10/08/2026
In questi giorni sto facendo una cosa che, per uno come me, è forse tra le più difficili: sto lasciando andare.
Non perché abbia smesso di avere idee, progetti o sogni.
Non perché non li voglia più.
Al contrario.
Li ho messi da parte proprio mentre continuano a mancarmi.
Perché ho capito che, almeno per adesso, non riesco a governare tutto quel rumore. Troppe direzioni, troppe aspettative, troppe cose che desidero e troppe frustrazioni quando non riesco a trasformarle in ciò che vorrei.
Così ho scelto di ridurre tutto quasi a una cosa sola.
Quella che conta davvero.
Fa male, a volte.
Perché insieme al rumore ho spento anche cose che mi facevano sentire vivo.
Ma almeno adesso quella frustrazione ha un nome, un posto preciso. È sempre la stessa. Non cambia forma ogni giorno e, piano piano, ha smesso di urlare.
Nel frattempo sto conoscendo meglio alcune parti di me.
Alcune finalmente mi fanno sorridere.
Altre riesco persino a governarle.
Alcune ho capito che non devo cambiarle affatto.
E poi ce ne sono altre che fanno ancora male.
Perché oggi riesco a vedere anche quei piccoli punti in cui forse non è sempre il mondo a non capirmi. A volte sono io ad andare fuori tempo. Troppo veloce, troppo forte, troppo lontano.
E qualche volta posso sbagliare anche con le persone a cui voglio più bene.
Non è una colpa da espiare.
È qualcosa che devo ancora imparare.
Per adesso non sto cercando risposte, né una nuova versione di me.
Sto cercando un po’ di silenzio.
Il mio luogo del cuore.
Quel momento in cui nella testa tornerà ad esserci un pensiero solo.
E nel frattempo provo a fare una cosa nuova:
guardarmi con la stessa comprensione con cui guarderei qualcuno a cui voglio bene.
E dirmi:
“Ti conosco un po’ meglio, adesso.
So cosa hai lasciato e so quanto ti manca.
Non devi essere perfetto.
Non sei solo.
Ci sono io.”