30/09/2026
Anche quest’estate il sistema idrico italiano ha mostrato i suoi limiti e il 4 agosto il Piemonte ha dichiarato lo stato di emergenza regionale per la peggiore siccità dal 2022. Nei pressi di Alessandria, la portata del Po è scesa del 75% rispetto alla norma, oltre settanta Comuni sono stati riforniti con le autobotti e più di cento hanno dovuto limitare i consumi. Per la prima volta dopo anni la crisi ha toccato con forza il Nord, mentre nel Mezzogiorno la scarsità d’acqua è ormai una condizione strutturale. Dietro l’emergenza si intrecciano tre questioni, cioè una rete che disperde una quota molto alta della risorsa, un piano di investimenti che i fondi europei hanno fatto accelerare e una domanda nuova, quella dei data center, destinata a crescere con la diffusione dell’intelligenza artificiale.
Secondo l’ultima rilevazione dell’ISTAT, le reti di distribuzione dell’acqua potabile disperdono il 42,4% dei volumi immessi, con valori molto più alti in alcune regioni del Sud, a cominciare dalla Basilicata. Il Blue Book 2026 di Utilitalia e Fondazione Utilitatis, che si basa sui dati dei gestori, indica una media del 37,9% su oltre 324mila chilometri di rete, in larga parte fatta di tubazioni con più di trent’anni. Accanto al nodo tecnico c’è quello organizzativo: dove il servizio è ancora gestito direttamente dai Comuni gli investimenti si fermano intorno ai 22 euro per abitante l’anno. Nel prossimo decennio, inoltre, scadranno concessioni che interessano circa 46 milioni di cittadini e da come verrà gestito questo passaggio dipenderà la capacità del sistema di finanziare il rinnovo delle reti.
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Anche quest'estate il sistema idrico italiano ha mostrato i suoi limiti e il 4 agosto il Piemonte ha dichiarato lo stato di emergenza regionale per la