07/07/2020
STATI POPOLARI - Gli invisibili scendono in piazza
(Rione de noantri) - ROMA, 7 LUG
Piazza San Giovanni, la piazza che ha visto i funerali di Berlinguer, che è il simbolo della festa dei lavoratori, domenica 5 luglio dalle 16:00 sotto ad un caldo cocente, è diventata un’agorà dove si è parlato di dolori, di proposte, di bisogni e di lotte. Con il nome di Stati Popolari, la manifestazione è stata indetta dal sindacalista Aboubakar Soumahoro, che fino alle 20:00 ha incontrato e dialogato con "quel mezzo milione di nuovi poveri generati dalla pandemia: giovani, donne, immigrati, precari, freelance, lavoratori del cinema, della musica". La piazza ha accolto tutti gli invisibili che il Governo non ha preso in considerazione durante gli Stati Generali da poco conclusi con a capo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Questo a dimostrazione che gli invisibili possono diventare visibili e che quindi è possibile uscire dalle reti dell’invisibilità.
La piazza, infatti, malgrado il caldo e le mascherine asfissianti, rispettando il distanziamento sociale, ha urlato che per una corretta e utile ripartenza del Paese è necessario sentire la voce di tutte quelle persone che lottano ogni giorno contro il precariato, contro il lavoro non pagato, ma anche di chi un lavoro non ce l’ha e di chi viene sfruttato. Tutte persone che non vengono riconosciute e tutelate. In molti, quindi, hanno risposto alla chiamata di Aboubakar Soumahoro, non è stata la piazza del no, ma la piazza della proposta.
Durante il pomeriggio si sono susseguiti gli interventi di gente che soffre la disuguaglianza e l’insicurezza sociale e che è abbandonata delle Istituzioni.
Per i braccianti, rappresentati da una piccola minoranza arrivata a Roma su sette pullman dal foggiano, ha preso la parola un ragazzo che sul palco ha ringraziato la piazza e ha fatto presente che di pullman ne sarebbero potuti arrivare centinaia perché lui e tantissimi altri si spezzano la schiena sotto al sole, la pioggia e al freddo. Quello che chiedono è diritti, permesso di soggiorno e l’assistenza sanitaria.
Alla manifestazione era presente anche la categoria dei riders con Tommaso che ha raccontato di come loro hanno continuato a lavorare nonostante il rischio di contagio fosse al massimo, ma senza protezione e senza contratto. Ha parlato dei precari, del diritto al reddito e alla dignità ed infine ha invitato la piazza a lottare tutte e tutti insieme.
Con loro in piazza c’erano gli operatori call center, le vertenze Whirlpool ed ex Ilva, gli insegnanti, le donne, gli studenti, gli ambientalisti di Fridays For Future, il mondo dello spettacolo, le arti figurative, i cantanti, i rapper, il mondo della cultura e gli attivisti del movimento Black Lives Matter.
In tutti gli interventi si è fatto presente che c’è bisogno di rinnovamento, di cambiamento, di libertà di espressione, di aggregazione e di un vero spirito di comunità da molto prima della pandemia di quest’anno.
L’ultimo intervento della giornata è stato di Aboubakar che non ha dimenticato di ricordare che tutto ciò che gli Stati Popolari chiedono fa già parte dei diritti sanciti dagli articoli 1 e 3 della Costituzione della Repubblica Italiana. Il primo fonda lo Stato sul lavoro, non certo quello in nero, l’altro recita il principio di uguaglianza fra i cittadini, purtroppo disatteso con il Covid-19 che ha reso ancora più grandi le distanze tra le classi sociali.
FL