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12/10/2026
Quante volte vi è capitato di entrare in un’azienda con un’immagine online impeccabile… e trovare un ambiente che raccon...
09/10/2026

Quante volte vi è capitato di entrare in un’azienda con un’immagine online impeccabile… e trovare un ambiente che racconta tutt’altro?

Sul sito tutto è curato, coerente, professionale.
Poi arriviate in sede e notate una pianta secca all’ingresso, scatoloni accanto alle sedie, una sala riunioni che va liberata prima di potervi accomodare.

Sono dettagli.
Ma sono anche i primi segnali che un ospite riceve, prima ancora di ascoltare qualsiasi presentazione.

Quando lavoro sul posizionamento, una delle cose a cui presto più attenzione è proprio questa: la coerenza tra ciò che si comunica e ciò che una persona effettivamente trova.
Se un’azienda parla di qualità, attenzione e cura del cliente, queste caratteristiche dovrebbero essere riconoscibili già nel modo in cui lo accoglie.

Non si tratta di avere reception da hotel o spazi da copertina.
Anche con budget limitati e giornate complesse, un ingresso ordinato, un tavolo pronto e qualcuno che sa del vostro arrivo sono scelte precise.
E comunicano molto più di mille claim.

Lo stesso vale per i piccoli gesti: una composizione floreale proporzionata e fresca può rafforzare un messaggio di cura.
Se resta lì con l’acqua torbida per due settimane, invece, racconta qualcosa di diverso… oltre a trasformarsi in una piccola “zanzare farm”.

Mi capita spesso di consigliare ai clienti di guardare la propria sede con gli occhi di chi entra per la prima volta.
Ci abituiamo così tanto ai nostri spazi da smettere di vedere quello che gli altri notano subito.

Se domani arrivasse un potenziale cliente nella vostra sede, quale dettaglio dell’accoglienza sistemereste prima del suo arrivo?

Quando guardi il successo di una persona, vedi tutta la sua storia o soltanto il risultato?È facile ammirare la discipli...
29/09/2026

Quando guardi il successo di una persona, vedi tutta la sua storia o soltanto il risultato?

È facile ammirare la disciplina di chi ce l’ha fatta. Più difficile è chiedersi quali risorse abbia avuto lungo il percorso: denaro, tempo, accesso alle cure o alla formazione, persone su cui contare, la possibilità di riprovare.

Io posso saper fare una torta e desiderare moltissimo di farla. Ma se per quella ricetta mi servono e mi mancano farina, lievito e forno, la volontà da sola non la cuocerà.

Questo non significa rinunciare a tentare quando mancano degli ingredienti. Significa guardare con realismo ciò che serve e capire come procurarselo ed essere preparati per un risultato diverso.

La favola del «se vuoi, puoi» salta proprio questo passaggio.

Vuoi? Bene. Quali strumenti hai? Quali ti mancano? Dove puoi trovarli? Hai le risorse per accedervi? Solo dopo queste domande puoi capire come provarci e quali possibilità hai davvero.

Riconoscere tutto questo non toglie nulla all’impegno di chi è riuscito. Ci aiuta, però, a non usare la sua storia per giudicare chi partiva da condizioni diverse. E chi parte da condizioni diverse va sostenuto.

Il successo non misura il valore di una persona.

Prima di dire «Se ce l’ha fatta lei, possono farcela tutti», guardiamo tutta la cucina. Non soltanto la torta pronta.

Non pretendo la perfezione. Mi accontenterei volentieri della competenza.Viviamo in un mondo in cui c’è sempre qualcuno ...
21/09/2026

Non pretendo la perfezione. Mi accontenterei volentieri della competenza.

Viviamo in un mondo in cui c’è sempre qualcuno pronto a dirci come vestirci, come parlare, come comportarci, quasi persino come respirare. Tutto accompagnato da questa strana pretesa di perfezione.

Io, invece, mi accontenterei di incontrare più persone competenti e meno persone perfette.

E per carità di Dio, io sono persino una sostenitrice del galateo e dell’eccellenza. Amo le regole quando hanno un senso, quando raccontano rispetto, attenzione, educazione.

Il problema è un altro.

Vedi anche tu sempre più persone che ti dicono cosa devi fare senza saperti spiegare perché e come farlo?

E poi ci sono quelli che il “come” te lo spiegano.

Ma male.

Forse abbiamo bisogno di meno perfezione da esibire e di più competenza da esercitare. E tu, quanti incompetenti perfetti hai incontrato?

30/08/2026

Non volevo apparecchiare una tavola “a tema Brasile”.

Volevo portare a tavola il mio Brasile: quello dei colori che convivono senza chiedere permesso, dei piatti preparati con calma e dell’ospitalità che non consiste soltanto nell’offrire qualcosa da mangiare, ma nel prendersi cura delle persone.

Ho trasformato peperoni colorati in piccoli vasi, scelto fiori allegri e bassi, acceso le candele e lasciato che ogni elemento trovasse il proprio posto, senza sovraccaricare la tavola.

Poi ho servito i miei invitati: feijoada, riso bianco, farofa, insalata , la mousse di maracujá, l’ ananas con la cannella. tutti quei sapori che, per me, parlano di casa anche quando casa si trova dall’altra parte dell’oceano. Ma ho fatto anche gli spiedini di carne, la verdura in gratin e il tiramisù perché anche qui mi sento a casa. Un ospite ha portato un delizioso antipasto e altro una crostata pazzesca e un altro ancora del buon vino.

Una tavola non deve soltanto essere bella.

Deve raccontare chi l’ha preparata e far sentire atteso chi vi si siede. Non è soltanto estetica, è sentire.

Bem-vindos à minha mesa. 🇧🇷

28/08/2026

Sono trascorsi trenta giorni da quando ho detto queste parole.

Eppure, riascoltandole, torno esattamente lì.

Davanti a me c’erano persone che non vedevo da sedici anni. Amici d’infanzia, la mia famiglia, persone che hanno conosciuto la mia famiglia, persone con cui ho lavorato, che ho conosciuto online e in quel giorno ci vedevamo per la prima volta e mi sono state accanto nei momenti più dolorosi, che hanno mi accompagnata anche da lontano, ma non hanno mai smesso di esserci.

C’erano anche incontri più recenti, di quelli in cui bastano poche ore per riconoscere una sintonia che sembra esistere da sempre.

Quella sera cercavo di ringraziare tutti. Ma dentro di me sapevo che non era soltanto un ringraziamento. Nel cuore avevo anche paura che fosse un saluto a persone che fanno parte della mia storia e che non so quando o se riuscirò a rivedere.

Forse per questo le parole uscivano in modo confuso. Come si possono racchiudere sedici anni di distanza in un minuto e mezzo?

Ci sono legami che il tempo non cancella. Semplicemente, insegna a custodirli da lontano. La lezione che porto dentro me è: sai quel caffè? Lo prendi oggi, appena poi. Forse domani sarà tardi.

26/08/2026

Se você também acha que LinkedIn não funciona…

15/08/2026

Com’è andata in Brasile? Ci vorrebbe un blog per raccontare. Troppa roba! Su LinkedIn ho scritto di più su questo viaggio in modo più approfondito.

Ora che sono tornata in Italia, provo a capire cosa mi sia rimasto di questo viaggio e qui su Instagram ti faccio un riassunto, almeno ci provo.

Sono partita pensando di ritrovare il Brasile che avevo lasciato. In realtà, ne ho scoperto uno nuovo.

São Paulo è stata un laboratorio: digitalizzazione, ricerca, impresa, creatività e grandi contraddizioni. Ho ritrovato persone che appartengono alla mia storia e fatto nuovi incontri. Ho conosciuto più da vicino la Universidade Presbiteriana Mackenzie e, insieme alla mia famiglia, ho visitato l’Istituto Italiano di Cultura.

E mentre io tornavo, Davide scopriva il Brasile per la prima volta, soprattutto attraverso la musica: studi di registrazione, nuovi incontri con il e Renato Coelho e la sua prima esibizione davanti a un pubblico brasiliano. Alla fine le tre esibizioni (São Paulo, Rio e Bahia) li hanno permesso di “sciogliere il portoghese” 🎹.

Poi Rio, bellissima e complessa, capace di mettere gli opposti uno accanto all’altro.

E infine la Bahia, la vera sorpresa. Sono arrivata pensando al mare e mi sono ritrovata a parlare di cacao, caffè Conilon, agricoltura, agrobusiness, sviluppo, opportunità e sfide del territorio. È stato bellissimo ritrovare anche nella mia famiglia professionisti e imprenditori che lavorano e investono lì..

E poi Guaratiba ❤️. Un luogo che non conoscevo e che mi ha conquistata. Ho conosciuto Enrico Peletti e la sua famiglia, che da circa trent’anni vivono, lavorano e investono in questo territorio. Conoscere ciò che hanno costruito e ascoltare la loro visione per il futuro mi ha fatto vedere un luogo pieno di possibilità.

Ma alla fine questo viaggio è stato soprattutto fatto di persone: amici ritrovati, nuovi incontri, la mia famiglia, mio figlio che scopriva le proprie radici e l’emozione di riabbracciare mia madre.

Sono partita per ritrovare una parte del mio passato.

Sono tornata in Italia portando con me anche qualche idea di futuro. 🇧🇷🇮🇹

07/08/2026

Oggi vi racconto Itamaraju! Una città dinamica, profondamente legata al territorio, con un economia trainata dal caffè, allevamento di bestiame e cacao.

Tra i grattacieli di São Paulo ho trovato Chico Bento.Potrebbe sembrare solo un personaggio dei fumetti, ma in realtà ra...
01/08/2026

Tra i grattacieli di São Paulo ho trovato Chico Bento.

Potrebbe sembrare solo un personaggio dei fumetti, ma in realtà racconta una parte importante dell’identità brasiliana.

Chico Bento è stato creato dal famoso fumettista brasiliano Mauricio de Sousa nel 1961 per rappresentare il Brasile rurale.

Lo creò per ricordare il Brasile delle campagne, delle relazioni autentiche, del rispetto per la terra e della semplicità, la famiglia, la solidarietà tra vicini, il rapporto con la natura e una vita meno frenetica, proprio mentre il Paese stava vivendo una forte trasformazione urbana e industriale.

Chico Bento (in portoghese si pronuncia Scìco. Chico è diminutivo di Francisco, cioè Francesco, mentre Bento sta per Benedetto) è un bambino che vive in campagna, cammina spesso a piedi nudi, parla con un forte accento “caipira”, ama la natura, gli animali, la pesca, la semplicità e la vita di comunità.

Mi ha colpito vedere questa statua nel cuore del centro finanziario del Brasile, São Paulo. È quasi un promemoria: anche una metropoli o un Stato che guarda al futuro sente il bisogno di custodire le proprie radici.

Credo che questo valga anche per le imprese. Innovare è fondamentale, ma senza perdere ciò che definisce la propria identità. Perché i mercati cambiano, le tecnologie evolvono, ma i valori sono ciò che rende un’organizzazione riconoscibile nel tempo.

Indirizzo

Via Emilia 155 Rimini RN 47921
Rimini

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