12/11/2025
📚In questa intervista, Caterina Rinaldi, autrice del libro “Un giorno il cielo splenderà più del solito”, edito da EMIA Edizioni, in uscita il 6 dicembre , racconta come il dolore personale abbia dato origine a questo lavoro che è al tempo stesso rifugio, poesia e messaggio universale di speranza. Attraverso la scrittura tutto si trasforma in forza, consapevolezza e amore, mentre la maternità e l’amore per la figlia diventano guida e luce in ogni pagina. Anche nelle difficoltà più grandi è possibile trovare bellezza, resilienza e significato nella vita quotidiana, cogliendo i piccoli miracoli nascosti nelle cose più semplici.
🎤Caterina, in questo libro tu scrivi che “ci sono libri che non si scelgono di scrivere: accadono”. Quando hai capito che questo libro stava “accadendo” dentro di te?
“Ho capito che questo libro stava “accadendo” quando ho iniziato a dare valore alle parole attraverso la mia passione: la poesia. Mi sono liberata dalla ragnatela, dalla gabbia dorata che imprigionava parole non vere, perché non rispecchiavano la mia vita né la mia realtà. Ho riconosciuto che la realtà era ciò che provavo, l’istante che costruivo seguendo cuore e mente, senza sensi di colpa. Ho imparato a chiamare le “cose” con parole giuste, sincere, sorridendo comunque alla vita e provando amore senza vergogna”.
🎤Quanto tempo è passato tra il dolore vissuto e la decisione di trasformarlo in parola?
“Dopo due anni dalla diagnosi ho sentito il bisogno di dare un senso alla mia esperienza di vita. Scrivere mi ha insegnato che il dolore, se accolto e nominato, può diventare forza, consapevolezza e amore”.
🎤Tu leggi tanto e scrivi molto. Quale è stato il tuo rapporto con la lettura da piccola? Quale il primo libro che hai letto? In che modo la scrittura è oggi rifugio o resistenza?
“Da piccola, le parole evocavano introspezione e umanità. Il libro che ha segnato la mia adolescenza è stato “Se questo è un uomo”, che mi ha accompagnata in ogni momento della giornata e mi ha spinta a leggere testi più crudi come “Necropoli” di Boris Pahor. Oggi la lettura è espressione dell’anima: attraverso i “pezzi di vita” di altri uomini, raccolgo tesoro delle loro parole. La scrittura è invece il mio rifugio e la mia forma di resistenza, un modo per dare senso alla vita e al dolore”.
🎤Nel tuo libro il dolore è anche luce. Tu parli di “una bellezza segreta che nasce solo quando si guarda il dolore senza voltarsi”. È un percorso che tutti possiamo imparare a fare?
“Il dolore può spegnerti, ma se decidi di accettarlo così com’è, senza la luce che lo ammorbidisce, scopri parti di te che non immaginavi di possedere, come la forza della sopravvivenza in nome dell’amore verso i figli. Ognuno vive il dolore a modo suo e la propria reazione emerge solo in mezzo alla tempesta. Tutti possiamo imparare a farlo? Non lo so… ma nulla è impossibile”.
🎤Quanto è difficile condividere il proprio dolore senza sentirsi vulnerabile o fraintesa?
“La condivisione è necessaria e terapeutica. Mi fa stare nel mondo, mi dona un senso di appartenenza e mi fa sentire umana, capace di dare e ricevere. Condividere il dolore mette in relazione e accende speranza”.
🎤La maternità cambia quando attraversa il dolore?
“Non esiste una regola per affrontare il dolore. Essere se stessi, con la voglia di vivere, è ciò che conta. Se potessi scriverei un intero libro di ringraziamenti: gratitudine verso le persone, verso la vita che, pur mutando costantemente, vivo con amore”.
🎤Cosa ti insegna Letizia sul significato più profondo dell’amore?
“Letizia è amore. È l’isola che non c’è, capace di creare unione, riti speciali, comunicazione universale. Mi fa scoprire la parte migliore dell’essere umano e mi insegna a provare amore per la vita, indescrivibile insieme all’amore che sento per chi mi accompagna”.
🎤Se potesse rivolgere una parola a tutte le madri che affrontano una perdita o una malattia, quale sarebbe?
“Il dolore è intimo, ognuno lo vive a modo suo. Ma suggerisco di non chiudersi al mondo e di continuare a chiedere aiuto, anche quando è difficile. Abbracciare le cose migliori della vita, anche le più piccole, spesso è la forza per ricominciare”.
🎤La letteratura può contribuire alla ricerca e alla consapevolezza sulla malattia, tanto quanto la scienza?
“La letteratura costruisce e arricchisce le nostre conoscenze, anche emotive. Leggere è condividere: è un ponte con l’uomo di ogni tempo, perché il cuore dell’uomo è sempre lo stesso. La letteratura illumina gli angoli nascosti della nostra umanità, rendendoci più forti e vicini agli altri”.
🎤Scrivere è un atto di fede, di speranza o di necessità?
“Verbalizzare il mio sentire è un atto di fede che mi regala speranza e forza. Scrivere è una necessità: mi permette di trasformare dolore e silenzi in consapevolezza e luce”.
🎤Quando hai capito che la voce del libro poteva diventare quella di altri?
“Il libro nasce per parlare a me stessa, ma sapere che può trasformarsi in speranza per chi vive esperienze simili mi fa sentire che le parole hanno il potere di unire e trasformare. Osservare impotente la decadenza di un figlio è disumano; sapere che la mia voce può aiutare altri è il senso profondo di questa raccolta”.
🎤C’è un’immagine o un passaggio che senti come il cuore pulsante del libro?
“L’immagine di una madre con parti mancanti, lacrime che segnano un volto tumefatto. Il pezzo “Ogni giorno” racchiude fragilità, dolore, resilienza e la capacità di continuare a vivere”.
🎤Tu definisci il libro “un ponte” e parli delle “Letizie future”. Cosa speri che arrivi a chi leggerà queste pagine?
“Spero che questo libro contribuisca, anche se in piccolo, alla ricerca per permettere ad altri bambini di vivere serenamente con i propri genitori e fratelli. Ma spero soprattutto che arrivi un messaggio chiaro: non smettere mai di sognare, di sperare e di trovare l’immenso nelle piccole cose. Anche nel dolore più grande è possibile scorgere luce, speranza e bellezza”.
̀