Proposta Radicale

Proposta Radicale Una rivista di questi tempi? Sì. Anche se libri e riviste sono ormai cibo per mammut condannati a implacabile estinzione?

Proposta Radicale si annuncia per ciò che vuole essere: il “radicale” è da intendere come aggettivo e sostantivo insieme

Inevitabile, in queste ore, pensare a Marco Pannella. Credo che tanti che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e frequen...
19/05/2026

Inevitabile, in queste ore, pensare a Marco Pannella. Credo che tanti che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo lo stiano facendo. Lui diceva spesso: se convinco i radicali, ho convinto il mondo. Paradosso, ma non tanto. In tante occasioni quello che osservatori pigri e superficiali definiscono il “padre padrone dei radicali”, ha dovuto faticare per superare le resistenze, i dubbi, le perplessità con cui accoglievamo le sue proposte e obiettivi, che ci sembravano irrealistiche velleità da don Chisciotte. Nei congressi e nelle assemblee di partito spesso ha dovuto far ricorso a tutte le sue astuzie e capacità seduttive. Oggi tutti sembrano dargli ragione, ne riconoscono meriti, capacità, lungimiranza. Una costante, quella di vedersi riconosciuta la ragione, ma posteriori. Ho anni sufficienti per ricordare che molti lo contestano quando aprì un confronto con la destra di Almirante, Plebe, De Carolis. Oppure quando propose referendum a pioggia, la raccolta di milioni di firme per dieci, venti, trenta referendum contemporaneamente; non mancarono i radicali che obiettarono che era una esagerazione. Negli anni Ottanta per primo ha intuito che bisognava dare risposte concrete, politiche, allo sterminio per fame di milioni di persone in Africa; se quella bomba fosse stata disinnescata per tempo, molte delle tragedie legate all’immigrazione che si consumano oggi, si sarebbero evitate. Lo comprese il Vaticano di Wojtyla; ma non pochi radicali allora parlarono di mistica irrealistica, per eludere questioni concrete. È accaduto quando ci invitò a puntare sulla questione giustizia, le carceri e il loro degrado, la questione dei processi che non finiscono mai, i giudici che non pagano per i loro errori, la giustizia giusta e la quotidiana, martellante campagna per l’amnistia; freddi e scettici anche alcuni tra i più stretti sodali.
Gli hanno rimproverato di non voler costruire un partito organizzato; il suo voler dare vita a un Partito Nonviolento nel metodo e nella strategia, Transnazionale e Transpartito, che supera i confini della nazione, senza preconcette barriere ideologiche, per loro era una fuga dalla realtà. Dicevano e qualcuno dice ancora, che, come il dio Crono, divora i suoi figli politici. Un luogo comune: in realtà è il contrario, sono i suoi figli politici che spesso si cibano di Pannella, e quasi sempre, dopo averlo contestato, raccolgono i frutti di quei loro dissensi.
In queste ore c’è chi si interroga su chi ha raccolto la sua eredità. Non hanno capito nulla. Pannella non lascia eredità, non ha eredi. Lascia un metodo, un modo per vedere, capire, sentire. Non è un’eredità, è un patrimonio. Di tutti, per tutti. Valter Vecellio

02/05/2026

Auguri Marco Pannella
Quelli di Proposta Radicale

14/04/2026

Marco Pannella sarebbe stato un ottimo Ministro degli Esteri
Con Valter Vecellio

04/04/2026

Referendum giustizia…Viene in mente la tarantella napoletana: "Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto / Chi ha dato, ha dato, ha dato /Scurdămmoce 'o ppassato..."?
Valter Vecellio

Vi ricordate il caso Braibanti?Il caso Braibanti è stato uno dei più clamorosi scandali giudiziari della storia italiana...
02/04/2026

Vi ricordate il caso Braibanti?
Il caso Braibanti è stato uno dei più clamorosi scandali giudiziari della storia italiana del Novecento. Documenti d’archivio, lettere e arringhe per ripercorre il processo a cui fu sottoposto nel luglio del 1968 il piacentino Aldo Braibanti – ex-partigiano torturato dai nazifascisti, artista, filosofo e mirmecologo –, con l'accusa di “plagio” ai danni del suo compagno Giovanni Sanfratello.
Già nell’ottobre del 1964 era stata depositata alla Procura della Repubblica di Roma una denuncia contro Braibanti “per aver assoggettato fisicamente e psichicamente” il ventunenne Giovanni Sanfratello. In realtà il ragazzo, in fuga da una famiglia tradizionalista e bigotta, aveva deciso di vivere le sue inclinazioni ed era andato a vivere a Roma con Braibanti. Non riuscendo a separare la coppia, il padre di Sanfratello denunciò l’artista-filosofo con l’accusa di “plagio”.
Il processo a Braibanti si aprì il 12 giugno 1968, mentre infiammava la Contestazione, e i giovani di tutto il mondo chiedevano a gran voce più libertà. In molti denunciarono lo scandalo di un processo montato ad arte dalla destra più reazionaria del Paese in combutta con esponenti del clero e della “psichiatria di regime”: dalle colonne dei giornali in favore di Braibanti intervennero Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Alberto Moravia, Umberto Eco, Marco Pannella, Cesare Musatti, Dacia Maraini. Appelli che caddero nel vuoto

16/03/2026

E ora finalmente sappiamo perché hanno arrestato Enzo Tortora. Un motivo in più per votare SI
Un commento del direttore Valter Vecellio

09/03/2026

Pensate a una stella e pensate che non la guarderete più per dieci anni. Poi pensate “ma io sono innocente”. Adesso capite perché si può decidere di votare radicale? Un assaggio … 1987 Partito Radicale con Enzo Tortora, spot elettorale per le elezioni politiche

Si è arrivati al V anno della rivista. Un grazie sincero. Fateci sapere tra i commenti che siete un po’ contenti quanto ...
05/03/2026

Si è arrivati al V anno della rivista. Un grazie sincero. Fateci sapere tra i commenti che siete un po’ contenti quanto noi. Ricordiamo che c’è una versione anche online di Proposta Radicale che potrà accompagnarvi ovunque. Sì può installare gratuitamente l’app-segnalibro della rivista al link:
https://www.propostaradicale.it/come-installare-la-web-app/
A chi ci chiede il modo per poter sostenere finanziariamente la rivista? Non abbiamo ancora pensato a una forma di abbonamento; ma chi vuole può contribuire alle spese che si sostengono versando quello che vuole. Qui le coordinate bancarie:
IBAN: IT63N0306905142100000016830 Banca Intesa San Paolo Piazza del Parlamento Roma

Con il Comitato per il Sì Pannella Sciascia Tortora"La separazione delle carriere è l'unico modo per spezzare il corpora...
28/02/2026

Con il Comitato per il Sì Pannella Sciascia Tortora
"La separazione delle carriere è l'unico modo per spezzare il corporativismo castale di un ordine che si è fatto potere politico, invece di restare ordine giudiziario al servizio della legge." Marco Pannella dixit




"La separazione delle carriere è l'unico modo per spezzare il corporativismo castale di un ordine che si è fatto potere politico, invece di restare ordine giudiziario al servizio della legge."




Comitato per il Sì Pannella Sciascia Tortora

Luca Coscioni, venti anni dopo. Una vita politica che rinasce ogni giornodi Valter VecellioIl 20 febbraio del 2006 moriv...
23/02/2026

Luca Coscioni, venti anni dopo. Una vita politica che rinasce ogni giorno

di Valter Vecellio
Il 20 febbraio del 2006 moriva l’uomo che ha fatto della sua malattia la sua battaglia politica. Combattuto, ostacolato, sfregiato ma non battuto, perché di lui e delle sue battaglie tocca parlare ancora
In un suo racconto Leonardo Sciascia fantastica che i magistrati, superato il concorso, come parte di un concreto tirocinio, trascorrano un certo periodo come detenuti; indica anche i due istituti di letterale pena: il napoletano Poggioreale e il palermitano Ucciardone. “Fantasia” che qualcuno ha anche voluto tradurre in proposta di legge. Facile la profezia che non avrà alcuna possibilità d’essere approvata. Ove lo fosse, sarebbero opportuni emendamenti. Perché solo i magistrati? Sarebbe utilissima esperienza anche per altre categorie, come i giornalisti e i politici (questi ultimi possono obiettare che per loro non c’è bisogno, data la buona probabilità di farla, l’esperienza carceraria, per altre ragioni).
Sempre fantasticando. Gioverebbe anche una settimana in un pronto soccorso, come paziente infortunato tra pazienti sfortunati. Politici e chiunque sia chiamato ad amministrare la sanità pubblica: “inchiodati” per una settimana su una sedia a rotelle, in un letto antidecubito, impossibilitati a comunicare se non con stentati mugolii o attraverso sintetizzatori vocali, gli arti immobili, “prigionieri” di un corpo che non risponde…
Pensieri bislacchi? Forse. Ma se si vivesse queste esperienze con lo spirito faciamus experimentum in corpore vili, probabilmente una quantità di cose non andrebbero come invece vanno.
Venerdì 20 febbraio sono venti anni dalla morte di Luca Coscioni. Quel giorno “Radio Radicale” diffonde una voce spezzata dai singhiozzi, quella di Marco Pannella: “Ci ha lasciato la forza di combattere… Luca era un leader perché era in prima linea… Era in prima linea ed è caduto. Direi che è stato ammazzato anche dalla qualità di questo paese, della sua oligarchia, che lo corrompe e lo distrugge”.
Dolore, e un misto di rabbia, indignazione: perché Luca aveva patito assurde, incredibili, violente censure; spesso proprio da coloro che avrebbero dovuto sostenerlo: “Fu continuamente censurato anche a livello politico. Non gli fu permesso di intervenire nella vita politica italiana. In occasioni di elezioni regionali il centrosinistra rifiutò l’accordo con i radicali perché le liste dei radicali portavano il nome di Luca”. Quel nome non doveva comparire. Escluso dal Comitato nazionale di bioetica voluto dall’allora governo Berlusconi, nonostante il sostegno di ben cento premi Nobel e di migliaia di scienziati, ricercatori, professori di tutto il mondo. Continui “rifiuti” che avrebbero schiantato un bue, e invece sembravano renderlo più forte…
“Non è una battaglia che ho scelto io, è lei che ha scelto me”, ci diceva. Raccoglie la sfida con la caparbietà e la risolutezza del guerriero. La SLA lo stronca a 38 anni. Rifiuta la tracheotomia, non vuole continuare a vivere appeso a una macchina; non può più emettere suoni, è bloccato su una sedia a rotelle, completamente dipendente nei movimenti; e tuttavia fino all’ultimo assetato di vita, e per il diritto a una vita dignitosa lotta.
Per questo assieme alla moglie Maria Antonietta Farina si batte per i diritti di informazione, per la libertà di ricerca scientifica, e letteralmente costringe il Partito radicale a occuparsi di tematiche fino a quel momento ignorate. Luca e Maria Antonietta individuano nel partito di Pannella l’utensile per trasformare la malattia in politica. Pannella intuisce la portata e la rilevanza di queste problematiche: “esalta” lo scandalo di questo giovane che non chiede e non accetta pietà, ma esige giustizia per sé e per i tanti malati come lui. Un impegno, una lotta, che non gli vengono perdonati. È un fastidio, irrita, questo suo lottare per il rispetto dei diritti previsti dalla Costituzione: il diritto a una vita dignitosa. Intollerabile il suo caparbio no a ogni proibizionismo nella ricerca scientifica.
Incompreso. Eppure, quello che il destino gli ha riservato non ha nulla di “eccezionale”: “Mentre mi alleno per la maratona di New York, fatti pochi passi, sono costretto a fermarmi, non riesco più a correre. Ancora non lo sapevo, ma quello sarebbe stato il mio ultimo allenamento. Due mesi dopo, mi viene diagnosticata la SLA. Il neurologo non ha la forza di comunicami personalmente che è stata emessa, nei miei confronti, una sentenza di condanna a morte. Mi consegna, quindi, in busta chiusa, una lettera, che avrei dovuto consegnare al mio medico di famiglia. Su quella lettera c’era scritto che entro tre-cinque anni sarei morto, paralizzato nel mio letto”.
Comincia il calvario. Luca condivide il destino di altre migliaia di malati di SLA. I movimenti degli arti sono compromessi. Problematica la nutrizione, l’uso della parola. Intatte le capacità intellettuali; sposa Maria Antonietta. Quando il Parlamento europeo vota una mozione contro la clonazione terapeutica, nel 2000, si candida alle elezioni on line per il Comitato nazionale dei radicali; dà vita a una campagna all’insegna dei valori della laicità e della tutela dei diritti civili, contro il proibizionismo nella ricerca scientifica. Viene eletto, e impone al partito la battaglia per la libertà di ricerca sulle cellule staminali.
Il suo è un messaggio semplice e chiaro: non ci si deve arrendere e lasciare andare. Pannella amava citare un passaggio della Lettera ai Romani di Paolo da Tarso. Quello in cui ci si riferisce all’incrollabile fede di Abramo, il padre di tutti i Profeti: “Egli ebbe fede sperando contro ogni altra speranza: qui contra spem in spem”. Luca quel messaggio lo incarna: è fonte di speranza perché lui stesso è stato speranza. Trasforma la malattia in iniziativa politica: atto di accusa verso l’indifferenza di tanti, la colpevole inerzia di molti. In questo è stato radicalmente pannelliano, almeno quanto Pannella è stato radicalmente coscioniano. Entrambi combattono e sono combattuti, ostacolati, sfregiati e negati nella loro identità.
Luca Coscioni è un evento nella storia del nostro paese. “È nato” racconta la moglie, “quando il suo corpo si è spento. La sua battaglia ha travolto e trova eco in tutte le voci che all’indomani della sua morte sono esplose. È come se Luca avesse dettato una sorta di tavola dei comandamenti di libertà della dignità umana che sono dei comandamenti che non proibiscono, ma comandamenti che aprono e quindi la battaglia per la libertà di ricerca scientifica e per i diritti civili per la dignità umana, del vivere e del morire”.
A distanza di vent’anni dalla morte, questo Paese, la classe politica, tutti coloro che detengono una qualsiasi forma di potere, dovrebbero fare un bell’esame di coscienza; tanti di noi dovrebbero chiedere finalmente scusa a Luca Coscioni: per non aver capito quello che si poteva comprendere, per non aver detto quello che si poteva dire, per non aver fatto quello che si poteva fare.
Cosa buona e giusta sarebbe se il presidente della Repubblica, che in tante occasioni ha saputo trovare le giuste parole, si rendesse interprete di questo necessario gesto. Basterebbero due sole parole riparatrici: “Grazie, perdonaci”.

Indirizzo

Via Luigi Mancinelli 35
Rome
00199

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