chi continua a interrogarsi sul futuro del settore giovanile.
Nelle ultime ore ci è stato mostrato un messaggio privato inviato da un genitore. Prima di parlarne abbiamo ritenuto doveroso effettuare le opportune verifiche sull’autenticità del contenuto e sulla vicenda raccontata. Per rispetto delle persone coinvolte non pubblicheremo nomi né elementi che possano renderle riconoscibili.
Il messaggio racconta la storia di un ragazzo che ha disputato l’ultima stagione con la Primavera del Cosenza e che oggi, dopo quanto vissuto, non vuole più sentir parlare di calcio. Non per una sconfitta sul campo, ma per una profonda delusione maturata durante il suo percorso. Una sofferenza che, come scrive il genitore, la famiglia stessa non avrebbe mai immaginato.
Non sappiamo se questa vicenda rappresenti un episodio isolato o faccia parte di un malessere più diffuso. Non abbiamo alcun interesse ad alimentare processi mediatici o polemiche gratuite. Ma quando una testimonianza di questo tipo viene riscontrata e appare credibile, riteniamo sia giusto portarla all’attenzione dell’opinione pubblica.
Il settore giovanile non dovrebbe essere soltanto un luogo dove si formano calciatori. Dovrebbe essere, prima di tutto, un ambiente in cui si fanno crescere ragazzi, si insegnano valori e si alimentano sogni. Se un giovane arriva a perdere la passione per il calcio, tutti dovrebbero fermarsi a riflettere.
Noi continueremo a raccontare i fatti, dando spazio anche a quelle voci che spesso rimangono nell’ombra. Perché dietro ogni maglia ci sono persone, famiglie, sacrifici e speranze.
Il calcio giovanile dovrebbe lasciare ricordi. Non ferite.